Pagine

Visualizzazione post con etichetta colazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colazione. Mostra tutti i post

domenica 12 marzo 2017

Two ingredients cookies.


Two ingredients cookies: banane e fiocchi d’avena. E varie aggiunte che potete scegliere a piacere. Li ho visti su un blog americano e ieri pomeriggio ho provato a farli per merenda. Si preparano in pochi minuti e sono davvero una sana alternativa al biscotto burroso. Alla ricetta base (banane+fiocchi d’avena) potete aggiungere uvetta, altra frutta secca, gocce di cioccolato, ecc. Come preferite. Se li volete un po’ più dolci potete aggiungere un cucchiaino di miele, ma io secondo me sono già abbastanza dolci così!

Ingredienti:

1 banana
50 g circa di fiocchi d'avena
eventuali aggiunte: gocce di cioccolato, frutti di bosco disidratati, pinoli, noci, uvetta, datteri..

Con una forchetta schiacciate la banana fino ad ottenere una purea non troppo uniforme. Mescolate alla banana schiacciata i fiocchi d'avena e gli eventuali ingredienti extra fino ad ottenere un composto non troppo umido.Predisponete una teglia ricoperta di carta da forno e versatevi l'impasto a cucchiaiate, schiacciandolo leggermente per dare ai biscotti la classica forma tonda: a me sono venuti, con queste dosi, 7 biscotti da circa 6 cm di diametro. Trasferite la teglia in freezer per 5/10 minuti.Preriscaldate il forno a 180° poi, trascorso il tempo indicato per far rassodare l'impasto in freezer, mettete la teglia con i biscotti in forno.Fate cuocere i biscotti per 15 minuti, poi sfornateli e staccateli delicatamente dalla carta da forno con l'aiuto di una spatola..

Song: " Long Shadow" Joe Strummer and the Mescaleros.


Streetcore è l’ultima perla dell’immenso Joe Strummer, prima che un’infarto ce lo portasse via il 22 dicembre 2002, L'album esce il 21 ottobre 2003 e il singolo del disco è la prima traccia, Coma Girl, un brano dedicato da Strummer alla figlia Lola per comunicarle il suo amore per la musica rock più legata alla strada. È una dichiarazione d'intenti allo stesso tempo musicale e programmatica: vuole essere il ritorno del gruppo ad atmosfere più rock, dopo le contaminazioni e la patchanka del disco precedente (Global a Go Go), in una canzone che ricorda molto il sound dei Clash, e insieme vuole essere un atto d'amore per il rock più stradaiolo. Scene di musica da strada riecheggiano infatti nel testo, e del resto streetcore, il titolo dell'album, può significare proprio questo, legato alla strada.
Segni della prematura scomparsa del leader della band si possono ritrovare in alcune canzoni del disco. Midnight Jam, ad esempio, è un brano sulla cui parte musicale, già pronta, Joe Strummer avrebbe dovuto scrivere cantare un proprio testo. La voce nella versione presente sul disco è in effetti di Strummer, ma si tratta di spezzoni tratti da trasmissioni radio che Joe aveva curato per la BBC. Oppure l'intenso pezzo finale, Silver and Gold (Cover di un blues del 1952 di Bobby Charles, allora intitolato Before I Grow Too Old), termina con Strummer che si rivolge al tecnico audio dicendo Ok, that's a take! (Ok, è una prova!). Ma pur essendo solo una prova si tratta di un pezzo che chiude degnamente l'album: è un brano in cui Strummer invita, prima di diventare appunto troppo vecchi, a fare cose come uscire a ballare ogni notte, guardare tutte le luci della città, fare un viaggio intorno al mondo, baciare tutte le ragazze più carine.
Due pezzi invece sono stati inseriti nell'album anche se inizialmente non era previsto che vi facessero parte. Si tratta di una versione di Redemption Song di Bob Marley (la seconda cover dell'album), e di Long Shadow, una canzone pensata e scritta da Joe per Johnny Cash. Alcune canzoni infine, come Dakar Meantime e Steady America, presenti nelle scalette degli ultimi concerti della band, non hanno fatto in tempo ad essere registrate in studio e quindi inserite nella tracklist finale dell'album. La canzone Ramshackle Day parade compare nella colonna sonora del film “Lo scafandro e la farfalla”, diretto nel 2007 da Julian Schnabel. Un disco bellissimo, intenso e vero, Streetcore è a mio parere  il lavoro più interessante e di qualità dallo scioglimento dei Clash.

domenica 5 febbraio 2017

Biscotti all'avena


L'avena è una fonte di carboidrati a lenta digestione. Non provoca forti picchi insulinici. In questo modo fornisce al nostro organismo energia a lungo termine. L’ho usata per fare questi biscotti unendo scaglie di cioccolato al peperoncino e la combinazione degli ingredienti li ha resi un ottima alternativa ai classici biscotti “grancereale” del supermercato..

