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domenica 15 marzo 2020

Dorayaki di Damiano.



In questi giorni molto difficili l'unica cosa che possiamo fare è restare a casa e cercare di combattere il senso di impotenza e la paura. Come? Non ne ho idea, posso solo raccontarvi quello che faccio io:
1) Dopo anni di completa inattività ho ricominciato a fare yoga e con grandissima soddisfazione posso ammettere di non essere la cariatide che immaginavo
2) Ascolto tanta musica : vinili ma anche la radio (Capital) 
3) Leggo : ho sistemato tutti i vecchi libri nella nuova libreria e ho scoperto alcune chicche da leggere e rileggere
4) Guardo film
5)Studio con mio figlio, e se non fosse che litighiamo quasi sempre,  sarebbe anche divertente
6) Cucino tantissimo. E insegno a Damiano come si cucina. 
Il punto 6 non è una grande novità nella mia routine quotidiana ma in questi giorni ho quello che di solito mi manca quando mi metto a cucinare : il tempo. Quindi ogni giorno ci mettiamo in cucina e spiego le mie ricette a mio figlio di 7 anni che in questi giorni è diventato bravissimo a preparare il minestrone, le lasagne, i biscotti, e le melanzane alla parmigiana. Per questo motivo, questa volta sarà lui a cucinare la ricetta della domenica e a scegliere il disco che l'accompagnerà..iniziamo!

Ingredienti:


  • 200 g di farina 00
  • 180 g di zucchero a velo
  • 75 ml di latte a temperatura ambiente
  • 1/2 bustina di lievito per dolci (8 g)
  • 3 uova a temperatura ambiente
  • 1 cucchiaio di miele
  • olio di semi
Per farcire:
  • crema alle nocciole e cioccolato
Come ben saprete i dorayaki sono i famosi dolcetti giapponesi di cui Doraemon è ghiotto e si preparano così:
In una ciotola sbattete molto bene le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Unite il miele, la farina e il lievito ben setacciati. Girate con una frusta.
Aggiungete il latte a filo, sempre mescolando. Dovrete ottenere una pastella densa che farete riposare a temperatura ambiente e coperto con la pellicola alimentare per circa 20 minuti. Riscaldate una padella antiaderente appena unta di olio e versatevi al centro una piccola quantità di pastella. Fate cuocere a fuoco basso fino a quando si saranno formate delle bolle sulla superifcie. Girate e proseguite la cottura.
Farcite i dorayaki apponendo un cucchiaio di crema di nocciole e cioccolato al centro di metà dei pancake dal lato meno cotto. Chiudete con quelli restanti facendo in modo che la parte più cotta resti in alto. Servite subito.

Song: " Sono Solo Canzonette" Edoardo Bennato



Per accompagnare i suoi dorayaki Damiano ha scelto uno dei suoi vinili preferiti, "Sono Solo Canzonette" di Edoardo Bennato, il primo disco che gli ho regalato. Il titolo a questo album sembra che  sia stato suggerito al bravissimo Bennato nientemeno che Enzo Jannacci. I due stavano registrando negli stessi giorni in Brianza, in due studi comunicanti. Il mixer dello studio in cui stava registrando Bennato era completamente coperto di nastri di scotch bianco che impedivano di toccare i faders , con tanto di cartello con su scritto  “NON TOCCARE!“. Jannacci, ironicamente , sotto quel “non toccare”  scrisse: “sono solo canzonette”..una presa in giro a tanta paranoia. Bennato ne fu divertito e decise di lavorare su quella frase, e alla fine realizzò l'album più venduto della sua carriera. Come saprete si tratta di un concept album che  si ispira  alla favola di Peter Pan e con semplicità  Bennato smitizza la figura del cantautore come profeta politico o istigatore di masse ben sapendo che, in realtà, le loro parole sono state fondamentali per i giovani. Quelle che lui scrive  "sono solo canzonette" ,otto tracce che spaziano tra il rock e il blues, nate dalla voglia di comunicare il suo pensiero con allegria , distogliendo la mente dai problemi e regalando un pò di  spensieratezza senza escludere la possibilità di riflettere. Non sono trattati politici nè esortazioni di ribellione ma semplici espressioni di un'arte quale è la musica. Perchè alla fine il mondo nell'Isola che non c'è non è tanto diverso dal nostro: ci sono i prepotenti che fanno la voce grossa  come capitan Uncino, i servi ubbidienti, per i quali è più importante avere il bicchiere sempre pieno che aver studiato, come Spugna e i ribelli come Peter, che non vogliono crescere , non vogliono vivere in un mondo in cui non è più possibile essere semplicemente felici, innocenti. Per Bennato le favole «sono state le piattaforme per parlare delle contraddizioni della società, della doppiezza della gente, specie i politici, della pressappocaggine e della grettezza imperante, senza però fare moralismi, senza sembrare retorico. In questo senso è nata la mia "trilogia" fiabesca, dal Pinocchio di "Burattino senza fili" al Peter Pan di "Sono solo Canzonette" fino alla "Fantastica storia del Pifferaio magico". Il messaggio è sempre lo stesso, perché la società è sempre la stessa, i padroni anche. Le favole sono il mezzo per parlarne. L'unica differenza è che nelle favole spesso i cattivi diventano buoni. Nella realtà no». (Edoardo Bennato: Peter Pan anch’Io  L’isola come fuga dalla realtà, Napoli e le canzoni impegnate di Natascia Galeno | Interviste Esclusive)
 Dentro questo album i testi sono pungenti e chiari, così da prestarsi a diversi livelli di lettura : un bambino ne coglie la magia che lo fa entrare nella favola, un adulto riesce a respirare la tensione e il fermento della società italiana di fine anni 70. A me fa venir voglia di cantare e sono felice di poterlo fare assieme a mio figlio.








