Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto. Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825
L'avena è una fonte di carboidrati a lenta digestione. Non provoca forti picchi insulinici. In questo modo fornisce al nostro organismo energia a lungo termine. L’ho usata per fare questi biscotti unendo scaglie di cioccolato al peperoncino e la combinazione degli ingredienti li ha resi un ottima alternativa ai classici biscotti “grancereale” del supermercato..
Ingredienti:
200 g di fiocchi d’avena
50 gr di margarina vegetale
90 g di zucchero
1 cucchiaino raso di bicarbonato
100 g di farina 00
70 gr di cioccolato amaro al peperoncino (o quello che preferite!)
Pestate per pochi secondi i fiocchi d’avena in un mortaio, aiutandovi con un pestello, e metteteli in una ciotola. Aggiungete lo zucchero di canna, la farina setacciata, la margarina tagliata a pezzetti e il cucchiaino raso di bicarbonato. Sminuzzate grossolanamente il cioccolato e incorporatelo nell’impasto. Mescolate bene, sino a quando tutti gli ingredienti si saranno amalgamati tra di loro. Prendete un cucchiaio di impasto, conferitegli una forma tondeggiante e mettetelo su una placca foderata con la carta forno. Appiattitelo leggermente con il palmo della mano o il dorso di un cucchiaio, dopodiché procedete a formare gli altri biscotti, seguendo il medesimo procedimento. Fate cuocere i biscotti in forno preriscaldato a 170°C per circa 16-18 minuti, sino a quando diventeranno dorati. Sfornateli e gustateli freddi.
Song:"I Had Too Much To Dream Last Night" The Electric Prunes
Siamo a Los Angeles, è il 1966 e negli studi di Lèon Russell c'è una nuova band, gli Electric Prunes. Cinque ragazzi,James Lowe, Ken Williams, James "Weasel" Spagnola, Mark Tulin, Preston Ritter, che suonano sporco, essenziale, il genere che verrà in seguito battezzato "Garage rock" .La svolta per la loro carriera arriva alla festa di compleanno di un loro amico (marito di Annette Tucker, una delle autrici di Too Much to Dream), dove il gruppo incontra Dave Hassinger, un tecnico del suono della RCA che lavora con i Rolling Stones e con il quale si recano a Los Angeles. Hassinger decide di aiutare il gruppo a registrare un album, ma prima consiglia loro di analizzare il modo di suonare di gruppi come The Byrds e Beatles, così da avere punti di riferimento e ricercare un sound personale.
Dopo mesi di prove intensive viene pubblicato il singolo Ain't it hard/Little Olive e il gruppo viene messo sotto contratto dalla Reprise records . Mike Weakley rifiuta di firmare per la casa discografica e lascia il gruppo in favore di Preston Ritter. Il singolo Ain't It Hard non ha successo ma Hassinger da al gruppo diverse altre canzoni su cui lavorare, una di queste è I Had Too Much to Dream (Last Night), canzone che sarà definita dagli addetti ai lavori come "the weird one" (quella strana) e, supportata dal B-side Luvin, diventerà la prima hit estratta dal loro primo vero album, facendo conoscere il gruppo in tutta la costa pacifica verso la fine del '66.
La canzone , scritta dalle autrici Annette Tucker e Nancie Hounts, descrive un uomo che soffre di sintomi di una sbornia dopo aver avuto una relazione con la sua amante, dicendo che aveva "too much to dream" ieri sera. Titolo che è un gioco di parole con "too much to drink". Nello studio di Russell il chitarrista Ken Williams sta sperimentando varie sonorità sulla Les Paul del '58, provando tutta una serie di effetti. Ma è l'ingegnere del suono a fare la "magia": riavvolge per caso il nastro e la suona al contrario. Il cantante si precipita in regia e gli chiede di metterla da parte. Quell'effetto diventerà l'intro della canzone sulla quale stanno lavorando.
"I Had Too Much To Dream Last Night" introduce tutta una serie di effetti elettronici, chitarre fuzz tone, effetti psichedelici a quei tempi quasi sconosciuti. Il brano verra scelto da Lennon Kaye (produttore del disco e futuro chitarrista di Patty Smith) per aprire "Nuggets: Original Artyfacts from the First Psychedelic Era, 1965–1968 , una raccolta di singoli garage rock e psichedelici usciti negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni 60 pubblicato nel 1972 in formato doppio LP dall'etichetta Elektra.
