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mercoledì 13 luglio 2016

Gazpacho


Finalmente gazpacho! Lo preparo alla sera e lo lascio in frigo fino al giorno dopo. È il pranzo ideale dopo una giornata al mare!

Ingredienti per 2 persone:

  • 1/2 cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 1/2 Bicchiere di aceto
  • olio di oliva
  • 3 pomodori
  • 1 peperone
  • 1 cetriolo
  • 4 Bicchieri di acqua
  • Pane (normalmente pane duro)
  • sale

Prendete il pane raffermo e ammollatelo con acqua e aceto. Una volta che il pane avrà assorbito i liquidi, scolatelo, strizzatelo fortemente e mettetelo da parte. Prendete i pomodori, i peperoni e il cetriolo e tagliate tutto a pezzetti, senza dimenticare di eliminare i semi. Sbucciate la cipolla e l’aglio, quindi affettate anche questi. Versate le verdure in un mixer, aggiungete olio, sale e pepe secondo il vostro gusto. Passate la zuppa in un colino per evitare residui di buccia di pomodoro (se non li avete già spellati).Unite il pane raffermo già marinato e ben asciugato e frullate ancora il tutto. A questo punto il gazpacho è pronto, deve solo riposare qualche ora nel frigorifero.
Song: "Spanish bombs" The Clash






Siamo nel 1979, il brano è stato ispirato da una conversazione notturna che Joe Strummer stava avendo con la sua fidanzata Gaby Salter sulla strada di casa dai Wessex Studios  dove i Clash stavano registrando “London Calling”. Il radiogiornale trasmetteva notizie di attentati terroristici in Spagna e lui si infervorava a spiegarle le iniziative dei separatisti baschi dell'Eta che stavano bombardando i resort per le vacanze nella Costa del Sol. Joe era affascinato da quelle storie, dalla Guerra Civile Spagnola e dal ruolo che i poeti ebbero in questo conflitto ."Perché non ci scrivi una canzone?” suggerisce Gaby e Strummer rispose “Perché no? Ma devo fare attenzione a non essere banale”. Così la scrisse .
Questa canzone si occupa degli avvenimenti del 1979, e fa un parallelo con la Guerra Civile che ha devastato la Spagna da 1936-1939 e portato a una dittatura guidata dal partito nazionalista, con a capo il generale Francisco Franco. Il roadie dei Clash, Johnny Green era affascinato da quel periodo storico e prestò a Strummer numerosi libri sul tema, compreso “A home to Catalonia” di George Orwell. Alcuni dei riferimenti nella canzone: Andalucia è stata una delle prime regioni di Spagna sottomessa dai fascisti nel 1936 (“Spanish songs in Andalucia,the shooting sites in the days of ‘39”) . Federico Garcia Lorca fu un poeta repubblicano andaluso che è stato ucciso durante la ribellione ("Fredrico Lorca is dead and gone"). La Guardia Civil è una polizia militare sotto il controllo sia del ministero degli Interni e del Ministero della Difesa di Spagna ("the black cars of the Guardia Civil"). Riferimenti più contemporanei includono i DC-10 aerei passeggeri. Nel 1979, l'anno questo album è stato pubblicato, caddero tre Dc-10 causando la morte di 372 persone. Molti turisti britannici hanno volato su DC10 per visitare la Spagna mentre il paese era ancora sotto al regime di Franco "i'm flying in a Dc 10 tonight". “The freedom fighters died upon the hill”,i combattenti per la libertà sono stati la coalizione del Fronte popolare tra cui il Partito socialista UGT, il Trotskyite POUM, il anarchico CNT e  il PSUC comunista. Queste coalizioni hanno messo il governo militare della Spagna sotto attacco. Per quanto riguarda il testo: "they sang the red flag, they wor the black one", "la bandiera rossa" è il famoso inno socialista, "il nero” si riferisce al colore scelto del movimento anarchico. Le strofe "Back Home the buses went up in flahes the Irish tomb was drenchedin blood"  collegano il movimento ETA ad altri movimenti rivoluzionario/ terroristici del tempo, argomenti di attualità nel Regno Unito durante gli anni settanta. Un altro tentativo di Strummer di creare dei paralleli fra il passato e il presente è dimostrato nelle strofe "The hillsides ring with Free the people or can i hear the echo from the days of ’39?” dove è chiaro il paragone tra i guerriglieri per la libertà e i separatisti Baschi.

