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domenica 2 aprile 2017

Saor di verdure.


Il “saor” era il metodo di conservazione che usavano i pescatori veneziani i quali avevano l'esigenza di tenere il cibo a bordo per molto tempo o comunque il più a lungo possibile. Una volta cotte le cipolle con aceto e olio, si posavano a strati inframezzati da sarde fritte in contenitori di terracotta e l’aceto ne garantiva la lunga conservazione .Sono mesi che avevo voglia di preparare il saor ma invece del pesce ho provato ad utilizzare le verdure. Questa ricetta ora che è pronta la dedico alla mia amica Chiara di Mestre perché lei, di saor, se ne intende!

Ingredienti:
  • 500 grammi di zucca
  • 1 zucchina
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperone giallo
  • 5 foglie di radicchio trevigiano
  • 3 cipolle bianche
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio colmo di  pinoli
  • 1 cucchiaio colmo di uvetta sultanina
  • olio extra vergine di oliva qb
  • 1 foglia alloro
  • sale.

Mettere in ammollo l’uvetta per una mezz’ora, intanto preparare la zucca, togliendo la buccia e tagliandola a dadini circa, tagliate in questo modo anche le zucchine. Svuotate dei semi i peperoni e tagliateli a striscioline.
In una larga padella stufare le cipolle con un pò d’olio,il sale, la foglia di alloro, aggiungere dopo un pò il cucchiaio di zucchero per  caramellare e poi l’aceto di vino a discrezione (se vi piace di sapore più o meno forte) e lasciare evaporare.
In un altra  padella  sempre con un filo d’olio mettere i dadini di zucca e zucchina e i peperoni a cuocere finchè diventano morbidi ma non sfatti, girandoli spesso. Scottate nella stessa padella per qualche minuto le foglie di radicchio.
Nella padella della cipolla, aggiungete l’uvetta strizzata e i pinoli e insaporite.
Quando il tutto si è raffreddato, in un barattolo fate strati di zucca,zucchina radicchio e cipolle con l'uvetta e i pinoli alternando.
Riponete in frigo anche per un paio di giorni che diventa ancora più buona.
Da servire a temperatura ambiente.


"Se non hai una groupie intorno vuol dire che non stai facendo sul serio" (Frank Zappa)


La prima volta che vidi “Almoust Famous “di Cameron Crow rimasi colpita dal suo modo di descrivere il ruolo delle groupie  all’interno dell’ambiente musicale degli anni '70. Mi sono divertita a chiedere agli amici , musicisti e non, il loro pensiero a proposito di queste figure che gravitavano nell'ambiente rock dei ‘60s e ‘70s. La maggior parte di loro le ha liquidate come “puttanelle” in cerca di fama. E visto che non mi piacciono i giudizi dettati solo dal senso del pudore e della morale ho deciso di studiare un po' questo “fenomeno” .  Coniato dalla stampa intorno alla metà degli anni ’60 e definitivamente consacrato da Rolling Stone nel febbraio 1969, quando la rivista dedicò alle ragazze del rock uno speciale correlato dagli scatti del grande fotografo Baron Wolman, il termine "groupie" definiva l’entourage prevalentemente (ma non solo) femminile che ruotava intorno ai membri dei gruppi rock del tempo, assecondandone le abitudini sfrenate e cercandone le attenzione. Le groupie più famose della storia del Rock hanno goduto tutti i vantaggi del sontuoso stile di vita libertino che i musicisti hanno offerto loro. Il loro compito era ''semplice'', incarnavano una figura femminile protettiva, come se fossero stati angeli salvatori, oltre a essere amanti e comportarsi in modo materno verso i musicisti stanchi, alleviando le loro fatiche e ispirandoli, proprio come delle muse, a scrivere nuovi brani di musica da registrare per il prossimo album. Le groupies erano parte integrante della scena rock and roll dei tempi, e anche della rivoluzione sessuale, prorompente all'epoca come la musica stessa, ed hanno contribuito a rendere magici quegli anni, che senza di loro non sarebbero certo stati gli stessi. È chiaro che di ragazze che attorniavano i musicisti ne esistevano anche prima che a tale fenomeno fosse dato un nome. Ma la rivoluzione culturale degli anni '60 e la nascita dei grandi gruppi rock gettarono le basi per la creazione di contesti del tutto nuovi: sui palcoscenici emergevano figure selvagge e magnetiche che suonavano qualcosa di mai sentito prima, recependo ed elaborando un senso di illimitata libertà a cui davano voce con gestualità carismatica, imponendosi nell’immaginario degli ascoltatori e di fatto entrando a passi larghissimi e trionfali nell’impero delle divinità del rock. In questo senso, le groupie furono un fenomeno illuminato di riflesso dall’esplosione luminosa di personalità di culto che loro stesse adoravano in prima persona, spinte da una viscerale passione nei confronti della musica e del mondo a cui essa apparteneva. Da un lato, soprattutto dopo l’uscita dello speciale su Rolling Stone, scatenarono all’epoca l’aperta disapprovazione dei movimenti femministi, che nell’ostentata ricerca sessuale di quelle che apparivano come “prostitute sottomesse” faticavano a riconoscere il “libero e pacifico scambio di intimità e ispirazione” di cui le ragazze si dichiaravano portabandiera; dall’altro, non poterono che muovere le scandalizzate riserve dei lettori della rivista a causa della giovanissima età di molte delle protagoniste, in molti casi ancora minorenni.La risposta fu sempre univoca e continua ad essere riproposta da coloro che più sono state capaci, non senza un ottimo intuito imprenditoriale, di raccogliere e raccontare la propria scatenata giovinezza al seguito dei grandi nomi del rock: le groupie “erano scelte ma a loro volta sceglievano” e volevano essere esattamente nei letti in cui si infilavano, forti abbastanza per condurre la propria vita esattamente come desideravano, liberissime di prendere parte come no al gioco decadente consumato tra le suite degli hotel più lussuosi e i dietro le quinte dei più grandi palchi. Restituendo attraverso il proprio corpo il piacere e l’estasi donati dalla musica e realizzando così, anche così, una piena comunione, in un totale e spontaneo donarsi. Spesso si trattava di ragazze provenienti dall’ambiente della moda,In altri casi si trattava di personaggi legati a loro volta alla musica e all’arte...Ecco a voi alcune tra le sacerdotesse del rock più famose: 
Tura Satana.
La dirompente e prosperosa protagonista del cult-movie di Russ Meyer, Faster Pussycat Kill Kill! (1965), è stata il primo travolgente amore di Elvis Presley. Fu lei, ballerina di burlesque, ad insegnare al giovane Elvis le celebri mosse che fecero impazzire le fan di tutto il mondo. Lui voleva sposarla e le regalò un anello di brillanti, ma Miss Japan Beautiful gli rispose di no, preferendo continuare la sua carriera di attrice e performer.
Pamela Des Barres
 «Le donne si stavano liberando sessualmente, nasceva la pillola. Per questo mi arrabbio con le femministe che fanno la morale sulle groupie: noi non ci sottomettevano, noi facevamo solo ciò che volevamo"...
La più nota, secondo molti ha ispirato il personaggio di Penny Lane (interpretato da Kate Hudson) nel film Almost Famous e autrice del manifesto sul groupismo: "Sto con la band. Confessioni di una groupie". Pamela ha iniziato a frequentare i backstage giovanissima, aveva 16 anni. Ha avuto diverse relazioni, più o meno durature, con veri e propri monumenti del rock:  Mick Jagger, con il chitarrista dei Led Zeppelin Jimmy Page, col batterista degli Who Keith Moon, e di altri artisti come Nick St. Nicholas, Noel Redding, Chris Hillman, Gram Parsons
Cynthia Plaster Caster. 
Siamo nel 1966, Cynthia, una ragazza di famiglia cattolica e conservatrice, studia arte in un college di Chicago. Un giorno, le viene assegnato da un professore il compito di fare un calco di qualcosa di solido. Insieme ad un'amica, decise che non c'era niente di più solido nel 1966 degli organi genitali di una rock star. Questo suo bizzarro hobby la portò un piccolo grado di notorietà nell'ambiente e si fece largo nel sottobosco delle groupie e delle band locali fino ad arrivare a personaggi del calibro di Keith Moon (che si strappo una gamba dei pantaloni per dare alla giovane artista, ancora agli esordi, un grembiule per il suo lavoro) e Jimi Hendrix. Nel tempo, Cynthia si è fatta un nome, che le è valso la dedica di una canzone dei Kiss ("Plaster Caster") e la protezione di un mecenate d'eccezione, Frank Zappa (che, però, non si fece mai prendere un calco, da buon padre di famiglia qual era). Il manager di quest'ultimo, Herb Cohen, le consigliò di nascondere i calchi nella sua cassaforte per proteggerli da furti (pare che qualcuno avesse tentato di rubare la collezione dall'appartamento di Cynthia), ma non volle più restituirli, tanto che si dovette arrivare ad un processo. In seguito, Cynthia ottenne la restituzione delle copie in bronzo delle sculture.
Bebe Blubell.
Modella, playmater negli anni ’70 ha vissuto al seguito di diverse band e frequentato George Harrison, Jimmy Page, Mick Jagger, Rod Stewart e Steven Tyler. È  stata una via di mezzo tra una groupie e una fidanzata: rispetto alle altre ragazze ha avuto relazioni molto lunghe con parecchie rockstar. Nel periodo in cui frequentava  Todd Rundgren, Mick Jagger la corteggia assiduamente e per il suo ventunesimo compleanno Mick le telefonate domandando “Se potessi uscire con tre uomini importanti, chi sceglieresti?” Lei rispose “Pablo Picasso, Einstein e John Lennon” Mick rispose se si poteva accontentare di uscire a cena con lui. Lei accettò e finita la cena Mick le chiese di accompagnarlo da un amico..salirono le scale di un palazzo e davanti ad una porta aperta c’era John Lennon che cantava “Happy birthday to you”..”Dei tre, era il più facile da trovare!” disse Mick..
Lory Maddox
Lori è stata una delle tante “baby groupie" che ruotavano intorno alle band nei primi anni Settanta. Lingerie super colorata, zeppe, boa di struzzo al collo, maglie a rete, pantaloni a zampa d’elefante super attillati, T-Shirts variopinte questo era l’abbigliamento che Lori usava per farsi notare tra la folla dei concerti. “Fuggivo di casa il sabato sera perchè mia madre lavorava tutta la notte in un ristorante”– racconta Lori – “Ero solo una ragazzina ma avevo già le idee molto chiare”. Fu così che Lori una sera conosce David Bowie: “Avevo baciato solo qualche coetaneo, ma ero ancora vergine. Chi non avrebbe voluto avere David come primo uomo nella vita?”. La rock star “rapisce” Lori letteralmente e la porta nel suo hotel, successivamente si rivedono ancora ma è Jimmy Page che colpisce ancora di più la giovanissima Lori. Ed è proprio lui, quello che poi sarà definito uno dei chitarristi più importanti, influenti e versatili della storia del rock, che la fa innamorare all’istante. Lei ha solo 15 anni ed il chitarrista dei Led Zeppelin, da vero gentiluomo, chiede alla madre di Lori il permesso per poter stare insieme a lei. “Diceva che ero il suo giovane angelo”– dichiara Lori – “Lo seguivo nei suoi spostamenti, attendendolo in hotel. La mia intera vita era per lui, non potevo più frequentare la scuola perchè ero troppo impegnata a seguire Jimmy”. Viaggiò per oltre un anno insieme alla band ed ispirò il brano “Sick Again”, uno tra i più grandi successi dei Led Zeppelin. La storia con Page finì nel momento in cui lo trovò a letto con Bebe Blubell 
Chris O' Dell 
Giunta da Tucson a Londra ventenne e con 60 sterline in tasca, divenne assistente alla Apple, l'etichetta dei Beatles, e l'amante di George Harrison e Ringo Starr ma ciò non le impedì di diventare amica sia di sua moglie Pattie Boyd, sia di Maureen Starkey, moglie del secondo. La china del cliché "sesso, droga e rock’ n' roll" la condusse sulla sponda Rolling Stones, che accompagnò in tour nel 1972 (finendo a letto con Mick Jagger); fu poi anche il turno di Bob Dylan, che la assunse come tour manager prima di avere una relazione con lei, e di Eric Clapton. Miss O’Dell è il brano che nel 1973 George Harrison scrisse per Chris O’ Dell. 

