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sabato 19 novembre 2016

Mele alla cannella con budino di cachi.


Questa ricetta è nata in un pomeriggio piovoso in cui avevo voglia di qualcosa di dolce da mangiare ma in casa avevo solo frutta..ci ho pensato un pò e  in mezz'ora è venuta fuori una merenda veramente goduriosa!

Budino di cachi

  • 1 cachi maturo
  • 2 cucchiai di cacao amaro in polvere.

Spellare un cachi  maturo,mettere la polpa in un contenitore, aggiungere due cucchiai di cacao amaro in polvere e ridurre in crema con il frullatore ad immersione. Trasferire il tutto in uno stampo per budino e mettere in frigo per 30 minuti trascorsi i quali non vi resta che assaggiare questa meraviglia!

Mele alla cannella

  • Una mela
  • 4 cucchiai di zucchero di canna
  • Il succo di un arancia
  • Un bicchiere d'acqua
  • Due cucchiai di cannella in polvere.

Dopo aver lavato e asciugato le mele con un panno da cucina , sbucciatele e tagliatele a rondelle.
Mettete lo zucchero in una casseruola aggiungete l'acqua, il succo d'arancia e la cannella e portate a bollore lasciandolo per 2 o 3 minuti.
A questo punto versate gli spicchi di mela, mescolate delicatamente e lasciate cuocere a fuoco basso.
Dopo aver cotto per 10 minuti le mele, toglietele dal fuoco e servitele con della frutta secca sbriciolata..

