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domenica 9 aprile 2017

Torta di verdura primaverile



È arrivata la primavera e finalmente posso utilizzare in cucina alcune tra le verdure che amo di più, gli asparagi e le fave. Ho pensato di usarli per una torta di verdura un pò particolare che come base al posto dell'uovo e del formaggio ha una crema di tofu e peperoni..da provare!

Ingredienti:
  • 1 rotolo di pasta brisee
  • 2 peperoni (rosso e giallo)
  • 1 scalogno
  • 2 carciofi
  • 10 asparagi
  • 10 fave novelle (piccole!)
  • 2 patate viola piccole
  • 200 g di tofu naturale
  • 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • sale.


Lavare gli asparagi e sbucciate le patate. Metteteli a bollire per 10 minuti in acqua salata. quando saranno cotti ma non troppo morbidi scolateli dall'acqua e metteteli da parte. Lavare bene i peperoni, tagliarli a metà, eliminare i picciolo, i semi e i filamenti interni. 
Tagliarli a listarelle di un paio di centimetri di larghezza. Pulire e tagliare i carciofi a fette. Sgranare le fave. In una padella mettere l'olio e lo scalogno tagliato a strisce sottili. Portarla sul fuoco e farli ben dorare, quindi aggiungere i peperoni e i carciofi.
Saltare i peperoni e i carciofi a fiamma vivace per un paio di minuti, quindi abbassare la fiamma, unire un pizzico di sale, coprire e far cuocere per 15-20 minuti a fiamma medio-bassa, girando piuttosto spesso con un cucchiaio di legno.
Verso fine cottura scoperchiare, aggiungere gli asparagi, le fave e le patate tagliate a fette sottili , alzare la fiamma e rosolare qualche minuto finchè le verdure non si saranno insaporite..
 Frullate il tofu con 2 cucchiai d'olio, un pizzico di sale e qualche striscia di peperone cotto in precedenza ottenendo una crema.
Disponete la pasta brisee in una tortiera rivestita con carta forno e bucherellate il fondo con una forchetta.
Accendete il forno a 180°. M
escolate metà delle verdure con la crema di tofu. Stendete in maniera uniforme il composto e aggiungete l'altra metà delle verdure. Decorate a vostro piacere con altra pasta brisee e infornate a 180° per 20 minuti circa. Lascia raffreddare bene prima di tagliare a fette e servire.

