Pagine

Visualizzazione post con etichetta secondi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta secondi. Mostra tutti i post

sabato 19 marzo 2016

hamburger di ceci con pane chapati.


Per questa ricetta ho usato il pane chapati, tipico della cucina indiana. Si trova al supermercato ed è veramente buono e si sposa benissimo con l'hamburger di ceci..

Ingredienti:
  • 300 gr di ceci bolliti
  • 2 cucchiaini da te di thaini
  • 1 cucchiaio da te di curcuma macinata
  • 1 cucchiaio da te di zenzero macinato
  • 1 scalogno
  • 1 peperone
  • insalata mista
  • 2 cucchiai da tavola di olio extravergine d'oliva
  • 1 avocado maturo
  • Pane di neem (o panini per hamburger)
Per prima cosa, abbrustolire il peperone sulla fiamma, riporlo in un sacchetto di plastica per alimenti, chiudere il sacchetto e lasciare intiepidire. Una volta tiepidi, pelare il peperone, pulirlo e tagliarlo, condirli con del sale ed un filo d'olio e lasciarlo da parte. Sbucciare e tagliare l'avocado a fette sottili, condurlo con olio, sale e succo di limone. Frullate, con un frullatore ad immersione, i ceci bolliti (scolati dall'acqua di cottura), lo scalogno, la salsa Tahini, il succo di mezzo lime, la curcuma, l’olio e lo zenzero fino ad ottenere un composto solido. Con l’impasto ottenuto formate 4 hamburger, che cuocerete in una bistecchiera ben calda. Scaldate il pane chapati per qualche secondo, piegato e ripitelocon una foglia d’insalata,  l’hamburger di ceci, i peperoni grigliati e le fette d'avocado tagliate sottili...

Classic rock, psichedelia 60's e la sana schiettezza dei 90: la band capitanata dal biondo Crispian Mills ha saputo assemblare il meglio del passato e del suo presente, avvolgendolo nelle fascinose atmosfere del misticismo indiano.
A onor del vero, i Kula Shaker non erano esattamente dei pivelli quando la macchina da soldi del britpop aveva iniziato a essere tale. Crispian Mills – chitarrista e cantante londinese, figlio della celebre attrice Hayley Mills e del regista Roy Boulting, nonché nipote di sir John Mills, peso massimo della scena teatrale inglese – incontra il bassista Alonza Bevan al College di Richmon upon Thames, nel sud-ovest della capitale. Siamo tra il 1988 e il 1989: i due imbastiscono una band di nome Objects of Desire, completata da Markus French alla batteria e Leigh Morris alla chitarra ritmica, oltre a Marcus Maclaine alla voce. L'esperienza dura l'arco di un lustro, nel quale il quintetto riesce a esibirsi diverse volte dal vivo nei locali dei sobborghi londinesi.
Nel 1993, alla chiusura del progetto musicale, Crispian Mills si imbarca in un lungo viaggio in India: resta profondamente colpito dalla cultura del paese e dalla spiritualità induista, influenze che resteranno decisive per l'intero arco della sua successiva carriera artistica. Carriera che riparte non appena tornato in Inghilterra, allorché dà vita ai The Kays, per i quali ingaggia il fido Bevan, il batterista Paul Winter-Hart (che nel 1991 era subentrato a French), il cugino Saul Dismont alla voce. Quest'ultimo resterà ben poco nella band: dopo circa un anno subentra l'organista Jay Darlington e Mills si prende per sé il microfono.
The Kays durano lo spazio di un paio d'anni, comunque utili a cristallizzare la formazione e conferirle una direzione univoca: un rock psichedelico (tra Byrds e i primi Pink Floyd) e dai richiami “classici” (vedi i vari Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Cream) che veicola il pop britannico verso quelle sonorità orientaleggianti che in passato avevano già rapito i Beatles e George Harrison in testa. Ed è proprio in ragione di tale percorso che, nel 1995, Mills decide di cambiare il nome del progetto in Kula Shaker, sigla che omaggia il santone indiano King Kulashekhara.
Ce n'è quanto basta per ingolosire quelli della Columbia Records, che assistono alla vittoria dei Kula Shaker a un importante concorso per band emergenti (partecipano pure i Placebo) e decidono di mettere subito sotto contratto Mills e soci.
La scelta viene ben presto ripagata. Nell'attesa di pubblicare l'album di debutto, vengono buttati fuori un paio di singoli dall'opera ventura. Il primo, nella primavera del 1996, è “Grateful When You're Dead/Jerry Was There”. L'omaggio – tutt'altro che nascosto – a Jerry Garcia, scomparso l'anno precedente, è un brano dalla doppia faccia: esuberante la prima, all'insegna di un funk-rock d'ispirazione classica, mentre dalla metà circa in poi ci si tuffa in una psichedelia sixties che porta il tutto verso territori onirici. Nel settembre del 1996 esce anche il secondo singolo, “Tattva” (il titolo è in sanscrito), che diventerà uno dei brani-simbolo della formazione londinese e contiene già tutti gli ingredienti essenziali del sound dei Kula Shaker: il groove chitarristico va di pari passo con la componente spirituale e un vivace retrogusto psichedelico (compare anche il mellotron), sfociando in un ritornello tanto melodico quanto trascinante. Dopo l'uscita del disco, il singolo toccherà il numero 2 della chart britannica.
I riferimenti all'India e alla sua cultura sono ancora più espliciti in “Govinda”, pubblicato come singolo dapprima in estate e poi nel novembre dello stesso anno e destinato a diventare l'unica canzone cantata interamente in sanscrito a entrare nella top 10 britannica di tutti i tempi (raggiunge la posizione numero sette). Si tratta di una rielaborazione musicale di una preghiera a Krishna, e tra gli strumenti impiegati figurano il tambura suonato da Mills e la tabla di Himangsu Goswami. “Govinda” è il momento trascendentale dell'album, un mantra scandito sopra un midtempo rock, l'India di George Harrison ammantata da un sincero entusiasmo mid-nineties.
Nel frattempo, il 16 settembre del 1996 esce l'album d'esordio K. La copertina firmata dal fumettista Dave Gibbons raffigura i volti di numerosi personaggi veri o inventati accomunati dalla lettera K: da John F. Kennedy a Martin Luther King, passando per Kareem Abdul-Jabbar e... King Kong.
K vende quasi un milione di dischi nella sola Inghilterra e balza immediatamente al primo posto della classifica nazionale. I Kula Shaker portano sul mercato discografico una ventata d'aria fresca attraverso un sound che mescola psichedelia sixties, rock seventies e spezie coloniali.
Atipici e a loro modo classicisti, i Kula Shaker aprono una nuova strada nel pop britannico semplicemente guardando indietro anziché al proprio fianco.