Song: "Sick Again" Led Zeppelin
 



domenica 19 marzo 2017

Spaghetti di carote con crema di avocado.


La prima volta che ho assaggiato questo piatto crudista ero in un ristorante vegetariano e mi è talmente piaciuto che ne ho ordinate 3 porzioni! Ricetta super semplice che fa venire voglia di estate..

Ingredienti:
  • 2 carote grosse o 4 piccole
  • 1 cucchiaino di olio evo spremuto a freddo
  • 1 cucchiaino raso di sale 
  • 2 cucchiai di succo di limone fresco
  • scorza grattugiata di un limone
  • maggiorana fresca (facoltativo)
  • Alcuni gherigli di noce.
  • Per la crema di avocado
  • 1 avocado maturo bio
  •  1 cucchiaino di succo di limone fresco
  • 1/2 cucchino raso di sale 
  • 1 cucchiaino di olio evo spremuto a freddo


Spiralizzate o affettate con una mandolina le carote. Conditele con olio, sale e limone. Lasciateli marinare fuori dal frigo mentre preparate gli altri ingredienti.
In un frullino mettete tutti gli ingredienti per la crema di avocado e frullate fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
Condite la “pasta” di carote con la crema di avocado, aggiungete la scorza del limone, le foglioline di maggiorana (a seconda del vostro gusto), le noci spezzettate  mescolate il tutto.
Servite subito.

Song:" Sunshine Superman" Donovan



A Londra nei primi anni '60 lo chiamavano "il Bob Dylan inglese" ma in realtà Donovan scoprì una via alternativa a quella di Dylan, riuscì a fondere folk, jazz, raga, musica celtica e musica da camera. Sperimentatore e poeta, capace di unire le suggestioni di Blake ai nonsense di Carroll e alle fiabe per bambini. Nel suo primo periodo musicale le sue conposizioni erano in puro stile folk, eseguite voce e chitarra ma la svolta avviene nel 1966, quando Londra diventa colorata e psichedelica e Donovan abbraccia i valori del "flower power". Sotto la guida del produttore Mickey Most trasforma la sua musica in un caleidoscopio di generi. Il risultato è una manciata di canzoni , fra cui una intitolata "For John and Paul" dedicata ai suoi grandi amici Lennon e McCartney. Mikey gli consigliò di cambiare titolo e di non farla neanche ascoltare a Paul, perché gliel'avrebbe copiata in un minuto. Donovan gli diede retta e naque la versione definitiva di "Sunshine Superman". Una canzone d'amore per la sua futura moglie e musa , Linda Lawrence ma anche una canzone di come l'acido può trasformarti in Superman e farti entrare in stati superiori..perché non è facile entrare nella quarta dimensione e vedere la matrice dell' universo a cui tutto è collegato! L'intero album rappresenta una svolta nella produzione dell'artista scozzese. Una vera e propria band lo accompagna nella maggior parte delle canzoni  (tra gli altri, Jimi Page) e la strumentazione si arrichisce di strumenti orientali come il sitar, grazie all'influenza del suo amico Bryan Jones. Con questo disco Donovan dimostrò di non essere un semplice clone di Dylan ma uno sperimentatore  ispirato e lontano dalle facili emulazioni.

lunedì 20 febbraio 2017

Insalata tiepida con cavolini di Bruxelles, frutta secca e arance.