Song: "Bitch" The Rolling Stones


Oggi vi parlo di uno dei locali storici nella scena musicale Inglese, il Marquee Club. Tra le mura di questo bar si sono conosciuti John Lennon e Yoko Ono, che all’epoca di quell’incontro gestiva una piccola galleria d’arte esattamente di fronte al club, così come si sono incontrati per la prima volta Paul Mc Cartney e la sua futura moglie Linda Eastman. Dietro l'esistenza del Marquee Club c’era Harold Pendelton. Pendelton era un giovane ragioniere con la passione per la musica jazz che lo porta a diventare un frequentatore assiduo nel circuito del jazz di Londra durante i primi anni '50. Alla fine lascia il lavoro per diventare il segretario della Federazione nazionale delle organizzazioni Jazz della Gran Bretagna, formate da un comitato di musicisti, critici, giornalisti e proprietari di club che stavano cercando di innalzare la qualità della scena del jazz in città.
Quando la sala da ballo Marquee ha iniziato a perdere popolarità ,nel 1958, ad Harold Pendleton è stata presentata l'opportunità di aprire il nuovo jazz club che aveva sempre sognato e così il Marquee Club è nato.
Nel 1963, una nuova generazione di artisti ha iniziato ad essere contattata per calcare il palco del club, come ad esempio Blues di Six e Big Pete Deuchards Country Blues. E proprio su questo palco ha visto la nascita una delle più grandi band della storia: il 12 luglio del 1962 la Blues Incorporated del chitarrista Alexis Korner avrebbe dovuto esibirsi come di consueto nella “serata blues”. Quel giovedì di luglio, però, accade un imprevisto: Korner e i suoi danno forfeit, perché impegnati a registrare alla radio. Pendleton è disperato ma il leader della Blues Incorporated lo tranquillizza. Il suo complesso non suonerà, ma si farà sostituire da sei fan accaniti. Il repertorio dopo tutto resta il blues di Chicago, tanto Willie Dixon con qualche spruzzata di Chuck Berry. Alla batteria c'è Mick Ivory che di lì a qualche anno debutterà con i Kinks, al basso Dick Taylor destinato a entrare nei Pretty Things, al piano uno spilungone scozzese di nome Ian Stewart. Ma saranno i rimanenti tre elementi della band a cambiare per sempre la storia: il caschetto biondo Brian Jones e i glimmer twins Mick Jagger e Keith Richards.
Nel gennaio 1963, questi ultimi debuttano dal vivo sotto il nome di Rolling Stones . Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei ’70 suonarono al Marquee : Graham Bond (registrando un LP durante la sua esibizione nel locale), Skrewdriver, Pink Floyd, The Who, Buddy Guy, David Bowie, Led Zeppelin, Soft Machine, Rolling Stones, Van der Graaf Generator, Genesis, Jethro Tull, Dire Straits, AC/DC, Queen e Yes.
Alla fine del 1963, i proprietari del palazzo Marquee notificano a Pendleton le loro intenzioni di ristrutturare i locali e gli danno sei mesi per trasferirsi . Nel 1964 il club si trasferì a breve distanza da quello che è diventato la sua più famosa location, al 90 di Wardour Street.  Anche Jimi Hendrix vi suonò e fu proprio lui a portare il club all’apice del successo infrangendo ogni record di presenze riuscendo a portare nel piccolo club più di 1400 persone.
La Jimi Hendrix Experience ha suonato per la prima volta al Marquee Club la sera del 24 gennaio 1967 e fu la prima di tre storiche esibizioni La notizia che Jimi avrebbe suonato passò di bocca in bocca e ogni chitarrista in città che aveva sentito parlare delle meraviglie di questo chitarrista americano di colore andò a sentirlo al club.
C’era una coda di gente che andava dal Wardour a Shaftesbury Avenue fino alla Cambridge Circus.
Cinque giorni dopo, il 29 gennaio 1967, Jimi Hendrix fu ancora protagonista di un evento storico al Marquee Club.
Annunciato come The Battle of the Bands l'evento era inteso come uno speciale show in omaggio al famoso manager dei Beatles, Brian Epstein, che poi scomparve il 27 agosto 1967. Quella serata fu inoltre caratterizzata da una storica jam session con gli Who. In quella serata si sussurra fossero presenti come spettatori i fab four.
Il 2 Marzo, 1967, Jimi Hendrix suonò al Marquee Club per le riprese del programma della TV tedesca Beat Club, l’esibizione comprendeva l'esecuzione dei brani "Hey Joe" e "Purple Haze". Dopo questo concerto Hendrix iniziò il suo primo tour nel Regno Unito con i Walker Brothers in coincidenza con l'uscita del primo album della Jimi Hendrix Experience"Are You Experienced?".
Il club Marquee si era trasformato nel posto giusto per accendere una carriera musicale e la costruzione di un nome per fare un passo avanti nel mondo della nuova musica rock.
La seconda metà degli anni '70 è stato un momento importante nella storia del club Marquee riguardo con la nascita del punk britannico. Calcarono il palco nomi come Clash, Jam, Ultravox, Pretenders, the Police, Cure, Joy Division, Adam and the Ants, The Damned, Generation X, Siouxsie and the Banshees, e The Sex Pistols.
Questo percorso è stato seguito nei primi anni '80 da nuovi artisti come U2, Duran Duran, Thompson Twins e gruppi più hard rock come Iron Maiden, Motorhead, Def Leppard, Diamond Head, e AC / DC.
A causa della vibrazione costante di migliaia di watt al club per più di 30 anni, nel 1987, una commissione ha stabilito che la facciata del palazzo a 90 Wardour Street era leggermente scivolata in avanti verso il marciapiede, e la sua demolizione era necessaria per motivi di sicurezza. Joe Satriani ha suonato la notte del 18 Luglio 1988 prima che il Marquee ha chiudesse per l'ultima volta.
Nel 1988, il club è stato trasferito a 105-107 Charing Cross e nel corso degli ultima decade degli anni '80 la nuova versione del club Marquee stato ancora una volta un importante punto d'incontro per la scena rock inglese. La serata di apertura è stato il 16 agosto 1988 e ha caratterizzato il celebre disco rock band Kiss.
La nuova sede il club ha continuato a rappresentare una parte importante della storia della musica fino alla sua chiusura nel 1995. Dopo il Marquee, i club Moon Under Water nel 2002 e il Montagu Pyke nel 2004 sono stati aperti nella stessa posizione.


domenica 2 aprile 2017

Saor di verdure.


Il “saor” era il metodo di conservazione che usavano i pescatori veneziani i quali avevano l'esigenza di tenere il cibo a bordo per molto tempo o comunque il più a lungo possibile. Una volta cotte le cipolle con aceto e olio, si posavano a strati inframezzati da sarde fritte in contenitori di terracotta e l’aceto ne garantiva la lunga conservazione .Sono mesi che avevo voglia di preparare il saor ma invece del pesce ho provato ad utilizzare le verdure. Questa ricetta ora che è pronta la dedico alla mia amica Chiara di Mestre perché lei, di saor, se ne intende!

Ingredienti:
  • 500 grammi di zucca
  • 1 zucchina
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperone giallo
  • 5 foglie di radicchio trevigiano
  • 3 cipolle bianche
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio colmo di  pinoli
  • 1 cucchiaio colmo di uvetta sultanina
  • olio extra vergine di oliva qb
  • 1 foglia alloro
  • sale.

Mettere in ammollo l’uvetta per una mezz’ora, intanto preparare la zucca, togliendo la buccia e tagliandola a dadini circa, tagliate in questo modo anche le zucchine. Svuotate dei semi i peperoni e tagliateli a striscioline.
In una larga padella stufare le cipolle con un pò d’olio,il sale, la foglia di alloro, aggiungere dopo un pò il cucchiaio di zucchero per  caramellare e poi l’aceto di vino a discrezione (se vi piace di sapore più o meno forte) e lasciare evaporare.
In un altra  padella  sempre con un filo d’olio mettere i dadini di zucca e zucchina e i peperoni a cuocere finchè diventano morbidi ma non sfatti, girandoli spesso. Scottate nella stessa padella per qualche minuto le foglie di radicchio.
Nella padella della cipolla, aggiungete l’uvetta strizzata e i pinoli e insaporite.
Quando il tutto si è raffreddato, in un barattolo fate strati di zucca,zucchina radicchio e cipolle con l'uvetta e i pinoli alternando.
Riponete in frigo anche per un paio di giorni che diventa ancora più buona.
Da servire a temperatura ambiente.