Song "Bang a gong" T-Rex


Il 1965 è l'approdo di un percorso esistenziale fantasmagorico per il diciottenne Mark Feld, ex-principe dei Mods londinesi e dandy barocco per vocazione. Il background a base di Elvis, insieme con altre piccole, vecchie e nuove divinità - Cliff Richards, Eddie Cochran, Bob Dylan, Syd Barret - come in un Olimpo costruito a propria immagine e somiglianza, è sobillato dall'emergere planetario di un nuovo, determinante e portentoso fenomeno: l'ascesa dei Beatles. Mark, acrobata sulla sottile linea di demarcazione tra realtà e fantasia, non teme certo di sfidare la possibilità, e, imbracciata la propria chitarra, inizia a bazzicare diversi studi di registrazione, con una manciata di cover - biglietto da visita. L'operazione non frutta alcun contratto, ma procura un manager all'ambizioso sognatore, Mike Puskin, autore del passaggio dalle speranze di Mark Feld alla determinazione di Marc Bolan, con una k in meno e un cognome nato probabilmente dalla contrazione tra lo stilista Bohan (un altro tra i molteplici eroi di Mark) e il songwriter Dylan. Il contratto tra i due dura un anno, durante il quale Marc incide per la Decca "The Wizard", primo singolo solista e delizioso psych-garage donovaniano, incrocia tra le quinte di un qualche programma pop un ancora sconosciuto Jimi Hendrix e si diletta a scrivere racconti fantasy. Il 1966 non è ancora finito, ma evidentemente Marc non ha bisogno di troppo tempo per ammaliare la gente: Simon Napier Bell è il suo nuovo manager, ed è che con lui che incide per la Parlophone "Hippy Gumbo", piccolo e ingiusto flop.
È il 1967, e Marc diventa chitarrista e corista dei John's Children, a cui ruberà immediatamente la scena, per poi andarsene dopo soli tre mesi e un infelice tour di supporto agli Who. Il nuovo vagabondaggio è segnato da un incontro illuminante, quello con il sitar di Ravi Shankar, da cui il ritorno di fiamma al rock acustico e un folle annuncio sul Melody Maker per cercare chitarra, basso e batteria. Il primo a rispondere è il percussionista e corista Steve Peregrine Took...Ecco a voi i Tyrannosaurus Rex! Tra il 1968 e il 1969, vengono realizzati "My People Were Fair and Had Sky in Their Hair... But Now They're Content to Wear Stars on Their Brows", "Prophets, Seers & Sages - The Angels of the Ages" e "Unicorn", sorta di saga in tre atti  dalla mirabile limpidezza acustica a narrare i più reconditi afflati di aria, terra, fuoco e aria col supporto di un impianto percussivo come gentilmente sostenuto dalle tantissime creature dei boschi che abitano la penna di Marc.
Lasciatosi alle spalle un 1969 segnato non solo da un cambio d'organico, ma anche da una crisi coniugale, risolta nella riconciliazione con una June Child al limite della devozione e un incrociare il proprio talento a quello del Bowie  dalla freccia magnifica di "Space Oddity" (per cui leggenda vuole che Marc suoni la chitarra in "The Prettiest Star), è tempo di alleggerire la nomenclatura, così da facilitare il lavoro ai dj in radio : i Tyrannosaurus Rex divengono, molto più agilmente, T. Rex. Gli abiti di scena si fanno scintillanti e la quantità di glitter con cui enfatizzare un aspetto già di per sé insolito diventa un segno di riconoscimento - tra i tanti - per meglio identificare Marc e la sua musica.
"T. Rex", nel 1970, non è che l'anticamera piacevole di ciò che sta per accadere l'anno successivo. Il training volto a dinamizzare il suono, sino all'epoca dei Tyronnosaurus Rex orgogliosamente abbarbicato alla frugalità dell'approccio acustico, riesce alla perfezione ed "Electric Warrior", nel 1971, ne diventa l'irripetibile saggio finale. Il progetto, irrobustito dalla progressiva ascesa e dal carisma irresistibile di Bolan, nasce già ambizioso: l'organico si amplia, con Steve Currie al basso elettrico, Bill Legend alla batteria ed un'incursione del produttore Tony Visconti ai violini. È come se l'elfo più bello del bosco avesse perso l'innocenza, divenendo consapevole del proprio fascino, amplificato da un fare innocentemente provocante, nella volontà di sedurre definitivamente il mondo. L'androginia smaliziata non allontana il pubblico, ma ne scatena ancor più violentemente l'immaginario. Tutti vogliono essere Marc, meno accidioso di Bowie e più viscerale del futuro Bryan Ferry.
Il glam-rock di "Electric Warrior" è luce per eccellenza, e saranno, qualche anno di là da venire, solo le infauste circostanze a gettarne le ombre. Il trampolino di lancio è  "Bang a gong (Get It On)", ed è immediatamente visibile il cambio di rotta verso un suono più denso ed elettrificato. I T. Rex di "Electric Warrior" sono una creatura nuova, sfrontata e vanitosa, giustamente vanitosa e Marc ha ormai archiviato l'antico languore silvestre, per lanciarsi in un vibrato sussurrato mordicchiando l'orecchio all'ascoltatore.
 Dopo è Gloria, di nome e di fatto. Marc, monarca assoluto tra piume e lustrini, cavalca l'onda del proprio ego, perdendone le coordinate e iniziando a sguazzare nella debolezza delle dipendenze. Malgrado il successo gli arrida ancora per qualche anno, la critica non è poi così magnanima con i suoi nuovi lavori, e alcool e droga sono lì a portata di mano.
Marc ricomincia dall'amore, costruendo ex-novo la sua vita con Gloria Jones, la bellissima vocalist della Northern Soul (la stessa dell'originale e poi abbondantamente coverizzata "Tainted Love" del 1964) conosciuta qualche anno prima in America.
La morte deciderà di affidare proprio a Gloria l'auto nella quale Marc compirà l'ultimo viaggio: la notte del 16 settembre 1977 - a un mese esatto dalla dipartita di Elvis - la Mini Gt viola su cui la coppia viaggia va a schiantarsi contro una quercia. La stella ha compiuto la sua traiettoria, troppo breve, seppur intensa, per lasciare qualche barlume di consolazione.

domenica 13 novembre 2016

Pancake con avena, banana e latte di cocco


Domenica mattina, tempo di brunch..e voglia di pancake. Questa volta ho provato ad usare la farina d'avena e il latte di cocco e il risultato mi ha soddisfatto molto!
  • 160 gr di farina d'avena
  • 1 pizzico di cannella in polvere
  • 1 pizzico di sale marino
  • 1 banana matura
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • 180 ml di latte di cocco

In una piccola terrina, unisci la farina di avena con lievito, cannella e sale. In un’altra scodella, schiaccia la banana mescolandola con lo zucchero .Aggiungi quindi l’uovo, e il latte di cocco . Versa il tutto nella miscela con la farina. Mescola fino a ottenere un composto omogeneo.Scalda un padellino su fuoco medio. Spennellalo leggermente con poco olio di oliva . Cuoci i pancake per 3-4 minuti su ciascun lato, fino a quando sono scuri e ben cotti.

Song "Dirty Water" the Standells.