lunedì 14 marzo 2016

Polpette di quinoa al forno



La Quinoa è una pianta erbacea della stessa famiglia di spinaci e barbabietole, ma spesso scambiata per un cereale, per via dei suoi chicchi che la rendono molto simile a tale categoria alimentare e vegetale. È  ricca di vitamine e aminoacidi e priva di glutine quindi adatta ai celiaci. Ho voluto cuocere queste polpette al forno per renderle più leggere e digeribili. Al posto del semplice pangrattato ne ho usato una versione "aromatica" ma ovviamente potete usare anche quello normale che si trova al supermercato.

Ingredienti:

  • 200 gr di quinoa
  • 1 uovo
  • 4 cucchiai di farina di farro (o 00 come preferite!)
  • 1 carota
  • 1 carciofo
  • 1 scalogno 
  • 2 spicchi d'aglio 
  • 2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • 100 gr di funghi
  • Un cucchiaino di curcuma
  • Pan grattato aromatico
  • Sale
Preparare il pangrattato aromatico servono:
  • 200 g di pangrattato
  • 2/3 spicchi di aglio
  • timo
  • rosmarino
  • prezzemolo
  • altre erbe aromatiche di vostro gradimento
  • olio extravergine d'oliva 
  • sale, pepe

Procedimento:

