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domenica 17 settembre 2017

Moussaka vegetariana.




La prima volta che ho assaggiato la moussaka ero a Santorini in vacanza, molti anni fa e l'ho trovata molto buona ma altrettanto "tosta" da digerire a causa della presenza della carne. Ho provata a farla sostituendo il ragù tradizionale con quello "vegetale" ed è nato un piatto altrettanto gustoso e molto più leggero..

Ingredienti:
  • 4 spicchi d'aglio
  • 2 cipolle
  • alcuni rametti di rosmarino e salvia
  • 3 cucchiaini di origano
  • 200 gr. di ceci lessati
  • 100 gr. di lenticchie lessate
  • 400 gr. di polpa di pomodoro
  • sale q.b.
  • 4 foglie di alloro
  • 2 melanzane grandi
  • 2 patate
  • 50 gr di funghi
  • 1 litro di latte parzialmente scremato
  • pepe nero in grani
  • 75 gr. di burro
  • 75 gr. di farina
  • 50 gr. di formaggio feta
  • olio d’oliva

Scaldate un filo d’olio a fuoco medio in una casseruola bella capiente. Aggiungete aglio, cipolla, rosmarino, salvia e 1 cucchiaino di origano. Soffriggete per circa 10 minuti, fino a quando la cipolla sarà appassita.Unite i ceci (con il loro liquido di conservazione), le lenticchie, i funghi, il pomodoro e 2 foglie di alloro. Aggiungete acqua nella misura di una lattina di pomodoro. Salate, portate a bollore, abbassate la fiamma e mettete il coperchio. Lasciate sobbollire per circa 1 ora, fino ad ottenere un ragù bello denso. Eliminate le foglie di alloro.Preriscaldate il forno a 180°C e portate a bollore una pentola d’acqua salata. Tagliate a fette le melanzane e disponetele su una teglia, spolverate con abbondante sale e lasciatele riposare per 10 minuti. Sbucciate le patate e tagliatele a fette, poi immergetele nell’acqua bollente per 3-4 minuti, scolatele e asciugatele accuratamente con un  panno da cucina.Trasferite le patate nella pirofila in cui cucinerete la moussaka (dimensioni 26×33 cm. circa). Salatele leggermente, aggiungete un filo d’olio e 1 cucchiaino di origano. Mescolate. Eliminate il sale dalle melanzane tamponandole con della carta da cucina e disponetele su una o più teglie da forno. Conditele con olio, pepe e il resto dell’origano.Infornate le patate e le melanzane per 30-40 minuti, girandole a metà cottura, fino a quando le patate saranno leggermente dorate. Scaldate il latte in una casseruola, senza farlo bollire, con le restanti foglie d’alloro e il pepe in grani. Filtratelo.
Pulite bene la casseruola e rimettetela sul fuoco per fare la besciamella: sciogliete il burro, aggiungete la farina mescolando molto bene e cucocete per 1 minuto, fino ad ottenere un composto denso che non dovrà, però, prendere colore. versatevi un po’ di latte e mescolate con una frusta. Continuate ad aggiungere il latte poco a poco, amalgamando con la frusta a fuoco lento, fino a che la besciamella si sarà addensata al punto da velare il dorso di un cucchiaio. Lasciatela raffreddare leggermente.Quando le patate, le melanzane e il ragù saranno pronti, iniziate a comporre la vostra moussaka. Versate metà del ragù sulle patate e coprite con uno strato di melanzane (circa metà). Completate con uno strato di ragù e melanzane.Versate la besciamella sulla moussaka fino a ricoprirla bene. Sbriciolatevi sopra la feta , condite con un filo d’olio e infornate per cira 35-40 minuti, fino a quando la superficie sarà bella dorata. Fate intiepidire la vostra moussaka per circa 30 minuti prima di servirla.