L’effetto più immediato della Beatlemania fu quello di trasformare, in tutto il mondo, innocui gruppi di intrattenimento in piccole gang di teppisti. Successe anche agli Standells. Anzi, a loro più che a tutti gli altri. Nati nel 1962 a Los Angeles dall’incontro artistico tra Larry Tamblyn (fratello di Russ, il Riff di West Side Story e il Tony Baker di High School Confidential, tra gli altri, NdLYS) e Tony Valentino (al secolo Emilio Bellissimo, giovane emigrante siciliano finito a Los Angeles ad inseguire il sogno americano dopo un’infanzia vissuta a Cleveland, NdLYS), gli Standells (come dire, i disoccupati) sbarcano il lunario suonando musica da ballo nei club di Hollywood e delle Hawaii. Con loro ci sono Jody Rich e Benny King, presto rilevati rispettivamente da Gary Lane e Gary Leeds. Una band tra le tante che girano nel circuito dei night-club con un repertorio di standard dell’epoca. L’ingresso di Dick Dodd alla batteria e l’interesse dell’impresario Burt Jacobs frutta una serie interminabile di cameo cine-televisivi e temi musicali per svariate pellicole del periodo, da Get Yourself a College Girl ai mitici Munsters passando per Zebra in the Kitchen, Follow the Boys, When Boys Meet the Girls, Riot On Sunset Strip. L’anno della svolta è il 1966. La scoperta di Beatles e Rolling Stones e in generale di una via torbida al beat, unita alla creativa penna del produttore Ed Cobb fa degli Standells i nuovi “bad boys”. E’ proprio Ed a portare alla band il primo pezzo del nuovo corso. Si intitola "Dirty Water". Un titolo buono per un blues. Parla delle acque sporche di un fiume che si trova dalla parte opposta dell’America. Un posto dove nessuno degli Standells è mai stato: il Massachusetts. Ciò che è improbabile su carta diventa invece efficace su spartito: l’indimenticabile riff della chitarra di Valentino e la voce insolente di Dodd, assurto nel frattempo al ruolo di lead vocalist pur restando seduto dietro il drum kit della band, ne fanno un immediato inno pre-punk.
Uno di quelli destinati a fare la storia della musica moderna.
Sull’album che, secondo il costume dell’epoca, porta lo stesso titolo del brano-aratro, gli Standells mettono mano ad un repertorio che alterna pezzi originali scritti dalla band o da Ed Cobb a qualche cover sfrontata (19th Nervous Breakdown degli Stones, Hey Joe alla maniera dei Leaves e una Little Sally Tease reduce dalle vecchie notti al PJ‘s di Hollywood).
L’apertura è affidata a una delle cose migliori degli Standells Mark II, ovvero quella "Medication"che verrà poi traslocata da Cobb nel repertorio degli altri suoi super-protetti californiani Chocolate Watch Band. Avvolta da un basso rotolante, da un perpetuo e immobile suono d’organo e da un tremolo imparentato con l’effettistica cara agli Electric Prunes, "Medication"è un ottimo incipit ad un album mutevole per atmosfere e contenuti. "There Is a Storm Comin’" ad esempio si muove in prossimità della musica nera che la band ha consumato in dosi massicce nei primi anni di vita e che tornerà a frequentare negli album dell‘anno seguente.
"Rari", altro numero di Cobb, è un’espansa ballata psichedelica che vive del bell’arrangiamento di Lincoln Mayorga (compagno di avventura di Ed ai tempi dei Four Preps, NdLYS) mentre "Sometimes Good Guys Don‘t Wear White", ancora di Cobb, è un altro incalzante beat da trincea che diventerà una delle palestre più frequentate dai punk di tutto il mondo, dai Vacants ai Minor Threat passando per Sex Pistols e Count Bishops, in parte replicata pochi minuti dopo con "Why Did You Hurt Me?" scritta da Valentino e Dodd. Pride and Devotion scritta invece da Larry Tamblyn si muove in un più consueto vestito folk-rock vicino alle armoniose piogge dei Byrds.
L’esperienza maturata negli anni passati nelle sale da ballo a far muovere il culo alle sedicenni o ai militari di leva, permette agli Standells di Dirty Water di sfruttare la natura disomogenea della track-list per farne il proprio cavallo di troia per sfondare le porte delle charts.
Bravi ragazzi che non vestono in camicia. Capelloni tra una folla di colletti bianchi.


domenica 6 novembre 2016

Maltagliati ai carciofi e sedano rapa.


In questa ricetta ho voluto provare il sedano rapa..un ortaggio curioso e a me completamente sconosciuto!
 Il sapore è un pò più delicato di quello del sedano e la combinazione con i carciofi risulta molto gradevole.. ho scritto le dosi per fare la pasta a mano ma, ovviamente, vanno benissimo i maltagliati o le lasagne secche comprate al supermercato e spezzate grossolanamente !!!