domenica 9 febbraio 2020

Panzerotti di riso della Ienza.


Il carnevale. Da bambina lo amavo infinitamente perchè mi permetteva di trasformarmi nei miei personaggi preferiti. Quindi nel corso degli anni sono diventata l'ape Maja, Lady Oscar, l'infanta imperatrice de "La Storia Infinita" interpretando il ruolo con la massima serità:  non ero semplicemente travestita, ero il personaggio. E mia madre, con estrema pazienza,  mi accompagnava a tutte le sfilate di carnevale della zona ma la mia preferita era quella di San Terenzo, dove c'erano i carri su cui i bambini potevano salire. Finita la festa andavamo a casa di mia nonna Ienza a mangiare i panzerotti di riso dolci che preparava per l'occasione. Non ho mai capito se mia madre amasse il carnevale, in realtà da piccola non mi sono mai posta il problema, ma ora che ho un figlio e tocca a me portarlo alle feste di carnevale non posso non ammirarla. Perchè da madre, il carnevale lo detesto. Non sopporto tutta la confusione, la brutta musica e i coriandoli che ti tirano negli occhi. Poi penso a lei, che mi guardava con gli occhi pieni d'amore mentre ero sul carro , nascondo il Grinch che c'è in me e sfodero il migliore dei sorrisi per Damiano, pensando ai panzerotti che ci aspettano a casa!

Ingredienti:

  • 250 g farina
  • 100 g zucchero
  • buccia di un limone grattuggiata
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di vino bianco
  • 2 cucchiai di latte,sale
  • 30 g di burro

per il ripieno

  • 200 g riso
  • 400 cl latte
  • 100 g zucchero
  • cannella
  • 50 gr di uvetta
  • 2 uova

Bollire il latte con lo zucchero aggiungere la scorza grattugiata del limone, il riso, la cannella e portare a cottura. Ammollare l'uvetta in una tazza con acqua.
Preparare l'impasto setacciando la farina,unendo,zucchero,burro fuso,uovo,vino bianco,latte sale.
Mettere il riso cotto in una ciotola, unire le due uova e l'uvetta strizzata, girare bene
Stendere la pasta con il mattarello, dividerla in due sfoglie. Intervallare delle noci di ripieno a distanza di qualche cm l'una dall'altra e coprire con un'altra sfoglia.
Tagliare con la rotellina,schiacciare bene i lati con la forchetta. Friggere in abbondante olio di semi e una volta raffreddati spolverare con zucchero a velo.

Song : "La Banda" Mina.



Mentre mangiate i panzerotti,  vorrei farvi ascoltare una canzone che mi mette tanta allegria,  "La Banda" nell'interpretazione di Mina. Ma la canzone è stata scritta da  Chico Buarque De Hollanda  negli anni del colpo di stato militare in Brasile, dove si instaurò una dittatura crudele fra il 1964 e il 1985. Buarque era fra i più noti artisti che animarono la resistenza civile  e compose "A Banda" nel 1966 inserendola nell’album che porta il nome del cantautore, un anno prima di essere arrestato e due anni prima di recarsi in esilio in Italia." A Banda" è un canto civile che racconta della disperazione, della paura e della solitudine presenti nella società brasiliana e nello stesso tempo della sua forza interiore e dell’entusiasmo che in quel grande paese vengono liberati dalla musica.Viene descritto il passaggio di una banda musicale in un piccolo villaggio dove tutti dimenticano i problemi quotidiani per ascoltarla. Ma poi la banda passa e la vita ritorna come prima con tutte le sue difficoltà. Antonio Amurri, (l'autore di due libri che ho amato moltissimo da ragazzina, "Piccolissimo" e "Famiglia a carico") ha tradotto il brano per Mina che lo portò al successo in Italia nel 1967. E ora non resta che cantarla!