 Song: "Love Interruption" Jack White Acoustic Version





Jack White a mio parere è uno degli artisti migliori che siano capitati nel panorama musicale degli ultimi 15 anni. È riuscito a sperimentare una moltitudine di generi diversi (dal rock-blues all' r'n'b, dal country al free-jazz fino al gospel e all'honky-tonk) riuscendo a mantenere una coerenza di fondo e una cifra stilistica unica. Questa domenica vi parlo del suo lato più “intimo”, quello acustico. In “Jack Withe Acoustic Records”  prende alcuni brani  degli  White Stripes, dei  Raconteurs, della sua carriera da solista, più un inedito e mostra tutta la sua vena blues e folk. Una selezione di ventisei brani che spazia dal 1998 al 2016,tra mix acustici e versioni alternative di pezzi più o meno celebri del passato del musicista di Detroit. La collezione è organizzata in modo cronologico,si parte da “Sugar Never Tasted So Good” dell’album omonimo che ha segnato il debutto del duo, passando per“Forever For Her (Is Over For Me)”, “White Moon”, arrivando al pianoforte tormentato di “Honey, We Can’t Afford to Look This Cheap” .Alleggeriscono il clima colonna sonora di White e il lavoro commerciale ("Never Far Away" da Cold Mountain e "Love is the Truth", che è stata utilizzata per lo spot della Coca-Cola del 2006), prima di chiudere il set con una serie impressionante di materiale solista che illustra Jack crescita sostanziale come cantautore negli anni: “Love Interruption”, “Blunderbuss”, il folk-blues scatenato di “Machine Gun Silhouette” e la versione straordinariamente solo voce e chitarra di “Just One Drink”. La traccia della collezione che raccoglie la maggior parte dell'attenzione è "City Lights", canzone inedita scritta per gli White Stripes nella registrazione di “Get Behind Me Satan”. La semplicità del lavoro iniziale di White diventa gradualmente più profonda, il ragazzo  si mette di più in gioco. Sebbene la gioia sfrenata del lavoro iniziale di White sia sostituita da un'auto-serietà riflessiva negli anni successivi che ponderano periodicamente il materiale, le canzoni ancora riescono a sbocciare nel loro modo unico, mentre si adattano perfettamente al meglio del lavoro di White.Negli ultimi anni, White ha spostato gran parte del suo obiettivo creativo dal suo lavoro individuale verso la pubblicazione di uscite per la  sua etichetta Third Man Records. Le band e gli artisti che lo ispirano sono regolarmente portati in performance o in sessioni di registrazione.Ma quando White si lascia fare un lungo sguardo indietro, invece di continuare a guardare avanti - che è sostanzialmente ciò che questa collezione rappresenta - il lavoro che ha contribuito a rendere il suo nome è ancora fiero come un'istantanea di passaggio musicale ispirato da un secolo all'altro .

domenica 10 settembre 2017

Crostata vegan con marmellata di fichi e noci.



Non ho mai pensato all'autunno come a una stagione triste. Le foglie morte e le giornate che si fanno via via più corte non mi hanno mai evocato la fine di qualcosa, piuttosto l'attesa del futuro. Anche quando piove. In quei momenti non provo malinconia, né la sensazione del tempo che passa. Tutto mi pare possibile.”..questa frase del libro di Modiano "Nel caffè della gioventù perduta" descrive perfettamente il mio stato d'animo in questo periodo dell'anno..e per festeggiare un nuovo inizio vi regalo una ricetta vegan tutta da provare!

Per la pasta frolla vegan:

  • 500 farina 00
  • 150 zucchero di canna
  • 1 cucchiaio di amido
  • 120g di olio di semi
  • 1 pizzico di sale
  • cannella qb
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 200 ml circa di latte vegetale

Per la farcitura:
  • 300 gr marmellata di fichi
  • 30 gr noci sminuzzate grossolanamente

 Prima di tutto preparare la frolla mettendo in una ciotola tutti gli ingredienti secchi: farina, zucchero, amido,  lievito, sale e cannella. Unire tutto l’olio agli ingredienti secchi e mescolare in modo da far assorbire l’olio. Iniziare ad aggiungere il latte vegetale, fino ad ottenere una consistenza morbida e non appiccicosa. Impastare bene, prima nella ciotola, poi sul piano da lavoro, fino ad ottenere una bella pallina liscia e omogenea. Avvolgere nella pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per almeno un’ora. Trascorso il tempo indicato stendere la pasta su un foglio di carta forno in una sfoglia sottile e foderate lo stampo (24-26cm) avendo cura di farla aderire bene a tutti gli angoli e bordi. Quindi eliminare l’eccesso con un mattarello e riempire con la marmellata e le noci sbriciolate. Risvoltare il bordo e infornare a 175° per circa 30 minuti.