Dolce facilissimo da realizzare e perfetto per soddisfare la voglia di zuccheri quando si ha un calo di energia..o semplicemente per quando si ha voglia di viziarsi senza sensi di colpa!
Ingredienti
Cioccolato fondente 100 g
Farro soffiato 50 g
Frutta secca a piacere 50gr
Per preparare i quadrotti di farro soffiato e cioccolato, iniziate spezzettando grossolanamente tutto il cioccolato con l'aiuto di un coltello poi mettetelo a sciogliere a bagno maria. Tagliate a piccoli pezzi la frutta secca (io ho usato quei mix di frutta disidratata che si trovano al supermercato)
Quando il cioccolato sarà fuso, togliete il pentolino dall'acqua del bagno maria, quindi aggiungete poco alla volta il farro soffiato e la frutta secca e amalgamate il tutto per qualche secondo. Distribuite il composto stendendolo con l’aiuto di una spatola su un foglio di carta da forno
Lasciate solidificare il composto ottenuto in frigo per 4/5 ore. Trascorso il tempo indicato tagliare in piccoli pezzi ..
I quadrotti possono essere conservati in frigorifero in un contenitore chiuso con coperchio o con pellicola trasparente per 5-6 giorni ma vi assicuro che dureranno molto meno perché li mangerete subito!!
Song:"For yor love " The Yardbirds
Nel corso degli anni ’60 gli Yardbirds sono stati, assieme agli Animals, tra i gruppi beat-blues più venerati del pianeta. A differenza della band di Burdon però, che basava il proprio sound sulla voce nera del cantante e sull’organo, gli Yardbirds hanno costruito la loro fama attorno alla chitarra.Non per niente tra le proprie file sono passati tre fra i migliori chitarristi della storia del rock, da Eric Clapton a Jeff Beck, per finire con Jimmy Page. Ognuno di essi ha impresso nella musica del gruppo il proprio DNA; Clapton il blues, Beck il rock psichedelico e Page l’hard rock.La nascita degli Yardbirds può essere fatta risalire al 1962, quando la Metropolis Blues Band, un quartetto fondato l’anno prima da Keith Relf (voce e armonica) e Paul Samwell-Smith (basso), si è fuso con i Suburbitan R&B, formazione che comprendeva Top Topham (chitarra solista), Chris Dreja (chitarra ritmica) e Jim McCarty (batteria).L’unione di questi cinque personaggi ha dato origine agli Yardbirds che indica, in slang, i vagabondi che vivono nelle stazioni.La band ha iniziato a prendere quota grazie a Giorgio Gomelsky, che li ha ingaggiati per suonare nel suo locale, il Crowdaddy di Richmond. Proprio allora il chitarrista Topham se n’è andato ed è stato sostituito da Eric Clapton.Al Crowdaddy gli Yardbirds hanno preso il posto sul palco di un giovane gruppo che aveva fatto fortuna, i Rolling Stones, e come loro si sono fatti notare per le puntigliose riletture dei classici del rock e del blues americani. Famosa è stata anche una loro esibizione con il famoso bluesman Sonny Boy Williamson, apparsa in seguito su vinile. Con lo stesso Williamson il gruppo ha suonato anche al Firts R&B Festival di Birmingham e questo ha dato loro l’imput per cercare i primi contatti con le case discografiche. Dopo il rifiuto della Decca e della CBS, il quintetto ha firmato per la Columbia, con la quale è stato pubblicato l’album Five Live Yardbirds, registrato dal vivo al Marquee di Londra nel marzo del 1964, contenente cover di pezzo R&B.
I primi 45 giri della band, due classici del R&B, I Wish You Would e Good Morning Little Schoolgirl, non hanno però ottenuto il successo desiderato e hanno venduto male. In quel periodo poi, Keith Relf ha avuto alcuni problemi a causa delle ricorrenti crisi di asma. In agosto, al Jazz Blues Festival di Richmond, il cantante è stato sostituito da Mike O’Neill degli Authentics. La svolta nella carriera è arrivata qualche mese più tardi, quando gli Yardbirds hanno partecipato al Beatles Christmas Show, uno speciale televisivo di Lennon e soci, che li ha fatti conoscere al pubblico britannico. A quel punto, grazie anche al nuovo compositore Graham Gouldman, sono balzati in vetta alle classifiche con il nuovo singolo “For Your Love”.A dire il vero il 45 giri ha avuto una genesi piuttosto contrastata. Eric Clapton era contrario alla sua incisione, in quanto troppo lontano dagli standard del blues, ma Samwell-Smith è riuscito a imporlo, registrandolo anche con un arrangiamento abbastanza leggero e vicino al beat, con l’utilizzo dell’organo Hammond del talentuoso Brian Auger.