Non fu affatto banale il risultato di quella notte di discorsi appassionati: Spanish Bombs entrò a far parte di London Calling e anche della storia dei Clash!

giovedì 2 giugno 2016

Spaghetti integrali ai fiori di zucca


Amo moltissimo i fiori di zucca, cucinati in tutti i modi. Per una versione "veg" di questa ricetta basta sostituire il caprino con la besciamella di soya..

Ingredienti:
  • 320 g di spaghetti integrali 
  • 6 fiori di zucca
  • 200 g di caprini freschi
  • 100 gr di mandorle pelate
  • qualche stelo di erba cipollina
  • olio extravergine d'oliva
  • sale, pepe

 Pulite delicatamente i fiori di zucca con un panno umido, apriteli e staccate i pistilli senza rovinare i petali.
Mettete i caprini nel frullatore, unite un cucchiaio d'olio e le mandorle, frullate fino a ottenere una crema omogenea, aggiungete una  macinata di pepe e metà dell'erba cipollina, mescolate delicatamente e tenete da parte
 Cuocete gli spaghetti in acqua bollente salata, scolateli al dente, lasciandoli un po'  umidi. In una padella travasate gli spaghetti, la crema di caprino e mandorle e i fiori di zucca tagliati a listarelle, mettete sul fuoco qualche secondo e amalgamate il tutto. Servite con una macinata di pepe e un filo d'olio...

Song: "Wilde Horses" Rolling Stones


Wild Horses è la terza traccia di Sticky Fingers, nono album dei Rolling Stones, pubblicato nel 1971.
Ovviamente, come per molte altre canzoni degli Stones a cavallo dei '60 e '70 e in particolare per quelle di questo album, la sgraziata signora da cui nessuna forza potrà strappare il protagonista, per molti non può che essere la droga.
Ma invece può essere anche un amore contrastato, un amore che fa male ma da cui non ci si può staccare, ma che non si perde la speranza di poter domare, prima o poi. Come pare sia stata l'ispirazione vera per Jagger (anche se la canzone era stata abbozzata da Keith Richards): Marianne Faithfull che, uscita da un coma per eccesso di stupefacenti (probabilmente l'esperienza da lei vissuta e narrata nella sua canzone Sister Morphine, poi inclusa in questo stesso album), pronuncia proprio questa frase di amore invincibile.  Come sempre, nell'ambiguità dei significati sta la forza delle migliori canzoni.
Anche musicalmente gli Stones erano al loro top, grazie all'apporto del valente chitarrista Mick Taylor alla lead guitar (qui alla chitarra acustica) e di Ian "Stu" Stewart, il 6° Stones, al piano e alla supervisione della produzione.



lunedì 16 maggio 2016

Torta vegan al cacao e nocciole.



...6.30, Otis, caffè e torta al cioccolato..quale risveglio migliore? 


Ingredienti:
  • 200 gr farina 00
  • 40 gr cacao amaro in polvere
  • 70 gr nocciole pelate
  • 150 gr zucchero di canna
  • 50 ml/gr olio di semi (mais o girasole)
  • 250 gr latte di soia (o latte di riso)
  • 10 gr  lievito per dolci
  • mezzo cucchiaino bicarbonato (2 gr)
  • un pizzico di sale
  •  gocce di cioccolato fondente (o cioccolato tritato) q.b.
  • granella nocciole q.b.

Preriscaldare il forno a 180°
Con l’aiuto di un mixer (o frullatore) tritare finemente le nocciole pelate insieme allo zucchero di canna. In una ciotola capiente setacciare la farina 00, il cacao amaro, il lievito, il bicarbonato e un pizzico di sale, quindi unire il trito di nocciole e zucchero e mescolare bene il tutto.
In un’altra ciotola unire e mescolare il latte di soia (o riso) e l’olio.
A questo punto, versare a filo la miscela di latte e olio nella ciotola degli ingredienti secchi e mescolare con una frusta a mano (o cucchiaio) per amalgamare bene il tutto.
Ora versare l’impasto in una teglia  foderata di carta forno (meglio se bagnata e strizzata) e ricoprire la superficie della torta con una bella manciata di gocce di cioccolato e un po’ di granella di nocciole.
Infornare a 180° e cuocere per 30-35 minuti. Fare sempre la prova stecchino per verificarne la cottura. A cottura ultimata sfornare la torta e lasciarla raffreddare..