Ingredienti:

  • 200 g di fiocchi d’avena
  • 50 gr di margarina vegetale
  • 90 g di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di bicarbonato
  • 100 g di farina 00 
  • 70 gr di cioccolato amaro al peperoncino (o quello che preferite!)

Pestate per pochi secondi i fiocchi d’avena in un mortaio, aiutandovi con un pestello, e metteteli in una ciotola. Aggiungete lo zucchero di canna, la farina setacciata, la margarina tagliata a pezzetti e il cucchiaino raso di bicarbonato. Sminuzzate grossolanamente il cioccolato e incorporatelo nell’impasto. Mescolate bene, sino a quando tutti gli ingredienti si saranno amalgamati tra di loro. Prendete un cucchiaio di impasto, conferitegli una forma tondeggiante e mettetelo su una placca foderata con la carta forno. Appiattitelo leggermente con il palmo della mano o il dorso di un cucchiaio, dopodiché procedete a formare gli altri biscotti, seguendo il medesimo procedimento. Fate cuocere i biscotti in forno preriscaldato a 170°C per circa 16-18 minuti, sino a quando diventeranno dorati. Sfornateli e gustateli freddi.

Song:"I Had Too Much To Dream Last Night" The Electric Prunes


Siamo a Los Angeles, è il 1966 e negli studi di Lèon Russell c'è una nuova band, gli Electric Prunes. Cinque ragazzi,James Lowe,  Ken Williams,  James "Weasel" Spagnola,  Mark Tulin,  Preston Ritter, che suonano sporco, essenziale, il genere che verrà in seguito battezzato "Garage rock" .La svolta per la loro carriera arriva alla festa di compleanno di un loro amico (marito di Annette Tucker, una delle autrici di Too Much to Dream), dove il gruppo incontra Dave Hassinger, un tecnico del suono della RCA che lavora con i Rolling Stones e con il quale si recano a Los Angeles. Hassinger decide di aiutare il gruppo a registrare un album, ma prima consiglia loro di analizzare il modo di suonare di gruppi come The Byrds e Beatles, così da avere punti di riferimento e ricercare un sound personale.
Dopo mesi di prove intensive viene pubblicato il singolo Ain't it hard/Little Olive e il gruppo viene messo sotto contratto dalla Reprise records . Mike Weakley rifiuta di firmare per la casa discografica e lascia il gruppo in favore di Preston Ritter. Il singolo Ain't It Hard non ha successo ma Hassinger da al gruppo diverse altre canzoni su cui lavorare, una di queste è I Had Too Much to Dream (Last Night), canzone che sarà definita dagli addetti ai lavori come "the weird one" (quella strana) e, supportata dal B-side Luvin, diventerà la prima hit estratta dal loro primo vero album, facendo conoscere il gruppo in tutta la costa pacifica verso la fine del '66.
La canzone , scritta dalle autrici Annette Tucker e Nancie Hounts, descrive un uomo che soffre di sintomi di una sbornia dopo aver avuto una relazione con la sua amante, dicendo che aveva "too much to dream" ieri sera. Titolo che è un gioco di parole con "too much to drink".  Nello studio di Russell il chitarrista Ken Williams sta sperimentando varie sonorità sulla Les Paul del '58, provando tutta una serie di effetti. Ma è l'ingegnere del suono a fare la "magia": riavvolge per caso il nastro e la suona al contrario. Il cantante si precipita in regia e gli chiede di metterla da parte. Quell'effetto diventerà l'intro della canzone sulla quale stanno lavorando.
"I Had Too Much To Dream Last Night" introduce tutta una serie di effetti elettronici, chitarre fuzz tone, effetti psichedelici a quei tempi quasi sconosciuti. Il brano verra scelto da Lennon Kaye (produttore del disco e futuro chitarrista di Patty Smith) per aprire "Nuggets: Original Artyfacts from the First Psychedelic Era, 1965–1968 , una raccolta di singoli garage rock e psichedelici usciti negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni 60 pubblicato nel 1972 in formato doppio LP dall'etichetta Elektra.

domenica 1 gennaio 2017

Biscotti vegan al burro d'arachidi



Buon anno! La prima ricetta del 2017 sono dei biscotti..lo so, abbiamo mangiato tantissimi dolci durante le feste ma avevo del burro d'arachidi in frigo e ho provato a fare questi per la colazione di domani!

Ingredienti
  • 150 grammi di farina
  • 1 cucchiaino di baking soda (bicarbonato di sodio) 
  • un pizzico di sale
  • 100 gr di brown sugar (zucchero di canna scuro)
  • 100 grammi di margarina vegetale ammorbidita
  • ½ cucchiaino di estratto di vaniglia 
  • 100 grammi di burro di arachidi cremoso


Versare in una ciotola la margarina e il burro di arachidi. Mescolare fino a formare una crema soffice. Incorporare lo zucchero, la farina, il cucchiaino di bicarbonato, il pizzico di sale e la vaniglia. Impastare il tutto
 Una volta ottenuta la frolla, formare delle palline.
Posizionare le palline di pasta su della carta da forno e schiacciare con le mani, in modo da formare dei dischi.
Con la forchetta fare delle striature sui dischi.
Infornare in forno già caldo a 200° per circa 6/7 min.
Sfornare i biscotti e farli raffreddare.