The Yardbirds raggiungono il terzo posto della classifica inglese dei 45 giri ma Clapton non apprezza la svolta sonora intrapresa e decide di lasciare il gruppo.
Per la seconda volta il ruolo di chitarra solista resta vacante, finché non si aggiunge al resto della band un nuovo membro – un tale di nome Jeff Beck. The Yardbirds restano sì legati alle radici blues rock degli esordi ma iniziano ad esplorare i territori della psichedelia e dell’hard rock, dando maggiore spazio alla chitarra – che diviene protagonista in un trionfo di assoli, abbandonando di fatto i classici ritornelli da classifica.
Disotrsioni, sperimentazioni, fuzz tone e virtuosismi: si comincia a plasmare un suono nuovo che getterà le basi per il garage rock (e più tardi il punk) ed il rock psichedelico (e più tardi il progressive rock).
“Having a Rave Up with The Yardbirds“, più comunemente “Having a Rave Up“, è un’antologia uscita nel novembre del ’65 per il solo mercato d’oltre oceano e che racchiude i singoli di quel periodo: ai pezzi del repertorio della band (con materiale ancora a cura di Clapton) si affiancano le nuove registrazioni ad opera di Beck.
In questo lavoro, considerato a tutti gli effetti il terzo dei The Yardbirds, gli spunti originali e innovativi sono sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti.
In ‘Still I’m Sad‘ viene introdotto un canto dalle caratteristiche gregoriane mentre ‘Heart Full Of Soul‘ nella sua versione originale può essere considerato il primo brano raga rock della storia. È la voglia di sperimentare del gruppo o la mania di protagonistmo di Beck a sviluppare e rendere unico il suono dei The Yardbirds e a ridefinire, di fatto, la struttura delle canzoni? Difficile rispondere.
È tuttavia innegabile che gli assoli di Beck abbiano affascinato ed influenzato l’idea di suono e di struttura dei brani, che in seguito verrà ripresa e approfondita da un giovane turnista che si unirà ai The Yardbirds nel 1966, andando a rimpiazzare Paul Samwell-Smith – un tale di nome Jimmy Page.
Quel che avverrà poco dopo, con il cambio totale di line up, i The New Yardbirds e la conseguente nascita dei Led Zeppelin è solo l’inizio di un’altra epocale storia…
Ascoltando i Beatles nel loro periodo “mistico” mi è venuta voglia di provare questa zuppa orientale.In India i legumi sono conosciuti con il nome “Dal“. Di Dal ce ne sono di diversi tipi, come da noi ci sono varie tipologie di cece (nero, giallo), di lenticchia (nera, verde, rossa), di fagiolo (bianco, rosso, con l’occhio ecc.). Si classificano in base al colore, alla grandezza, alla forma e alla lavorazione (decorticati o meno). Questa minestra è a base del mio legume preferito, il cece. Per la ricetta si usa il “Chana Dal”, che altro non sono che ceci decorticati, ovvero senza la loro pellicina. Non c’è bisogno della confezione di “Chana Dal”, basta avere dei ceci decorticati oppure per farla in manuera più rapida vanno benissimo i ceci lessati in scatola
Ingredienti
250 gr. di ceci già lessati
1 carota
1 spicchio d’aglio
1 piccola cipolla
250 gr. di latte di cocco
500 ml. di brodo di verdura
1 cucchiaino da tè di zenzero fresco grattugiato
1 cucchiaino da tè di curcuma
1 cucchiaino da tè di cumino in polvere
½ peperoncino verde privato dei semi e tagliato a rondelle
1 cucchiaino da caffè di succo di lime
Due foglie di cavolo nero
Una carota viola
Sale
Sbucciate la cipolla e l’aglio e tritateli finemente. Pelate la carota e tagliatela a pezzettini. Scaldate un cucchiaio abbondante d’olio in una pentola con fondo antiaderente, aggiungete la cipolla e l’aglio e rosolate fino a che iniziano a diventare trasparenti, allora aggiungete i ceci, la carota, la curcuma, il cumino, il peperoncino e il brodo. Cuocete per 20 minuti a fiamma moderata. Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete il latte di cocco e lo zenzero e frullate il tutto con un frullatore ad immersione, non rendete, però, troppo fine il composto, qualche cece si deve rimanere intero per dare corpo alla zuppa. Aggiustate di sale e di pepe, insaporite con il succo di lime e servite la zuppa ben calda. Tagliate a striscioline il cavolo e grattugiate la carota viola a julien. Mettete sul fuoco una padella antiaderente e fatela scaldare poi tostate leggermente il cavolo e le carote e poi mettetele su ogni piatto di zuppa..