Il pangrattato si può preparare in casa con il pane raffermo: far tostare in forno a 150°C le fette di pane raffermo, devono risultare asciutte e leggermente dorate. Spezzettarle, aggiungerle nel mixer e azionare ad  intermittenza sino ad ottenere il pangrattato. Lavare accuratamente le erbe aromatiche preferite e tamponarle con un canovaccio pulito, devono risultare ben asciutte e se necessita centrifugatele. Sbucciare gli spicchi di aglio. Nel mixer o frullatore aggiungere: il pangrattato, gli spicchi di aglio, le erbe aromatiche, un filo di olio evo e regolare di sale e pepe. Azionare per amalgamare il tutto.Il pangrattato aromatizzato per gratinature è pronto.
Accendere il forno a 180 gradi. Cuocere la quinoa per 20 minuti in acqua bollente e salata. Tagliare in piccoli pezzi lo scalogno, l'aglio, la carota, il carciofo e i funghi , scaldare i due cucchiai d'olio in padella e ripassare le verdure aggiungendo mezzo bicchiere d'acqua. Salare. Scolare la quinoa e raffreddarla nel colino sotto l'acqua corrente. Quando le verdure saranno morbide travasatele in una ciotola e aggiungete l'uovo, la quinoa, il cucchiaino di curcuma e i 4 cucchiai di farina poi amalgamate il tutto. Il composto risulterà molto morbido ma non preoccupatevi perché diventerà sodo in cottura. Formate delle polpette arrotolando una pallina di composto nel pangrattato aromatico e adagiatele sulla teglia ricoperta da un foglio di carta forno. Infornate per 20 minuti..potete servirvirle accompagnate da humus di ceci o da tzaziki.

Song: "A fool in love" Ike and Tina


domenica 13 marzo 2016

Frittata di albumi al forno




Ricetta proteica e assolutamente priva di grassi ma comunque molto saporita grazie alle spezie!

Ingredienti:

  • 4 albumi
  • 2 carciofi
  • 6 pomodorini 
  • Tre spicchi d'aglio
  • Mezzo cucchiaino di curcuma
  • Un pizzico di peperoncino
  • Mezzo bicchiere d'acqua
  • mezzo cucchiaino di aneto
  • Sale


Tagliate i pomodorini a fettine. Pulite i carciofi, tagliateli in piccoli pezzi e cuoceteli a fuoco basso in padella con 3 spicchi d'aglio tagliati sottili, mezzo cucchiaino di sale e mezzo bicchiere d'acqua. Quando i carciofi si saranno ammorbiditi spegnete il fuoco. Con le fruste montate gli albumi, unite i carciofi, i pomodori, mezzo cucchiaino di curcuma , il mezzo cucchiaino di aneto e  un pizzico di peperoncino. Amalgamate tutto. Versate in una teglia da 20 cm rivestita di carta forno e cuocete a 200° per circa 20 minuti, deve dorare la superficie..

Song:"The Immigrant song" Led Zeppelin



All'apice del loro successo, nel luglio del 1970, i Led Zeppelin vengono in Italia  per una serata che richiama al Vigorelli di Milano più di 20.000 persone. Ma uno degli organizzatori del concerto hanno commesso un errore che ha compromesso la riuscita del concerto: ha combinato l'arrivo del Cantagiro a Milano con l'unica esibizione italiana del gruppo immaginando che il pubblico fosse lo stesso, quello dei "giovani". Ma ai fan degli Zeppelin non importava di Claudio Villa, Gianni Morandi o Ornella Vanoni e nessuno di loro aveva intenzione di sorbirsi quel lungo avanspettacolo prima di Page e compagni. A furia di fischi e lattine i contestatori ebbero la meglio e con un'ora di anticipo sul previsto, entrano un scena gli Zeppelin. Il primo pezzo é "Immigrant song ",  il poderoso attacco del terzo album. Robert Plant inizia bene ma non fa in tempo a raggiungere il primo stop, quando la musica si ferma e resta solo la sua voce, che ai lati del velodromo si scatena il finimondo.
La polizia spara una salva di candelotti lacrimogeni, ufficialmente per disperdere quelli che volevono entrare senza biglietti, in realtà mirando verso l'interno. Gli Zeppelin sono interdetti. Il gruppo finisce a stento due canzoni ma, a metà della terza è costretto a interrompere mentre la polizia ordina una carica e spara nuovamente. Il pubblico, in preda al panico, spinge per uscire dal l'unica porta aperta: qualcuno cerca scampo invadendo l'area del palco. " Quella sera credemmo di morire" ricorderà Robert Plant " Fummo costretti ad abbattere una porta per trovare rifugio nel pronto soccorso dei camerini e, quando cercammo di recuperare i nostri strumenti, scoprimmo che era stato tutto distrutto.."

sabato 27 settembre 2014

Sformato di patate, zucca e funghi.