Song: "A Change is gonna come" Otis Redding.



Registrato in un solo giorno con una backing band strepitosa come i Mar-Keys (tra i quali Isaac Hayes alle tastiere e Steve Cropper alla chitarra), il terzo album di Otis Redding, Otis Sings Soul, è stato il suo primo numero uno nella classifica R&B americana oltre che un enorme successo commerciale e critico.
Pioniere del crossover, in grado di mescolare pop, rock, gospel, blues e soul, Otis Blue è un insieme di pezzi brevi e incisivi (quasi tutte cover, come costume dell’epoca, più un paio di originali) capace di creare un equilibrio perfetto tra ballate strappacuore ed esuberanti brani da ballare.
Tre delle cover in scaletta sono prese dal repertorio di Sam Cooke (A Change is Gonna Come, Shake e Wonderful World) ed una è rubata in casa Motown, con un’interpretazione formidabile di My Girl dei Temptations alla quale Redding regala un’impronta molto sentita, perfetta nel mettere in scena il dolore che la (pur magnifica) versione originale non riusciva a trasmettere in pieno.
Famosissima, soprattutto per le varie ed infuocate performance live, la versione black di Satisfaction di The Rolling Stones che rende plausibile la boutade di un giornalista dell’epoca che accusò gli Stones di aver rubato la canzone proprio a Otis Redding.
Tra i brani autografi è necessario ricordare I’ve  Been Loving You Too Long, torch song di grandissimo impatto, interpretata con un trasporto ancora oggi capace di emozionare l’ascoltatore e la versione originale di Respect che un paio di anni più tardi sarebbe diventato uno dei maggiori successi di Aretha Franklin.
Otis Blue è riconosciuto come un autentico capolavoro da ogni appassionato di musica Soul ma chiunque troverà davvero difficile individuare difetti in un album praticamente perfetto. La grana del suono, una band in stato di grazia, l’ottimo abbinamento tra la sezione fiati e quella ritmica oltre, ovviamente, alla voce di Redding potente e sexy, rendono questo disco uno dei punti di riferimento per la musica del XX secolo.
Un pezzo di plastica nera, tra i più viscerali della storia della musica registrata...

martedì 3 maggio 2016

Orecchiette con asparagi e caprino.

È iniziata la stagione degli asparagi e questa è una ricetta primaverile e sfiziosa per gustarli al meglio!

Ingredienti:

  • 400 gr di orecchiette
  • 200 gr di asparagi
  • 6 pomodorini perini piccoli
  • 50 gr di robiola di caprino
  • Olio extravergine d'oliva
  • 2 spicchi d'aglio
  • Timo fresco
Metti una pentola piena d'acqua sul fuoco, nel frattempo taglia gli asparagi in piccoli pezzi e quando l'acqua bolle aggiungi il sale e gli asparagi.  In una padella metti un filo d'olio, i due spicchi d'aglio affettati a pezzetti e i pomodori tagliati a pezzi. Fai saltare per qualche minuto e poi aggiungi un mestolo di acqua di cottura della pasta , gli asparagi cotti e metà robiola. Fai cuocere le orecchiette per 10 minuti, scolale e saltale in padella insieme al sugo. Impiatta e completa sbriciolando la robiola rimasta sopra ai piatti e aggiungi qualche fogliolina di timo fresco...

