Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto. Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825
Paccheri al timo con filetti di triglia e zucchine.
In estate non sempre si ha voglia di mettersi a cucinare un primo e un secondo, fa caldo e si ha voglia di qualcosa di leggero senza rinunciare al "sapore": ecco che questa ricetta mette insieme la pasta, la verdura e il pesce, così potrete preparavi un piatto unico molto gustoso!
Ingredienti:
400 gr di paccheri.
350 gr di triglie
3 zucchine.
2 spicchi d'aglio
due cucchiai d'olio d'oliva extravergine
un bicchiere di vino bianco
sale
Mettere a bollire l'acqua. Nel frattempo pulire le triglie, svuotare le interiora e diliscarle (in alternativa comprare i filetti di triglia già puliti, molto più rapido!!). Tagliare l'aglio a fette sottili e farlo soffriggere delicatamente in padella con l'olio, a fuoco basso. Tagliare le zucchine a strisce sottili e farle saltare in padella con l'aglio per 5 minuti, aumentando la potenza della fiamma. Nel frattempo l'acqua per la pasta dovrebbe essere pronta, salate e cuocete i paccheri per 16 minuti. Trascorsi i 5 minuti aggiungere le triglie e il bicchiere di vino bianco a sfumare. Mescolare con delicatezza e lasciare cuocere altri 10 min, aggiungendo mezzo mestolo di acqua di cottura della pasta se il condimento dovesse restringersi troppo .Trascorsi i 10 minuti spegnete, aggiungete i due cucchiai di timo e salate. Quando la pasta è cotta scolatela e fatela saltare in padella con il condimento...servire con un filo d'olio a crudo...
SONG: "Magic Bus" The Who
Scritta da Pete Townshend all'epoca di " My Generation", dunque nel 1965, ma tenuta nel cassetto fino al 1968. Leggendaria la copertina, psichedelica, con gli Who che saltano attorno al loro magic bus floreale. E' una canzone d'amore: il protagonista è stufo di dover fare ogni giorno la fila per prendere l'autobus che lo porta dalla sua innamorata e allora chiede all'autista di vendergli l'autobus così da poter raggiungere la sua ragazza con maggior tranquillità. All'inizio l'autista rifiuta ma poi, alla fine della canzone cambia idea perchè nelle ultime strofeil protagonista dice che è lui a portare a casa la sua bella ogni giorno, ogni giorno per una strada diversa..
Mi hanno regalato della ricotta freschissima con la quale ho provato uno dei dolci che amo di più, la torta sbrisolona..è un dolce povero, di origini contadine; un tempo, a differenza degli ingredienti attualmente utilizzati, era molto più presente la farina di mais, al posto del burro si utilizzava esclusivamente lo strutto e al posto delle mandorle venivano utilizzate le nocciole che erano più economiche...io l'ho fatta seguendo la ricetta "contemporanea"!
Per la base
200 g di farina bianca tipo 00
100 g di farina di mais fine
100 g di burro ben freddo
1 uovo
50 g di mandorle pelate
130 g di zucchero
1 bustina di vanillina
1 cucchiaino di lievito
1 pizzico di sale
Per il ripieno
250 g di ricotta
1 cucchiaio di latte
30 g di zucchero
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia o 1/2 bustina di vanillina
50 g di gocce di cioccolato
Song: "The snake" AL Wilson
Tritare grossolanamente le mandorle e metterle da parte. Frullare le farine, il sale, il burro velocemente, unire poi l'uovo e la vanillina assieme al lievito e alla mandorle. Si dovrà ottenere un composto di briciole da impastare velocemente a mano, con la punta delle dita. Non si deve compattare al contrario della pasta frolla ma rimanere sbriciolato. Lavorare con un cucchiaio la ricotta con il cucchiaio di latte, ammorbidendola. Unire lo zucchero, l'aroma e le gocce di cioccolato e mescolare bene per ottenere una crema omogenea. Preriscaldare il forno a 180°. Foderare una tortiera con un foglio di carta da forno e distribuirvi sopra 2/3 del composto di briciole. Versare il ripieno di ricotta e distribuirlo uniformemente. Infine distribuire sopra la restante parte del composto di briciole cercando di ottenerne uno strato uniforme Cuocere la torta in forno per 40 min, poi sfornarla e farla raffreddare prima di gustarla!!