Song:"Somebody To Love" Jefferson Airplane.


Grace Slick, è sinonimo di Jefferson Airplane. Ironia della sorte, Grace non era un membro originale della band ma l'importanza della sua presenza per ogni fase del gruppo non può essere sottovalutata. "White Rabbit", "Somebody to Love" che ha scritto, hanno contribuito a definire non solo Jefferson Airplane ma anche l'acid rock era. Come una delle prime rock star femminili, Grace ha aiutato a ridefinire il ruolo della donna nella musica moderna come più di un semplice simbolo di sesso sostenuto da una band.Il secondo album di Jefferson Airplane, Surrealistic Pillow è stato un pezzo innovativo di psichedelia rock-folk, e ha avuto una risonanza in tutto il mondo. I Jefferson Airplane non possono essere a considerati pionieri della sperimentazione ma hanno avuto un ruolo non secondario nel traghettare il movimento da ristretta élite a movimento giovanile di massa. Da un lato tutti i loro brani appaiono veri e propri inni generazionali; un pò per i testi, un pò per la voce di Grace Slick – potente e maestosa – quindi perfetta per il formato “inno”. Dall’altro lato diventano veri emblemi del movimento anche per le critiche feroci di vari politici conservatori che guardavano con sospetto – se non addirittura con paura – ai Jefferson Airplane, ai loro espliciti riferimenti all’uso dell’LSD, al loro “legittimare” culturalmente un modo totalmente “altro” di intendere la vita, la libertà, la guerra, i rapporti tra cittadino e stato. Questo li rendeva ai loro occhi, non uno straordinario esempio di libertà artistica, ma uno strumento diabolico di corruzione delle menti dei giovani. Questi motivi – insieme ad altri – hanno legato i Jefferson Airplane a tutto il movimento di San Francisco. Se il primo album, Take Off, appare ancora tanto legato al classico folk-blues rock da non sembrare essere capace di tracciare nuove vie, con Surreallistic Pillow le cose cambiano. L’arrivo della cantante dei Great Society ,Grace Slick ,il ruolo maggiore avuto da Kaukonen rispetto a Balin, rendono l’album il loro primo vero capolavoro e il primo passo verso l’incoronazione a simbolo di un’intera generazione. Undici brani in cui si nota chiaramente che i Jefferson Airplane sanno suonare davvero. Si può affermare che da un punto di vista tecnico l’accoppiata chitarra-basso formata da Kaukonen-Casady non ha rivali nelle varie scene americane. L’ingresso di Grace Slick con la sua voce possente apre nuove strade e rende possibile la creazione di brani che – pur non superando i tre minuti – raggiungono una potenza onirica sorprendente. E’ il caso della superba "White Rabbit", che in appena due minuti crea un crescendo che la rende un caso unico e bizzarro di pop psichedelico. Nella sua semplicità è un vero capolavoro; i testi con i chiari riferimenti all’uso dell’LSD sono un simbolo di un’intera stagione musicale e artistica in senso lato. Altro brano di Slick è la celeberrima "Somebody To Love", coinvolgente rock’n’roll che diventa un vero inno della Summer of Love. Magnifici esempi di blues acido sono "3/5 of a Mile in 10 Seconds" e "She Has Funny Cars" che mostrano capacità tecniche e canore fuori dal comune. Più introspettiva e malinconica, ma non meno psichedelica appare "Today" , superlativa, un magico volo etereo, un sogno a occhi aperti, con la chitarra dell'ospite Jerry Garcia. Kaukonen dimostra di essere un chitarrista di altissimo livello con la strumentale " Embryonic Journey" che è un omaggio al maestro John Fahey. "Plastic Fantastic Lover" chiude in modo diverso; ritmi martellanti, andamento lisergico, cantato nevrotico e brevi sovraincisioni. Sembra quasi preludere al loro prossimo album – After Bathing At Baxter’s (1968) – quello che farà superare davvero ai Jefferson Airplane il classico formato canzone e aprire la strada a nuovi confini da oltrepassare.