Ingredienti:
  • 200 g. farina 00
  • 2 uova medie
  • un pizzico di sale
  • 3 carciofi
  • 100 gr di sedano rapa
  • 2 acciughe sottolio
  • cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • 1 spicchio d'aglio
  • sale
  • prezzemolo
  • pepe nero
  • 30 gr di Parmigiano Reggiano
  • 1/2 limone



Preparate la pasta fresca: mettete sulla spianatoia la farina a fontana, aggiungere un pizzico di sale, una cucchiaiata di olio extravergine d'oliva  e le uova. Impastare fino ad ottenere un composto elastico. Coprire con un canovaccio e lasciare riposare una mezz'oretta.
Pulite i carciofi, lavateli in acqua e limone, tagliateli a metà e fateli a fettine. Sbucciate il sedano rapa e tagliatelo a cubetti. Tritate l’aglio e il prezzemolo, fateli appassire in un tegame con l’olio e le acciughe e unite i carciofi e il sedano rapa, salate e fate cuocere per circa 10 minuti aggiungendo poca acqua calda e un coperchio.Nel frattempo riprendere la pasta. Stenderla sottile col mattarello o con la macchina tirapasta. Ricavare delle strisce. Tagliare in modo grossolano (da qui il termine "maltagliati"). Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata .Scolate la pasta e mantecatela con il condimento preparato e aggiungete una spolverizzata di parmigiano.


Song: "Look what you've done to my heart" The Shirelles.

Shirley Owens, Doris Coley, Addie “Micki” Harris, e Beverly Lee, quattro studentesse di scuola superiore a Passaic, nel New Jersey, decisero nel 1958 di riunirsi in un gruppo vocale. Col nome The Poquellos composero una canzone, "I Met Him on a Sunday" partecipando a un concorso canoro. Notate le loro doti, Florence Greenberg si offrì di far loro da manager, ne cambiò il nome in The Shirelles e ne propose l'ingaggio alla Decca Records, con cui registrarono il pezzo di loro composizione che si posizionò nella classifica dei 50 migliori brani a livello nazionale. Quell'anno vide anche il loro debutto sul prestigioso palcoscenico dell'Apollo Theater.
Dopo due consecutivi passi falsi, l'anno successivo il quartetto entrò nei Top 20 di R&B con "Tonight's the Night", ma la grande popolarità arrivò nel 1961 con la canzone targata Goffin-King "Will You Love Me Tomorrow" che decretò le Shirelles il primo gruppo femminile di rock & roll di successo, aprendo la strada a molte formazioni vocali femminili – The Supremes, The Ronettes, The Crystals, The Chiffons e The Marvelettes fra le più popolari. La celebrità conquistata consentì il ripescaggio e la pubblicazione di brani in precedenza sottovalutati e il lancio di nuovi pezzi di successo come "Soldier Boy".
Nel 1963 le Shirelles contribuirono alla colonna sonora di "Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo" e fecero apprezzare al grande pubblico una ancora sconosciuta Dionne Warwick, che cantò col gruppo in sostituzione di due componenti costrette a lasciare temporaneamente per impegni matrimoniali. Frattanto venivano notate non solo dal pubblico ma anche da musicisti affermati. I loro motivi furono ripresi fra gli altri da Aretha Franklin, gli Yardbirds di Eric Clapton, The Mamas & the Papas, Smokey Robinson,Manfred Mann, Roberta Flack. Anche i Beatles(specialmente George Harrison), nella loro prima fase della carriera, si interessarono ai gruppi vocali femminili e in particolare alle Shirelles; facevano parte della loro scaletta dei concerti live motivi come "Will You Love Me Tomorrow", "Mama Said"e "Baby It's You" – quest'ultimo ripreso in sala d'incisione assieme a Boys (anch'esso del gruppo statunitense) e inserito nell'album "Please Please Me".
Nel 1967, Doris Coley lasciò il gruppo per dedicarsi alla famiglia, e le componenti rimaste decisero di continuare come trio che andò avanti fra registrazioni, apparizioni televisive e tournée. Anche la Owens abbandonò la formazione nel 1975 per proseguire nella carriera da solista, ma il suo vuoto fu colmato dal ritorno della Coley. Il 10 giugno 1982, nel corso di un'esibizione che il gruppo stava tenendo ad Atlanta, la Harris fu colpita da un attacco cardiaco fulminante e le compagne, profondamente scosse dall'accaduto, scelsero di ritirarsi dalle scene, e incisero per l'ultima volta l'anno successivo assieme a una Dionne Warwick all'apice del trionfo artistico...

domenica 9 ottobre 2016

Crostata vegan ai mirtilli.