"Se non hai una groupie intorno vuol dire che non stai facendo sul serio" (Frank Zappa)


La prima volta che vidi “Almoust Famous “di Cameron Crow rimasi colpita dal suo modo di descrivere il ruolo delle groupie  all’interno dell’ambiente musicale degli anni '70. Mi sono divertita a chiedere agli amici , musicisti e non, il loro pensiero a proposito di queste figure che gravitavano nell'ambiente rock dei ‘60s e ‘70s. La maggior parte di loro le ha liquidate come “puttanelle” in cerca di fama. E visto che non mi piacciono i giudizi dettati solo dal senso del pudore e della morale ho deciso di studiare un po' questo “fenomeno” .  Coniato dalla stampa intorno alla metà degli anni ’60 e definitivamente consacrato da Rolling Stone nel febbraio 1969, quando la rivista dedicò alle ragazze del rock uno speciale correlato dagli scatti del grande fotografo Baron Wolman, il termine "groupie" definiva l’entourage prevalentemente (ma non solo) femminile che ruotava intorno ai membri dei gruppi rock del tempo, assecondandone le abitudini sfrenate e cercandone le attenzione. Le groupie più famose della storia del Rock hanno goduto tutti i vantaggi del sontuoso stile di vita libertino che i musicisti hanno offerto loro. Il loro compito era ''semplice'', incarnavano una figura femminile protettiva, come se fossero stati angeli salvatori, oltre a essere amanti e comportarsi in modo materno verso i musicisti stanchi, alleviando le loro fatiche e ispirandoli, proprio come delle muse, a scrivere nuovi brani di musica da registrare per il prossimo album. Le groupies erano parte integrante della scena rock and roll dei tempi, e anche della rivoluzione sessuale, prorompente all'epoca come la musica stessa, ed hanno contribuito a rendere magici quegli anni, che senza di loro non sarebbero certo stati gli stessi. È chiaro che di ragazze che attorniavano i musicisti ne esistevano anche prima che a tale fenomeno fosse dato un nome. Ma la rivoluzione culturale degli anni '60 e la nascita dei grandi gruppi rock gettarono le basi per la creazione di contesti del tutto nuovi: sui palcoscenici emergevano figure selvagge e magnetiche che suonavano qualcosa di mai sentito prima, recependo ed elaborando un senso di illimitata libertà a cui davano voce con gestualità carismatica, imponendosi nell’immaginario degli ascoltatori e di fatto entrando a passi larghissimi e trionfali nell’impero delle divinità del rock. In questo senso, le groupie furono un fenomeno illuminato di riflesso dall’esplosione luminosa di personalità di culto che loro stesse adoravano in prima persona, spinte da una viscerale passione nei confronti della musica e del mondo a cui essa apparteneva. Da un lato, soprattutto dopo l’uscita dello speciale su Rolling Stone, scatenarono all’epoca l’aperta disapprovazione dei movimenti femministi, che nell’ostentata ricerca sessuale di quelle che apparivano come “prostitute sottomesse” faticavano a riconoscere il “libero e pacifico scambio di intimità e ispirazione” di cui le ragazze si dichiaravano portabandiera; dall’altro, non poterono che muovere le scandalizzate riserve dei lettori della rivista a causa della giovanissima età di molte delle protagoniste, in molti casi ancora minorenni.La risposta fu sempre univoca e continua ad essere riproposta da coloro che più sono state capaci, non senza un ottimo intuito imprenditoriale, di raccogliere e raccontare la propria scatenata giovinezza al seguito dei grandi nomi del rock: le groupie “erano scelte ma a loro volta sceglievano” e volevano essere esattamente nei letti in cui si infilavano, forti abbastanza per condurre la propria vita esattamente come desideravano, liberissime di prendere parte come no al gioco decadente consumato tra le suite degli hotel più lussuosi e i dietro le quinte dei più grandi palchi. Restituendo attraverso il proprio corpo il piacere e l’estasi donati dalla musica e realizzando così, anche così, una piena comunione, in un totale e spontaneo donarsi. Spesso si trattava di ragazze provenienti dall’ambiente della moda,In altri casi si trattava di personaggi legati a loro volta alla musica e all’arte...Ecco a voi alcune tra le sacerdotesse del rock più famose: 
Tura Satana.
La dirompente e prosperosa protagonista del cult-movie di Russ Meyer, Faster Pussycat Kill Kill! (1965), è stata il primo travolgente amore di Elvis Presley. Fu lei, ballerina di burlesque, ad insegnare al giovane Elvis le celebri mosse che fecero impazzire le fan di tutto il mondo. Lui voleva sposarla e le regalò un anello di brillanti, ma Miss Japan Beautiful gli rispose di no, preferendo continuare la sua carriera di attrice e performer.
Pamela Des Barres
 «Le donne si stavano liberando sessualmente, nasceva la pillola. Per questo mi arrabbio con le femministe che fanno la morale sulle groupie: noi non ci sottomettevano, noi facevamo solo ciò che volevamo"...