I cavolini di Bruxelles sono una verdura nutriente e versatile. Abbondano di vitamine (C e K) e contengono antiossidanti che ci aiutano a prevenire le malattie cancerogene. Grazie alla presenza di solfuro i cavolini eliminano anche le tossine dal nostro corpo. Ve li propongo come piatto unico, in insalata,  accompagnati da arance e frutta secca..

Ingredienti:

  • 150 gr cavolini di Bruxelles
  • 60 gr insalata mista
  • 1 arancia
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 cucchiai di granella di noci, nocciole e mandorle
  • Un cucchiaio di uvetta.
  • Sale
  • Olio extravergine d'oliva 
Lavare i cavolini e tagliarli a metà.  Tagliare l'aglio e metterlo a scaldare in padella con un filo d'olio, dopo qualche secondo aggiungere i cavolini, il sale e farli rosolare per un minuto. Tagliare l'arancia, spremerne metà e aggiungere al succo mezzo bicchiere d'acqua. Versare il succo ottenuto nella padella, far sfumare, abbassare la fiamma e coprire con un coperchio. Cuocere i cavolini fino a che il succo non si è consumato (devono rimanere comunque croccanti) e a fine cottura aggiungere i cucchiai di granella mista e l'uvetta. Amalgamare bene il tutto e trasferire in un piatto aggiungendo l'insalata, l'altra metà dell'arancia sbucciata e tagliata in piccoli pezzi, olio e sale...





Ecco una delle canzoni dei Kinks che amo di più, un piccolo capolavoro di tre minuti che è riuscito a fondere le necessità commerciali di una single hit con uno stile personale e intimista. Waterloo Sunset nasce come tributo a Londra : Ray Davis scrive della sua città e della zona a cui lo legano molti ricordi. Da ragazzino aveva subito una tracheotomia nell’ospedale di St. Thomas e le infermiere lo accompagnavano su un terrazzo a guardare il Tamigi. Da studente attraversava il ponte di Waterloo ogni giorno per raggiungere l'istituto d'arte a Croydon,; i suoi genitori lo portavano lì da piccolo a guardare lo Skylon, la grande torre costruita per il Festival of England. E la scrive anche pensando alla sua ex moglie Rose, e ai sogni sul futuro che immaginava con lei  quando passeggiavano in riva al Tamigi. Il testo della canzone descrive un narratore solitario mentre osserva (o immagina) due amanti, tali Terry & Julie, che attraversano un ponte, e malinconicamente riflette sulla coppia, il Tamigi, e la Waterloo Station. I due innamorati riescono ad essere felici anche in mezzo allo squallore. Si è spesso detto che il brano fosse ispirato alla storia d'amore tra due celebrità inglesi dell'epoca, gli attori Terence Stamp e Julie Christie. Ray Davies negò assolutamente questa ipotesi nella sua autobiografia e ribadendo nel corso di un'intervista del 2008: «Si trattò di una fantasia su mia sorella e il suo ragazzo che dovettero emigrare per cercare fortuna all'estero». In un’intervista a Rolling Stone, suo fratello Dave Davis ha dichiarato che Ray sentiva questa canzone come una pagina del suo diario personale, ed era riluttante a condividerla col gruppo proprio perché la considerava troppo intima. Non arriverà al n.1 in Gran Bretagna ma resterà una delle canzoni più amate nel mondo del rock: Pete Towshend l'ha definita ‘divina, un capolavoro”, David Bowie, Perer Gabriel, Elliot Smith ne hanno realizzato una cover, Damon Albarn e Paul Weller la considerano la loro canzone preferita. Nel 2004 un sondaggio di una stazione radiofonica la proclamò la miglior canzone su Londra, mentre Time Out la dichiarò “l'inno della città” .

sabato 14 gennaio 2017

Vellutata di ceci al latte di cocco


Ascoltando i Beatles nel loro periodo “mistico” mi è venuta voglia di provare questa zuppa orientale.In India i legumi sono conosciuti con il nome “Dal“. Di Dal ce ne sono di diversi tipi, come da noi ci sono varie tipologie di cece (nero, giallo), di lenticchia (nera, verde, rossa), di fagiolo (bianco, rosso, con l’occhio ecc.). Si classificano in base al colore, alla grandezza, alla forma e alla lavorazione (decorticati o meno). Questa minestra è a base del mio legume preferito, il cece. Per la ricetta si usa il “Chana Dal”, che altro non sono che ceci decorticati, ovvero senza la loro pellicina. Non c’è bisogno della confezione di “Chana Dal”, basta avere dei ceci decorticati oppure per farla in manuera più rapida vanno benissimo i ceci lessati in scatola

Ingredienti
  • 250 gr. di ceci già lessati
  • 1 carota
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 piccola cipolla
  • 250 gr. di latte di cocco
  • 500 ml. di brodo di verdura
  • 1 cucchiaino da tè di zenzero fresco grattugiato
  • 1 cucchiaino da tè di curcuma
  • 1 cucchiaino da tè di cumino in polvere
  • ½ peperoncino verde privato dei semi e tagliato a rondelle
  • 1 cucchiaino da caffè di succo di lime
  • Due foglie di cavolo nero
  • Una carota viola
  • Sale

Sbucciate la cipolla e l’aglio e tritateli finemente. Pelate la carota e tagliatela a pezzettini. Scaldate un cucchiaio abbondante d’olio in una pentola con fondo antiaderente, aggiungete la cipolla e l’aglio e rosolate fino a che iniziano a diventare trasparenti, allora aggiungete i ceci, la carota, la curcuma, il cumino, il peperoncino  e il brodo. Cuocete per 20 minuti a fiamma moderata. Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete il latte di cocco e lo zenzero e frullate il tutto con un frullatore ad immersione, non rendete, però, troppo fine il composto, qualche cece si deve rimanere intero per dare corpo alla zuppa. Aggiustate di sale e di pepe, insaporite con il succo di lime e servite la zuppa ben calda. Tagliate a striscioline il cavolo e  grattugiate la carota viola a julien.  Mettete sul fuoco una padella antiaderente e fatela scaldare poi tostate leggermente il cavolo e le carote e poi mettetele su ogni piatto di zuppa..