La zucca e i funghi sono tra i miei ingredienti preferiti per le ricette autunnali, oggi li ho utilizzati per preparare questo sformato....

Ingredienti:
  • 500 grammi di zucca(pesata con la buccia)
  • 200 gr di funghi champignon a fette congelati 
  • 650 grammi di patate
  • 125 grammi di mozzarella
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 30 grammi di parmigiano grattugiato
  • Pane grattugiato
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un ciuffetto di prezzemolo
  • Burro
  • Sale
  • Pepe

 Procedimento:
Tagliare la buccia alla zucca, togliere semi e filamenti e farla a fette, chiuderla nella carta alluminio e farla cuocere in forno a 200°per 30 minuti.Togliere la zucca dal forno e frullarla nel mix
Mentre cuoce la zucca lessare anche le patate in acqua fredda, controllare la cottura dopo 20 minuti dal bollore infilzando i rebbi della forchetta. Nel frattempo cuocere i funghi ancora congelati in una padella con olio, uno spicchio d’aglio tritato e del prezzemolo fino a che non diventano morbidi.
A cottura ultimata scolare le patate, sbucciarle  ancora calde e passatele nello schiacciapatate
Mettere la purea di patate in una ciotola, aggiungere  la purea di zucca,  il formaggio grattugiato, la mozzarella tagliata, il tuorlo d’uovo, i funghi, sale e pepe
Mescolare delicatamente il composto
Imburrare una pirofila, aggiungere il pane grattugiato e farlo aderire bene sul fondo, versare il composto di patate , zucca e funghi e livellarlo con un cucchiaio poi mettere del pane grattugiato sulla superficie e qualche fiocchetto di burro
Infornare lo sformato e lasciarlo cuocere a 180° per 40 minuti. A cottura ultimata lasciare intiepidire lo sformato qualche minuto  prima di servirlo.


Song: “Wild thing” The Troggs.




Wild thing è stata scritta da Chip Taylor, nome d’arte di James Wesley Voight, fratello del più famoso  Uomo da marciapiede John Voight. Chip Taylor la scrisse per i Wild Ones, che la incisero nel 1965, ma le versioni che gli diedero fama e soldi furono quelle dei Troggs nel 1966 e quella leggendaria di Jimi Hendrix nel 1967 al Monterey pop festival, in cui sul finale brucia la sua Stratocaster. Quando Taylor scrisse Wild Thing nel 1965 non pensava certo che una canzone basata solo su tre accordi sarebbe diventata un successo. “Ero sul pavimento della mia stanza a scrivere, buttavo giù due cose, ridevo, poi mi fermavo e ripartivo”. Quindi lo stile caratteristico del brano, fatto di pause, esitazioni, deriva dal fatto che Taylor non sapeva come andare avanti, anche se poi, nelle prime interviste, preferì dire di essersi ispirato a Heartbreak Hotel di Elvis. Quando Reg Presley legge il testo pensa ad una cosa assolutamente kitsch poi però sente la demo e cambia idea: modificarono la parte fischiettata della versione dei Wild Ones introducendo l'ocarina e il disco fu lanciato nel mercato inglese e americano guadagnando le vette di entrambe le charts.

domenica 13 luglio 2014

Bistecca crudista di melanzane.



                                     

In cucina mi piace sperimentare e in questi mesi di “silenzio” mi sono avvicinata ad un tipo di alimentazione per me sconosciuta, quella vegana. Grazie ad un’amica che mi ha dato qualche dritta mi sono messa al lavoro, rielaborando secondo il mio gusto personale alcune ricette da lei consigliatemi. Questa è una !  E’ un piatto totalmente crudista e devo dire che all’inizio ero un po’ scettica sul risultato della ricetta ma all’assaggio mi sono dovuta ricredere…buonissima!!!
 Ha una preparazione un po’ lunga , io la faccio con questi tempi: alla sera la prima marinatura, il pomeriggio del giorno dopo la seconda e le mangio per pranzo del giorno successivo.
Siccome la melanzana contiene solanina, che è dannosa per il nostro organismo, occorre eliminarla attraverso la salatura.
Ps: mi devo scusare per la pessima foto ma la macchina fotografica mi ha abbandonato e ho usato lo smartphone... 