Una tristezza così
non la sentivo da mai
ma poi la banda arrivò
e allora tutto passò
volevo dire di no
quando la banda passò
ma il mio ragazzo era lì
e allora dissi di si
e una ragazza che era triste
sorrise all’amor
ed una rosa che era chiusa
di colpo sbocciò
ed una flotta di bambini festosi
si mise a suonare come fa la banda
e un uomo serio il suo cappello
per aria lanciò
fermò una donna che passava
e poi la baciò
dalle finestre quanta gente spuntò
quando la banda passò
cantando pace ed amor
Quando la banda passò
nel cielo il sole spuntò
e il mio ragazzo era lì
e io gli dissi di si
La banda suona per noi
La banda suona per voi
la..la..la..la..la..la..la
la..la..la..la..la..la..la
E tanta gente dai portoni
cantando sbucò
e tanta gente in ogni vicolo
si riversò
e per la strada
quella povera gente marcia felice
dietro la sua banda
Se c’era uomo che piangeva
sorrise perché
sembrava proprio che la banda
suonasse per lui
in ogni cuore la speranza spuntò
quando la banda passò
cantando cose d’amor
La banda suona per noi
La banda suona per voi
la..la..la..la..la..la..la
la..la..la..la..la..la..la
La banda suona per noi
La banda suona per voi
la..la..la..la..la..la..la
la..la..la..la..la..la..la
la..la..la..la..la..la..la
la..la..la..la..la..la..la


                                                             Francesca "Lady Oscar" 1982

domenica 26 gennaio 2020

Tortnini di patate con cardi alle acciughe.



Se c'è una cosa che non mi piace è andare a fare shopping. In realtà non sono proprio capace..dentro ai negozi mi confondo, non mi piace la musica che sento e ancora meno i vestiti che vedo, quindi ogni volta che ci provo esco a mani vuote e..vado a comprare dei dischi. Perchè se c'è una cosa in cui sono brava è comprare i dischi e la verdura. I dischi li compro quasi tutti da Daniele "Purple" mentre  la verdura la compro da Evergreen. Evergreen è una iniziativa di Agricoltura Sociale finalizzata all'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e le serre in cui vengono coltivate le verdure sono in un paradiso baciato dal sole, La Serra di Lerici. E' vicino a casa mia ma la cosa più comoda è che una volta alla settimana preparano dei sacchetti con i loro prodotti e li portano a Lerici. Le loro verdure sono" vere": piccole e incredibilmente buone. Mentre il giovedì ho la fortuna di avere vicino al lavoro un mercato a km 0 dove si incontrano gli agricoltori di zona e vendono i loro prodotti. Qui ho comprato i cardi e le patate che ho usato per questa ricetta..vi assicuro che una volta provate queste verdure non riuscirete più a mangiare quelle del supermercato!

Ingredienti per i tortini:


  • 400 g di patate farinose
  • 1 uovo intero
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva 
  • 20 g di parmigiano grattugiato
  • 1 pizzico di sale
  • Pepe qb
  • Un pizzico di noce moscata
  • Un ciuffetto di prezzemolo
  • 30 g circa di emmental

Lessate le patate intere e con la buccia in acqua bollente, finché non saranno tenere. Scolatele e lasciatele raffreddare, quindi sbucciatele e schiacciatele con uno schiacciapatate. Conditele con olio, sale, pepe e noce moscata. In una ciotola sbattete l’uovo. Quando il composto di patate non sarà più caldo, aggiungete il prezzemolo finemente tritato, il parmigiano e l’uovo. L'impasto dovrà risultare liscio e facile da maneggiare. Se fosse troppo morbido aggiungete del pangrattato. Tagliate l'emmental a cubetti. Prendete degli stampini di alluminio usa e getta, e ungetene molto bene il fondo e i bordi con un filo di olio. Foderate ogni stampino con uno strato di composto di patate spesso circa 1 cm/ 1 cm e mezzo, lasciando un incavo al centro dove metterete il cubetto di emmental. Coprite i tortini di patate con un altro po’ di impasto, pressandolo leggermente con le mani .Cuoceteli nel forno già caldo a 200°  per 15-20 minuti. Prima di toglierli dagli stampi lasciateli raffreddare per qualche minuto.

Ingredienti per i cardi: (ricetta di mia madre!)


  • 2 cardi bianchi
  • 4 filetti di acciughe
  • Burro
  • Sale
  • 1 limone
  • 1 spicchio di aglio
  • Olio extravergine di oliva
 Pulire i cardi eliminando le coste vuote e i filamenti, poi tagliateli a pezzetti e metteteli a bagno in acqua acidulata con il limone. Poi lessateli in acqua salata e acidulata per almeno 20 minuti, o fino a che non diventano più morbidi.
 Nel frattempo in un tegame fate sciogliere il burro con un paio di cucchiai di olio e lo spicchio di aglio. Aggiungete i filetti di acciughe spezzettati facendoli cuocere e ridurre in crema.
Mettete i cardi ben scolati in un piatto da portata, conditeli con la salsa preparata e serviteli assieme al tortino di patate.