domenica 3 settembre 2017

Soulkitchen vs Juxbox Sommelier!



Il mese di settembre si è aperto con una sfida..Soulkitchen Vs Juxbox Sommelier al Festival Della Mentina! In realtà non c'è stato nessun combattimento ma è stata una piacevolissima serata voeuyeristica di degustazione enoculivinilica assieme al mio amico Federico Faggioni.
Durante la serata ci siamo divertiti ad abbinare cibo e vino con parole e suggestioni musicali..Juxbox Sommelier mi ha accolto al suono di “Parole, Parole, Parole” nella versione del complesso di Tadà,cantata da Filippo Timi e Serena Altavilla, offrendomi  un  Perlage Riva Moretta-Valdobbiadene Prosecco d.o.c.g. Biologico, al quale ho risposto con una tartare di avocado con cipollotti, pomodorini ,  glassa balsamica e la voce suadente di Robert Palmer in “Dy’er Mak'er”. A seguire un primo, timballino di riso venere con gamberi e zenzero e in onore della dea ho proposto “Venus” di Frankie Avalon. Juxbox Sommelier ha risposto stappando uno Gewürtztraminer delle cantine produttori Bolzano Südtirol Altoadige e ha messo sul piatto il Re :”I got lucky” di Elvis Presley. Ammaliata da tale scelta ho continuato a prenderlo per la gola proponendogli delle polpettine di melanzane da truffare nello tzaziki e lui, per tutta risposta ha pensato bene di dedicarmi “Ma che bontà!” di Mina..che sfacciato! Ma si è fatto subito perdonare con un bicchiere di Pinot grigio- Jean Paul Roble tenimenti Civa Friuli colli orientali , facendomi volteggiare sulle note di "Jungle fever" di Bill Ador, arrangiamento di Jan Versta, un groove funk in spezia latina. Arrivati al momento più dolce della serata, abbiamo consumato una mousse ai frutti di bosco al suono di “Get it on” dei T.Rex e bevendo Moscato d'asti- Sant'Evasio d.o.c.g.
 Deliziati da tanto buon cibo e buon vino, sulle note di  “Je t'aime moi non plus” ci siamo congedati, con la promessa di rincontrarci presto per incrociare nuovamente musica,forchette e calici!


Un ringraziamento speciale a Irene Malfanti per le bellissime fotografie.

domenica 27 agosto 2017

Bocconcini di melanzane allo yogurt.



Questa domenica vi propongo una ricetta molto fresca che può essere servita come sia come antipasto che come secondo..
  • 100 gr yogurt greco
  • 1 melanzana lunga 
  • 1 pomodoro 
  • coriandolo fresco
  • bacche di coriandolo
  • menta
  • peperoncino
  • olio extravergine d'oliva
  • sale


Affettate la melanzana per il lungo in fettine sottili, ottenendone almeno 12. Scottatele in una padella cosparsa con un po’ di sale per 1minuto e mezzo per lato. Pulite un ciuffetto di coriandolo fresco e uno di menta e tritateli; schiacciate un cucchiaino di bacche di coriandolo. Aggiungete lo yogurt, peperoncino e 2 cucchiai di olio, poi distribuite il composto sulle fette di melanzana e arrotolatele a involtino. Fate un battuto con 1 o 2 fette di pomodoro, conditelo con un filo di olio e un pizzico di sale. Irrorate gli involtini con questo battuto di pomodoro e servite…
Song: "I'm Crying" The Animals