Song: "Forever Changes" Love



“Forever Changes", dei californiani Love, è uno dei più grandi album della storia della musica, uno dei simboli dell’intera stagione psichedelica, uno dei più fulgidi e drammatici esempi di intimità sonora. L’anno è il 1967, lo stesso del  debutto dei The Doors che uscirono per la stessa etichetta (Elektra Records, fino ad allora specializzata in musica folk). I Love erano già al terzo lavoro, ed il precedente Da Capo, con le sue influenze jazz e acide, aveva messo in mostra una grande creatività free form. Invece di proseguire sul quella strada, che verrà dominata da un certo Hendrix, il gruppo cambia direzione allontanandosi dalla strumentazione elettrica e dalla foga rockettara. In quest’opera, le chitarre elettriche non sono presenti in più che tre pezzi, e così anche le tastiere sono quasi del tutto accantonate a favore di una composta ma fondamentale sezione di archi e fiati. Per capire il perché di una scelta così controcorrente rispetto alle tendenze dell’epoca (vedi Jefferson Airplane, Cream, Big Brother & The Holding Co.), bisogna immergersi nell’atmosfera di tali giorni, tra il giugno e l’agosto del 1967 negli studi della Elektra: la band è pressata dai buoni riscontri dei due precedenti album, i membri sono divisi da incomprensioni personali anche a causa dell’uso sfrenato di droghe. Al centro di questo, Arthur Lee, il leader di questo ensemble, è sempre più perso nel suo disagio, e vagheggia su vita e morte, su music-business ed isolamento (dalla canzone “The Red Telephone”: “sitting on the hillside/watching all the people die/I’ll feel much better in the other side”). Dopo delle quasi inconcludenti sessioni di giugno, la band si prende un mese per pensare, comporre, schiarirsi le idee. Tornano in studio ad agosto, e nasce il capolavoro. La prima canzone, “Alone Again Or”composta e cantata dall’altro cardine Bryan McLean, è già un capolavoro dentro il capolavoro: chitarre acustiche e archi, un assolo di tromba dai ricordi latino-americani; la voce di McLean, curiosamente ma volutamente, fu mixata da Lee non in perfetta armonia con gli arrangiamenti e le seconde voci, creando un effetto quasi dissonante e “storto”. La già citata “The House Is Not A Motel” è il pezzo più duro e acido dell’opera, oltre che il più evidentemente drammatico (“the water’s turned to blood”). Altre composizioni imprescindibili “Old Man”, “The Red Telephone” e la conclusiva “You Set The Scene”, mentre merita una menzione a parte la splendidamente arrangiata (e dal titolo chilometrico) “Maybe The People Would Be The Times Or Between Clark And Hilldale”: una canzone incredibile in quanto ad intensità e misura. Arthur Lee pensava era convinto di morire (effetti collaterali dell’LSD?), e questo doveva essere il suo personale requiem. Morirà di cancro molti anni più tardi, dopo una vita di tossicodipendenza e grane legali, ma il suo operato rimane lì, sublimato in "Forever Changes", intoccabile in ogni suo solco. Al pari del debutto Doorsiano, di Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane, questa non è solo storia, è di più.

domenica 13 novembre 2016

Pancake con avena, banana e latte di cocco


Domenica mattina, tempo di brunch..e voglia di pancake. Questa volta ho provato ad usare la farina d'avena e il latte di cocco e il risultato mi ha soddisfatto molto!
  • 160 gr di farina d'avena
  • 1 pizzico di cannella in polvere
  • 1 pizzico di sale marino
  • 1 banana matura
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • 180 ml di latte di cocco

In una piccola terrina, unisci la farina di avena con lievito, cannella e sale. In un’altra scodella, schiaccia la banana mescolandola con lo zucchero .Aggiungi quindi l’uovo, e il latte di cocco . Versa il tutto nella miscela con la farina. Mescola fino a ottenere un composto omogeneo.Scalda un padellino su fuoco medio. Spennellalo leggermente con poco olio di oliva . Cuoci i pancake per 3-4 minuti su ciascun lato, fino a quando sono scuri e ben cotti.

Song "Dirty Water" the Standells.