Song: "Dear Prudence" The Beatles
Ieri mi è arrivato "The Beatles" (White album) e ascoltando questa meraviglia assoluta mi è venuta voglia di scrivere qualcosa su “Dear Prudence”, la seconda canzone della prima facciata di uno dei due dischi del disco e fu la seconda canzone registrata con Paul alla batteria in assenza di Ringo Starr che dopo un diverbio tra i due a proposito di un passaggio di batteria, abbandonò i Beatles per una pausa di riflessione in Sardegna con la famiglia..(tornerà dopo un mese accolto in studio da uno striscione con la scritta “Welcome back”!)
Questa canzone nacque in India ed è connessa a un episodio accaduto s Rishikesh. Protagonista è Prudence Farrow, sorella della celebre Mia, che si trovava all’ashram del Marharishi. Prudence era fermamente decisa ad approfondire il più possibile la meditazione, a sperimentarla abbastanza per poterla successivamente insegnare ma esagera e resta per settimane chiusa nella sua stanza, come in trance. Paul, John , George e Pattie Boyd facevano a turno per andare a trovarla e parlarle ma in vano. Stava per impazzire e alla fine John e George riuscirono a tirarla fuori e George le disse che avevano scritto una canzone su di lei..
"Dear Prudence, won't you come out to play
Dear Prudence, greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you
Dear Prudence won't you come out and play"
Prudence ne fu estremamente lusingata ma la ascoltò finché non uscì nell’album..
Buon anno! La prima ricetta del 2017 sono dei biscotti..lo so, abbiamo mangiato tantissimi dolci durante le feste ma avevo del burro d'arachidi in frigo e ho provato a fare questi per la colazione di domani!
Ingredienti
150 grammi di farina
1 cucchiaino di baking soda (bicarbonato di sodio)
un pizzico di sale
100 gr di brown sugar (zucchero di canna scuro)
100 grammi di margarina vegetale ammorbidita
½ cucchiaino di estratto di vaniglia
100 grammi di burro di arachidi cremoso
Versare in una ciotola la margarina e il burro di arachidi. Mescolare fino a formare una crema soffice. Incorporare lo zucchero, la farina, il cucchiaino di bicarbonato, il pizzico di sale e la vaniglia. Impastare il tutto
Una volta ottenuta la frolla, formare delle palline.
Posizionare le palline di pasta su della carta da forno e schiacciare con le mani, in modo da formare dei dischi.
Con la forchetta fare delle striature sui dischi.
Infornare in forno già caldo a 200° per circa 6/7 min.
Sfornare i biscotti e farli raffreddare.
Song: "Forever Changes" Love
“Forever Changes", dei californiani Love, è uno dei più grandi album della storia della musica, uno dei simboli dell’intera stagione psichedelica, uno dei più fulgidi e drammatici esempi di intimità sonora. L’anno è il 1967, lo stesso del debutto dei The Doors che uscirono per la stessa etichetta (Elektra Records, fino ad allora specializzata in musica folk). I Love erano già al terzo lavoro, ed il precedente Da Capo, con le sue influenze jazz e acide, aveva messo in mostra una grande creatività free form. Invece di proseguire sul quella strada, che verrà dominata da un certo Hendrix, il gruppo cambia direzione allontanandosi dalla strumentazione elettrica e dalla foga rockettara. In quest’opera, le chitarre elettriche non sono presenti in più che tre pezzi, e così anche le tastiere sono quasi del tutto accantonate a favore di una composta ma fondamentale sezione di archi e fiati. Per capire il perché di una scelta così controcorrente