Oggi vi parlo di una band che riuscì ad anticipare mezza storia della musica rock, dal garage-rock degli anni '60 al punk-rock degli anni '70, creando un-interpretazione british al rhythm & blues piu’ nero: gli Animals.
Il gruppo nasce a Newcastle Upon Tyne attorno alle figure del tastierista Alan Price e del cantante Eric Burdon. Quest'ultimo entra a far parte, nel 1962, dell'Alan Price R&B Combo, formazione che riunisce il bassista Bryan "Chas" Chandler , il batterista John Steel e il chitarrista Hilton Valentine. Modificano il nome in The Animals, piu’ adatto a descrivere l’attitudine selvaggia del gruppo. Gli Animals non erano i tradizionali interpreti di cover, perche' imponevano alle loro revisioni uno stile ribelle, e a volte perfino epico, che ne stravolgeva del tutto l'aspetto. Nelle loro mani i classici del blues davano voce alla  sofferenza dei giovani britannici. L'aspetto epico delle loro interpretazioni prese il sopravvento su quello selvaggio. Da semplice urlo di dolore, la canzone degli Animals divenne inno per la rivolta. Erano gli anni degli inni generazionali di Bob Dylan e gli Animals si adeguarono da una prospettiva blues. Grazie a una segnalazione di Graham Bond, il talent scout Giorgio Gomelsky porta il famoso bluesman Sonny Boy Williamson a Newcastle per incidere con la band: il risultato dell'incontro è documentato nei 33 giri “ The Animals Live At The Club A Go Go” e “The Animals With Sonny Boy Williamson.
Il debutto londinese del quintetto avviene al Crawdaddy Club di Gomelsky, ma è il produttore Mickie Most a mettere sotto contratto la band.
Nel 1964 incidono i primi due 45 giri: "Baby Let Me Take You Home" (il debutto discografico della formazione) presenta un'originale miscela di rhythm&blues, beat e folk. Prendendo spunto dallo stesso album di Josh White sul quale compare il traditional fonte d'ispirazione per la prima canzone, incidono una memorabile versione di un altro traditional, "The House Of The Rising Sun", che in estate li impone in tutto il mondo.
Alla fine di luglio, il gruppo incide dodici canzoni, alle quali aggiunge "Boom Boom" e "Dimples" per completare “The Animals, il debutto a 33 giri che in novembre raggiunge le posizioni alte delle classifiche di vendita e conferma il grande amore per i padri della musica nera quali John Lee Hooker e del rock&roll. Lo stesso giorno di fine luglio incidono due canzoni di Price e Burdon, "I'm Crying" e "Take It Easy", che servono per il loro terzo 45 giri, seguìto, nel gennaio 1965, da un altro sensazionale successo: "Don't Let Me Be Misunderstood", ispirato dalla versione di Nina Simone e "Bring It On Home” di Sam Cooke.
 Il secondo album “Animal Tracks, che esce nel maggio 1965. Oltre a essere l'ultimo disco di Price con il gruppo, sostituito da Dave Rowberry , è la conferma dell'oculata scelta di riproporre classici quali "Roadrunner", "I Ain't Got You" e le splendide "Hallelujah, I Love Her So" e "I Believe To My Soul" di Ray Charles.
Il sesto 45 giri intitolato "W've Gotta Get Out Of This Place" è un'altra pietra miliare della musica del periodo, raggiunge i primi posti delle chart e presenta per l'ultima volta l'organico originale.
Dopo il singolo "It's My Life" (è l'ultima collaborazione con il produttore Mickie Most) e l'abbandono di John Steel a favore di Barry Jenkins, la formazione apre il 1966 con il notevole singolo "Inside Looking Out", seguito un mese più tardi da "Don't Bring Me Down" e quindi dal terzo, prezioso album “Animalism (negli Stati Uniti viene pubblicato, nel settembre 1966, come “Animalization” e con tracce diverse rispetto al titolo britannico).
A questo punto Burdon lascia il gruppo, ma in settembre pubblica il 45 giri "See See Rider" È una svolta verso il nascente movimento psichedelico, tanto che in California nascono, attorno al cantante e a Jenkins, i New Animals.
 È “Winds Of Change a presentare il vero, nuovo marchio Eric Burdon & The New Animals, con sonorità più in linea con quell'eccezionale annata durante la quale il cantante partecipa anche al Monterey Pop Festival. Il disco contiene "San Franciscan Nights" (uno degli inni della generazione hippie), "Paint It Black" e "Yes I'm Experienced" (la risposta alla domanda hendrixiana "Are You Experienced ?").
Nel 1968, sospinti dall'ottima performance di Monterey e dall'inno pacifista "Sky Pilot", gli album “The Twain Shall Meet” e “Every One Of Us” (con l'aggiunta del tastierista Zoot Money all'organico) confermano un Eric Burdon alle prese con percorsi lontani dagli inizi ("New York 1963-America 1968" è una lunga pièce di ben venti minuti). Scoraggiato dagli scarsi riscontri in patria, quando gli ultimi due album vengono pubblicati ha già sciolto i New Animals per dedicarsi a un interessante carriera solista.