L’effetto più immediato della Beatlemania fu quello di trasformare, in tutto il mondo, innocui gruppi di intrattenimento in piccole gang di teppisti. Successe anche agli Standells. Anzi, a loro più che a tutti gli altri. Nati nel 1962 a Los Angeles dall’incontro artistico tra Larry Tamblyn (fratello di Russ, il Riff di West Side Story e il Tony Baker di High School Confidential, tra gli altri, NdLYS) e Tony Valentino (al secolo Emilio Bellissimo, giovane emigrante siciliano finito a Los Angeles ad inseguire il sogno americano dopo un’infanzia vissuta a Cleveland, NdLYS), gli Standells (come dire, i disoccupati) sbarcano il lunario suonando musica da ballo nei club di Hollywood e delle Hawaii. Con loro ci sono Jody Rich e Benny King, presto rilevati rispettivamente da Gary Lane e Gary Leeds. Una band tra le tante che girano nel circuito dei night-club con un repertorio di standard dell’epoca. L’ingresso di Dick Dodd alla batteria e l’interesse dell’impresario Burt Jacobs frutta una serie interminabile di cameo cine-televisivi e temi musicali per svariate pellicole del periodo, da Get Yourself a College Girl ai mitici Munsters passando per Zebra in the Kitchen, Follow the Boys, When Boys Meet the Girls, Riot On Sunset Strip. L’anno della svolta è il 1966. La scoperta di Beatles e Rolling Stones e in generale di una via torbida al beat, unita alla creativa penna del produttore Ed Cobb fa degli Standells i nuovi “bad boys”. E’ proprio Ed a portare alla band il primo pezzo del nuovo corso. Si intitola "Dirty Water". Un titolo buono per un blues. Parla delle acque sporche di un fiume che si trova dalla parte opposta dell’America. Un posto dove nessuno degli Standells è mai stato: il Massachusetts. Ciò che è improbabile su carta diventa invece efficace su spartito: l’indimenticabile riff della chitarra di Valentino e la voce insolente di Dodd, assurto nel frattempo al ruolo di lead vocalist pur restando seduto dietro il drum kit della band, ne fanno un immediato inno pre-punk.
Uno di quelli destinati a fare la storia della musica moderna.
Sull’album che, secondo il costume dell’epoca, porta lo stesso titolo del brano-aratro, gli Standells mettono mano ad un repertorio che alterna pezzi originali scritti dalla band o da Ed Cobb a qualche cover sfrontata (19th Nervous Breakdown degli Stones, Hey Joe alla maniera dei Leaves e una Little Sally Tease reduce dalle vecchie notti al PJ‘s di Hollywood).
L’apertura è affidata a una delle cose migliori degli Standells Mark II, ovvero quella "Medication"che verrà poi traslocata da Cobb nel repertorio degli altri suoi super-protetti californiani Chocolate Watch Band. Avvolta da un basso rotolante, da un perpetuo e immobile suono d’organo e da un tremolo imparentato con l’effettistica cara agli Electric Prunes, "Medication"è un ottimo incipit ad un album mutevole per atmosfere e contenuti. "There Is a Storm Comin’" ad esempio si muove in prossimità della musica nera che la band ha consumato in dosi massicce nei primi anni di vita e che tornerà a frequentare negli album dell‘anno seguente.
"Rari", altro numero di Cobb, è un’espansa ballata psichedelica che vive del bell’arrangiamento di Lincoln Mayorga (compagno di avventura di Ed ai tempi dei Four Preps, NdLYS) mentre "Sometimes Good Guys Don‘t Wear White", ancora di Cobb, è un altro incalzante beat da trincea che diventerà una delle palestre più frequentate dai punk di tutto il mondo, dai Vacants ai Minor Threat passando per Sex Pistols e Count Bishops, in parte replicata pochi minuti dopo con "Why Did You Hurt Me?" scritta da Valentino e Dodd. Pride and Devotion scritta invece da Larry Tamblyn si muove in un più consueto vestito folk-rock vicino alle armoniose piogge dei Byrds.
L’esperienza maturata negli anni passati nelle sale da ballo a far muovere il culo alle sedicenni o ai militari di leva, permette agli Standells di Dirty Water di sfruttare la natura disomogenea della track-list per farne il proprio cavallo di troia per sfondare le porte delle charts.
Bravi ragazzi che non vestono in camicia. Capelloni tra una folla di colletti bianchi.


domenica 9 ottobre 2016

Crostata vegan ai mirtilli.


Su richiesta di un'amica ho provato a fare una crostata vegan e devo dire che il risultato non è niente male!

Ingredienti:
  • 300 gr farina
  • 60 gr di zucchero
  • Mezza bustina di lievito
  • 120 ml di latte di mandorla (o avena che sono dolci e delicati)
  • 70 ml di olio extravergine di oliva
  • Marmellata di mirtilli (o quella che preferite!)
In una ciotola setacciare il lievito e la farina; fare la classica fontana e versare il latte e l’olio, impastare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo, lasciare in frigo per 30 minuti e poi stendere una parte dell'impasto in una teglia oliata e infarinata, bucherellare con una forchetta e stendere la marmellata su tutta la superficie. Decorare con la la restante parte di pasta la crostata e infornare a 180° per 30 minuti..