Song: "Nutbush City Limits" Ike & Tina Turner



Crescere in una piccola città non è molto stimolante. L’infanzia di Anna Mae Bullock negli anni 40 trascorre a Nutbush ascoltando country e blues alla radio, cantando in chiesa e raccogliendo cotone con suo padre, e lei odiava il cotone. Nel 1956 scappa dalla sorella a Saint Louis. Anne incontra Ike nei locali da ballo e spesso gli chiede di poter provare a cantare ma lui rifiuta . Una sera in un clima di euforia generale Ike offre il microfono ad Aillenne Bullok ma vedendola titubante sua sorella Anne Mae afferra il microfono e ne approfitta. Ike rimane impressionato e la chiama sul palcoscenico, la sposa e le fa cambiare nome in Tina Turner. I due sul palco sono incredibili: lui è un leader con ottime doti musicali e lei è una bomba atomica di voce e sensualità. Ma a casa le cose vanno diversamente: si presupponeva che lei dovesse trattare Ike come un re, prendendosi cura dei loro 4 figli mentre lui se la spassava con altre donne, abusando fisicamente e psicologicamente di Tina. Nel corso degli anni  la vita musicale che un tempo l’ispirava stava diventando un incubo e quindi non c’è da stupirsi se i pensieri di Tina nel 1970 tornarono alla sua infanzia a Nutbush, nel Tennessee. Nutbush City Limits, la prima canzone scritta e incisa dalla stessa Tina, è radicata in questo sentimento ambiguo. Quella piccola città  da cui scappare che però torna prepotente nei suoi ricordi. Ike su Nutbush City Limits fornì una base musicale perfetta per il testo di Tina : inizia con un riff di chitarra ritmica sporco, effettato, graffiante, e infine Tina entra in campo, cantando col suo tono più incisivo mentre elenca le poche qualità della sua città natale.
Dopo un’ultima esplosione di violenza alla quale per la prima volta lei si ribellò, Tina lasciò Ike, divorziando poi nel 1978. Ma Nutbush City Limits fu la sua vera dichiarazione d’indipendenza artistica.

A church house gin house
A school house outhouse
On highway number nineteen
The people keep the city clean

They call it Nutbush, oh Nutbush
They call it Nutbush city limits

Twenty-five for speed limit
Motorcycle not allowed in it
You go to store on Friday

You go to church on Sunday

They call it Nutbush, oh Nutbush
They call it Nutbush city limits

You go to the fields on weekdays
And have a picnic on Labor Day
You go to town on Saturday
And go to church every Sunday

They call it Nutbush, oh Nutbush
They call it Nutbush city limits

No whiskey for sale
If you get drunk no bail
Salt pork and molasses
Is all you get in jail
They call it Nutbush, oh Nutbush
They call it Nutbush city limits


lunedì 6 gennaio 2020

Gnocchetti alla crema di cavolo nero e buoni propositi.



In questi giorni mi sono ritrovata spesso a riflettere sulle cose che mi sono accadute durante il 2019 e di quanto mi abbiano segnata. Ma invecchiando ho capito che bisogna accettare ciò che la vita ci offre, imparando a lasciar andare i brutti pensieri per predisporsi ad accettare le cose che incontreremo nel nostro percorso di vita, sia belle che brutte. E tra le cose belle c'è il cibo e l'amore nel prepararlo per se e per gli altri, come questi gnocchetti con crema di cavolo nero e cacio, un piatto semplice, di quelli che scaldano il cuore..

Ingredienti:

Per gli gnocchi:

  • 1 kg di patate
  • 250 g di farina
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di parmigiano-reggiano
  • sale

Per il condimento:
  • Mezzo kg di cavolo nero
  • mezzo scalogno
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio evo
  • Besciamella di soia
  • Un cucchiaio di pinoli
  • Cacio grattugiato

Preparare gli gnocchetti: lavate le patate, cuocetele, sbucciatele e passatele allo schiacciapatate. Aggiungete la farina al passato, i tuorli, un pizzico di sale e pepe, il formaggio e lavorate l'impasto. Ricavate dei bastoncini, quindi tagliateli a pezzetti della stessa misura. Mettete a bollire una pentola con dell'acqua salata . Per preparare la crema tagliate il cavolo nero in piccole strisce e mettetelo con lo scalogno e lo spicchio d'aglio in una padella con un cucchiaio d'olio d'oliva e due cucchiai d'acqua. Cuocere a fuoco basso con il coperchio fino a che il cavolo sarà diventato morbido e l'acqua si sarà ridotta, aggiungere un pizzico di sale e tre cucchiai di besciamella di soia. Togliere dal fuoco e emulsionare il tutto con un frullatore da immersione. Se la crema risultasse troppo liquida rimetterla nella padella e aggiungete un cucchiaio di farina, mescolando bene. Quando l'acqua bolle calate gli gnocchi e non appena riemergono scolarli con una schiumarola e travasare nella padella con la crema di cavolo nero. Mescolare tutto e servire guarnendo con qualche pinoli e con cacio grattugiato.