lunedì 21 agosto 2017

Soulkitchen al Pop Eat 17!


Ieri si è conclusa la bellissima esperienza di Soulkitchen  al Pop Eat -nutriamo il borgo, festival curato da Orianna Fregosi e patrocinato dal Comune di Castelnuovo Magra nato dal connubio tra la cucina tradizionale ligure e della Lunigiana, le arti visive, la ricerca artistica e convivialità. Il meraviglioso borgo di Castelnuovo  ha ospitato me e numerosi "creativi del cibo " per una due giorni piena di gente e ricca di energia positiva.
Devo ringraziare in particolar modo i proprietari del giardino della Rebellera che mi hanno permesso di portare Soulkitchen fuori dal web esponendo le 16 fotografie associate ai 16 piatti del menù Pop Eat , accompagnati da 16 vinili che ho fatto ascoltare durante la prima serata del festival..un viaggio tra soul, beat, rock e punk che potrete ascoltare cliccando il link che trovate qui sotto...e ora, ricomincio a cucinare e scrivere, promesso!

domenica 13 agosto 2017

Buone vacanze!


Questa domenica non vi parlo di un disco o di un gruppo famoso..vi parlo di me e vi do appuntamento il 19 e 20 agosto, dalle 17 al Pop Eat, a Castelnuovo dove potrete vedere e ascoltare Soulkitchen dal vivo!

                    

Fin da bambina  ho respirato i profumi delle cucine, con mio padre cuoco e mia madre che mi faceva giocare e sperimentare con i vari ingredienti per creare delle ricette.
Da adolescente, incomincio ad innamorarmi della musica, scopro i negozi di dischi e compro il mio primo vinile, "The Doors": quei suoni "aprono le porte"della mia percezione musicale mi spingono alla ricerca e all'ascolto di bands di quegli anni e poi a ritroso al beat, al rock'n’roll, al soul, inizio a collezionare i vinili, il supporto audio che amo di più.
Crescendo la  passione per il buon cibo e la buona musica aumenta, inizio a lavorare nel circuito musicale locale, segue e supporto gruppi della zona, primo fra tutti i Peawees, e lavoro per molti anni allo Shake Club a La Spezia, senza smettere di cucinare per me e per gli altri, mentre ascolto i miei dischi e parlo di musica con chi è seduto al mio tavolo.
11 anni fa decido di unire queste due grandi passioni in questo blog, il cui nome nasce proprio dal titolo di una canzone dei Doors, “Soulkitchen”. Nel blog, potete trovare vari tipi di ricette, tutte accompagnate miei pensieri riguardanti il disco che stavo ascoltando quando le ho preparate, un connubio tra musica e cibo, che si fondono e vi accompagnano in un'esperienza plurisensoriale, fatta di immagini, odori, sapori, suoni e parole. Grazie questo blog, sono stata  invitata  da Contatto Radio - Popolare Network alla trasmissione "L'Ultimo Negozio Di Dischi Sulla Terra" per raccontare un menù musicale ed ho partecipato come ospite ad una puntata di Cascasse il Monday al Lavoratorio Artistico di Sarzana.
A #popeat17  , attraverso una galleria fotografica vi porterò dentro al mio  blog e cercherò di farvi vivere l’esperienza di un vero e proprio percorso culturale tra cibo e musica!

domenica 6 agosto 2017

 Cheesecake alle pesche e yogurt greco.