Questi fagottini sono perfetti per il menù di pasqua, le verdure che ho usato sono quelle che piacciono di più ad un gruppo di care amiche e spero che li possano assaggiare presto!!..Sono buoni sia caldi che tiepidi, accompagnati da un'insalata o come antipasto
Ingredienti:
2 rotoli di pasta sfoglia
2 cipolle
2 peperoni (rosso e giallo)
2 patate grandi
4 carciofi
150 gr di robiola
latte di soia
100 gr di mandorle tritate
un bicchiere d'acqua
sale
ti
Pelare le patate, tagliarle a cubetti e lessarle per 10 minuti dal bollore dell'acqua, nel frattempo pulire i carciofi eliminando le foglie più dure e la barba interna, poi tagliarli a cubetti e metterli per qualche min in acqua acidulata. Lavare i peperoni e privarli dei semi poi tagliarli a dadini. Sminuzzare le cipolle, farle appassire con un pò d'olio e aggiungervi i carciofi e i peperoni con un bicchiere d'acqua.Cuocere con il coperchio per circa 15 minuti, quando i carciofi e i peperoni sono morbidi togliere il coperchio, far asciugare l'acqua e aggiungere le patate.
Aggiustare di sale e pepe, unire la robiola, le mandorle tritate, il timo e un pizzico di sale.
Far raffreddare il composto, dividere la pasta sfoglia in 12 quadrati, in ciascuno dei quali si metteranno 2 cucchiai abbondanti del composto. Per ogni quadrato unire al centro le 4 estremità e chiudere le fessure tra un lembo e l'altro schiacciando la pasta sfoglia. Spennellare le superfici dei fagottini con il latte di soya e cuocere in forno a 200° per 20 min...
Song: "I'll take care of you" Mark Lenegan
Il momento di pagare il conto prima o poi arriva per tutti, specie se si ha la necessità di scrollarsi dalle spalle il peso di un certo passato. Può succedere che i fantasmi altrui stringano sinistre alleanze con i propri, o che le armi per scacciarli, o per renderli addirittura amici, vengano prese in prestito da qualcun altro. Così è stato per Mark Lanegan e per il suo blues purificatore: traendo linfa vitale dalla lezione dei grandi, egli è riuscito a plasmare un proprio universo musicale e poetico in cui immergersi totalmente, non soltanto per ragioni puramente artistiche, ma per la sopravvivenza. La musica laneganiana vive infatti di questa dialettica tra passato e presente, ovvero fra tradizione e vissuto autentico, che finiscono per fondersi indissolubilmente in una dimensione personalissima.
E’ allora naturale che, una volta risolti i propri contrasti, Mark senta di dover sciogliere il debito verso la musica che gli ha salvato la vita e, ancor più, verso le personalità da cui è scaturita. Fred Neil, Eddie Floyd, Tim Hardin, Buck Owens, Tim Rose, l’amico Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club sono alcuni tra i nomi omaggiati in I’ll Take Care Of You, disco che già dal titolo (Mi prenderò cura di voi) si configura come un vero e proprio atto d’amore nei confronti di figure imprescindibili non solo per la formazione del songwriter, ma per tutta la tradizione folk blues americana.
Al Nostro basta poco più di mezz’ora per rendere pubblica la sua devozione, e il compito viene portato a termine con la classe che ci si aspetta da un personaggio della sua caratura. Le riletture sono appassionate, le atmosfere calde e avvolgenti, la voce di Mark sempre vibrante e seducente, come se quelle melodie, quelle parole gli fossero sempre appartenute. Apre le danze Carry home (Gun Club), sacrale alla maniera di Cohen, con solo i pizzichi dell’acustica e un Lanegan che, nel vibrante ricordo di un amico che non c’è più, ci regala subito uno dei momenti più toccanti del programma; vaghe reminescenze del Neil Young più country animano Shiloh town (l’originale è di Tim Hardin), retta da essenziali tocchi di piano e dall’ex Screaming Trees sorprendentemente vicino alle capacità interpretative di Buckley (figlio), mentre la suggestiva title track, vecchio pezzo di Bobbie Bland diventato ormai un classico del repertorio laneganiano, dà forma alla soffice eleganza che regnerà in Field Songs.