Ingredienti:

·         2 melanzane viola
·         succo di limone
·         sale
·         1 zucchina
·         mandorle
·         noci
·         1 mela
·         olio d’oliva
·         salsa di soia
·         insalata mista (rucola, lattughino, valeriana..)
Preparazione
Lavare e tagliare le melanzane a fette di almeno 1 cm, disporle su un piatto e cospargerle di sale grosso poi schiacciarle mettendo sopra un altro piatto. Lasciare spurgare per almeno tre ore dopo di che lavare bene le melanzane e irrorare con il succo di limone da entrambi i lati, coprire e lasciare marinare per 8 ore, rigirandole ogni tanto.
Al termine della marinatura prendere le fette e premerle (una ad una) con della carta da forno,  metterle a sgocciolare per una decina di minuti. Praticare  su entrambi i lati dei tagli superficiali ogni 2 cm, mettere nel mixer la mela sbucciata e tagliata, le mandorle, le noci e tritare tutto grossolanamente (io preferisco tagliare tutto a mano nel tagliere!)  poi ricoprire le melanzane con il trito aggiungendo la zucchina tagliata a dadini, dell’olio d’oliva e un po’ di salsa di soia.
Far  marinare fino al giorno dopo, mettere le melanzane nel piatto da portata e aggiungere l’ insalata spezzettata.

Song: "Work with me Annie" Hank Ballard



Ballard è stato bandleader del gruppo musicale Hank Ballard and The Midnighters ed uno dei proto-rocker dei primi anni cinquanta, ricoprendo un ruolo importante nello sviluppo della musica rock and roll. Con il suo gruppo incise diversi singoli di successo quali Work With Me, Annie, Annie Had a Baby e Annie's Aunt Fannie. Compose ed incise inoltre il brano The Twist, con cui nacque il ballo del twist, portato al successo nella versione di Chubby Checker. Nativo di Bessemer, ma cresciuto a Detroit, Ballard iniziò a cantare nel coro di una chiesa, anche se il genere che preferiva era quello del cantante-cow boy Gene Autry, di cui amava in particolare la canzone Back In The Saddle Again. Va ricordato che negli anni quaranta la musica che veniva trasmessa principalmente per radio era quella country and western, mentre il rhythm and blues era considerato ancora un genere di nicchia riservato a un'utenza di colore. Questo è il motivo essenziale per cui Ballard fu influenzato inizialmente dalla musica country.
"Dance with me Annie" del 1954, era un pezzo molto crudo, una scandalosa storia di sesso tra adolescenti che, proprio per l'argomento proibito, era stato gettonatissimo tra i ragazzi ma censurato dalle radio. La canzone però era una hit e così un produttore l'aveva ritoccata per il pubblico bianco, ammorbidendone i toni. Risultato: "Work with me, Annie" era diventata "Dance with me, Annie"  e, nell'interpretazione di Georgia Gibss era arrivata al top delle classifiche e suscitando le ire di Ballard !!


giovedì 28 marzo 2013

Fagottini di verdura.


 Questi fagottini sono perfetti per il menù di pasqua, le verdure che ho usato sono quelle che piacciono di più ad un gruppo di care amiche e spero che li possano assaggiare presto!!..Sono buoni sia caldi che tiepidi, accompagnati da un'insalata o come antipasto


Ingredienti:

  • 2 rotoli di pasta sfoglia
  • 2 cipolle
  • 2 peperoni (rosso e giallo)
  • 2 patate grandi
  • 4 carciofi
  • 150 gr di robiola
  • latte di soia
  • 100 gr di mandorle tritate 
  • un bicchiere d'acqua
  • sale
  • ti