Song:"Love will tear us apart" Joy Division



17 Maggio 1980, 77 Barton Street, Macclesfield.
Ian Curtis ha appena litigato con la moglie. Lei non vuole ritirare la domanda per il divorzio. Ian la manda via, è notte tarda. Il cantante decide di guardare “La ballata di Stroszek”,  è ormai quasi mattina. Si alza e mette sul giradischi “The Idiot" di Iggi Pop.., ascolta e ascolta; ormai è arrivato in cucina e sa cosa deve fare.
18 Maggio 1980, Deborah Curtis torna a casa del giovane marito verso mezzogiorno. Lo trova impiccato ad una rastrelliera della cucina. Ian Curtis muore suicida a soli 23 anni.
La storia dei Joy Division inizia come quella di decine e decine di altri gruppi nati in Inghilterra a cavallo  dell’esplosione del punk. Inizia con tre ragazzi che mettono su un gruppo quasi senza nemmeno saper suonare. Terminerà lontanissimo da queste premesse, nel giro di neanche quattro anni. La molla che spinse i tre ragazzi a formare una band fu, ovviamente, un concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester, il 20 luglio del 1976. Ad assistere allo stesso evento quella sera c’è anche un altro ventenne, che già da qualche tempo i tre hanno avuto modo di conoscere: Ian Kevin Curtis, nativo di Macclesfield, che fin da giovanissimo vive per due passioni: scrivere poesie e ascoltare musica rock (fan appassionato di Iggy Pop, Davis Bowie e dei Velvet Underground).
Il nome Joy Division viene scelto nel 1978, è il nome che veniva dato nei lager alle prigioniere destinate all’intrattenimento sessuale degli ufficiali nazisti.
Dopo un primo periodo incentrato sulla musica Post-Punk  i Joy Division si dedicano ad un genere diverso; più cupo, introspettivo e decadente: il Gothic Rock.
La cosa veramente incredibile di questa band è che in soli quattro anni di attività e con soli due studio album sono riusciti a solcare profondamente la storia musicale, lasciando un’eredità inestimabile. Artisti come U2, The Cure e Moby non negano l’influenza che i Joy Division hanno avuto sul loro percorso musicale.
Ian Curtis soffriva di epilessia fotosensibile. La sua malattia, negli ultimi anni di vita, era diventata per lui un peso insostenibile, e fu per questo che, intorno ai vent’anni, iniziò a soffrire anche di depressione cronica. Spesso durante le esibizioni live il cantante veniva colpito da crisi epilettiche, si contorceva sul palco, soffrendo; ma il pubblico pensava fosse parte dello show non capendo il dolore che provava. L’attività live intensa e scandita sia da consensi sia da critiche sommata alla crisi con la moglie Deborah Woodruffe, ispira a Curtis un altro brano immortale: “Love will tear us apart"  Il difficile stato psicologico, fisico del cantante e la sua depressione crescente si riflette sul testo.
“Quando l’abitudine colpisce forte
e il desiderio è al minimo
e il risentimento è al massimo
da non far crescere le emozioni
e noi cambiamo i nostri percorsi
prendendo strade differenti
allora l’amore,l’amore ci farà a pezzi di nuovo
perchè la stanza da letto è così fredda
mentre rimango lontano dal tuo lato ..."
 Dolore, sofferenza, disperazione e rassegnazione. Ian Curtis rappresenta per me il vuoto dell’anima, il disagio umano reso reale e fisico. Sembra quasi che ogni parola pronunciata dal cantante sia uno spasmo di dolore, la profondità della sua voce è inquietante. È la sofferenza di Ian Curtis, e il modo in cui riesce a mettere in parole una tale sofferenza è realmente commovente: Curtis non interpreta canzoni, Curtis si confessa con il cuore in mano, racconta ai suoi ascoltatori che cosa ha in mente di fare e i motivi che lo spingono a farlo.

giovedì 21 aprile 2016

Brownies al cioccolato


 Ricetta altamente "afrodisiaca"..questi dolci, accompagnati da una cucchiaiata generosa di panna montata sono perfetti come dessert dopo una cena romantica o per una colazione indimenticabile!

Ingredienti:

  • 100 gr di cioccolato fondente
  • 100 gr di burro
  • 300 gr di zucchero di canna
  • 2 uova
  • 1 fiala di estratto di vaniglia
  • 100 gr di farina bianca 00
  • 100 gr di nocciole

Accendere il forno a 160°. Fondere a bagnomaria il cioccolato con il burro. Togliere dal fuoco e incorporare lo zucchero di canna, le uova, la farina, l'estratto di vaniglia e le nocciole tritate grossolanamente.
Versare il composto in una teglia imburrata e infarinata. Infornare e cuocere a 160° per 40/45 min.  Lasciar raffreddare. Tagliare il dolce in rettangolini e servirlo tiepido accompagnato con della panna montata...