Il folk americano viene ampiamente tributato in Badi-Da, strepitoso, magico ed essenziale omaggio a uno dei più grandi autori del genere (Fred Neil), nel traditional Little Sadie, nel country rauco à la Waits di Shanty Man’s Life (Dave Van Ronk) e nel classico blues spiritual in minore On Jesus’ Program (O.V Wright). Il disco vive anche di contrasti: da un lato il tono inaspettatamente soft e confidenziale di Creeping Coastline of Lights dei misconosciuti Leaving Trains, replicato nell’ irresistibile soul di Consider me (Eddie Floyd) e nel calore soffuso di Together Again (Buck Owens), dall’altro il finale sporco e fangoso di Boogie Boogie, blues di Tim Rose che anticipa il suono “urbano” dell’ultimissimo Lanegan di Here Comes That Weird Chill.
I’ll Take Care Of You è il canto di un reduce dall’inferno che omaggia affettuosamente coloro che, tenendolo per mano durante il cammino, gli hanno mostrato oscurità e aberrazioni, non mancando di indicargli la via del ritorno. Dopotutto, un disco necessario
Ciao a tutti!! Dopo vari mesi di latitanza sono tornata e vorrei proporvi una novità: voglio dare più spazio alla musica quindi le canzoni che sceglierò per accompagnare le ricette saranno seguite da aneddoti legati o alla canzone stessa o al gruppo che l'ha scritta..questo era il vero senso del blog quando l'ho pensato, c'è voluto un pò ma finalmente sono riuscita a dargli forma..quindi, buon appetito buon ascolto!
Francesca
Il cous cous è un uno di quei piatti che ti salvano se devi cucinare per molte persone e vuoi fare bella figura non spendendo un capitale! Lo preferisco integrale perchè regge meglio la cottura..le verdure indicate sono estive ma io consiglio di farlo con le verdure di stagione, viene senza dubbio più sano e saporito!
250 g di cous cous integrale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
250 ml di brodo vegetale bollente
2 noci di burro
2 o 3 chiodi di garofano
1 pizzico di cannella
1 pizzico di noce moscata
1 spicchio d'aglio
1 carota
1 melanzana
8 pomodorini
1 cipolla
1 peperone
1 zucchino
un pezzo di zenzero grande metà pollice
scorza di limone grattugiata
Cominciate con il preparare il cous cous, ponendolo in un tegame largo e basso, aggiungete l’olio, sgranatelo con un cucchiaio.Prendete il brodo vegetale bollente e aggiungete le spezie (chiodi di garofano, noce moscata e cannella).Versate il brodo aromatizzato alle spezie sul cous cous, mescolate, coprite il tutto e attendete che tutto il liquido venga assorbito, dopodiché aggiungere le 2 noci di burro e mescolare il tutto. Lasciare riposare. Preparate le verdure da aggiungere, tagliando a piccoli pezzi i pomodori, i peperoni, le zucchine, il cavolo, il porro, la cipolla ..(aggiungere tutte le verdure che più ci piacciono, preferibilmente di stagione!). Scaldare nel wok l'olio e quando è abbastanza caldo unire l'aglio e le altre verdure, mescolando spesso.Cuocere per 5 minuti se volete che le verdure restino "croccanti" 10 se le preferite più morbide. unite le verdure al cous cous, spolverate con la scorza di limone grattugiata e il gioco è fatto!!! Song: "I'll take care of you" Mark Lanegan
Il momento di pagare il conto prima o poi arriva per tutti, specie se si ha la necessità di scrollarsi dalle spalle il peso di un certo passato. Può succedere che i fantasmi altrui stringano sinistre alleanze con i propri, o che le armi per scacciarli, o per renderli addirittura amici, vengano prese in prestito da qualcun altro. Così è stato per Mark Lanegan e per il suo blues purificatore: traendo linfa vitale dalla lezione dei grandi, egli è riuscito a plasmare un proprio universo musicale e poetico in cui immergersi totalmente, non soltanto per ragioni puramente artistiche, ma per la sopravvivenza. La musica laneganiana vive infatti di questa dialettica tra passato e presente, ovvero fra tradizione e vissuto autentico, che finiscono per fondersi indissolubilmente in una dimensione personalissima.
E’ allora naturale che, una volta risolti i propri contrasti, Mark senta di dover sciogliere il debito verso la musica che gli ha salvato la vita e, ancor più, verso le personalità da cui è scaturita. Fred Neil, Eddie Floyd, Tim Hardin, Buck Owens, Tim Rose, l’amico Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club sono alcuni tra i nomi omaggiati in I’ll Take Care Of You, disco che già dal titolo (Mi prenderò cura di voi) si configura come un vero e proprio atto d’amore nei confronti di figure imprescindibili non solo per la formazione del songwriter, ma per tutta la tradizione folk blues americana.