La cheesecake alle pesche e yogurt è una torta fredda allo yogurt senza cottura, ideale per l'estate, pechè fresca, leggera e ricca di frutta di stagione.

Ingredienti :
Per la Base:

  • 250 gr di biscotti (tipo digestive)
  • 100 gr di burro (fuso)

Per la Crema allo Yogurt:

  • 500 gr di yogurt greco
  • 400 ml di panna per dolci
  • 70 gr di zucchero per dolci
  • 10 gr di colla di pesce (gelatina)
  • 4 cucchiai di latte
  • 3 pesche
Per Decorare:
  • 2 pesche

Per preparare la cheesecake alle pesche e yogurtiniziate dalla base. Spezzettate i biscotti nel boccale di un mixer e frullateli fino a polverizzarli.Trasferiteli poi in una ciotola ed aggiungete il burro fuso. Mescolate bene per far assorbire il burro a tutta la polvere di biscotto. Trasferite il preparato in uno stampo a cerniera di 24cm di diametro, rivestito con della carta forno, e pressatelo con il dorso di un cucchiaio per ottenere una base compatta. Fate poi raffreddare la base della torta in frigorifero per almeno 30 minuti. Nel frattempo procedete alla preparazione della crema di yogurt. Mettete in una ciotola grande lo yogurt, la panna e lo zucchero a velo e lavorate con le fruste elettriche per montare il composto. Tagliate a pezzi piccoli le pesche nettarine, aggiungeteli alla crema appena preparate e mescolate delicatamente. Poi unite il latte raffreddato nel quale avrete sciolto i fogli di colla di pesce ammollati in acqua fredda e strizzati. Amalgamate bene il tutto. Versate la crema preparata sulla base della torta e riponetela nuovamente in frigorifero per un'ulteriore fase di raffreddamento, di almeno 5-6 ore. Solo quando la torta si sarà completamente raffreddata potrete decorarla a piacere con altre pesche a fettine..La vostra cheesecake alle pesche e yogurt è pronta per essere servita!