La più nota, secondo molti ha ispirato il personaggio di Penny Lane (interpretato da Kate Hudson) nel film Almost Famous e autrice del manifesto sul groupismo: "Sto con la band. Confessioni di una groupie". Pamela ha iniziato a frequentare i backstage giovanissima, aveva 16 anni. Ha avuto diverse relazioni, più o meno durature, con veri e propri monumenti del rock:  Mick Jagger, con il chitarrista dei Led Zeppelin Jimmy Page, col batterista degli Who Keith Moon, e di altri artisti come Nick St. Nicholas, Noel Redding, Chris Hillman, Gram Parsons
Cynthia Plaster Caster. 
Siamo nel 1966, Cynthia, una ragazza di famiglia cattolica e conservatrice, studia arte in un college di Chicago. Un giorno, le viene assegnato da un professore il compito di fare un calco di qualcosa di solido. Insieme ad un'amica, decise che non c'era niente di più solido nel 1966 degli organi genitali di una rock star. Questo suo bizzarro hobby la portò un piccolo grado di notorietà nell'ambiente e si fece largo nel sottobosco delle groupie e delle band locali fino ad arrivare a personaggi del calibro di Keith Moon (che si strappo una gamba dei pantaloni per dare alla giovane artista, ancora agli esordi, un grembiule per il suo lavoro) e Jimi Hendrix. Nel tempo, Cynthia si è fatta un nome, che le è valso la dedica di una canzone dei Kiss ("Plaster Caster") e la protezione di un mecenate d'eccezione, Frank Zappa (che, però, non si fece mai prendere un calco, da buon padre di famiglia qual era). Il manager di quest'ultimo, Herb Cohen, le consigliò di nascondere i calchi nella sua cassaforte per proteggerli da furti (pare che qualcuno avesse tentato di rubare la collezione dall'appartamento di Cynthia), ma non volle più restituirli, tanto che si dovette arrivare ad un processo. In seguito, Cynthia ottenne la restituzione delle copie in bronzo delle sculture.
Bebe Blubell.
Modella, playmater negli anni ’70 ha vissuto al seguito di diverse band e frequentato George Harrison, Jimmy Page, Mick Jagger, Rod Stewart e Steven Tyler. È  stata una via di mezzo tra una groupie e una fidanzata: rispetto alle altre ragazze ha avuto relazioni molto lunghe con parecchie rockstar. Nel periodo in cui frequentava  Todd Rundgren, Mick Jagger la corteggia assiduamente e per il suo ventunesimo compleanno Mick le telefonate domandando “Se potessi uscire con tre uomini importanti, chi sceglieresti?” Lei rispose “Pablo Picasso, Einstein e John Lennon” Mick rispose se si poteva accontentare di uscire a cena con lui. Lei accettò e finita la cena Mick le chiese di accompagnarlo da un amico..salirono le scale di un palazzo e davanti ad una porta aperta c’era John Lennon che cantava “Happy birthday to you”..”Dei tre, era il più facile da trovare!” disse Mick..
Lory Maddox
Lori è stata una delle tante “baby groupie" che ruotavano intorno alle band nei primi anni Settanta. Lingerie super colorata, zeppe, boa di struzzo al collo, maglie a rete, pantaloni a zampa d’elefante super attillati, T-Shirts variopinte questo era l’abbigliamento che Lori usava per farsi notare tra la folla dei concerti. “Fuggivo di casa il sabato sera perchè mia madre lavorava tutta la notte in un ristorante”– racconta Lori – “Ero solo una ragazzina ma avevo già le idee molto chiare”. Fu così che Lori una sera conosce David Bowie: “Avevo baciato solo qualche coetaneo, ma ero ancora vergine. Chi non avrebbe voluto avere David come primo uomo nella vita?”. La rock star “rapisce” Lori letteralmente e la porta nel suo hotel, successivamente si rivedono ancora ma è Jimmy Page che colpisce ancora di più la giovanissima Lori. Ed è proprio lui, quello che poi sarà definito uno dei chitarristi più importanti, influenti e versatili della storia del rock, che la fa innamorare all’istante. Lei ha solo 15 anni ed il chitarrista dei Led Zeppelin, da vero gentiluomo, chiede alla madre di Lori il permesso per poter stare insieme a lei. “Diceva che ero il suo giovane angelo”– dichiara Lori – “Lo seguivo nei suoi spostamenti, attendendolo in hotel. La mia intera vita era per lui, non potevo più frequentare la scuola perchè ero troppo impegnata a seguire Jimmy”. Viaggiò per oltre un anno insieme alla band ed ispirò il brano “Sick Again”, uno tra i più grandi successi dei Led Zeppelin. La storia con Page finì nel momento in cui lo trovò a letto con Bebe Blubell 
Chris O' Dell 
Giunta da Tucson a Londra ventenne e con 60 sterline in tasca, divenne assistente alla Apple, l'etichetta dei Beatles, e l'amante di George Harrison e Ringo Starr ma ciò non le impedì di diventare amica sia di sua moglie Pattie Boyd, sia di Maureen Starkey, moglie del secondo. La china del cliché "sesso, droga e rock’ n' roll" la condusse sulla sponda Rolling Stones, che accompagnò in tour nel 1972 (finendo a letto con Mick Jagger); fu poi anche il turno di Bob Dylan, che la assunse come tour manager prima di avere una relazione con lei, e di Eric Clapton. Miss O’Dell è il brano che nel 1973 George Harrison scrisse per Chris O’ Dell. 