Su richiesta di un'amica ho provato a fare una crostata vegan e devo dire che il risultato non è niente male!

Ingredienti:
  • 300 gr farina
  • 60 gr di zucchero
  • Mezza bustina di lievito
  • 120 ml di latte di mandorla (o avena che sono dolci e delicati)
  • 70 ml di olio extravergine di oliva
  • Marmellata di mirtilli (o quella che preferite!)
In una ciotola setacciare il lievito e la farina; fare la classica fontana e versare il latte e l’olio, impastare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo, lasciare in frigo per 30 minuti e poi stendere una parte dell'impasto in una teglia oliata e infarinata, bucherellare con una forchetta e stendere la marmellata su tutta la superficie. Decorare con la la restante parte di pasta la crostata e infornare a 180° per 30 minuti..

Song:"Layla" Derek and the Dominos


 Qui non si parla di una canzone ma di una Musa, Miss Patti Boyd, una donna che ha rubato il cuore a due grandi musicisti ispirandoli a realizzare dei brani indimenticabili. Con il primo l´intreccio amoroso è noto. Galeotto il set del primo film dei Beatles, "A hard day´s night." Gerorge Harrison rimane folgorato dalla sensualità di Pattie e le firma autografi accompagnati da insistenti baci. La corteggia, ma lei non si concede, finché la passione li travolge. Nel ´66 le nozze, con luna di miele alle Barbados. Almeno tre famosissime canzoni dei Beatles, scritte da Harrison, sono state dedicate a lei: “Something” contenuta nell’album Abbey Road, il singolo “For You Blue” e “I Need You” (presente in Help).
I guai però non tardano ad arrivare. A dividere la coppia è un viaggio in India, durante il quale Pattie inizia a frequentare il maestro yoga Marharishi Mahesh. Ma più di lei è George a subire il fascino del personaggio, iniziando a coltivare un interesse profondo per la spiritualità indiana che l´avrebbe accompagnato per tutta la vita. Tornati a Londra, la relazione tra i due si complica per l´abuso di alcool e droghe.
A logorarla definitivamente sono i continui tradimenti di George. Pattie si consola concedendosi qualche fuga dal talamo nuziale, non risparmiando nemmeno l´amico John Lennon e il cantante del gruppo rivale per eccellenza, Mick Jagger. Tutti stregati dal fascino etereo e misterioso di quella bellezza formato «twiggy». Musa o maga Circe? Per Eric Clapton, una vera ossessione, fin dal primo incontro a un party nel ´68. Il chitarrista dei Cream le dà subito la caccia e, per conquistarla, finge un flirt con la sorella
Patty , però, respinge le avance, nell´estremo tentativo di salvare il suo matrimonio, mentre George passa da un letto all´altro, incluso, a quanto pare, quello della moglie dell´amico Ringo Starr. Eric, intanto, non si rassegna e sfoga la sua frustrazione con “Layla”, tributo alla donna dei suoi sogni. Pietra miliare del rock, il brano è ispirato al poema iraniano di Nizami, Layla e Majun.
A furia d´insistere, Eric "folle d'amore" come  Majun della storia, ottiene una relazione clandestina, favorita anche dalla latitanza dell´amico George, così incurante che, quando il rivale gli confessa di desiderare la sua donna, non fa una piega e risponde: «Tutto quello che vuoi, amico. Prenditela pure e io mi prendo la tua ragazza».
Offesa da tanto cinismo, Pattie decide di rompere e rifugiarsi tra le braccia della sua nuova fiamma. Nel ´79, i due si sposano ma, presto, il copione si ripete. La dipendenza di Eric da alcool e cocaina lo rende violento e, dieci anni dopo, la favola si conclude con la separazione...





venerdì 26 agosto 2016

Orecchiette al tonno rosso.