rispetto alle tendenze dell’epoca (vedi Jefferson Airplane, Cream, Big Brother & The Holding Co.), bisogna immergersi nell’atmosfera di tali giorni, tra il giugno e l’agosto del 1967 negli studi della Elektra: la band è pressata dai buoni riscontri dei due precedenti album, i membri sono divisi da incomprensioni personali anche a causa dell’uso sfrenato di droghe. Al centro di questo, Arthur Lee, il leader di questo ensemble, è sempre più perso nel suo disagio, e vagheggia su vita e morte, su music-business ed isolamento (dalla canzone “The Red Telephone”: “sitting on the hillside/watching all the people die/I’ll feel much better in the other side”). Dopo delle quasi inconcludenti sessioni di giugno, la band si prende un mese per pensare, comporre, schiarirsi le idee. Tornano in studio ad agosto, e nasce il capolavoro. La prima canzone, “Alone Again Or”composta e cantata dall’altro cardine Bryan McLean, è già un capolavoro dentro il capolavoro: chitarre acustiche e archi, un assolo di tromba dai ricordi latino-americani; la voce di McLean, curiosamente ma volutamente, fu mixata da Lee non in perfetta armonia con gli arrangiamenti e le seconde voci, creando un effetto quasi dissonante e “storto”. La già citata “The House Is Not A Motel” è il pezzo più duro e acido dell’opera, oltre che il più evidentemente drammatico (“the water’s turned to blood”). Altre composizioni imprescindibili “Old Man”, “The Red Telephone” e la conclusiva “You Set The Scene”, mentre merita una menzione a parte la splendidamente arrangiata (e dal titolo chilometrico) “Maybe The People Would Be The Times Or Between Clark And Hilldale”: una canzone incredibile in quanto ad intensità e misura. Arthur Lee pensava era convinto di morire (effetti collaterali dell’LSD?), e questo doveva essere il suo personale requiem. Morirà di cancro molti anni più tardi, dopo una vita di tossicodipendenza e grane legali, ma il suo operato rimane lì, sublimato in "Forever Changes", intoccabile in ogni suo solco. Al pari del debutto Doorsiano, di Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane, questa non è solo storia, è di più.
Questa è una ricetta semplice ma un po' lunga quindi vi consiglio di mettere su un disco che vi piace e iniziare a sperimentarla tra i fornelli..io ho scelto "The Muffs"
Ingredienti:
1 zucca
4 patate viola
1 cavolo bronzino
2 cipolle
2 spicchi d'aglio
1 peperoncino intero
1 cucchiaino di curcuma
1 pezzo di zenzero
pepe, sale
olio extravergine d'oliva
Pulite la zucca togliendo la buccia e tagliatela in strisce lunghe il più possibile e alte almeno un cm. Con le strisce ottenute formate dei "nidi". Affettate la cipolla e tagliate lo zenzero e l'aglio in piccoli pezzi. Lavate il cavolo, sbucciate le patate e tagliate anche questi in piccoli pezzi. Fate rosolare il tutto in una padella con un filo d'olio a fuoco basso fino a che le verdure non si saranno ammorbidite un pochino. Aggiungete il peperoncino tagliato sottile, il cucchiaino di curcuma, il pepe e il sale. accendere il forno a 180°. Preparate un quadrato di carta stagnola o carta forno abbastanza grande da potersi chiudere a cartoccio e adagiatevi dentro il nido di zucca. riempitelo con un paio di cucchiai di verdure e richiudetelo delicatamente con la carta. Infornate per 15 minuti. Se volete provare una versione ancora più saporita potete aggiungere una fetta di provola piccante sopra al nido di verdure prima di chiudere il cartoccio...