Song: "Dear Prudence" The Beatles

Ieri mi è arrivato "The Beatles" (White album) e ascoltando questa meraviglia assoluta mi è venuta voglia di scrivere qualcosa su “Dear Prudence”, la seconda canzone della prima facciata di uno dei due dischi del disco e fu la seconda canzone registrata con Paul alla batteria  in assenza di Ringo Starr che dopo un diverbio tra i due a proposito di un passaggio di batteria, abbandonò i Beatles per una pausa di riflessione in Sardegna con la famiglia..(tornerà dopo un mese accolto in studio da uno striscione con la scritta “Welcome back”!)
Questa canzone nacque in India ed è connessa a un episodio accaduto s Rishikesh. Protagonista è Prudence Farrow, sorella della celebre Mia, che si trovava all’ashram del Marharishi. Prudence era fermamente decisa ad approfondire il più possibile la meditazione, a sperimentarla abbastanza per poterla successivamente insegnare ma esagera e resta per settimane chiusa nella sua stanza, come in trance. Paul, John , George e Pattie Boyd facevano a turno per andare a trovarla e parlarle ma in vano. Stava per impazzire e alla fine John e George riuscirono a tirarla fuori e George le disse che avevano scritto una canzone su di lei..
"Dear Prudence, won't you come out to play
Dear Prudence, greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you
Dear Prudence won't you come out and play"
Prudence ne fu estremamente lusingata ma la ascoltò finché non uscì nell’album..



mercoledì 14 dicembre 2016

Nidi di zucca con verdure piccanti alla curcuma


Questa è una ricetta semplice ma un po' lunga quindi vi consiglio di mettere su un disco che vi piace e  iniziare a sperimentarla tra i fornelli..io ho scelto "The Muffs"

Ingredienti:
  • 1 zucca 
  • 4 patate viola
  • 1 cavolo bronzino
  • 2 cipolle
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 peperoncino intero
  • 1 cucchiaino di curcuma 
  • 1 pezzo di zenzero
  • pepe, sale
  • olio extravergine d'oliva
Pulite la zucca togliendo la buccia e tagliatela in strisce lunghe il più possibile e alte almeno un cm. Con le strisce ottenute formate dei "nidi". Affettate la cipolla e tagliate lo zenzero e l'aglio in piccoli pezzi. Lavate il cavolo, sbucciate le patate e tagliate anche questi in piccoli pezzi. Fate rosolare il tutto in una padella con un filo d'olio a fuoco basso fino a che le verdure non si saranno ammorbidite un pochino. Aggiungete il peperoncino tagliato sottile, il cucchiaino di curcuma, il pepe e il sale. accendere il forno a 180°. Preparate un quadrato di carta stagnola o carta forno abbastanza grande da potersi chiudere a cartoccio e adagiatevi dentro il nido di zucca. riempitelo con un paio di cucchiai di verdure e richiudetelo delicatamente con la carta. Infornate per 15 minuti. Se volete provare una versione ancora più saporita potete aggiungere una fetta di provola piccante sopra al nido di verdure prima di chiudere il cartoccio...



Song: "Baby go round" The Muffs

                     

Ci sono gruppi che fanno capolino in un periodo della tua vita e la segnano con le loro canzoni..avevo diciannove anni e quello che sarebbe diventato il mio fidanzato dell'epoca mi registrò "The Muffs" in una musicassetta che ho conservato gelosamente fino ad oggi, nonostante mi sia ricomprata quell'album e i successivi! Fondendo i riff di chitarra, gli hooks pop, i ritmi veloci, e un atteggiamento che oscilla tra dolce e stizzoso, the Muffs  sono un gruppo pop punk di Los Angeles guidato dalla fantastica chitarrista, cantante e cantautrice  Kim Shattuck. La storia di comincia alla fine degli anni '80, quando Kim Shattuck e Melanie Vammen suonavano in giro per Los Angeles con le Pandoras; seguendo l’influenza della fondatrice Paula Pierce, le Pandoras cominciarono ad evolvere dal garage rock revival in un metal-influenzato dell’hard rock. Kim Shattuck lasciò il gruppo nel 1990, pochi mesi prima che la band si sciolse dopo la morte della Pierce dovuta ad un aneurisma cerebrale. Kim e Melanie decisero di mettere insieme una band tutta loro. Formarono the Muffs con il batterista Criss Crass e il bassista Ronnie Barnett. Dopo due single per la Sub Pop e Sympathy for the Records che suscitarono una grande approvazione nella scena underground, the Muffs sono stati chiamati dalla Warner Bros. Con cui usci il primo, bellissimo e potente album omonimo nel 1993. Poco dopo l’uscita dell'album Crass lasciò il gruppo e fu sostituito temporaneamente da Jim Laspesa per il tour. Infine, dopo due anni di concerti in piccoli locali in giro per il mondo, la band entrò  in studio per registrare il follow-up, "Blonder and Blonder". Il gruppo perse la Vammen, a causa di differenze creative (avrebbe poi lavorato con la band californiana punk The Leaving Train). Per il secondo album l' ex batterista dei Redd Kross  e grande amico  della band, Roy McDonald si unì alla Shattuck e Barnett. “Happy birthday to me” è il loro terzo album, l'ultimo  per la Warner Bros. nel 1997. Nel 1999 "Alert today, Alive Tomorrow" è uscito per l'etichetta indipendente Honest Don's Records. Una collezione di chicche,tra le quali "Rock and Roll Girl" di Paul Collins e "Kids in America" di Kim Wilde "Hamburger", è apparso all'inizio del 2000. Dopo una pausa di cinque anni dalla registrazione, il gruppo si riunì nel 2004 per rilasciare il suo quinto set in studio, "Really Really Happy", un album con molte canzoni più melodiche rispetto ai lavori precedenti. Nel 2011, the Muffs  pubblicarono una collezione di "odds and sods" che abbraccia l'intera carriera della band, "Kaboodle", e nel luglio del 2013 la Shattuck annunciò che era stata chiamata per unirsi ai Pixies come bassista dopo la partenza di Kim Deal. La sua avventura con i Pixies durò pochissimo, tanto che nel luglio del 2014 the Muffs si riunirono e fecero uscire un album con nuovi pezzi "Whoop Dee Doo", un ritorno alle sonorità più punk del primo periodo...

giovedì 1 dicembre 2016

Insalata Charlotte




Questa ricetta me l'ha suggerita Charlotte, un'amica danese che a sua volta l'ha imparata da un'amica australiana..una ricetta internazionale insomma! Io ho aggiunto qualche piccola variazione per rendere piu "mia" la ricetta ma vi assicuro che una volta pronta non riuscivo a smettere di mangiarla..un'esperienza meravigliosa per il palato!!

Ingredienti:
  • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco
  • 1/2 cipolla rossa tagliata a fettine sottili
  • 100 gr di datteri al naturale, denocciolati e tagliati a pezzetti
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 pezzi di pane chapati tagliati a cubetti  (anche le piadine vanno bene)
  • 75 gr di mandorle tritate grossolanamente
  • sale e pepe
  • 150-200 gr di valeriana lavati e asciugati
  • 2 cucchiaini di succo di limone
  • Un melograno sgranato.


In una piccola ciotolina mischiare i pezzetti di datteri con le fettine di cipolla e condire con l’aceto. Aggiungere una presa di sale e mischiare il tutto con le mani. Lasciare marinare per 20 minuti, poi scolare l’aceto in eccesso.
Nel frattempo scaldare l' olio d’oliva in una padella, aggiungere i cubetti di pane e le mandorle e rosolare per 5-6 minuti a fuoco medio girando continuamente. Il pane deve essere bello abbrustolito. Togliere dal fuoco, versare il pane in una ciotola assieme alla valeriana , unire la cipolla e i datteri assieme ai chicchi di melograno e condire con una vinagrette di olio e limone, sale e pepe.