Song: "I Put A Spell On You" Screamin Jay Hawkin




“I put a spell on you” è una di quelle canzoni che negli anni è stata ripresa e coverizzata da chiunque e in ogni modo. Come spesso accade per le vecchie canzoni che vengono rifatte infinite volte, si finisce con il confodere il vero autore del pezzo con altri successivi. Questa canzone non è di Nina Simone, non è dei Credence e non è di Marylin Manson. Il padre oscuro di questa canzone voodoo è Screamin Jay Hawkin : musicista, cantante e attore nato negli Stati Uniti nel 1929. Inizialmente questa canzone doveva essere una ballata blues d'amore, ma qualcosa non andò come previsto.
 Parlando della sessione di registrazione Hawkin disse :

...and got everybody drunk, and we came out with this weird version. I don't even remember making the record. Before, I was just a normal blues singer. I was just Jay Hawkins. It all sort of just fell in place. I found out I could do more destroying a song and screaming it to death”...e ci siamo ubriacati tutti, e siamo usciti con questa strana versione. Non mi ricordo neanche di averla registrata. Prima, ero solo un normale cantante blues. Ero solo Jay Hawkin. E' come se tutto fosse andato al suo posto. Ho scoperto che potevo fare di più distruggendo una canzone e urlandola a morte”

Da quel momento Jay Hawkin diventa “Screamin”, urlante. Tutto cambia, se fino a quel momento era stato un normale bluesman adesso si veste da stregone voodoo, porta sul palco teschi, serpenti di gomma, dentiere e altri orpelli macabri e diventa lo stregone del blues. Comincia i suoi spettacoli uscendo da una bara immersa nella nebbia e poi inizia a cantare con la sua voce da cantante lirico, ora intonando note gravi ora urlando. E' il 1957, non a tutti piace questa novità. Molte radio si rifiutano di trasmettere un sound definito “demented” e molti negozi di dischi lo boicottano rifiutandosi di tenere il suo disco. Nonostante questo “I put a spell on you” è un successo, anche se le versioni successive di altri musicisti saranno destinati a far più successo della versione originale.
 




 

mercoledì 23 marzo 2016

zuppa di ramen.


Parliamo di comfort food...ognuno di noi ha quel piatto che soddisfa un bisogno emotivo e regala sensazioni di benessere alla mente e al corpo quando lo prepariamo e lo mangiamo..ecco, vi regalo il mio! Se sono stanca o un po' triste  preparo questa zuppa di ramen e mi torna subito il sorriso

Ingredienti

  • 150 grammi di cavolo verza
  • 2 spicchi d'aglio
  • Un pizzico di alghe nori
  • uno scalogno
  • Un pizzico di peperoncino
  • 50 grammi di funghi champignon
  • 50 gr di germogli di soia 
  • 50 gr di germogli di soia 
  • 400 ml di brodo 
  • 2 cucchiai di salsa di soia
  • Una confezione di tofu al naturale
  • 300 grammi di noodles ramen.
  • 100 gr di gamberi 
  • Un pezzo di zenzero tagliato a striscioline
Mettete le alghe nori in un bicchiere pieno d'acqua per farle reidratare.Cominciate con il preparare il brodo e una volta che sarà pronto versateci dentro 1 cucchiaio di salsa di soia e un pizzico di peperoncino. Successivamente in una pentola antiaderente fate cuocere il tofu tagliato a fette e i germogli di soia, i funghi, la verza tagliata a striscioline, l'aglio e lo scalogno, i gamberi con la salsa di soia fino a che non risulteranno ben cotti. Salate con moderazione. Nel frattempo preparate anche la pasta facendola cuocere nel brodo. Una volta pronta, mettetela in una ciotola e poi coprite la pasta con il brodo in modo che sia quasi completamente sommersa. Avete quasi finito! Adesso dovete solamente guarnire il vostro Ramen con il resto degli ingredienti che avete saltato in padella e le alghe nori.
Song: "Me and Bobby McGee" Janis Joplin