Le Orecchiette sono senza dubbio il mio tipo di pasta preferito..saranno le origini pugliesi ma io le cucinerei in ogni modo possibile! questa volta le ho preparate con il un bel pezzo di tonno rosso, ispirandomi ad un piatto che avevo assaggiato alle Eolie e che mi è rimasto nel cuore..
Ingredienti:
  • 250 grammi di tonno rosso
  • 400 grammi di orecchiette
  • 15 pomodorini pachino
  • uno spicchio di aglio tritato
  • capperi sottosale, quanto basta
  • un mazzetto di prezzemolo
  • mezzo peperoncino
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe, quanto basta
Mettete a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo preparare il condimento .  Lavare i capperi .  Lavare i pomodorini e tagliarli a metà. Mettere in una padella antiaderente l’olio, l’aglio tritato e i pomodorini e fare prendere calore al tutto, aggiungere i capperi e il peperoncino, aggiustare di sale (non troppo perché olive e capperi sono salati) e fare cuocere per 10 minuti per fare restringere il sugo ma lasciandogli un sapore ‘fresco’. Tagliare il tonno a tocchetti e tritare il prezzemolo: a fuoco alto, aggiungere al sugo il tonno e il prezzemolo e farlo cuocere per altri 2 minuti. Il tonno deve restare roseo. Lessare la pasta e scolarla al dente, lasciando da parte un poco dell’acqua di cottura: mettere la pasta nella padella e mantecarla con il sugo aggiungendo se necessario poca acqua di cottura

Song: "Cherry Bomb" The Runaways
Nella metà degli anni 70, la donna statunitense era rappresentata dalla svampita mamma-chioccia in "Happy Days", Marion Cunningham, o dalle frivole Laverne & Shirley. Poi arrivano le Runaways: cinque adolescenti che, a denti stretti, entrano nell'arena del rock. Tigri o pasto, di loro rimane un'eredità importante
"La rabbia per le donne nella musica, per me, era una questione di principio. Era originata dalla convinzione che una ragazza non potesse suonare la chitarra mentre a scuola sedevi accanto a ragazze che suonavano il violino e il violoncello, Beethoven e Bach. La rabbia nasceva dalla consapevolezza di non avere una possibilità, dal sentirsi dire di tacere e comportarti come una gentildonna.
Nel momento in cui inizi a imporre queste idee di merda, scoppia una guerra."
- Joan Jett
Abusate, infamate, sottovalutate e inaspettatamente seminali. Cattive ragazze alle quali il movimento riot grrrlsi ispira con umiltà e che scoppierebbero a ridere di fronte al "Girl Power" del pop pensando a uno scherzo.
In un periodo in cui il rock è dominato esclusivamente da uomini (seppure dall'aspetto ambiguo), un gruppo di sole donne in grado di comporre e suonare le proprie canzoni tutte da sole sarebbe stata una rivoluzione a prescindere dall'età adolescenziale delle sue componenti.
"The Runaways" realizzato in appena due settimane, contiene per lo più brani presenti nel demo inciso solo qualche mese addietro, debitamente ri-registrati dalla nuova formazione. È una continua esplosione di energia. Non si era mai sentito niente del genere da ragazze: un hard-rock tirato, potente e pesante. Le chitarre suonano come quelle dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath, la voce, aggressiva e spavalda, parla di sesso e di una vita guidata dalla sete di esperienze. A completare il suono di un disco davvero ottimo, ci sono gli ammiccanti giri di basso suonato da Nigel Harrison (già al lavoro con i Silverhead e poi neiBlondie): nonostante la Fox venga accreditata, in realtà era stata allontanata da Fowley dalle sessioni in studio.
Brani come "You Drive Me Wild", "Blackmail", la cover di "Rock & Roll" deiVelvet Underground e "American Nights" hanno tutte le carte in regola per essere dei singoli di successo e non far passare inosservato il disco. Sono brani in cui i graffi delle chitarre non si risparmiano, così come non si risparmia nemmeno su linee vocali orecchiabili. I testi, poi, sono uno schiaffo a puristi e ingenui perché è diventato chiaro che le ragazze hanno le stesse voglie e le stesse energie dei maschi, che non sono tanto più pulite dei ragazzi. Ed è l'introduttiva "Cherry Bomb" a diventare negli anni una pietra miliare del rock. Un brano tirato e coinvolgente, musicalmente aggressivo, ma allo stesso tempo orecchiabile. D'altronde, come fa a non esserlo? Partendo innanzitutto dall'ovvia associazione del nome della cantante (CHERIE Currie) con il titolo del brano ("CHERRY Bomb"), l'ascoltatore non può scindere quello che sta ascoltando (versi come "Down the streets I'm the girl next door/ I'm the fox you've been waiting for", la strofa: "Hey street boy, want your style/ Your dead end dreams don't make you smile/ I'll give ya something to live for/ Have ya, grab ya 'til you're sore" o il ritornello "Hello world, I'm you wild girl/ I'm your ch-ch-ch-ch cherry bomb") dall'immagine di una ninfetta inlingerie.
L’impatto culturale tra i coetanei è fulmineo: significa che tutto è possibile, che qualsiasi sedicenne può fare musica, incidere dischi e diventare famoso. Ora qualsiasi ragazza può imbracciare una chitarra perché, con un tale precedente, non c’è molto più da temere: i limiti sono stati spostati, le dighe abbattute e ogni forma di estremismo sessista diviene un’ulteriore linfa per la ribellione: il sesso debole ora si scopre essere una vecchia leggenda metropolitana...

lunedì 22 agosto 2016

Farfalle integrali con verdure dell'orto e feta.