Song: " Burn My Eye" Radio Birdman



Vidi i Radio Birdman nel 2003, al Medicine Show Festival a Perugia. Io ero con i Peawees, dietro al banchetto del merchandising con un raffreddore incredibile ma ricordo che era quasi mezzanotte quando i Radio Birdman hanno infiammato il palco attaccando con “Burn My Eye” e in quel momento mi sono sentita veramente fortunata perché mi trovavo davanti ad pezzo importante della storia del punk. Anche se la band più conosciuta della scena punk australiana dei primi anni '70 sono sicuramente i Saints, la prima band a piantare la bandiera punk rock nella terra sotto sono stati i Radio Birdman. La band si è formata nel 1974 grazie a due amici Deniz Tek e Rob Younger, accomunati da una forte passione per il Detroit sound e soprattutto per band come Stooges e MC5, decidono di assoldare tre musicisti locali e formare insieme una nuova band. I tre sono Chris Masuak (chitarra, piano), Warwick Gilbert (basso) e Ron Keeley (batteria), che formeranno la prima formazione dei Radio Birdman. Il loro primo EP, Burn My Eye, uscito nel 1976, è stato un grande disco e rimane ancora un pezzo seminale di Aussie punk. Con l'uscita di questo EP si fa risalire la nascita della scena punk australiana. Il disco è caratterizzato da un suono grezzo e veloce, molto vicino al rock detroitiano, con le tastiere che seguono le trame velocissime delle due chitarre. Forte e arrogante,  è stato un grande debutto che ha fissato il palco per l'imminente diluvio di nuove  punk band. . Nello stesso anno si aggiungerà alla formazione della band, che non subirà più cambiamenti fino allo scioglimento del 1981, Pip Hoyle (organo, piano). Il passo successivo è quello di registrare un album e con un contratto con la Trafalgar in mano, la band registra nel 1977 Radios Appear, inizialmente uscito solo in Australia e poi distribuito nel 1978 in tutto il mondo dalla Sire Records, però con una scaletta differente. Mentre in patria il gruppo riscuote molto successo, il disco non trova il successo che merita negli USA e soprattutto in Europa. La frenetica attività live continua e nel 1978 il gruppo è in Galles per registrare il seguito di Radio Appear. Le session sono molto complicate e rispecchiano il pessimo stato di salute del gruppo, ma nonostante ciò ne scaturisce l'LP Living Eyes (Trafalgar/WEA), che verrà pubblicato nel 1981, dopo lo scioglimento della band, dovuto ad incopatibilità tra i membri della band. Dopo lo scioglimento della band, Deniz Tek con Rob Younger, Warwick Gilbert, Ron Asheton degli Stooges e Dennis Thompson degli MC5 forma i New Race. A seguire Deniz Tek con Ron Keeley e Pip Hoyle e altri musicisti forma i The Visitors per poi continuare la sua carriera da solista. Rob Younger canterà successivamente nei New Christs, formati con membri di Lime Spiders, Celibate Rifles e Hoodoo Gurus. Gli altri membri dei Radio Birman continueranno a suonare in altri gruppi più o meno conosciuti come i The Barracudas. La band si riforma nel 1996, a gennaio, con la formazione originale. I sei si ritrovano in studio per remixare i loro primi due lavori e si accorgono di poter ancora continuare a suonare insieme e che le tensioni tra i componenti erano sparite...signore e signori, i Radio Birdman sono tornati!
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martedì 29 novembre 2016

Insalata di rape rosse e germogli misti.




Amici a cena, apro il frigo e trovo le rape rosse sottovuoto e i germogli...unisco un altro paio di ingredienti e nasce questa insalata fresca e ricca di vitamine!

Ingredienti:

  • 4 rape rosse sottovuoto
  • Un arancia intera
  • Un arancia spremuta
  • 100 gr di mandorle
  • Una manciata di germogli misti (io ho usato soya, ravanello e lenticchie)
  • Sale, pepe
  • Olio exrtavergine d'oliva.
Tagliare a cubetti la rapa, a pezzettini l'arancio e spezzettare grossolanamente le mandorle. A parte preparare una vianagrette  emulsionando il succo d'arancia con un cucchiaio d'olio e un pizzico di sale. In una ciotola unire tutti gli ingredienti aggiungendo i germogli, condire con la vinagrette e spolverare con il pepe..




Song: "Oh! You pretty thing" Davide Bowie



«Non riuscivo a dormire, erano circa le quattro del mattino. Mi ero svegliato con questa canzone che mi ronzava in testa. Mi sono dovuto alzare dal letto e suonarla, per liberarmene e tornare a dormire». Oh! You Pretty Things fu una delle prime tracce di Hunky Dory ad essere composte e inizialmente venne scritta con l'idea di farla registrare al cantautore statunitense Leon Russell. Fu probabilmente anche la prima canzone composta da Bowie al pianoforte piuttosto che alla chitarra dal momento che ne fu realizzato un demo negli studi di Radio Luxembourg verso la fine del 1970. Bowie torna su un territorio già esplorato l'anno precedente in The Supermen, nel quale aveva immaginato l'avvento imminente di una razza di uomini superiori con spiccati richiami alla filosofia di Friedrich Nietzsche. Il concetto viene ribadito in Oh! You Pretty Things, in cui le "cose graziose" del titolo rappresentano una specie più evoluta che alla fine stabilirà il proprio dominio soppiantando l'homo sapiens, secondo alcune fonti un possibile riferimento al periodo nazista e al desiderio di una razza pura su cui Bowie tornerà pochi anni dopo.
« Oh! You pretty things
Don't you know you're driving your mamas and papas insane
Let me make it plain, you gotta make way for the Homo Superior »
« Oh! Voi cose graziose
Non sapete che state facendo impazzire le vostre mamme e i vostri papà
Fatemi essere più chiaro, dovete trovare la strada per l'Homo Superior »
Negli "Homo Superior" si ritrovano riferimenti all'occultismo di Aleister Crowley e al racconto di fantascienza The Coming Race, scritto nel 1871 da Edward Bulwer-Lytton, nel quale viene descritta una specie molto progredita di quasi-umani che vivono nelle profondità della Terra e la cui civiltà superiore ha bandito le guerre, il crimine e le disuguaglianze. Durante la sua prima intervista per Melody Maker, rilasciata a Michael Watts nel gennaio 1972, Bowie disse che l'imminente razza di superuomini doveva essere guardata con ottimismo: «Saranno in grado di realizzare tutte le cose che noi non riusciamo a fare». Tenendo presente la sua passione per la fantascienza di serie B, è curioso notare che The Homo Superior in seguito divenne il nome della generazione di giovani telepatici protagonisti della serie The Tomorrow People, trasmessa dal 1973 al 1979 dal network ITV. Anche il nuovo ruolo paterno di Bowie potrebbe aver giocato un ruolo nella stesura del brano (il figlio Duncan sarebbe nato pochi mesi prima dell'uscita di Hunky Dory) interpretabile come una raffigurazione di ansia paterna e agitazione generazionale, una specie di coming out di un uomo che guarda di nascosto i bambini felici che giocano in strada, consolandosi del fatto che saranno condannati a loro volta. Il cantante rivelò durante la campagna promozionale dell'album: «La mia reazione all'annuncio che mia moglie era incinta rientrava negli archetipi del comportamento "da papà. La canzone contiene tutto questo più una spruzzata di fantascienza». Nel 1976, nel corso di un'altra intervista accennò anche all'aspetto più oscuro della canzone: «Moltissime canzoni in realtà hanno a che fare con qualche forma di schizofrenia  e "Pretty" era una di esse».

giovedì 24 novembre 2016

Vellutata di zucca e patate viola


La patata viola ha innumerevoli proprietà nutrizionali: il suo profumo ricorda la nocciola ma il sapore dolce si avvicina leggermente alla castagna. Io l’ho unità alla zucca e al porro per realizzare una vellutata che scaldare le vostre serate invernali..