Song:"Layla" Derek and the Dominos


 Qui non si parla di una canzone ma di una Musa, Miss Patti Boyd, una donna che ha rubato il cuore a due grandi musicisti ispirandoli a realizzare dei brani indimenticabili. Con il primo l´intreccio amoroso è noto. Galeotto il set del primo film dei Beatles, "A hard day´s night." Gerorge Harrison rimane folgorato dalla sensualità di Pattie e le firma autografi accompagnati da insistenti baci. La corteggia, ma lei non si concede, finché la passione li travolge. Nel ´66 le nozze, con luna di miele alle Barbados. Almeno tre famosissime canzoni dei Beatles, scritte da Harrison, sono state dedicate a lei: “Something” contenuta nell’album Abbey Road, il singolo “For You Blue” e “I Need You” (presente in Help).
I guai però non tardano ad arrivare. A dividere la coppia è un viaggio in India, durante il quale Pattie inizia a frequentare il maestro yoga Marharishi Mahesh. Ma più di lei è George a subire il fascino del personaggio, iniziando a coltivare un interesse profondo per la spiritualità indiana che l´avrebbe accompagnato per tutta la vita. Tornati a Londra, la relazione tra i due si complica per l´abuso di alcool e droghe.
A logorarla definitivamente sono i continui tradimenti di George. Pattie si consola concedendosi qualche fuga dal talamo nuziale, non risparmiando nemmeno l´amico John Lennon e il cantante del gruppo rivale per eccellenza, Mick Jagger. Tutti stregati dal fascino etereo e misterioso di quella bellezza formato «twiggy». Musa o maga Circe? Per Eric Clapton, una vera ossessione, fin dal primo incontro a un party nel ´68. Il chitarrista dei Cream le dà subito la caccia e, per conquistarla, finge un flirt con la sorella
Patty , però, respinge le avance, nell´estremo tentativo di salvare il suo matrimonio, mentre George passa da un letto all´altro, incluso, a quanto pare, quello della moglie dell´amico Ringo Starr. Eric, intanto, non si rassegna e sfoga la sua frustrazione con “Layla”, tributo alla donna dei suoi sogni. Pietra miliare del rock, il brano è ispirato al poema iraniano di Nizami, Layla e Majun.
A furia d´insistere, Eric "folle d'amore" come  Majun della storia, ottiene una relazione clandestina, favorita anche dalla latitanza dell´amico George, così incurante che, quando il rivale gli confessa di desiderare la sua donna, non fa una piega e risponde: «Tutto quello che vuoi, amico. Prenditela pure e io mi prendo la tua ragazza».
Offesa da tanto cinismo, Pattie decide di rompere e rifugiarsi tra le braccia della sua nuova fiamma. Nel ´79, i due si sposano ma, presto, il copione si ripete. La dipendenza di Eric da alcool e cocaina lo rende violento e, dieci anni dopo, la favola si conclude con la separazione...





lunedì 16 maggio 2016

Torta vegan al cacao e nocciole.



...6.30, Otis, caffè e torta al cioccolato..quale risveglio migliore? 


Ingredienti:
  • 200 gr farina 00
  • 40 gr cacao amaro in polvere
  • 70 gr nocciole pelate
  • 150 gr zucchero di canna
  • 50 ml/gr olio di semi (mais o girasole)
  • 250 gr latte di soia (o latte di riso)
  • 10 gr  lievito per dolci
  • mezzo cucchiaino bicarbonato (2 gr)
  • un pizzico di sale
  •  gocce di cioccolato fondente (o cioccolato tritato) q.b.
  • granella nocciole q.b.

Preriscaldare il forno a 180°
Con l’aiuto di un mixer (o frullatore) tritare finemente le nocciole pelate insieme allo zucchero di canna. In una ciotola capiente setacciare la farina 00, il cacao amaro, il lievito, il bicarbonato e un pizzico di sale, quindi unire il trito di nocciole e zucchero e mescolare bene il tutto.
In un’altra ciotola unire e mescolare il latte di soia (o riso) e l’olio.
A questo punto, versare a filo la miscela di latte e olio nella ciotola degli ingredienti secchi e mescolare con una frusta a mano (o cucchiaio) per amalgamare bene il tutto.
Ora versare l’impasto in una teglia  foderata di carta forno (meglio se bagnata e strizzata) e ricoprire la superficie della torta con una bella manciata di gocce di cioccolato e un po’ di granella di nocciole.
Infornare a 180° e cuocere per 30-35 minuti. Fare sempre la prova stecchino per verificarne la cottura. A cottura ultimata sfornare la torta e lasciarla raffreddare..

Song: "A Change is gonna come" Otis Redding.