Song: "Baby go round" The Muffs
Ci sono gruppi che fanno capolino in un periodo della tua vita e la segnano con le loro canzoni..avevo diciannove anni e quello che sarebbe diventato il mio fidanzato dell'epoca mi registrò "The Muffs" in una musicassetta che ho conservato gelosamente fino ad oggi, nonostante mi sia ricomprata quell'album e i successivi! Fondendo i riff di chitarra, gli hooks pop, i ritmi veloci, e un atteggiamento che oscilla tra dolce e stizzoso, the Muffs sono un gruppo pop punk di Los Angeles guidato dalla fantastica chitarrista, cantante e cantautrice Kim Shattuck. La storia di comincia alla fine degli anni '80, quando Kim Shattuck e Melanie Vammen suonavano in giro per Los Angeles con le Pandoras; seguendo l’influenza della fondatrice Paula Pierce, le Pandoras cominciarono ad evolvere dal garage rock revival in un metal-influenzato dell’hard rock. Kim Shattuck lasciò il gruppo nel 1990, pochi mesi prima che la band si sciolse dopo la morte della Pierce dovuta ad un aneurisma cerebrale. Kim e Melanie decisero di mettere insieme una band tutta loro. Formarono the Muffs con il batterista Criss Crass e il bassista Ronnie Barnett. Dopo due single per la Sub Pop e Sympathy for the Records che suscitarono una grande approvazione nella scena underground, the Muffs sono stati chiamati dalla Warner Bros. Con cui usci il primo, bellissimo e potente album omonimo nel 1993. Poco dopo l’uscita dell'album Crass lasciò il gruppo e fu sostituito temporaneamente da Jim Laspesa per il tour. Infine, dopo due anni di concerti in piccoli locali in giro per il mondo, la band entrò in studio per registrare il follow-up, "Blonder and Blonder". Il gruppo perse la Vammen, a causa di differenze creative (avrebbe poi lavorato con la band californiana punk The Leaving Train). Per il secondo album l' ex batterista dei Redd Kross e grande amico della band, Roy McDonald si unì alla Shattuck e Barnett. “Happy birthday to me” è il loro terzo album, l'ultimo per la Warner Bros. nel 1997. Nel 1999 "Alert today, Alive Tomorrow" è uscito per l'etichetta indipendente Honest Don's Records. Una collezione di chicche,tra le quali "Rock and Roll Girl" di Paul Collins e "Kids in America" di Kim Wilde "Hamburger", è apparso all'inizio del 2000. Dopo una pausa di cinque anni dalla registrazione, il gruppo si riunì nel 2004 per rilasciare il suo quinto set in studio, "Really Really Happy", un album con molte canzoni più melodiche rispetto ai lavori precedenti. Nel 2011, the Muffs pubblicarono una collezione di "odds and sods" che abbraccia l'intera carriera della band, "Kaboodle", e nel luglio del 2013 la Shattuck annunciò che era stata chiamata per unirsi ai Pixies come bassista dopo la partenza di Kim Deal. La sua avventura con i Pixies durò pochissimo, tanto che nel luglio del 2014 the Muffs si riunirono e fecero uscire un album con nuovi pezzi "Whoop Dee Doo", un ritorno alle sonorità più punk del primo periodo...
Preparo il pandolce ogni anno, a Natale, aiutata da
mio figlio Damiano, che, come da tradizione, vi inserisce all’interno un
rametto di alloro, come portafortuna e lo porta a tavola, al cospetto del più anziano
di casa per essere tagliato e distribuito. La mia versione è senza lievitazione, quindi lo preparo e lo metto subito in forno!
Ingredienti:
260 g di farina 00
100 g di burro morbido
80 g di zucchero
1 uovo
150 g di uvetta
70 g di arancio candito a dadini
70 g di cedro candito a dadini
40 g di pinoli
30 ml di acqua di fiori d’arancio
50ml di rum
una foglia di alloro
1 cucchiaino di semi di finocchio pestati
mezza bustina di lievito chimico in polvere
Mettete l’uvetta a bagno in acqua tiepida.
Setacciate la farina con il lievito. Unite i semi
di finocchio e lo zucchero, poi impastate con l’uovo leggermente sbattuto,
l’acqua , il rum e il burro, quel tanto che basta per amalgamare il tutto.
Unite l’uvetta strizzate, i canditi e i pinoli, la
foglia di alloro impastate di nuovo brevemente, poi formate un pane rotondo, appiattitelo
e ponete su una teglia rivestita di carta forno.
Cuocete nel forno statico a 180° per 45 minuti
Song :"Happy Christmas (War is over)"
John Lennon & The Yoko Ono Plastic Band
John Lennon e Yoko Ono hanno scritto questa
canzone nella loro stanza del New York City hotel e l’hanno registrata durante
la sera del 28 ottobre e nella mattina del 29 del 1971 al Record plant
studios di New York. È uscito negli Stati Uniti per Natale, ma non ebbe un gran
successo. L'anno successivo, è uscito nel Regno Unito, dove e andato decisamente
meglio.
John e Yoko trascorsero molto tempo alla fine degli
anni '60 e all'inizio degli anni '70 per promuovere il messaggio pacifista. Per
il Natale del 1969 fanno riempire le città americane e le principali capitali
del mondo con giganteschi manifesti con la scritta “War is over” (“la guerra è
finita – se tu lo vuoi”, firmati “con amore, John e Yoko, da NY”). Due
anni dopo, questo slogan diventò la base per questa canzone quando Lennon
decise di fare un disco natalizio con un messaggio anti-guerra. John inoltre ha
sostenuto un'altra ispirazione per la scrittura della canzone: ha detto che era
"malato di White Christmas”
Le voci dei bambini sono quelli dell’ Harlem
Communication Chours che sono stati scelti per cantare in questa canzone. Sono
accreditati sul singolo insieme con Yoko e la Plastic Ono Band.