Song: "Sick Again" Led Zeppelin
 



domenica 26 marzo 2017

Mini quiche alle verdure e noci.


La quiche lorraine è una tipica torta francese realizzata con panna, uova e formaggio. Visto che mi diverte sperimentare con le verdure ho provato a sostituire tutto questo utilizzando della panna di soya e sono riuscita a cucinare delle mini quiche molto delicate e gustose! Ovviamente la ricetta è valida anche per una quiche unica, in una teglia più grande..

  • Ingredienti:
  • 100 gr di funghi
  • 50 gr di zucca
  • 1/2 peperone rosso
  • 1/2 peperone giallo
  • 100 gr di broccoli
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio extravergine d’oliva
  • 100 g di panna di soia 
  • Un rotolo di pasta sfoglia
  • 10 gherigli di noci spezzettati

Pulite e asciugate le verdure e tagliate i peperoni a listarelle, i funghi a fette la zucca a cubetti e i broccoli a piccoli ciuffi. Tagliate anche l’aglio a fettine. Trasferite tutto in una padella , aggiungete un filo d’olio e fate cuocere a fuoco medio per 10 minuti. Regolate di sale e di pepe e lasciate raffreddare. Mescolate metà del composto con la panna di soya e i gherigli di noce spezzettati. Disponete la pasta sfoglia in piccoli stampi da quiche ricoperti di carta da forno bagnata e strizzata (o in un unico stampo grande da torta) riempiteli con il composto unito alla panna di soya, per formare una base e poi unite le altre verdure usando le strisce di peperone per formare delle piccole strisce sopra le mini quiche. Infornate a 180°C per circa 20 minuti.


Gli Small Faces sono da sempre una delle mie band preferite,un pezzo significativo di storia del pop inglese degli anni sessanta. Nascono nel giugno del 1965 dall’incontro tra gli East London, un trio composto dal chitarrista Ronnie Lane, il batterista Kenny Jones e il tastierista Jimmy Winston con il giovane vocalist e chitarrista Steve Marriot. I quattro ragazzi hanno una caratteristica comune: sono alti tutti intorno al metro e sessantacinque, da cui poi il nome. Nell’ottobre dello stesso anno  firmano un contratto con la Decca per registrare nel 1966 la loro prima pietra miliare: Small Faces. Grazie anche al singolo “Watcha Gonna Do About It”,già registrato dai Drifters, gli Small Faces conquistano il favore del pubblico giovanile britannico e, in particolare, della frangia numerosa dei Mods che imperversavano in lungo e largo nell’Inghilterra di quegli anni. Più  tardi Ian Winston viene sostituito alle tasterie da Ian McLagan, già nei Boz and the Boz People. Kenny Jones (il batterista) ricorderà che “la permanenza di Jimmi (Winston) negli Small Faces era dovuta soprattutto al fatto che questi possedeva un furgone, un vecchio Black Maria. Ma la cosa fondamentale era rappresentata dal fatto che i genitori di Jimmi gestivano un locale, il Ruskin Arms in Manor Park, dove noi potevamo suonare. A parte questo, Jimmi come musicista era terribile...”. Intanto tra i singoli del primo LP spunta un’altra perla “Sha La La La Lee” che raggiunge la terza piazza delle charts inglesi in piena beatlesmania. Nel 1967 il gruppo cambia etichetta, ma la Decca decide comunque di pubblicare una raccolta, “From the Beginning”, che mette insieme versione alternative e singoli inediti degli Small Faces. Nuova etichetta e nuovo produttore, il mago Andrew Loog Oldham che annoverava tra le sue scoperte, niente meno che i Rolling Stones. Sotto la guida di Oldham, gli Small Faces affinano il loro sound. Esce nel 1967 per la Immediate il terzo album e si chiama ancora Small Faces. Le sonorità sono più ricercate, l’energia è sempre la stessa e soprattutto la verve di Marriott appare immutata. Il risultato di cassetta è però sorprendente: nell’aprile del 1968 tre singoli nella top ten (“Itchycoo Park”, “Tin Soldier” e “Lazy Sunday”). "Tin  Soldier" la scrive Marriott per la donna che insegue e sulla quale vuol fare colpo, Jenny  Rylance, una modella che un giorno diventerà sua moglie.”Sono il soldatino di latta che un giorno si è tuffato nel tuo fuoco”, È davvero pezzo straordinario, romantico e potente allo stesso tempo. Una vera e propria consacrazione per il gruppo londinese nato come “mod band” e trasformatosi nel tempo in una realtà musicale che coniugava, ad alti livelli, il soul bianco e la psichedelia. E’ questo il periodo migliore. La band sbarca con i suoi album anche negli States dove trova buoni consensi. Nel giugno del 1968 esce “Ogdens’ Nut Gone Flake”, l’ultimo episodio in studio dei primi Small Faces. L’ LP (dalla copertina tonda) rimarrà in testa alle classifiche inglesi per 6 settimane. Nell’ottobre del 1968 arriva il momento della verità. Gli Small Faces partono per un tour negli Stati Uniti insieme agli Who per affiancarsi a Joe Cocker. Durante la tournee si unirà al gruppo per una session improvvisata il giovane chitarrista degli Herd, Peter Frampton. Da questo momento Marriott e Frampton incominciano a progettare una nuova band. L’eclettico cantante degli Small Faces si dichiara pronto per il grande balzo nel mondo del pop internazionale e sente sempre più stretta l’etichetta di “Re dei Mods”. La rottura ufficiale arriva nel febbraio del 1969. Dalle costole degli Small Faces nascono due nuovi gruppi. Come annunciato Peter Frampton e Steve Marriott danno vita agli Humble Pie. Lane, Jones e McLagan si uniscono a Ron Wood e a Rod Stewart, per formare i Faces nel giugno del 1969. La fine della giovane band è ben celebrata da un Album doppio antologico, The Autumn Stone. Nel 1976 un inaspettato revival, che riporta in classifica “Itchycoo Park”, convince Steve Marriott a riformare il gruppo con gli originari Jones e McLagan, e sostituendo Ronnie Lane con Rick Wills (Camel). Il risultato della reunion è deludente. Due album di scarso rilievo e grandi problemi contrattuali convincono il gruppo a sciogliersi definitivamente. Kenny Jones sostituirà Keith Moon negli Who, McLagan si affiancherà ai Rolling Stones in alcuni tour, Rick Wills si unirà ai Foreigners. Ronnie Lane, dopo lo scioglimento dei Faces si era avventurato in varie esperienze solitarie (alcuni dischi da solista), collaborando in fasi successive con Ron Wood e Pete Townshend. Agli inizi degli anni ’80 Lane è costretto a sospendere la sua attività perché colpito da sclerosi multipla. In suo aiuto verranno organizzati concerti pre raccogliere fondi a cui daranno il loro contributo, tra gli altri, Eric Clapton, Steve Winwood, Jeff Back e Jimmy Page. Nel 1983, la morte di Lane viene ricordata con un grande concerto alla Royal Albert Hall. Dopo l’ultimo scioglimento degli Small, Steve Marriot, con la band omonima, tornerà ai primi amori: concerti in piccoli pubs e session itineranti. “Non ho mai preteso di diventare famoso” disse Marriott poco prima di morire “Tutto quello che desideravo era avere i soldi per l’affitto, un lavoro che mi divertisse e un pò di soddisfazioni. Questo l’ho ottenuto e adesso sono più felice di quanto potessi immaginare”. Nell’aprile del 1991, appena tornato da un viaggio negli Stati Uniti e dopo una giornata di grandi bevute, Marriott tornò a casa e si addormentò con la sigaretta tra le dita, morendo nell’incendio che distrusse la sua abitazione. Note dolenti della fine di un gruppo che, se pur di breve durata ha segnato le pagine della storia della musica.