Registrato in un solo giorno con una backing band strepitosa come i Mar-Keys (tra i quali Isaac Hayes alle tastiere e Steve Cropper alla chitarra), il terzo album di Otis Redding, Otis Sings Soul, è stato il suo primo numero uno nella classifica R&B americana oltre che un enorme successo commerciale e critico.
Pioniere del crossover, in grado di mescolare pop, rock, gospel, blues e soul, Otis Blue è un insieme di pezzi brevi e incisivi (quasi tutte cover, come costume dell’epoca, più un paio di originali) capace di creare un equilibrio perfetto tra ballate strappacuore ed esuberanti brani da ballare.
Tre delle cover in scaletta sono prese dal repertorio di Sam Cooke (A Change is Gonna Come, Shake e Wonderful World) ed una è rubata in casa Motown, con un’interpretazione formidabile di My Girl dei Temptations alla quale Redding regala un’impronta molto sentita, perfetta nel mettere in scena il dolore che la (pur magnifica) versione originale non riusciva a trasmettere in pieno.
Famosissima, soprattutto per le varie ed infuocate performance live, la versione black di Satisfaction di The Rolling Stones che rende plausibile la boutade di un giornalista dell’epoca che accusò gli Stones di aver rubato la canzone proprio a Otis Redding.
Tra i brani autografi è necessario ricordare I’ve  Been Loving You Too Long, torch song di grandissimo impatto, interpretata con un trasporto ancora oggi capace di emozionare l’ascoltatore e la versione originale di Respect che un paio di anni più tardi sarebbe diventato uno dei maggiori successi di Aretha Franklin.
Otis Blue è riconosciuto come un autentico capolavoro da ogni appassionato di musica Soul ma chiunque troverà davvero difficile individuare difetti in un album praticamente perfetto. La grana del suono, una band in stato di grazia, l’ottimo abbinamento tra la sezione fiati e quella ritmica oltre, ovviamente, alla voce di Redding potente e sexy, rendono questo disco uno dei punti di riferimento per la musica del XX secolo.
Un pezzo di plastica nera, tra i più viscerali della storia della musica registrata...

mercoledì 16 marzo 2016

muffin vegani alle pere.


Muffin vegani  per una colazione energetica e golosa! Questa ricetta è con le pere ma potete aggiungere pezzetti di frutta secca, banane o noci a vostro piacimento..

Ingredienti

  • 300 gr di farina di farro
  • 150 gr di zucchero di canna
  • 1 pera grande
  • 75 gr di cacao amaro
  • 1 bicchiere di olio di semi
  • 1 bicchiere di latte di mandorla
  • 3 cucchiai di cioccolato in scaglie
  • 1 bustina di lievito bio
Accendere il forno a 180 gradi. Tagliate la pera i piccoli cubetti. Setacciate la farina a fontana e poi versate tutti gli ingredienti tranne la cioccolata a scaglie e il lievito.
Fate in modo di ottenere un impasto molto morbido a cui aggiungere la cioccolata in scaglie, i pezzettini di pera e il lievito in polvere. Riponete il composto ottenuto nei pirottini di carta e poi infornate per circa 15 minuti a 180°.

Song: "Dear Mr. Fantasy" The Traffic



 “Dear Mr. Fantasy” è divenuta uno standard delle jam band e coverizzata fra i tanti da Grateful Dead,  CSNY , Jimi Hendrix. Il brano è un possente blues elettrico, ma è nella visione più eterodossa che se ne potesse dare nel 1967, con quei coretti femminei che fungono da intermezzo fra la prima e la seconda strofa. Non c’è un vero ritornello, in quanto la struttura viene dilaniata dagli aspri e incessanti assoli di Winwood . Steve Winwood è un "bambino prodigio" della musica rock: originario di Birmingham,  ha soli 15 anni quando passa dagli standard jazz della Muff Woody Jazz Band (in cui milita anche il fratello maggiore Mervyn, detto "Muff") al beat e al rhythm & blues dello Spencer Davis Group. Stevie è un talento poliedrico : suona il pianoforte, l'organo e talvolta anche la chitarra. Ma ciò che lo rende unico è sicuramente la splendida e precoce voce soul di cui è dotato, incredibile per un ragazzino bianco inglese. Questa rara dote farà la fortuna dei tanti gruppi con cui in seguito suonerà. Nel nuovo mondo dell'English beat, la band fa parlare di sé, guadagna un contratto discografico con la neonata etichetta Island di Chris Blackwell, macina concerti e canzoni memorabili. Su tutte, la leggendaria "Gimme Some Lovin", portata al successo nel 1966 (quando Winwood ha soli diciotto anni).
Steve è scontento: lascia la band per inseguire nuovi interessanti progetti.
Winwood ha bisogno di lasciarsi alle spalle (ma non sarà facile, d'ora in avanti) la pressione che si trova addosso in qualità di leader dello Spencer Davis Group: annoiato di essere il fulcro di una situazione in cui non crede più, decide di aprire le porte a un'esperienza musicale più libera, che includa suoni e ritmi diversi fra loro. Soul, pop, rock, jazz, r&b e tradizione indiana saranno gli ingredienti principali del disco d'esordio. Arriva il momento di reclutare i membri della band, tutti originari di Birmingham, come Winwood: il chitarrista Dave Mason (ex roadie del Group), il batterista Jim Capaldi (ex Hellions e Deep Feeling) e il fiatista Chris Wood, proveniente dai Locomotive. La neonata banda, su consiglio del boss della Island si stabilisce per sei mesi in un vecchio cottage nella campagna inglese del Berkshire con l'obiettivo di provare nuovo materiale.
Il clima si dimostra subito piuttosto teso, con Dave Mason in aperta polemica con Winwood per quello che riguarda la gestione interna del gruppo. Per fortuna la musica non risente affatto dei dissidi, anzi: le lunghe notturne jam session strumentali che fanno da preludio a "Mr. Fantasy" sono fondamentali per costruire il nuovo sound. Nonostante si tratti di una piccola jam, nulla viene lasciato al caso, a partire dai numerosi trattamenti a cui è sottoposta la voce di Winwood, ora metallizzata ora al naturale, ora lontana ora in primo piano.
I Beatles ne prendono spunto l'anno successivo per “Hey Jude”, che nei fatti è una resa pop del pezzo dei Traffic, previa epurazione delle asperità chitarristiche. Fra coloro che coverizzano “Dear Mr. Fantasy” è ormai diventata tradizione farne sfociare il finale in “Hey Jude”, come fosse un unico, naturale flusso...