Ingredienti

  • 10 patate violette
  • mezza zucca
  • brodo vegetale q.b.
  • olio extravergine di oliva
  • porro
  • pepe nero
  • Mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
  • Sale



Preparare la zucca: rimuovere dapprima i semi, successivamente la scorza, facendo estrema attenzione a non tagliarsi con il coltello. A questo punto, tagliare la zucca a dadini piccoli e sistemarla in una ciotolina. Preparare le patate. Con l’aiuto di un pelapatate, sbucciare le verdure e tagliarle a piccoli pezzetti. Unire i dadi di patata a quelli di zucca. Tagliare il porro a rondelle.Nel frattempo, mettere sul fuoco una pentola capiente e, quando sarà molto calda, rosolare patate, zucca e porro con un filo d’olio. Dopo che la zucca e le patate iniziano a formare una leggera crosticina dorata, aggiungere l’equivalente di 2 bicchieri di brodo vegetale  nella pentola delle verdure. Aggiungere il mezzo cucchiaino di curcuma e un pizzico di pepe, mescolare velocemente e portare ad ebollizione. Chiudere la pentola con il coperchio e portare a cottura, mescolando di tanto in tanto, per circa 15-20 minuti, fintantoché le verdure avranno raggiunto una consistenza piuttosto cremosa. A fine cottura emulsionante il tutto con il frullatore ad immersione..

Song:"No one knows " Queen of the stone age

Ho un debole per Johs Homme..lo ammetto e a mio parere “Songs for the Deaf”, terzo album dei Queens of the stone Age, è sicuramente uno degli album rock più importanti e riusciti degli ultimi anni. Josh Homme recluta intorno a sé, oltre al bassista Nick Olivieri, due grandi pilastri del grunge: Dave Grohl (finalmente di nuovo alla batteria) e Mark Lanegan. L’album si apre con i rumori di una persona che entra in macchina e, preparandosi per un viaggio attraverso il deserto californiano, si sintonizza su alcune frequenze radio: dopo qualche parola del dj irrompono subito le inconfondibili rullate di Dave Grohl e comincia "You think I ain't worth a dollar, but I feel like a millionaire", una martellante e urlata canzone in perfetto stile “robot rock”. Segue il singolo "No one knows" un pezzo battente, ritmato e forse uno dei più divertenti dell’album con un ritornello irresistibile tra rullate isteriche e violenti chitarre stoner. Il tiro dell’album sembra non voler calare nemmeno alla terza canzone, First it giveth, la cui chitarra raddoppia la velocità e gli efficaci intermezzi spagnoleggianti servono a spezzare la ripetitività insana dei riff. Uno dei momenti più esaltanti è però "Song for the dead": la chitarra di Homme ripete ossessivamente una nota sola, la batteria di Grohl sembra inciampare incerta per poi lanciarsi in un ritmo veloce ed eccitante. L’atmosfera poi si fa più adeguata per una “canzone per i morti” ed entra la voce graffiante e profonda di un Lanegan che sembra tornato ai tempi degli Screaming trees. La canzone si conclude con il solito martellamento schizofrenico che però non riesce mai a stancare e la velocità delle bacchette di Grohl sembra non avere più limiti. Prendiamo un respiro con "The sky is fallin' (anche se i suoi imprevedibili cambi di tempo non ce lo consentono molto) e, passando per l’urlante Olivieri di Six Shooter e per Hangin' Tree arriviamo al momento più orecchiabile ma anche più interessante: "Go with the flow" (“I want something good to die for / to make it beautiful to live. / I want a new mistake, lose is more than hesitate”). Mano a mano l’album si fa più intimo con "Gonna leave you" "Do it again" e il blues malato di God is in the radio. La vena più “mariachi” è esplicitata nella splendida ballata "Another love song" ma è solo il canto del cigno prima di sprofondare nell’abisso della tetra e spaventosa "Song for the deaf". Dopo averci condotto negli inferi, il dj ci saluta e ci augura buonanotte lasciandoci con l’acustica ballata "Mosquito song". Inquietante anche la traccia fantasma The real song for the Deaf.Un rock puro, volutamente non raffinato, diretto e bollente come le sabbie del deserto californiano.

domenica 14 agosto 2016

Le friselle



Le friselle sono una ricetta pugliese che comprende anche moltissime varianti: si tratta di taralli a forma di ciambella con un buco al centro. Si vendono in varie grandezze e sono prodotte da tutti i forni; nel leccese e nel tarantino le chiamano “frise”. Sono abbastanza croccanti, ma basta immergerle in un po’ d’acqua e si ammorbidiscono. Vanno poi condite con i sapori tipici del luogo: pomodori ciliegini, origano, olio extra vergine d’oliva e acciughe. Ho aggiunto la feta per rendere il piatto ancora più saporito!

Ingredienti:


  • 4 Filetti di acciughe 
  • 100 gr di feta
  • 4 Spicchi d'aglio
  • 4 Friselle
  • 6 Foglie di basilico
  • Olio extravergine d'oliva
  • Sale
  • 100 Gr Pomodori
  • Origano

Bagnate le friselle con acqua salata per ammorbidirle (a seconda dei vostri gusti), dopodiché ponetele in un piatto.
Tagliate a piccoli pezzetti i pomodori e la feta, metteteli in un contenitore e condite con olio, sale, basilico spezzettato, i filetti di acciughe, origano e aglio schiacciato che, in alternativa, potete anche solo sfregare sulle friselle.
Dividete il composto di pomodoro ponendolo sulle 4 friselle e poi servite
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Song: "Hungry freaks, daddy" Frank Zappa




Un pazzo. O forse una mente lucida in un mondo di folli. Frank Zappa è qualsiasi cosa mente umana possa suggerire, ma è soprattutto un artista difficile da dimenticare e da catalogare una volta fatta la sua conoscenza. Negli anni 50 aveva un amore e una meta: amava il blues e voleva attraverso questo fare soldi in gran quantità, anzi lo dichiarava sfacciatamente: "Voglio avere una mia band e fare soldi a palate".
Zappa, fin da subito, ha ben chiaro in mente cosa vuole fare da grande. Si ispira ad artisti avanguardistici contemporanei come Edgar Varèse, Igor Stravinskj e Karlheinz Stockhausen, la cui influenza sul nostro sarà tangibile fin dalle prime opere. È un artista colto, Zappa, che non ha scrupoli a prendersi gioco del bigottismo imperante nella società perbenista americana del periodo. Le sue canzoni vanno oltre il semplice ausilio di melodia, la musica nelle sue mani diventa un'affilatissima spada con cui fare a pezzi il tradizionalismo, non solo di costume: quello che Zappa propone è di stravolgere il sistema dall'interno, per poi far sì che cambi anche all'esterno.
Ecco quindi "Freak Out", fondamentale album d'esordio, che altro non è che un attacco coraggioso a menti preconfezionate, fatte di salutismo ormonalmente represso. È una sfida satirica, una presa di giro colta e ironica nei confronti di un mondo che si gongolava in un "American Dream" all'epoca ancora integro e senza rughe. Zappa dimostrava che questo sogno era una utopia: attraverso le sue "canzoni stupide" (come lui per primo amava definirle) si faceva portavoce anarchico dei "diversi", di coloro che vogliono il cambiamento, e lo vogliono subito.
Non interessa a Zappa cosa gli altri penseranno di lui, non interessa se sarà bandito o sbeffeggiato - riesce a vedere nel futuro e attraverso questa ottica particolare riesce a veicolare la sua musica manipolandola per i propri fini. Attraverso melodie subdole e ammiccanti, Zappa cita frasi rivoluzionarie che, come strali, produrranno tempeste scandalistiche facendo gridare all'orrore: "Mister America, tira dritto/ davanti alle menti che non riesci a dominare/ Mister America, cerca di nascondere/ il vuoto che hai dentro/ Se anche ti rendessi conto di come hai mentito/ e degli squallidi trucchi che hai tentato/ neppure allora fermeresti la marea crescente...". Frasi che hanno in sé i geni della rivoluzione.
A modo suo, Zappa è stato un precursore del movimento anarcoide che di lì a qualche anno verrà catalogato sotto l'etichetta "punk", ancor prima nei contenuti che nell'impatto sonoro e soprattutto visivo. Lui per primo si è sentito un diverso, in un mondo anomalo, stravagante in una società bigotta e perbenista, ma intimamente stupida e timorosa dei cambiamenti, impaurita di guardare verso l'orizzonte del futuro, una generazione grottesca di tanti Peter Pan che in definitiva (anche se la massa del periodo non lo ammetterà mai) non ne voleva sapere di crescere e aveva paura di guardarsi allo specchio, fino a diventare una caricatura di se stessa. Ed è da queste caricature che Zappa costruisce il suo mondo freak, nel tentativo stravolgerlo. Come un ragno che costruisce la tela per intrappolare la propria preda, Zappa attraverso suoni (a tratti) dolci e melodici avvicina l'ingenuo ascoltatore per sorprenderlo con i pantaloni abbassati e far vedere, come in uno specchio immaginario, tutto quello che l'ascoltatore è in realtà e che per lungo tempo si è ostinato a non voler riconoscere.
Frank Zappa è un genio assoluto, che non può essere circoscritto semplicemente sotto la voce di musicista o chitarrista: è un artista, un innovatore, forse l'innovatore per eccellenza. Colui che mai ha ripetuto un lavoro, un disco, simile a quello precedente, un personaggio che oltre a prendersi gioco e sfidare la società ha saputo ridersi addosso, con una sottile e intelligente autoironia....