Song: "All Things Must Pass" George Harrison


All things must pass. Tutto deve passare. Mia sorella Daniela, che insegna yoga, me lo ripete spesso, e mi dice anche che qualsiasi cosa accada nella tua vita, le persone che hai incontrato, le cose che hai fatto, le delusioni che hai provato non sono arrivate per caso. Tutto accade per una ragione, ogni evento, ogni persona che incontriamo serve a formarci e farci diventare le persone che siamo. Lo pensava anche George Harrison e ha messo questi pensieri in un disco pieno di canzoni incredibili, la maggior parte delle quali scritte quando era nei Beatles ma scartate dagli altri 4. Non è un segreto che gli ultimi anni di Harrison nei Beatles furono frustranti per lui come artista. Come  membro più giovane della band, ha iniziato a scrivere canzoni dopo Lennon e McCartney. Quindi, desideroso di espandere i suoi contributi agli album del gruppo, scriverà e proporrà le canzoni ai suoi compagni . Ma quando la Beatlemania raggiunse il picco, Lennon e McCartney controllarono praticamente tutti i dischi della band, assegnando debitamente una canzone a Harrison e Starr da cantare sugli album. Così, quando Harrison iniziò a mettere insieme All Things Must Pass  nel maggio 1970 era pronto a scaricare anni di frustrazione. Ha versato quasi tutto ciò che aveva tenuto nel cassetto nell' album, trasformando il suo primo vero lavoro da solista in un  set di tre dischi in cui ha rielaborato molte delle migliori canzoni che il suo vecchio gruppo aveva respinto, tra cui "My Sweet Lord", "What Is Life" " Isn't It A Pity "e la traccia del titolo, e ne ha scritti di nuovi per il progetto. E ha ospitato una jam session con alcuni amici che ha riempito l'intero terzo disco del set. Ma soprattutto, l'album è servito come separazione di Harrison dai Beatles e dalla loro leggenda. Tutti i loro primi album da solisti, in qualche modo, riguardavano la rottura con il passato, ma All Things Must Pass  ha permesso a George Harrison  di tirar fuori la sua voce, e lo ha fatto in modo forte e chiaro. All Things Must Pass è una dichiarazione di indipendenza: le cose vanno avanti, i rapporti si evolvono e George lo racconta parlando di amore, spiritualità e libertà. Ha chiamato a raccolta i suoi amici Ringo Star, Eric Clapton , Bobby Keys e altri che hanno riempito l'intero terzo disco dell'album. Anche Bob Dylan ha voluto partecipare al progetto, e insieme ad Harrison scrive " I’d Have You Anytime", e gli regala la sua " If Not for You" per una stupenda cover acustica. Ma il capitano di questa ciurma incredibile è il mago del “muro del suono",  Phil Spector, che riempie ogni brano moltiplicando il numero di tutti gli strumenti.  George avrebbe potuto essere più oculato e suddividere tutto questo materiale in più album, garantendosi anni di successi assicurati ma credo che All Things Must Pass rappresenti l’urgenza di tirar fuori tutto quello che aveva dovuto tener nascosto per tanti anni..quindi ho scelto questo disco per iniziare l'anno con l'augurio che quello che è stato, bello e brutto, possa essere superato per scrivere un capitolo tutto nuovo..





domenica 15 dicembre 2019

Strudel integrale di verdure.



Questa domenica, invece di preparare la classica torta di verdure ho pensato di proporvi uno strudel salato, usando per l’impasto una sfoglia integrale. Nel ripieno si possono mettere tutte le verdure che preferite e ovviamente il pecorino può essere sostituito con il parmigiano..questa è la mia ricetta, usatela come più vi piace e lasciatevi accompagnare dai suoni incredibili di questo disco..