sabato 12 marzo 2016

Plumcake ai frutti di bosco


Altro plumcake ma questa volta con i frutti di bosco che mangerei in ogni momento della giornata!  Ho usato il vasetto dello yogurt come dosatore per gli altri ingredienti

Ingredienti:

  • 3 uova medie
  • 1 vasetto di yogurt bianco
  • 1 vasetto di zucchero di canna
  • 3 vasetti di farina di farro
  • una bustina di lievito
  • La scorza grattuggiata di un limone
  • 50 ml di olio di semi di mais
  • Una tazza grande di frutti di bosco misti
Sbattete le uova insieme allo zucchero. Aggiungete lo yogurt. Incorporate anche la farina setacciata con il lievito. Mescolate con la frusta e unite l'olio e il limone. Lavate e tamponate i frutti di bosco, aggiungeteli all'impasto e mescolate delicatamente.Distribuite l'impasto nello stampo da plumcake e riempirlo per 2/3.
Cuocete il plumcale a 180 gradi per 20/25 minuti. Sfornarli e lasciarli raffreddare..

Song: I Want You (She's so Heavy) The Beatles



Scritta da John Lennon nel 1969 fu ispirata alla sua divorante passione per Yoko.
Lennon " Un recensore ha scritto di me, a proposito di questa canzone ' pare aver perso il suo talento per i testi, da come questo è semplice e noioso'. She so heavy parla di Yoko. E, come ha detto lei, se stai annegando non mormori ' Sarei davvero molto lieto se qualcuno avesse l'occasione di prendere atto che sto andando a fondo e venisse nella mia direzione per salvarmi' : gridi ''Aiuto!' e basta. È quello che faccio io in I Want You (She so Heavy).


domenica 6 marzo 2016

Plumcake al cioccolato



Vecchia ricetta rimaneggiata per il mio amico Cristiano..trova della marmellata d'arance amare e diventa una colazione perfetta!

Ingredienti:
  • 2 uova
  • 180 gr di miele (1 cucchiaio=50gr)
  • 200 gr di farina
  • 1 tazzina da caffè di olio d'oliva
  • 1 bustina di lievito
  • 40 gr di cacao amaro
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1/2 bicchiere di succo d'arancia
Sbattere le uova  con il miele fino a formare una crema corposa. Aggiungere il mezzo bicchiere di latte e il mezzo bicchiere di succo d'arancia, mescolare e unire la cannella, la tazzina d'olio e piano piano il cacao e la farina con il lievito. Amalgamare bene il composto. Imburrare ed infarinare uno stampo da plum cake e versarvi il composto, battere delicatamente per eliminare eventuali vuoti. Cuocere in forno a 180 per circa 40'...servire con della confettura all'arancia..

Song: "On melancholy hill" Gorillaz



La canzone è stata originariamente scritta da Damon Albarn  durante la produzione dell'album The good the bad and the queen della band ancora senza nome.

 Damon Albarn e il fumettista Jamie Hewlett ( Thank Girl ) crearono i Gorillaz nel 1998 durante la loro convivenza in un appartamento sulla strada di Westbourne Grove a Notting Hill. L'idea nacque mentre i due stavano guardando MTV, «se guardate MTV troppo a lungo, è un po' un inferno, non c'è nessuna sostanza. Così abbiamo avuto quest'idea della cartoon band, qualcosa che sarebbe valsa la pena di commentare», disse Hewlett. 
La band è costituita da quattro personaggi tratti dai cartoni animati: 2D, Murdoc, Noodle e Russel. Dal 2010 al 2011 è stato aggiunto un quinto membro, Cyborg Noodle. 
"On Melancholy Hill - è quella sensazione, quel luogo, che si raggiunge solo poche volte nella vita, è come quando date la vostra anima a qualcuno. È bello rompere l'album con qualcosa di un po' più leggero. » Ha dichiarato Albarn.
La melodia e il verso "but you can get me" sono ispirati alla canzone dei The Beatles And Your Bird Can Sing.

domenica 22 dicembre 2013

Biscotti alla farina di castagne.