Lennon e Ono hanno prodotto questo con l'aiuto di
Phil Spector. Spector aveva lavorato su alcune delle canzoni di Beatles e
produsse anche "Instant Karma" di Lennon. Non è stata la prima
incursione di Spector nella musica natalizia: lui e le sue famose star
(tra cui un Cher di 17 anni) trascorsero 6 settimane nell'estate del 1963
mettendo insieme “A Christmas Gift For You From Phil Spector” con artisti come
The Ronettes e Darlene Love. Sfortunatamente, l'album è stato pubblicato il 22
novembre 1963, che è stato lo stesso giorno in cui il presidente statunitense
John f. Kennedy è stato assassinato, per questo motivo l’uscita dell'album non
ha avuto le attenzioni sperate.
All'inizio della canzone, due sussurri possono
essere ascoltati. Yoko sussurra: "felice Natale, Kyoko" (Kyoko Chan
Cox è la figlia di Yoko con Anthony Cox) e John sussurra: "Happy
Christmas, Julian" (figlio di John con Cinthia)
Quattro chitarristi per quattro chitarre acustiche:
Hugh McCracken, Chris Osbourne, Stu Scharf e Teddy Irwin. Jim Keltner suonava
la batteria e le campane, Nicky Hopkins suonava le campane chimes e lo
xilofono. Keltner e Hopkins facevano parte del Plastic Ono Band di Lennon, e un
terzo membro, Klaus Voorman, avrebbe dovuto suonare il basso in questa pista,
ma rimase bloccato su un volo dalla Germania, e stato sostituito da uno dei
chitarristi.
Per la composizione del brano John & Yoko si
ispirarono al vecchio brano folk tradizionale Stewball interpretato in passato
da numerosi artisti come Woody Guthrie,Peter, Paul and Mary (ad inizio anni
sessanta), ed in seguito anche dagli Hollies nel '69. Si tratta di una tipica
canzone-racconto circa un cavallo da corsa che beve sempre troppo vino. Tale
pezzo era stato inciso molto tempo prima che l'ex Beatle ne facesse un remake,
cambiandone totalmente testo e tematica, invocando nella canzone lo spirito del
Natale contro gli orrori della guerra.
Il chai è una bevanda antica di ispirazione indiana costituita da tè al latte arricchita da spezie come zenzero, cardamomo, cannella, chiodo di garofano, pepe, anice stellato o semi di finocchio – una specie di vin brulè con teina. L'occasione perfetta per bere questa meraviglia è al primo freddo, quando si è raffreddati, per coccolarsi un pò ...
Ingredienti
2 tazze di acqua
2 bustine di tè nero
2 chiodi di garofano interi
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1/2 cucchiaino di cardamomo
1/2 cucchiaino di noce moscata
1/8 di cucchiaino di pimento
2 cucchiai di sciroppo d'acero.
3/4 di tazza di latte intero
1 cucchiaio di sciroppo d'acero
1 pizzico di cannella in polvere
Preparazione
Versare in un pentolino l'acqua e portare a bollore insieme alle spezie. Spegnere la fiamma e fare riposare per 5 minuti. Riaccendere la fiamma mantenendola bassa e riportare a bollore unendo la bustina di tè e lo sciroppo d'acero. Non appena raggiunto un accenno di ebollizione spegnere la fiamma.
Fare riposare per altri per 5 minuti e rimuovere le bustine di tè. Filtrare il tutto con un colino a maglia fine e prelevare 1/2 tazza del tè chai appena preparato, che servirà per il latte. Conservare l'altro in frigo .Passare al latte: portarlo a bollore insieme allo sciroppo di acero ed alla cannella quindi allontanare dalla fiamma e montare con un frullino. Versare la 1/2 tazza di tè in una tazza capiente ed unire lentamente il latte caldo schiumoso. Spolverare con della cannella e servire caldo. Il chai latte può anche essere decorato con una stecca di cannella e dell'anice stellato.