Ingredienti:
Per la sfoglia:
300 gr di farina integrale
50 gr di farina 00
120 ml di acqua
60 ml di olio d'oliva extravergine
1 cucchiaino di sale

Per il ripieno:
1 broccolo
1 melanzana
1 carota
1 peperone rosso
1 cipolla
500 gr di zucca
1 patata
500 gr di funghi champignon
4 cucchiai di pecorino grattugiato
q.b. di olio d'oliva extravergine
q.b. di sale
pangrattato

Iniziamo preparando la pasta sfoglia integrale. Unire la farina integrale e quella bianca, il sale, l'olio d'oliva e l'acqua (a temperatura ambiente). Impastate gli ingredienti e modellate un panetto. Avvolgerlo nella pellicola per alimenti e lasciarlo riposare in frigorifero per 30 minuti. Nel frattempo preparare il ripieno: pulire tutte le verdure e tagliarle a cubetti. Riscaldare un filo abbondante di olio in una padella larga, aggiungete le verdure, regolate di sale e fatele cuocere a fuoco moderato, con il coperchio, per circa 10-15 minuti, girandole ogni tanto. Quando le verdure sono morbide lasciatela raffreddare , poi mettetele in una ciotola, aggiungete l’uovo, il pecorino grattugiato ed emulsionate tutto con un frullatore ad immersione.  Stendere in una sfoglia  molto sottile, distribuitevi un po' di pangrattato che assorbirà l'umidità delle verdure e stendete la farcitura all’interno, lasciando un po' di bordo per poter chiudere lo strudel. Arrotolare lo strudel su se stesso, arrivando a posizionare la chiusura verso il basso e chiudete anche le estremità e mettetelo su una teglia rivestita con della carta forno, praticate delle incisioni con un coltello affilato ed infornatelo in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. Sfornate lo strudel e lasciatelo raffreddare completamente.

Song: "Nightswimming" R.E.M


Nightswimming deserves a quiet night
The photograph on the dashboard, taken years ago
Turned around backwards so the windshield shows
Every streetlight reveals the picture in reverse
Still, it's so much clearer
I forgot my shirt at the water's edge
The moon is low tonight…

Nel 1994 avevo 19 anni, cambiavo colore di capelli  ogni due mesi , ogni sabato sera andavo a ballare in Baraonda, e quando tornavo a casa, alle 3 del mattino ascoltavo “Nightswimming”, perdendomi dietro a queste frasi.  Automatic For the People è sicuramente il disco dei R.E.M che ho ascoltato di più : in un periodo in cui il grunge era al suo apice ho sempre pensato che loro avessero qualcosa di completamente diverso e unico rispetto alle band del tempo , ponendosi al centro di quell’ondata di dubbi, angosce che ha caratterizzato i testi di gruppi come Nirvana, Pearl Jam e molti altri, ma rimanendo assolutamente fedeli a se stessi. Automatic For The People esce nel 1992 ed è il loro settimo lavoro , tra i precedenti metterei sul podio Murmur e Out Of Time, due capolavori. Dopo il successo mondiale di Out of Time i quattro si rinchiusero in uno studio e abbandonata l’idea di fare un disco rock di dedicarono a composizioni che dessero l’idea del disagio, dell’inadeguatezza. Nacque un disco di ballate, con un sacco di strumentazione acustica con testi cupi e sconcertanti, come la traccia di apertura, "Drive" che mescola chitarre acustiche cupe con la magia del basso di John Paul Jones , ospite d’onore del disco, mentre lo stile della filastrocca dei testi fornisce un contrappunto inquietante. È un approccio insolito per REM aprire un album con una canzone così intima, visto che i loro ultimi numerosi album sono iniziati con tracce più amichevoli e ottimistiche . Le canzoni più rock di Automatic for the People , "The Sidewinder Sleeps Tonite” e  "Ignoreland" sono  distanti tra loro ma funzionano bene nel contesto dell'album e sono delle boccate d’aria i tra le tracce più struggenti del disco.  I testi di Stipe si concentrano principalmente su aree di relazioni personali e di riflessione generale, e la strumentazione aiuta a sostenere questi argomenti. Come in una delle canzoni più conosciute dell'album,  "Everybody Hurts", riferita ai suicidi adolescenziali, inno a non mollare di fronte alla disperazione che spinge a farla finita. Tutto il dolore del mondo condensato in pochi, semplicissimi versi.  Ma ora vorrei fermarmi sulla mia canzone preferita, Nightswimming : la canzone include solo Mike Mills al pianoforte, Michael Stipe alla voce e strumenti orchestrali arrangiati da John Paul Jones. La struttura circolare della canzone, che non si risolve mai in qualcosa di simile a un ritornello, evoca la sensazione di essere intrappolati in un dolce ricordo: guardando una foto sul cruscotto dell’auto che sta guidando, il narratore ricorda le serate giovanili trascorse vicino all'acqua, nuotando e osservando la luna e il suo corpo riflettersi su di essa. Inevitabilmente, i ricordi si allargano per rivelare un compagno che era presente in quei momenti ed emergono i complicati sentimenti per quella persona. La canzone sostiene magnificamente una specie di luogo malinconico tra nostalgia e rimpianto, diventando l'equivalente uditivo di un viaggio notturno trascorso riflettendo su un tempo passato ma non dimenticato:
 " The photograph on the dashboard, taken years ago
Turned around backwards so the windshield shows
Every streetlight reveals the picture in reverse
Still, it's so much clearer."
Nightswimming  è una stupenda opera d'arte. I REM sono essenzialmente una band che lavora a livello emotivo, e Automatic For The People è il loro disco più emotivamente articolato: triste e doloroso, ma anche divertente, infuriato, esultante, bramoso. E sicuramente è il mio preferito.

domenica 1 dicembre 2019

Fettuccine integrali al cavolfiore violetto di Catania.