Al Nostro basta poco più di mezz’ora per rendere pubblica la sua devozione, e il compito viene portato a termine con la classe che ci si aspetta da un personaggio della sua caratura. Le riletture sono appassionate, le atmosfere calde e avvolgenti, la voce di Mark sempre vibrante e seducente, come se quelle melodie, quelle parole gli fossero sempre appartenute. Apre le danze Carry home (Gun Club), sacrale alla maniera di Cohen, con solo i pizzichi dell’acustica e un Lanegan che, nel vibrante ricordo di un amico che non c’è più, ci regala subito uno dei momenti più toccanti del programma; vaghe reminescenze del Neil Young più country animano Shiloh town (l’originale è di Tim Hardin), retta da essenziali tocchi di piano e dall’ex Screaming Trees sorprendentemente vicino alle capacità interpretative di Buckley (figlio), mentre la suggestiva title track, vecchio pezzo di Bobbie Bland diventato ormai un classico del repertorio laneganiano, dà forma alla soffice eleganza che regnerà in Field Songs.
Il folk americano viene ampiamente tributato in Badi-Da, strepitoso, magico ed essenziale omaggio a uno dei più grandi autori del genere (Fred Neil), nel traditional Little Sadie, nel country rauco à la Waits di Shanty Man’s Life (Dave Van Ronk) e nel classico blues spiritual in minore On Jesus’ Program (O.V Wright). Il disco vive anche di contrasti: da un lato il tono inaspettatamente soft e confidenziale di Creeping Coastline of Lights dei misconosciuti Leaving Trains, replicato nell’ irresistibile soul di Consider me (Eddie Floyd) e nel calore soffuso di Together Again (Buck Owens), dall’altro il finale sporco e fangoso di Boogie Boogie, blues di Tim Rose che anticipa il suono “urbano” dell’ultimissimo Lanegan di Here Comes That Weird Chill.
I’ll Take Care Of You è il canto di un reduce dall’inferno che omaggia affettuosamente coloro che, tenendolo per mano durante il cammino, gli hanno mostrato oscurità e aberrazioni, non mancando di indicargli la via del ritorno. Dopotutto, un disco necessario
...per la cena di stasera risotto autunnale con i due ingredienti principali che si combinano meravigliosamente insieme!
Ingredienti per 4 persone:
400 g di zucca
150 g di castagne lessate, spellate e triturate
1 scalogno
320 g di riso vialone nano
4 foglie di salvia
150 g di fontina
1 l di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di margarina vegetale
sale
pepe
Song: "Gone daddy gone" Violent Femmes
Decorticare la zucca e ridurla in tocchettini. Far appassire lo scalogno tritato in una casseruola con 2 cucchiai di olio per un paio di minuti. Unire la zucca e le castagne e lasciar cuocere per 5/10 minuti. Aggiungere il riso, regolare di sale e pepe e lasciarlo tostare; portare a cottura aggiungendo un mestolo di brodo caldo alla volta, mescolando in continuazione. A fine cottura mantecare con un cucchiaio di margarina, aggiungere la fontina tagliata a cubetti, la salvia sminuzzata, mescolare e lasciar riposare il risotto qualche minuto prima di servire.
..giornata piovosa..il piccolo dorme e a me è venuta voglia di cucinare qualcosa di "invernale"..
Ingredienti
4 patate grosse
1 uovo
80 gr. di pancetta a cubetti
80 gr. di fontina tagliata a cubetti
1 piccola cipolla
olio extra vergine d'oliva q.b.
parmigiano grattuggiato q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
burro q.b.
Song: "Rain" The Beatles
Lavare e far bollire le patate in acqua salata e scolarle quando saranno al dente lasciandole poi raffreddare. A parte scaldare 2 cucchiai d'olio in un tegame anti anderente e soffriggervi la cipolla tagliata fine. Aggiungere la pancetta e lasciar insaporire qualche minuto, o comunque fino a quando la pancetta non risulti ben rosolata. Tagliare le patate a metà nel senso della lunghezza e svuotarle con l'aiuto di un cucchiaino o di un piccolo scavino, raccogliendo la polpa in una terrina. Aggiungere la pancetta alle patate raccolte, la fontina, 1 uovo, sale e pepe ed amalgamare bene in tutto. Riempire le patate con il composto e adagiarle in una pirofila da forno unta di burro e cospargene la superficie con del parmigiano grattuggiato. Cuocere in forno caldo, circa 200° C, fino a quando non risulteranno ben dorate in superficie e la fontina bella filante