mercoledì 13 luglio 2016

Gazpacho


Finalmente gazpacho! Lo preparo alla sera e lo lascio in frigo fino al giorno dopo. È il pranzo ideale dopo una giornata al mare!

Ingredienti per 2 persone:

  • 1/2 cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 1/2 Bicchiere di aceto
  • olio di oliva
  • 3 pomodori
  • 1 peperone
  • 1 cetriolo
  • 4 Bicchieri di acqua
  • Pane (normalmente pane duro)
  • sale

Prendete il pane raffermo e ammollatelo con acqua e aceto. Una volta che il pane avrà assorbito i liquidi, scolatelo, strizzatelo fortemente e mettetelo da parte. Prendete i pomodori, i peperoni e il cetriolo e tagliate tutto a pezzetti, senza dimenticare di eliminare i semi. Sbucciate la cipolla e l’aglio, quindi affettate anche questi. Versate le verdure in un mixer, aggiungete olio, sale e pepe secondo il vostro gusto. Passate la zuppa in un colino per evitare residui di buccia di pomodoro (se non li avete già spellati).Unite il pane raffermo già marinato e ben asciugato e frullate ancora il tutto. A questo punto il gazpacho è pronto, deve solo riposare qualche ora nel frigorifero.
Song: "Spanish bombs" The Clash






Siamo nel 1979, il brano è stato ispirato da una conversazione notturna che Joe Strummer stava avendo con la sua fidanzata Gaby Salter sulla strada di casa dai Wessex Studios  dove i Clash stavano registrando “London Calling”. Il radiogiornale trasmetteva notizie di attentati terroristici in Spagna e lui si infervorava a spiegarle le iniziative dei separatisti baschi dell'Eta che stavano bombardando i resort per le vacanze nella Costa del Sol. Joe era affascinato da quelle storie, dalla Guerra Civile Spagnola e dal ruolo che i poeti ebbero in questo conflitto ."Perché non ci scrivi una canzone?” suggerisce Gaby e Strummer rispose “Perché no? Ma devo fare attenzione a non essere banale”. Così la scrisse .
Questa canzone si occupa degli avvenimenti del 1979, e fa un parallelo con la Guerra Civile che ha devastato la Spagna da 1936-1939 e portato a una dittatura guidata dal partito nazionalista, con a capo il generale Francisco Franco. Il roadie dei Clash, Johnny Green era affascinato da quel periodo storico e prestò a Strummer numerosi libri sul tema, compreso “A home to Catalonia” di George Orwell. Alcuni dei riferimenti nella canzone: Andalucia è stata una delle prime regioni di Spagna sottomessa dai fascisti nel 1936 (“Spanish songs in Andalucia,the shooting sites in the days of ‘39”) . Federico Garcia Lorca fu un poeta repubblicano andaluso che è stato ucciso durante la ribellione ("Fredrico Lorca is dead and gone"). La Guardia Civil è una polizia militare sotto il controllo sia del ministero degli Interni e del Ministero della Difesa di Spagna ("the black cars of the Guardia Civil"). Riferimenti più contemporanei includono i DC-10 aerei passeggeri. Nel 1979, l'anno questo album è stato pubblicato, caddero tre Dc-10 causando la morte di 372 persone. Molti turisti britannici hanno volato su DC10 per visitare la Spagna mentre il paese era ancora sotto al regime di Franco "i'm flying in a Dc 10 tonight". “The freedom fighters died upon the hill”,i combattenti per la libertà sono stati la coalizione del Fronte popolare tra cui il Partito socialista UGT, il Trotskyite POUM, il anarchico CNT e  il PSUC comunista. Queste coalizioni hanno messo il governo militare della Spagna sotto attacco. Per quanto riguarda il testo: "they sang the red flag, they wor the black one", "la bandiera rossa" è il famoso inno socialista, "il nero” si riferisce al colore scelto del movimento anarchico. Le strofe "Back Home the buses went up in flahes the Irish tomb was drenchedin blood"  collegano il movimento ETA ad altri movimenti rivoluzionario/ terroristici del tempo, argomenti di attualità nel Regno Unito durante gli anni settanta. Un altro tentativo di Strummer di creare dei paralleli fra il passato e il presente è dimostrato nelle strofe "The hillsides ring with Free the people or can i hear the echo from the days of ’39?” dove è chiaro il paragone tra i guerriglieri per la libertà e i separatisti Baschi.

Non fu affatto banale il risultato di quella notte di discorsi appassionati: Spanish Bombs entrò a far parte di London Calling e anche della storia dei Clash!

sabato 19 marzo 2016

hamburger di ceci con pane chapati.


Per questa ricetta ho usato il pane chapati, tipico della cucina indiana. Si trova al supermercato ed è veramente buono e si sposa benissimo con l'hamburger di ceci..

Ingredienti:
  • 300 gr di ceci bolliti
  • 2 cucchiaini da te di thaini
  • 1 cucchiaio da te di curcuma macinata
  • 1 cucchiaio da te di zenzero macinato
  • 1 scalogno
  • 1 peperone
  • insalata mista
  • 2 cucchiai da tavola di olio extravergine d'oliva
  • 1 avocado maturo
  • Pane di neem (o panini per hamburger)
Per prima cosa, abbrustolire il peperone sulla fiamma, riporlo in un sacchetto di plastica per alimenti, chiudere il sacchetto e lasciare intiepidire. Una volta tiepidi, pelare il peperone, pulirlo e tagliarlo, condirli con del sale ed un filo d'olio e lasciarlo da parte. Sbucciare e tagliare l'avocado a fette sottili, condurlo con olio, sale e succo di limone. Frullate, con un frullatore ad immersione, i ceci bolliti (scolati dall'acqua di cottura), lo scalogno, la salsa Tahini, il succo di mezzo lime, la curcuma, l’olio e lo zenzero fino ad ottenere un composto solido. Con l’impasto ottenuto formate 4 hamburger, che cuocerete in una bistecchiera ben calda. Scaldate il pane chapati per qualche secondo, piegato e ripitelocon una foglia d’insalata,  l’hamburger di ceci, i peperoni grigliati e le fette d'avocado tagliate sottili...