Qualche giorno fa dal mio verduraio di fiducia ho trovato un bellissimo cavolfiore violetto, una varietà catanese di cavolfiore, coltivato nelle terre vulcaniche vicino all'Etna. Il suo colore è dovuto agli antociani, un mix di sostanze benefiche che proteggono dai tumori. Come tutti i cavoli è ricco di vitamina C, potassio, fosforo e calcio, vitamine A, B2, K e acido folico, un alto contenuto di sali minerali ed è notevole il contenuto in fibra alimentare. Ed è pure buonissimo! Io l’ho usato per condire queste fettuccine integrali e l’ho mescolato a noci e pane nero sbriciolato con un filo di olio di oliva extravergine, mentre mi ascoltavo un disco bellissimo..

Ingredienti:


  • 400 gr di fettuccine integrali
  • 1 cavolo violetto
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 cipolla di tropea
  • 30 gr di noci
  • Due fette di pane nero posato (multicereali)
  • Olio extravergine d’oliva

Lavare il cavolo e tagliarlo in tante cimette. Lessarlo quindi  in abbondante acqua salata lasciandolo abbastanza sodo.Nel frattempo in una padella mettere l’olio, la cipolla di tropea tagliata a fette .Scaldare il tutto e aggiungere  il cavolo lessato, scolato. Dopo 10 minuti di cottura prendere metà delle cime e frullarle in un mixer ad immersione allungando se necessario con un po’ di acqua di cottura. Cuocere la pasta nell’acqua dei cavoli lessati. Mentre cuoce tritare le noci a coltello e sbriciolare il pane. Scolare la pasta e metterla in padella, aggiungere a questo punto la crema di cavolo, eventualmente ancora acqua di cottura , il pane e le noci sminuzzate. Impiattare con un filo di olio e un pizzico di pepe.

Song: "Enjoy The Silence" Depeche Mode


Ho avuto la fortuna di poter vedere i Depeche Mode dal vivo nel 2006, con la mia amica Katia allo stadio Olimpico  durante il loro “Tour of the Universe”,  che accompagnava l’uscita dell' album “Sounds of the Universe”.  Dal vivo Dave Gahan è una forza della natura: ha tenuto il palco per quasi due ore incantando tutti con la sua voce e la sua incredibile presenza scenica.  La scenografia e i video sono stati curati impeccabilmente da Anton Corbijin, che li segue dal video di Enjoy The Silence, insomma è stato un concerto perfetto, io e Katia abbiamo cantato e  ballato per tutta la sera. Poi succede che per qualche anno mi sono dimenticata di loro, preferendo dedicarmi all’ascolto di altri gruppi. Ma una sera, in Borgata a Lerici trovo “Violator” in vinile e si riaccende la fiamma: lo porto a casa e una volta messo sul piatto ritorna tutto l’amore per Gahan e compagni. L'intero album è semplicemente buio, cupo e agghiacciante per l'umore e la natura e dimostra che la vita non si basa sempre sull'essere felici e contenti. Ogni canzone è  un ascolto assolutamente incredibile e davvero essenziale, tutto guidato da testi sorprendenti, songwriting geniale, ritmi accattivanti, avvincenti, ritmi ballabili e melodie oscure, campionamento creativo e grande uso di sintetizzatori e linee di piano, il tutto completato da la voce incredibilmente profonda e imponente del cantante David che porta ogni singolo testo a una vita vibrante, ad eccezione di "Sweetest Perfection" e "Blue Dress" cantate da Martin Gore.  "Violator" è un capolavoro assolutamente geniale e intelligente, con canzoni incredibili, come "World in My Eyes" con una melodia oscura, funky, bella e cupa, e dal ritmo accattivante o il singolo "Personal Jesus" imperturbabilmente orecchiabile e coinvolgente, e ancora "Waiting for the night", che è bella, tranquilla, buia per arrivare alla mia canzone preferita, un classico dei classici ,forse una delle canzoni più belle dei Depeche Mode, "Enjoy the Silence" ,guidata in modo brillante e impeccabile da un riff e sintetizzatori di chitarra semplici ma molto ipnotizzanti e dalle incredibili consegne vocali di Gahan che portano la canzone direttamente in un accumulo di pura beatitudine ballabile. Il testo è stato scritto da Martin Gore, e si sente: ogni sua canzone è un piccolo gioiello, sia in Violator che negli altri album. Quindi, mettete il disco sul piatto e godetevi 47 minuti di bellezza..