domenica 19 marzo 2017

Spaghetti di carote con crema di avocado.


La prima volta che ho assaggiato questo piatto crudista ero in un ristorante vegetariano e mi è talmente piaciuto che ne ho ordinate 3 porzioni! Ricetta super semplice che fa venire voglia di estate..

Ingredienti:
  • 2 carote grosse o 4 piccole
  • 1 cucchiaino di olio evo spremuto a freddo
  • 1 cucchiaino raso di sale 
  • 2 cucchiai di succo di limone fresco
  • scorza grattugiata di un limone
  • maggiorana fresca (facoltativo)
  • Alcuni gherigli di noce.
  • Per la crema di avocado
  • 1 avocado maturo bio
  •  1 cucchiaino di succo di limone fresco
  • 1/2 cucchino raso di sale 
  • 1 cucchiaino di olio evo spremuto a freddo


Spiralizzate o affettate con una mandolina le carote. Conditele con olio, sale e limone. Lasciateli marinare fuori dal frigo mentre preparate gli altri ingredienti.
In un frullino mettete tutti gli ingredienti per la crema di avocado e frullate fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
Condite la “pasta” di carote con la crema di avocado, aggiungete la scorza del limone, le foglioline di maggiorana (a seconda del vostro gusto), le noci spezzettate  mescolate il tutto.
Servite subito.

Song:" Sunshine Superman" Donovan



A Londra nei primi anni '60 lo chiamavano "il Bob Dylan inglese" ma in realtà Donovan scoprì una via alternativa a quella di Dylan, riuscì a fondere folk, jazz, raga, musica celtica e musica da camera. Sperimentatore e poeta, capace di unire le suggestioni di Blake ai nonsense di Carroll e alle fiabe per bambini. Nel suo primo periodo musicale le sue conposizioni erano in puro stile folk, eseguite voce e chitarra ma la svolta avviene nel 1966, quando Londra diventa colorata e psichedelica e Donovan abbraccia i valori del "flower power". Sotto la guida del produttore Mickey Most trasforma la sua musica in un caleidoscopio di generi. Il risultato è una manciata di canzoni , fra cui una intitolata "For John and Paul" dedicata ai suoi grandi amici Lennon e McCartney. Mikey gli consigliò di cambiare titolo e di non farla neanche ascoltare a Paul, perché gliel'avrebbe copiata in un minuto. Donovan gli diede retta e naque la versione definitiva di "Sunshine Superman". Una canzone d'amore per la sua futura moglie e musa , Linda Lawrence ma anche una canzone di come l'acido può trasformarti in Superman e farti entrare in stati superiori..perché non è facile entrare nella quarta dimensione e vedere la matrice dell' universo a cui tutto è collegato! L'intero album rappresenta una svolta nella produzione dell'artista scozzese. Una vera e propria band lo accompagna nella maggior parte delle canzoni  (tra gli altri, Jimi Page) e la strumentazione si arrichisce di strumenti orientali come il sitar, grazie all'influenza del suo amico Bryan Jones. Con questo disco Donovan dimostrò di non essere un semplice clone di Dylan ma uno sperimentatore  ispirato e lontano dalle facili emulazioni.

domenica 12 marzo 2017

Two ingredients cookies.


Two ingredients cookies: banane e fiocchi d’avena. E varie aggiunte che potete scegliere a piacere. Li ho visti su un blog americano e ieri pomeriggio ho provato a farli per merenda. Si preparano in pochi minuti e sono davvero una sana alternativa al biscotto burroso. Alla ricetta base (banane+fiocchi d’avena) potete aggiungere uvetta, altra frutta secca, gocce di cioccolato, ecc. Come preferite. Se li volete un po’ più dolci potete aggiungere un cucchiaino di miele, ma io secondo me sono già abbastanza dolci così!

Ingredienti:

1 banana
50 g circa di fiocchi d'avena
eventuali aggiunte: gocce di cioccolato, frutti di bosco disidratati, pinoli, noci, uvetta, datteri..