Song: "A Sunday Kind Of Love " Etta James





Questo disco è capitato tra le mie mani grazie alla mia amica Laura: quando l'ho ascoltato ho pensato che non si trattava di un semplice vinile di una bravissima cantante ma di un vero MIRACOLO. Il dolore, la passione e la vita uscivano fuori dalle casse, entravano nelle mie vene come un fluido magico che faceva vibrare ogni angolo della mia anima e la metteva a nudo. Perché  Etta James ha questo dono: riesce a spogliarti l'anima. Il blues, soul, jazz, R & B, e rock si fondono in lei e diventano un’alchimia che ha forgiato una carriera di cinque decenni con una voce calda, appassionata e affascinante, donandoci più di una dozzina di singoli di successo e guadagnandosi quattro Grammy e un posto prominente nella Rock and Roll Hall Of Fame. Jamesetta Hawkins, nata a Los Angeles il 25 gennaio del 1938. La sua 'carriera' incomincia prestissimo: a cinque anni è già un prodigio del gospel, che canta in chiesa e in radio con una voce splendida e una sicurezza che non ti aspetteresti da una bimba così piccola. Gioca a suo favore il suo straordinario talento e la guida attenta di James Earle Hines, uno dei pezzi grossi fra i pianisti jazz, uno di quelli che entrerà nella storia del genere. Dopo quasi sette anni di esperienza gospel, Etta James si trasferisce a San Francisco: è il 1950. Nel giro di pochissimo tempo riesce a mettere insieme un trio vocale con altre due ragazze, le “Creolettes”e due anni dopo Johnny Otis concede loro un'audizione. Etta James ha 14 anni e questo è l'incontro che cambia definitivamente la sua vita: Otis rimane infatti folgorato da lei e dalle sue due compagne d'avventura e nel giro di un altro paio di anni le convoca a Los Angeles per incidere un brano negli studi di Modern Records. Il singolo inciso si intitola "Roll With Me Henry", eseguito dalla band di Otis con Richard Berry alla voce (il pezzo è conosciuto anche come "Dance With Me Henry"). Secondo la leggenda è in questo periodo che Otis 'lavora' sul nome di Jamesetta per trovare il nome d'arte Etta James. Sempre in questo periodo Otis decide di chiamare il trio vocale Peaches (soprannome di Etta). Nel 1955 "Roll With Me Henry" raggiunge la prima posizione nelle classifiche r&b, anche se con un titolo diverso: "The Wallflower" (il cambio è dovuto alle connotazioni non proprio perbene che secondo alcune emittenti radiofoniche erano nascoste nel titolo originale). Dopo il fortunato esordio discografico pare che la strada verso il successo sia in discesa. Invece ci vuole ancora qualche anno prima della vera esplosione: il resto del decennio conferma la fiducia di Modern Records, ma dopo lo scioglimento delle Peaches i successivi tentativi discografici non sono coronati da un successo paragonabile a quello di "The Wallflower". Ne sono testimonianza brani come "Good Rockin' Daddy" (che pure non si piazza male in classifica), "W-O-M-A-N" e "Tough Lover". La seconda svolta, nella carriera di Etta James, arriva nel 1960: è in questo anno che la cantante cambia etichetta e firma con Argo Records, sussidiaria di Chess Records. Rimarrà con loro per i successivi sedici anni, durante i quali Etta James diventa famosissima e vede affiancare il suo nome a quello di Aretha Franklin e Dionne Warwick. La partenza con la nuova etichetta è subito in quarta: Leonard Chess capisce tutto il suo potenziale e la promuove come cantante di ballad, capace di sfumature pop e di ruvidezze gospel. Sanciscono la nascita di una stella brani come "All I Could Do Was Cry" (eseguita col suo fidanzato di allora, Harvey Fuqua), o come "At Last" , "Trust In Me" o la mia preferita “A Sunday Kind Of Love”. La grande stagione prosegue per i restanti anni Sessanta grazie a perle come "Something's Got A Hold On Me" (1962), l'LP "Etta James Rocks The House" (1963, registrato dal vivo al New Era Club di Nashville) e il duetto con l'amico d'infanzia Sugar Pie De Santo ("In The Basement", anno 1966). In questi anni purtroppo incomincia la sua dipendenza dall'eroina che la porta ad essere spesso ricoverata in clinica a Los Angeles. Nel 1967 arriva uno dei brani destinati a diventare un classico del suo repertorio: si tratta di "Tell Mama", registrato presso gli studi di Rick Hall insieme a un altro singolo di tutto rispetto come "I'd Rather Go Blind". A differenza di quest'ultimo brano, che è una classica ballad, "Tell Mama" si muove nel solco del southern soul e preannuncia la maggiore versatilità che caratterizza gli ultimi anni di contratto con Chess Records (Etta rimane fino al 1975). E per versatilità s'intende persino qualche esperimento rockeggiante, al limite dell'avventatezza. Il pieno ritorno nei territori soul che padroneggia è fissato per il 1988, grazie a "Seven Year Itch" (registrato per conto di Island Records). Non è però la fine della sua vena versatile: lo dimostrano il quasi sperimentale "Sticking To My Guns" (1990) e le sempre più frequenti incursioni nel jazz e nel blues. Album come "Let's Roll" (2003) o "Blues To The Bone" (2004). Etta James muore all'età di 73 anni il 20 gennaio 2012 , nel Riverside Community Hospital a Riverside in California, dopo una lunga lotta contro il diabete e leucemia, lasciandoci l’enorme dono di una delle più grandi voci soul della storia della musica.