Buona calda ma ottima anche fredda questa pasta estiva..
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 2 spicchi d'aglio tritati o affettati
  • 3 pomodori maturi 
  • 1 cipolla rossa 
  • 1 peperone giallo
  • 1 peperone rosso
  • 2 carote 
  • 100g di fagiolini 
  • 1 melanzana 
  • 2 cucchiai di aceto balsamico
  • 500g di pasta corta integrale
  • Un cucchiaino di menta in polvere

 Imbiondire l'aglio nell'olio e aggiungere pomodori, cipolla, peperoni, zucchine fagiolini, carote e melanzane che avrete precedentemente tagliato a pezzi molto piccoli. Cuocerli a fuoco vivace finché cominceranno ad ammorbidirsi. A cottura ultimata, aggiungere l'aceto balsamico e mescolare.Ne frattempo, lessare a pasta e scolarla al dente. Saltarla velocemente nella padella con le verdure, quindi allontanare dal fuoco e spolverare con la feta sbriciolata e la menta..

Song:"Kick out the jam" MC5


"Kick out the jams, motherfuckers!!", queste parole urlava a squarciagola Rob Tyner, il cantante degli Mc5, dal palco della Russ Gibb’s Grande Ballroom di Detroit, la notte di Halloween del 1968; da quella memorabile serata verrà tratto "Kick out the Jams", uno degli album live più eccitanti e misconosciuti della storia del rock.
Gli Mc5 furono il gruppo di punta, insieme agli Stooges, dell’aggressivo Detroit-sound; la loro rivoluzionaria proposta musicale consisteva in una peculiare forma di guerriglia sonora, costruita dalle allucinanti bordate chitarristiche di Wayne Kramer e Fred "Sonic" Smith (futuro consorte dell’icona Patti Smith), dalle urla indemoniate dello schizzato cantante Rob Tyner, e da una potentissima amplificazione che scaricava valanghe di watt sull’incauto ascoltatore. Tutto ciò costituiva il magma sonoro ideale per i deliri rivoluzionari di John Sinclair, vera eminenza grigia della band, esponente di spicco del discusso movimento delle "White Panters" (finirà in prigione subito dopo la pubblicazione di "Kick out the jams") Proprio a Sinclair, teorico del rock come forza liberatrice dell’epoca, si deve l’immagine oltraggiosa e sovversiva, profondamente iconoclasta degli Mc5, fatta apposta per urtare la suscettibilità dell’americano medio benpensante.
Più che per la straordinaria musica presente, "Kick out the jams" è importante per l’incalcolabile influenza che ha esercitato sulle future generazioni di musicisti; buona parte del punk, dell’hard rock, dell’heavy metal e dell’odierno "Back to rock"(White Stripes) trovano la loro origine proprio tra i solchi di questo disco.
La musica di "Kick out the jams" rimane ancora oggi attualissima; se si vuole capire il significato di quella cosa che da oltre 50 anni chiamiamo rock, bisogna necessariamente passare anche da queste parti.

domenica 14 agosto 2016

Le friselle



Le friselle sono una ricetta pugliese che comprende anche moltissime varianti: si tratta di taralli a forma di ciambella con un buco al centro. Si vendono in varie grandezze e sono prodotte da tutti i forni; nel leccese e nel tarantino le chiamano “frise”. Sono abbastanza croccanti, ma basta immergerle in un po’ d’acqua e si ammorbidiscono. Vanno poi condite con i sapori tipici del luogo: pomodori ciliegini, origano, olio extra vergine d’oliva e acciughe. Ho aggiunto la feta per rendere il piatto ancora più saporito!