Con una forchetta schiacciate la banana fino ad ottenere una purea non troppo uniforme. Mescolate alla banana schiacciata i fiocchi d'avena e gli eventuali ingredienti extra fino ad ottenere un composto non troppo umido.Predisponete una teglia ricoperta di carta da forno e versatevi l'impasto a cucchiaiate, schiacciandolo leggermente per dare ai biscotti la classica forma tonda: a me sono venuti, con queste dosi, 7 biscotti da circa 6 cm di diametro. Trasferite la teglia in freezer per 5/10 minuti.Preriscaldate il forno a 180° poi, trascorso il tempo indicato per far rassodare l'impasto in freezer, mettete la teglia con i biscotti in forno.Fate cuocere i biscotti per 15 minuti, poi sfornateli e staccateli delicatamente dalla carta da forno con l'aiuto di una spatola..

Song: " Long Shadow" Joe Strummer and the Mescaleros.


Streetcore è l’ultima perla dell’immenso Joe Strummer, prima che un’infarto ce lo portasse via il 22 dicembre 2002, L'album esce il 21 ottobre 2003 e il singolo del disco è la prima traccia, Coma Girl, un brano dedicato da Strummer alla figlia Lola per comunicarle il suo amore per la musica rock più legata alla strada. È una dichiarazione d'intenti allo stesso tempo musicale e programmatica: vuole essere il ritorno del gruppo ad atmosfere più rock, dopo le contaminazioni e la patchanka del disco precedente (Global a Go Go), in una canzone che ricorda molto il sound dei Clash, e insieme vuole essere un atto d'amore per il rock più stradaiolo. Scene di musica da strada riecheggiano infatti nel testo, e del resto streetcore, il titolo dell'album, può significare proprio questo, legato alla strada.
Segni della prematura scomparsa del leader della band si possono ritrovare in alcune canzoni del disco. Midnight Jam, ad esempio, è un brano sulla cui parte musicale, già pronta, Joe Strummer avrebbe dovuto scrivere cantare un proprio testo. La voce nella versione presente sul disco è in effetti di Strummer, ma si tratta di spezzoni tratti da trasmissioni radio che Joe aveva curato per la BBC. Oppure l'intenso pezzo finale, Silver and Gold (Cover di un blues del 1952 di Bobby Charles, allora intitolato Before I Grow Too Old), termina con Strummer che si rivolge al tecnico audio dicendo Ok, that's a take! (Ok, è una prova!). Ma pur essendo solo una prova si tratta di un pezzo che chiude degnamente l'album: è un brano in cui Strummer invita, prima di diventare appunto troppo vecchi, a fare cose come uscire a ballare ogni notte, guardare tutte le luci della città, fare un viaggio intorno al mondo, baciare tutte le ragazze più carine.
Due pezzi invece sono stati inseriti nell'album anche se inizialmente non era previsto che vi facessero parte. Si tratta di una versione di Redemption Song di Bob Marley (la seconda cover dell'album), e di Long Shadow, una canzone pensata e scritta da Joe per Johnny Cash. Alcune canzoni infine, come Dakar Meantime e Steady America, presenti nelle scalette degli ultimi concerti della band, non hanno fatto in tempo ad essere registrate in studio e quindi inserite nella tracklist finale dell'album. La canzone Ramshackle Day parade compare nella colonna sonora del film “Lo scafandro e la farfalla”, diretto nel 2007 da Julian Schnabel. Un disco bellissimo, intenso e vero, Streetcore è a mio parere  il lavoro più interessante e di qualità dallo scioglimento dei Clash.

domenica 5 marzo 2017

Tagliatelle all'ortica con sugo di cannellini.




Mi hanno regalato un sacchetto di tagliatelle all'ortica e ho pensato di prepararle con un condimento leggero che non ne copra il sapore già molto particolare..


Ingredienti:

  • 250 g di tagliatelle all'ortica
  • un cucchiaino di timo 
  • un cucchiaino di menta, 
  • 1 cipolla di tropea 
  • 150 gr di fagioli cannellini lessati
  • 2 spicchi d'aglio, 
  • 4 cucchiai di olio, 
  • 1 cucchiaino di semi di girasole
  • 1 cucchiaino di semi di zucca
  • 1 cucchiaino di mandorle a scaglie
  •  sale 

 Mettere abbondante acqua in una pentola e, appena bolle, salarla e buttarvi le tagliatelle. Mentre cuociono, preparare il condimento. Versate l'olio in un tegamino e unire la cipolla e gli spicchi d'aglio sbucciati e tagliati in piccoli pezzi . Rosolare poi aggiungete tutte le erbe secche e unire i fagioli cannellini . Aggiungere un mestolo di acqua di cottura e far ritirare il sughetto, salare. Emulsionare il condimento con il frullatore ad immersione direttamente nella padella. Quando le tagliatelle saranno al dente scolarle, e travasarle nella padella del condimento, aggiungere i semi e le mandorle e saltare qualche secondo. Mescolare e servire subito ben caldo..