Song: " Fairytale of New York" The Pogues
Per me la canzone di Natale più bella parla di ubriaconi, sogni svaniti, vite perdute, coppie distrutte. Si chiama “Fairytale of New York” e l'ha incisa il gruppo irlandese dei Pogues, nel 1987. Una canzone «in cui il Natale è il problema, non la soluzione». Fairyale of New York nasce a causa di una scommessa. Era il 1985 e i Pogues erano in studio con Elvis Costello, un’altra leggenda del rock irlandese, in quel contesto nella vesti di loro produttore. Leggenda vuole che Costello, in una delle sessioni di registrazione dell'album Rum, Sodomy and Lash abbia provocato il frontman della band Shane MacGowan sfidandolo a scrivere una canzone di Natale. Più precisamente, un duetto con la bassista della band Cait O’Riordan. MacGowan accetta la sfida.I Pogues si mettono al lavoro. Soprattutto Jem Finer, suonatore di banjo e polistrumentista del gruppo, scrive un pezzo che parla di un marinaio a cui manca la moglie nel giorno di Natale. Niente di clamorosamente orginale, evidentemente. E infatti si parla di regalo alla sua, di moglie - cui era stato dedicato il pezzo - che, senza mezzi termini, gliela boccia senza appello. Alle donne irlandesi quel genere di smancerie piace poco, probabilmente.È qui che entra in scena MacGowan, che insieme alla sua biografa Victoria Mary Clarke scrive la storia che conosciamo. È la notte di Natale e lui, il narratore, è un ubriacone che viene rinchiuso da un poliziotto in una “drunk tank”, una cella di transito per gente che ha alzato troppo il gomito. Con lui c'è un vecchio, che prima gli dice, amaro, che non si aspetta di vederne un altro di Natale e poi si mette a cantare “The rare old mountain dew”, un malinconico traditional irlandese che ne tradisce le origini. L'ubriacone si volta dall'altra parte e si mette a dormire. E mentre dorme, sogna la donna della sua vita, ormai perduta. Non sogna un Natale felice, né prova a rivivere i suo anni migliori. Al contrario, lui e lei, nel sogno, se le danno di santa ragione. «Sei un ubriacone, un punk», dice lei. «Sei una puttana strafatta», le risponde lui, e via di insulti. Fino a che, amari come il fiele, si augurano buon Natale, «sperando sia l'ultimo per entrambi». Per poi chiudere la canzone con lui che le chiede di ricominciare, per l'ennesima volta - «Mi hai rubato i sogni la prima volta che ci siamo visti», gli dice lei. «Li ho tenuti per me, piccola, li ho mischiati ai miei. Ma da solo non riesco a realizzarli, perché li ho costruiti attorno a te», risponde lui. «Sei un ubriacone», dice lei. «Sei una puttana strafatta», le risponde lui, e via di insulti. Fino a che, amari come il fiele, si augurano buon Natale, «sperando sia l'ultimo per entrambi». Il testo è pronto, ma non basta, per MacGowan. Che, nonostante il suo aspetto da alcolizzato irlandese, è un musicista meticoloso, «un artigiano diligente, che ha sudato due anni sulla canzone fino a che non fosse perfetta», come racconta ancora Fearnley nella sua autobiografia. Viene messo in discussione tutto, a partire dal titolo. Elvis Costello - fin troppo didascalico - propone di chiamarla “Christmas Eve in the Drunk Tank”, la vigilia di Natale in una cella di transito, ma per McGowan - molto più ambizioso - non è il titolo di una hit mondiale. La scelta cade su “Fairytale of New York”, un romanzo dello scrittore irlandese JP Donleavy, la storia di un immigrato irlandese in America. McGowan va addirittura a casa dallo scrittore per chiedergli il permesso di usare il titolo. Donleavy acconsente anche se a distanza di anni ammetterà che leggendo il testo della canzone non c'entra . Ma Cait O'Riordan, che nel frattempo era diventata la moglie di Elvis Costello e avrebbe dovuto duettare con MacGowan, lascia la band. Siamo nel 1986 e di nuovo a punto e a capo. In soccorso dei Pogues arrivano un altro produttore, quello degli U2, e un’altra moglie, la sua, che si chiama Kristy MacColl, un’altra cantante folk di grande talento finita ai margini. È Lilliwhite a suggerire alla band di provare Kristy. I due registrano a casa le parti vocali che avrebbero dovuto dialogare con quelle di MacGowan. Ci mettono due giorni e il risultato è talmente riuscito da convincere il leader dei Pogues a incidere di nuovo le sue. Siamo al 1987, ormai, e Fairytale of New York può vedere finalmente la luce e sebbene sia un grande successo, non arriverà . Meglio cosi infondo.. una canzone per gli sconfitti non deve arrivare alla posizione numero uno, perché nel mondo reale i miracoli non esistono neanche a Natale.