Ingredienti:


  • 4 Filetti di acciughe 
  • 100 gr di feta
  • 4 Spicchi d'aglio
  • 4 Friselle
  • 6 Foglie di basilico
  • Olio extravergine d'oliva
  • Sale
  • 100 Gr Pomodori
  • Origano

Bagnate le friselle con acqua salata per ammorbidirle (a seconda dei vostri gusti), dopodiché ponetele in un piatto.
Tagliate a piccoli pezzetti i pomodori e la feta, metteteli in un contenitore e condite con olio, sale, basilico spezzettato, i filetti di acciughe, origano e aglio schiacciato che, in alternativa, potete anche solo sfregare sulle friselle.
Dividete il composto di pomodoro ponendolo sulle 4 friselle e poi servite
.

Song: "Hungry freaks, daddy" Frank Zappa




Un pazzo. O forse una mente lucida in un mondo di folli. Frank Zappa è qualsiasi cosa mente umana possa suggerire, ma è soprattutto un artista difficile da dimenticare e da catalogare una volta fatta la sua conoscenza. Negli anni 50 aveva un amore e una meta: amava il blues e voleva attraverso questo fare soldi in gran quantità, anzi lo dichiarava sfacciatamente: "Voglio avere una mia band e fare soldi a palate".
Zappa, fin da subito, ha ben chiaro in mente cosa vuole fare da grande. Si ispira ad artisti avanguardistici contemporanei come Edgar Varèse, Igor Stravinskj e Karlheinz Stockhausen, la cui influenza sul nostro sarà tangibile fin dalle prime opere. È un artista colto, Zappa, che non ha scrupoli a prendersi gioco del bigottismo imperante nella società perbenista americana del periodo. Le sue canzoni vanno oltre il semplice ausilio di melodia, la musica nelle sue mani diventa un'affilatissima spada con cui fare a pezzi il tradizionalismo, non solo di costume: quello che Zappa propone è di stravolgere il sistema dall'interno, per poi far sì che cambi anche all'esterno.
Ecco quindi "Freak Out", fondamentale album d'esordio, che altro non è che un attacco coraggioso a menti preconfezionate, fatte di salutismo ormonalmente represso. È una sfida satirica, una presa di giro colta e ironica nei confronti di un mondo che si gongolava in un "American Dream" all'epoca ancora integro e senza rughe. Zappa dimostrava che questo sogno era una utopia: attraverso le sue "canzoni stupide" (come lui per primo amava definirle) si faceva portavoce anarchico dei "diversi", di coloro che vogliono il cambiamento, e lo vogliono subito.
Non interessa a Zappa cosa gli altri penseranno di lui, non interessa se sarà bandito o sbeffeggiato - riesce a vedere nel futuro e attraverso questa ottica particolare riesce a veicolare la sua musica manipolandola per i propri fini. Attraverso melodie subdole e ammiccanti, Zappa cita frasi rivoluzionarie che, come strali, produrranno tempeste scandalistiche facendo gridare all'orrore: "Mister America, tira dritto/ davanti alle menti che non riesci a dominare/ Mister America, cerca di nascondere/ il vuoto che hai dentro/ Se anche ti rendessi conto di come hai mentito/ e degli squallidi trucchi che hai tentato/ neppure allora fermeresti la marea crescente...". Frasi che hanno in sé i geni della rivoluzione.
A modo suo, Zappa è stato un precursore del movimento anarcoide che di lì a qualche anno verrà catalogato sotto l'etichetta "punk", ancor prima nei contenuti che nell'impatto sonoro e soprattutto visivo. Lui per primo si è sentito un diverso, in un mondo anomalo, stravagante in una società bigotta e perbenista, ma intimamente stupida e timorosa dei cambiamenti, impaurita di guardare verso l'orizzonte del futuro, una generazione grottesca di tanti Peter Pan che in definitiva (anche se la massa del periodo non lo ammetterà mai) non ne voleva sapere di crescere e aveva paura di guardarsi allo specchio, fino a diventare una caricatura di se stessa. Ed è da queste caricature che Zappa costruisce il suo mondo freak, nel tentativo stravolgerlo. Come un ragno che costruisce la tela per intrappolare la propria preda, Zappa attraverso suoni (a tratti) dolci e melodici avvicina l'ingenuo ascoltatore per sorprenderlo con i pantaloni abbassati e far vedere, come in uno specchio immaginario, tutto quello che l'ascoltatore è in realtà e che per lungo tempo si è ostinato a non voler riconoscere.
Frank Zappa è un genio assoluto, che non può essere circoscritto semplicemente sotto la voce di musicista o chitarrista: è un artista, un innovatore, forse l'innovatore per eccellenza. Colui che mai ha ripetuto un lavoro, un disco, simile a quello precedente, un personaggio che oltre a prendersi gioco e sfidare la società ha saputo ridersi addosso, con una sottile e intelligente autoironia....