Song:"Gloria" The Them


"Like to tell you 'bout my baby
You know she's come around
Just 'bout five feet-four
A-from her head to the ground
You know she comes around here
At just about midnight
She make me feel so good, Lord
She make me feel all right
And her name is G-L-O-R-I-A
G-L-O-R-I-A
Gloria!
G-L-O-R-I-A
Gloria!
I'm gonna shout it all night
Gloria!
I'm gonna shout it every day… Gloria!"...The Doors, Patty Smith, 101’eres, 13th floor elevators, Iggy Pop, David Bowie, Johnny Thunders, Grateful Dead e molti altri hanno cantato le gesta della bella “Gloria”: poche canzoni rock & roll possono rivaleggiare con l'eccitazione sessuale e la previsione di questa perla dei Them.  Van Morrison ha raccontato di aver scritto Gloria mentre si esibiva con i The Monarchs in Germania nell'estate del 1963, quando aveva circa diciotto anni. Iniziò a suonarla davanti al pubblico del Maritime Hotel ma poi in seguito fece ritorno a Belfast per unirsi ai The Gamblers e successivamente formare i Them. Spesso improvvisava il testo sul palco durante i concerti, dilatando la canzone anche fino a versioni di 15 o 20 minuti di durata e arricchendo il testo di particolari piccanti sull’incontro con questa fantomatica ragazza. Dopo aver firmato un contratto discografico con la Decca, i Them andarono a Londra, dove incisero il brano al Decca Three Studios situato in West Hampstead il 5 luglio 1964, insieme ad altre 6 canzoni. Oltre a Van Morrison, erano presenti alla sessione Billy Harrison alla chitarra, Alan Henderson al basso, Ronnie Millings alla batteria e Patrick John McCauley alle tastiere. Dick Rowe portò in studio i session men Arthur Greenslade all'organo, Jimmy Page alla chitarra, e Bobby Graham alla batteria, poiché considerava i membri dei Them ancora troppo inesperti come musicisti. Persiste ancora qualche disputa su chi tra Millings e McCauley suonò la parte di batteria principale in Gloria, ma Alan Henderson insiste nell'indicare i Them come primo gruppo rock a contenere il suono di due batteristi in una registrazione.Gloria venne inserita come B-side, quando il singolo Baby, Please Don't Go fu immesso sul mercato in Gran Bretagna il 6 novembre 1964. In seguito il brano venne inserito nel primo album di studio della band, The Angry Young Them del 1965…

lunedì 20 febbraio 2017

Insalata tiepida con cavolini di Bruxelles, frutta secca e arance.



I cavolini di Bruxelles sono una verdura nutriente e versatile. Abbondano di vitamine (C e K) e contengono antiossidanti che ci aiutano a prevenire le malattie cancerogene. Grazie alla presenza di solfuro i cavolini eliminano anche le tossine dal nostro corpo. Ve li propongo come piatto unico, in insalata,  accompagnati da arance e frutta secca..

Ingredienti:

  • 150 gr cavolini di Bruxelles
  • 60 gr insalata mista
  • 1 arancia
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 cucchiai di granella di noci, nocciole e mandorle
  • Un cucchiaio di uvetta.
  • Sale
  • Olio extravergine d'oliva 
Lavare i cavolini e tagliarli a metà.  Tagliare l'aglio e metterlo a scaldare in padella con un filo d'olio, dopo qualche secondo aggiungere i cavolini, il sale e farli rosolare per un minuto. Tagliare l'arancia, spremerne metà e aggiungere al succo mezzo bicchiere d'acqua. Versare il succo ottenuto nella padella, far sfumare, abbassare la fiamma e coprire con un coperchio. Cuocere i cavolini fino a che il succo non si è consumato (devono rimanere comunque croccanti) e a fine cottura aggiungere i cucchiai di granella mista e l'uvetta. Amalgamare bene il tutto e trasferire in un piatto aggiungendo l'insalata, l'altra metà dell'arancia sbucciata e tagliata in piccoli pezzi, olio e sale...





Ecco una delle canzoni dei Kinks che amo di più, un piccolo capolavoro di tre minuti che è riuscito a fondere le necessità commerciali di una single hit con uno stile personale e intimista. Waterloo Sunset nasce come tributo a Londra : Ray Davis scrive della sua città e della zona a cui lo legano molti ricordi. Da ragazzino aveva subito una tracheotomia nell’ospedale di St. Thomas e le infermiere lo accompagnavano su un terrazzo a guardare il Tamigi. Da studente attraversava il ponte di Waterloo ogni giorno per raggiungere l'istituto d'arte a Croydon,; i suoi genitori lo portavano lì da piccolo a guardare lo Skylon, la grande torre costruita per il Festival of England. E la scrive anche pensando alla sua ex moglie Rose, e ai sogni sul futuro che immaginava con lei  quando passeggiavano in riva al Tamigi. Il testo della canzone descrive un narratore solitario mentre osserva (o immagina) due amanti, tali Terry & Julie, che attraversano un ponte, e malinconicamente riflette sulla coppia, il Tamigi, e la Waterloo Station. I due innamorati riescono ad essere felici anche in mezzo allo squallore. Si è spesso detto che il brano fosse ispirato alla storia d'amore tra due celebrità inglesi dell'epoca, gli attori Terence Stamp e Julie Christie. Ray Davies negò assolutamente questa ipotesi nella sua autobiografia e ribadendo nel corso di un'intervista del 2008: «Si trattò di una fantasia su mia sorella e il suo ragazzo che dovettero emigrare per cercare fortuna all'estero». In un’intervista a Rolling Stone, suo fratello Dave Davis ha dichiarato che Ray sentiva questa canzone come una pagina del suo diario personale, ed era riluttante a condividerla col gruppo proprio perché la considerava troppo intima. Non arriverà al n.1 in Gran Bretagna ma resterà una delle canzoni più amate nel mondo del rock: Pete Towshend l'ha definita ‘divina, un capolavoro”, David Bowie, Perer Gabriel, Elliot Smith ne hanno realizzato una cover, Damon Albarn e Paul Weller la considerano la loro canzone preferita. Nel 2004 un sondaggio di una stazione radiofonica la proclamò la miglior canzone su Londra, mentre Time Out la dichiarò “l'inno della città” .