Classic rock, psichedelia 60's e la sana schiettezza dei 90: la band capitanata dal biondo Crispian Mills ha saputo assemblare il meglio del passato e del suo presente, avvolgendolo nelle fascinose atmosfere del misticismo indiano.
A onor del vero, i Kula Shaker non erano esattamente dei pivelli quando la macchina da soldi del britpop aveva iniziato a essere tale. Crispian Mills – chitarrista e cantante londinese, figlio della celebre attrice Hayley Mills e del regista Roy Boulting, nonché nipote di sir John Mills, peso massimo della scena teatrale inglese – incontra il bassista Alonza Bevan al College di Richmon upon Thames, nel sud-ovest della capitale. Siamo tra il 1988 e il 1989: i due imbastiscono una band di nome Objects of Desire, completata da Markus French alla batteria e Leigh Morris alla chitarra ritmica, oltre a Marcus Maclaine alla voce. L'esperienza dura l'arco di un lustro, nel quale il quintetto riesce a esibirsi diverse volte dal vivo nei locali dei sobborghi londinesi.
Nel 1993, alla chiusura del progetto musicale, Crispian Mills si imbarca in un lungo viaggio in India: resta profondamente colpito dalla cultura del paese e dalla spiritualità induista, influenze che resteranno decisive per l'intero arco della sua successiva carriera artistica. Carriera che riparte non appena tornato in Inghilterra, allorché dà vita ai The Kays, per i quali ingaggia il fido Bevan, il batterista Paul Winter-Hart (che nel 1991 era subentrato a French), il cugino Saul Dismont alla voce. Quest'ultimo resterà ben poco nella band: dopo circa un anno subentra l'organista Jay Darlington e Mills si prende per sé il microfono.
The Kays durano lo spazio di un paio d'anni, comunque utili a cristallizzare la formazione e conferirle una direzione univoca: un rock psichedelico (tra Byrds e i primi Pink Floyd) e dai richiami “classici” (vedi i vari Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Cream) che veicola il pop britannico verso quelle sonorità orientaleggianti che in passato avevano già rapito i Beatles e George Harrison in testa. Ed è proprio in ragione di tale percorso che, nel 1995, Mills decide di cambiare il nome del progetto in Kula Shaker, sigla che omaggia il santone indiano King Kulashekhara.
Ce n'è quanto basta per ingolosire quelli della Columbia Records, che assistono alla vittoria dei Kula Shaker a un importante concorso per band emergenti (partecipano pure i Placebo) e decidono di mettere subito sotto contratto Mills e soci.
La scelta viene ben presto ripagata. Nell'attesa di pubblicare l'album di debutto, vengono buttati fuori un paio di singoli dall'opera ventura. Il primo, nella primavera del 1996, è “Grateful When You're Dead/Jerry Was There”. L'omaggio – tutt'altro che nascosto – a Jerry Garcia, scomparso l'anno precedente, è un brano dalla doppia faccia: esuberante la prima, all'insegna di un funk-rock d'ispirazione classica, mentre dalla metà circa in poi ci si tuffa in una psichedelia sixties che porta il tutto verso territori onirici. Nel settembre del 1996 esce anche il secondo singolo, “Tattva” (il titolo è in sanscrito), che diventerà uno dei brani-simbolo della formazione londinese e contiene già tutti gli ingredienti essenziali del sound dei Kula Shaker: il groove chitarristico va di pari passo con la componente spirituale e un vivace retrogusto psichedelico (compare anche il mellotron), sfociando in un ritornello tanto melodico quanto trascinante. Dopo l'uscita del disco, il singolo toccherà il numero 2 della chart britannica.
I riferimenti all'India e alla sua cultura sono ancora più espliciti in “Govinda”, pubblicato come singolo dapprima in estate e poi nel novembre dello stesso anno e destinato a diventare l'unica canzone cantata interamente in sanscrito a entrare nella top 10 britannica di tutti i tempi (raggiunge la posizione numero sette). Si tratta di una rielaborazione musicale di una preghiera a Krishna, e tra gli strumenti impiegati figurano il tambura suonato da Mills e la tabla di Himangsu Goswami. “Govinda” è il momento trascendentale dell'album, un mantra scandito sopra un midtempo rock, l'India di George Harrison ammantata da un sincero entusiasmo mid-nineties.
Nel frattempo, il 16 settembre del 1996 esce l'album d'esordio K. La copertina firmata dal fumettista Dave Gibbons raffigura i volti di numerosi personaggi veri o inventati accomunati dalla lettera K: da John F. Kennedy a Martin Luther King, passando per Kareem Abdul-Jabbar e... King Kong.
K vende quasi un milione di dischi nella sola Inghilterra e balza immediatamente al primo posto della classifica nazionale. I Kula Shaker portano sul mercato discografico una ventata d'aria fresca attraverso un sound che mescola psichedelia sixties, rock seventies e spezie coloniali.
Atipici e a loro modo classicisti, i Kula Shaker aprono una nuova strada nel pop britannico semplicemente guardando indietro anziché al proprio fianco.

lunedì 14 marzo 2016

Polpette di quinoa al forno



La Quinoa è una pianta erbacea della stessa famiglia di spinaci e barbabietole, ma spesso scambiata per un cereale, per via dei suoi chicchi che la rendono molto simile a tale categoria alimentare e vegetale. È  ricca di vitamine e aminoacidi e priva di glutine quindi adatta ai celiaci. Ho voluto cuocere queste polpette al forno per renderle più leggere e digeribili. Al posto del semplice pangrattato ne ho usato una versione "aromatica" ma ovviamente potete usare anche quello normale che si trova al supermercato.

Ingredienti:

  • 200 gr di quinoa
  • 1 uovo
  • 4 cucchiai di farina di farro (o 00 come preferite!)
  • 1 carota
  • 1 carciofo
  • 1 scalogno 
  • 2 spicchi d'aglio 
  • 2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • 100 gr di funghi
  • Un cucchiaino di curcuma
  • Pan grattato aromatico
  • Sale
Preparare il pangrattato aromatico servono:
  • 200 g di pangrattato
  • 2/3 spicchi di aglio
  • timo
  • rosmarino
  • prezzemolo
  • altre erbe aromatiche di vostro gradimento
  • olio extravergine d'oliva 
  • sale, pepe

Procedimento:

Il pangrattato si può preparare in casa con il pane raffermo: far tostare in forno a 150°C le fette di pane raffermo, devono risultare asciutte e leggermente dorate. Spezzettarle, aggiungerle nel mixer e azionare ad  intermittenza sino ad ottenere il pangrattato. Lavare accuratamente le erbe aromatiche preferite e tamponarle con un canovaccio pulito, devono risultare ben asciutte e se necessita centrifugatele. Sbucciare gli spicchi di aglio. Nel mixer o frullatore aggiungere: il pangrattato, gli spicchi di aglio, le erbe aromatiche, un filo di olio evo e regolare di sale e pepe. Azionare per amalgamare il tutto.Il pangrattato aromatizzato per gratinature è pronto.
Accendere il forno a 180 gradi. Cuocere la quinoa per 20 minuti in acqua bollente e salata. Tagliare in piccoli pezzi lo scalogno, l'aglio, la carota, il carciofo e i funghi , scaldare i due cucchiai d'olio in padella e ripassare le verdure aggiungendo mezzo bicchiere d'acqua. Salare. Scolare la quinoa e raffreddarla nel colino sotto l'acqua corrente. Quando le verdure saranno morbide travasatele in una ciotola e aggiungete l'uovo, la quinoa, il cucchiaino di curcuma e i 4 cucchiai di farina poi amalgamate il tutto. Il composto risulterà molto morbido ma non preoccupatevi perché diventerà sodo in cottura. Formate delle polpette arrotolando una pallina di composto nel pangrattato aromatico e adagiatele sulla teglia ricoperta da un foglio di carta forno. Infornate per 20 minuti..potete servirvirle accompagnate da humus di ceci o da tzaziki.

Song: "A fool in love" Ike and Tina