Biscotti "gluten free" perfetti per un pomeriggio casalingo , da abbinare con  un te aromatico o una cioccolata calda con la panna!



ingredienti:

  • 250 gr di farina di castagne
  • 140 gr di burro
  • 1 uovo intero + 1 tuorlo
  • 100 gr di zucchero di canna
  • 50 gr di amido di mais
  • 50 gr di zucchero a velo


Mettete la farina di castagne su una spianatoia, fate un buco al centro e metteteci il burro tagliato a tocchetti, l’uovo e il tuorlo, lo zucchero, l’amido di mais e lo zucchero a velo. Impastate energicamente, sino a quando otterrete un composto morbido e omogeneo, dopodiché copritelo con un panno da cucina e lasciatelo riposare per 1 ora.
Dopo la lievitazione, stendete l’impasto su un piano da lavoro infarinato e, con le apposite formine, ritagliate i biscotti. Metteteli su una teglia rivestita con la carta forno e infornateli a 180°C per circa 12-13 minuti, sino a quando diventeranno dorati e croccanti. Sfornateli e aspettate che si raffreddino prima di servirli


Song: "Louie Louie" The Kingsmen



Louie Louie è stata scritta nel 1955 da Richard Berry.
La canzone fu originariamente scritta e cantata sullo stile di una ballata giamaicana. Il brano narra in semplici versi la storia, in prima persona, di un marinaio giamaicano che ritorna a casa dalla sua amata.
Dopo la versione originale di Richard Berry, la canzone fu portata al successo per la prima volta dai The Kingsmen nel 1963.  Uno dei fattori del successo di questa versione di Louie Louie fu la leggenda che in realtà dietro l'incomprensibilità del testo si nascondesse un testo osceno e ricco di doppi sensi sessuali molto spinti che dipingevano in modo diverso il rapporto fra il marinaio e la Louie del testo originale. Girarono fra gli adolescenti dell'epoca fogli su cui era stampato il vero testo di Loue Loue.  Per questo motivi la canzone fu bandita dalla programmazione di molte emittenti radio degli Stati Uniti, compreso l'Indiana, dove fu personalmente il governatore dello Stato ad intervenire per la censura del brano. Tutto ciò avvenne nonostante nessuno riuscisse a comprendere il testo in diversi punti del brano e nonostante le continue smentite da parte di Ely. L'FBI istituì un'indagine che si protrasse per più di 31 mesi e che si concluse con la motivazione che non erano stati capaci di interpretare nessuna delle parole del testo.

venerdì 29 marzo 2013

Torta Sbrisolona.



Mi hanno regalato della ricotta freschissima con la quale ho provato uno dei dolci che amo di più, la torta sbrisolona..è un dolce povero, di origini contadine; un tempo, a differenza degli ingredienti attualmente utilizzati, era molto più presente la farina di mais, al posto del burro si utilizzava esclusivamente lo strutto e al posto delle mandorle venivano utilizzate le nocciole che erano più economiche...io l'ho fatta seguendo la ricetta "contemporanea"!


Per la base
  • 200 g di farina bianca tipo 00
  • 100 g di farina di mais fine 
  • 100 g di burro ben freddo
  • 1 uovo
  • 50 g di mandorle pelate
  • 130 g di zucchero
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 pizzico di sale
Per il ripieno
  • 250 g di ricotta
  • 1 cucchiaio di latte
  • 30 g di zucchero
  • 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia o 1/2 bustina di vanillina
  • 50 g di gocce di cioccolato
Song: "The snake" AL Wilson


Tritare grossolanamente le mandorle e metterle da parte. Frullare le farine, il sale, il burro velocemente, unire poi l'uovo e la vanillina assieme al lievito e alla mandorle. Si dovrà ottenere un composto di briciole da impastare velocemente a mano, con la punta delle dita. Non si deve compattare al contrario della pasta frolla ma rimanere sbriciolato. Lavorare con un cucchiaio la ricotta con il cucchiaio di latte, ammorbidendola. Unire lo zucchero, l'aroma e le gocce di cioccolato e mescolare bene per ottenere una crema omogenea. Preriscaldare il forno a 180°. Foderare una tortiera con un foglio di carta da forno e distribuirvi sopra 2/3 del composto di briciole. Versare il ripieno di ricotta e distribuirlo uniformemente. Infine distribuire sopra la restante parte del composto di briciole cercando di ottenerne uno strato uniforme Cuocere la torta in forno per 40 min, poi sfornarla e farla raffreddare prima di gustarla!!