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can't you understand
Oh my little girl
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
Vows are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Words are meaningless
And forgettable
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

domenica 10 novembre 2019

Melanzane gratinate con noci e mele.



Ormai sapete che mi piace cucinare le verdure, e questa settimana ho preparato un sacco di piatti interessanti che inserirò presto nel blog. L’amore per le verdure c’è da sempre ma la voglia di cucinarle in sostituzione della carne è nata dopo aver letto il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, Possiamo salvare il mondo prima di cena. Ormai sappiamo tutti che un'alimentazione naturale influenza in modo decisivo il nostro benessere e quello del pianeta, e rappresenta un elemento fondamentale per migliorare la qualità di vita e che le nostre scelte si riflettono sul mondo. E poi la verdura è buonissima in ogni stagione e si presta a tantissime preparazioni, basta avere un po' di fantasia e osare qualche abbinamento ardito, come ho fatto con queste melanzane gratinate..andate a leggervi la ricetta e fatemi sapere se vi è piaciuto l’abbinamento dell’ortaggio con la frutta!

Ingredienti

  • 2 Melanzane
  • 4 Noci
  • 1 mela
  • 3 fette di pancarré tostate
  • 1 cucchiaio Formaggio grattugiato
  • q.b. Olio extravergine d'oliva
  • qualche foglia di maggiorana
  • q.b. Sale
  • q.b. Pepe


 Lavare le melanzane, asciugare e tagliare a fette di circa 1 cm di spessore , adagiarle su un piatto e fare spurgare per mezz’ora. Tagliare a coltello i gherigli di noce, raccogliere in una ciotola con il pancarré tostato tagliato a cubetti piccoli, il formaggio grattugiato, un pizzico di sale e pepe, le foglie di maggiorana e la mela tagliata a piccoli cubetti, mescolare il tutto e tenere da parte. Accendere il forno e riscaldare a 180° e rivestire la placca con la carta forno. Spennellare con l’olio extravergine d’oliva su entrambi i lati e disporle una accanto all’altra nella placca. Cuocere in forno già caldo per 10 minuti. Tirare fuori la placca, ricoprire ogni fetta di melanzana con il miscuglio alle noci, infornare di nuovo e continuare la cottura per altri 10 minuti. Sfornare le melanzane gratinate al forno alle noci, sistemare in un piatto da portata e servire.

Song: "A Pair Of Brown Eyes" The Pogues


Il mio compagno dice che i miei occhi hanno il colore del bosco, un mix tra giallo, verde scuro e marrone. In questi giorni riflettevo che , mentre ci sono un sacco di canzoni che celebrano la bellezza degli occhi azzurri e non mancano le ballate sugli occhi verdi , quelli che sono affascinati dagli occhi marroni hanno molto meno da scegliere. Ma Van Morrison ci ha reso giustizia quando ha cantato di non aver dimenticato la bella ragazza dagli occhi castani che gli ha rubato il cuore. E cercando tra i miei autori preferiti ho scoperto che non è l’unico. Anche quel genio maledetto di Sheane MacGowan  ha scritto qualcosa a proposito un paio di occhi marroni. A Pair Of Brown Eyes è contenuta in, Rum, Sodomy and Lush, il secondo disco dei Pogues, quello con la copertina ispirata alla Zattera della Medusa di Théodore Géricault. Rum, Sodomy e The Lash è ampiamente considerato come il miglior lavoro della band, assieme a If I Should Fall From Grace With God , con un’altissima qualità del songwriting di MacGowan . E la musica offre una controparte perfetta per i suoi testi quasi ringhiati, con ogni sorta di violini che rendono i cori ballabili. In A Pair Of Brown Eyes un ragazzo sta affogando il suo dolore per aver perso la sua ragazza bevendo in un pub ,  mentre Johnny Cash canta dal jukebox. Un vecchio ubriaco si siede con lui e inizia a vagare per la propria vita, per come è tornato dalla guerra, dove ha visto orrori, per scoprire che la sua ragazza dagli occhi castani se n'è andata con un altro. La reazione immediata del giovane bevitore è di disprezzare il vecchio  per aver rovinato la sua orgia di autocommiserazione e di inciampare fuori dal pub con rabbia. Ma poi, ripensa. Forse capisce che il vecchio ha avuto una vita molto più dura, e quindi sviluppa un senso di prospettiva sulla propria, pensando che nel suo cammino potrà incontrare di nuovo un paio di occhi marroni . O forse si lancia nel canale, disperato. Non sappiamo com’è andata a finire,  l'aria di dolore e vite intrecciate viene lasciata sospesa in una delle canzoni più belle dei Pogues.