Pelare le patate, tagliarle a cubetti e lessarle per 10 minuti dal bollore dell'acqua, nel frattempo pulire i carciofi eliminando le foglie più dure e la barba interna, poi tagliarli a cubetti e metterli per qualche min in acqua acidulata.  Lavare i peperoni e privarli dei semi poi tagliarli a dadini. Sminuzzare  le cipolle, farle appassire con un pò d'olio e aggiungervi i carciofi e i peperoni con un  bicchiere d'acqua.Cuocere con il coperchio per circa 15 minuti, quando i carciofi e i peperoni  sono morbidi togliere il coperchio, far asciugare l'acqua e aggiungere le patate.
Aggiustare di sale e pepe, unire la robiola, le mandorle tritate, il timo e un pizzico di sale.
Far raffreddare il composto, dividere la pasta sfoglia in 12 quadrati, in ciascuno dei quali si metteranno 2 cucchiai abbondanti del composto. Per ogni quadrato unire al centro le 4 estremità e chiudere le fessure tra un lembo e l'altro schiacciando la pasta sfoglia. Spennellare le superfici dei fagottini con il latte di soya e cuocere in forno a 200° per 20 min...

Song: "I'll take care of you" Mark Lenegan



Il momento di pagare il conto prima o poi arriva per tutti, specie se si ha la necessità di scrollarsi dalle spalle il peso di un certo passato. Può succedere che i fantasmi altrui stringano sinistre alleanze con i propri, o che le armi per scacciarli, o per renderli addirittura amici, vengano prese in prestito da qualcun altro. Così è stato per Mark Lanegan e per il suo blues purificatore: traendo linfa vitale dalla lezione dei grandi, egli è riuscito a plasmare un proprio universo musicale e poetico in cui immergersi totalmente, non soltanto per ragioni puramente artistiche, ma per la sopravvivenza. La musica laneganiana vive infatti di questa dialettica tra passato e presente, ovvero fra tradizione e vissuto autentico, che finiscono per fondersi indissolubilmente in una dimensione personalissima.
E’ allora naturale che, una volta risolti i propri contrasti, Mark senta di dover sciogliere il debito verso la musica che gli ha salvato la vita e, ancor più, verso le personalità da cui è scaturita. Fred Neil, Eddie Floyd, Tim Hardin, Buck Owens, Tim Rose, l’amico Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club sono alcuni tra i nomi omaggiati in I’ll Take Care Of You, disco che già dal titolo (Mi prenderò cura di voi) si configura come un vero e proprio atto d’amore nei confronti di figure imprescindibili non solo per la formazione del songwriter, ma per tutta la tradizione folk blues americana.
Al Nostro basta poco più di mezz’ora per rendere pubblica la sua devozione, e il compito viene portato a termine con la classe che ci si aspetta da un personaggio della sua caratura. Le riletture sono appassionate, le atmosfere calde e avvolgenti, la voce di Mark sempre vibrante e seducente, come se quelle melodie, quelle parole gli fossero sempre appartenute. Apre le danze Carry home (Gun Club), sacrale alla maniera di Cohen, con solo i pizzichi dell’acustica e un Lanegan che, nel vibrante ricordo di un amico che non c’è più, ci regala subito uno dei momenti più toccanti del programma; vaghe reminescenze del Neil Young più country animano Shiloh town (l’originale è di Tim Hardin), retta da essenziali tocchi di piano e dall’ex Screaming Trees sorprendentemente vicino alle capacità interpretative di Buckley (figlio), mentre la suggestiva title track, vecchio pezzo di Bobbie Bland diventato ormai un classico del repertorio laneganiano, dà forma alla soffice eleganza che regnerà in Field Songs.
Il folk americano viene ampiamente tributato in Badi-Da, strepitoso, magico ed essenziale omaggio a uno dei più grandi autori del genere (Fred Neil), nel traditional Little Sadie, nel country rauco à la Waits di Shanty Man’s Life (Dave Van Ronk) e nel classico blues spiritual in minore On Jesus’ Program (O.V Wright). Il disco vive anche di contrasti: da un lato il tono inaspettatamente soft e confidenziale di Creeping Coastline of Lights dei misconosciuti Leaving Trains, replicato nell’ irresistibile soul di Consider me (Eddie Floyd) e nel calore soffuso di Together Again (Buck Owens), dall’altro il finale sporco e fangoso di Boogie Boogie, blues di Tim Rose che anticipa il suono “urbano” dell’ultimissimo Lanegan di Here Comes That Weird Chill.
I’ll Take Care Of You è il canto di un reduce dall’inferno che omaggia affettuosamente coloro che, tenendolo per mano durante il cammino, gli hanno mostrato oscurità e aberrazioni, non mancando di indicargli la via del ritorno. Dopotutto, un disco necessario