“I’d trade all of my tomorrows, for one single yesterday”. Non è William Shakespeare, e non è John Keats: siamo nel 1969, e il poeta è Kris Kristofferson. Un anno più tardi la sua donna, una certa Janis Joplin, gli “ruba” la canzone, cambia la Bobbie del titolo nel maschile Bobby, e grazie alla sua voce, alla sua grinta, alla sua disperazione, regala questo pezzo alla storia della musica, proprio pochi giorni prima di morire, come se la sua richiesta di scambiare tutti i suoi domani con un singolo ieri fosse stata accolta.
In  Me and Bobby McGee l’atmosfera sembra emergere da un romanzo di Jack Kerouac: “Ero stesa, sfinita, a Baton Rouge, aspettando un treno. Mi sentivo sbiadita come i miei jeans, Bobby faceva autostop, e proprio prima che piovesse un diesel ci portò fino a New Orleans”. Nei ricordi della protagonista la musica ha immediatamente un ruolo importante: “Ho tirato fuori la mia armonica dalla mia sporca bandana rossa, stavo suonando piano mentre Bobby cantava pezzi blues, tenendo il tempo dei tergicristalli sul parabrezza”. La leggerezza della vita on the road di questi due vagabondi (“Tenevo la mano di Bobby nella mia, cantavamo ogni canzone che conosceva l’automobilista”) comincia a sfumare in un grido nostalgico (“Libertà è soltanto un’altra parola per non lasciar perdere niente, niente significa niente se non si è liberi”) fino a sottolineare un presente infelice (“Sentirsi bene era facile, quando lui cantava pezzi blues, e tu sai che sentirmi bene era abbastanza buono per me”).
E così, nel ricordo delle miniere del Kentucky, o del sole della California, dove Bobby condivideva i segreti dell’anima della protagonista, arriva finalmente il momento della separazione: “Un giorno vicino Salinas l’ho lasciato scivolare via, lui stava cercando quella casa, e spero che l’abbia trovata”. Dopo l’ultimo ritornello la canzone si lascia andare dapprima ad una disperata malinconia, ma lentamente sale di intensità, si abbandona all’ebbrezza del ricordo, rappresentato da un irrefrenabile e meraviglioso assolo di pianoforte: chissà Janis se sarà valsa la pena di viverlo, quel singolo ieri...














lunedì 21 marzo 2016

plumcake alla farina di nocciole e mele


Rendiamo l'inizio della settimana un pò più dolce con un plumcake!

Ingredienti per uno stampo da 25×11 cm

·3 uova di grandezza media
·125 gr di zucchero
·1 baccello di vaniglia
·75 gr di farina di farro (o 00)
·2 cucchiaini rasi di lievito per dolci
·200 gr di farina di nocciole (o nocciole tritate molto finemente)
·1 mela
·100 gr di cioccolata fondente grattugiata in scaglie

Sbattere le uova per circa un minuto con la frusta elettrica alla massima velocità. Aggiungere mano a mano lo zucchero mischiato precedentemente con i semi estratti dal baccello di vaniglia e continuare a sbattere per circa 2 minuti fino ad ottenere un composto spumoso. Sbucciare le mele e tagliarle a fette molto sottili.  Unire la farina e il lievito e mescolare brevemente alla velocità minima. Unire la cioccolata, le mele e la farina di nocciole  e mescolare il tutto con un cucchiaio di legno. Versare l’impasto nello stampo imburrato e infornare per circa 50 minuti nel forno precedentemente riscaldato a 180 °C (160 se ventilato). Fare la prova dello stecchino e far raffreddare per almeno 20 minuti prima di estrarre la torta dallo stampo..

Song: "Henry Lee" Nick Cave & the Bed Seeds

 Polly Jean è la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde che abbia mai conosciuto.
(Nick Cave)
Come accade in tutte le canzoni di Murder Ballads, la storia che Nick Cave canta in Henry Lee — accompagnato da P.J. Harvey, con la quale all'epoca ebbe una relazione "breve e tormentata", come tramandano le cronache — é quella di un amore che sfocia nel sangue. La ballata a forti tinte gotiche si rifà alla tradizione anglosassone e offre tre punti di vista: quello del narratore, quello di Henry Lee e infine quello della donna respinta per un'altra che accecata dall'amore, colpisce il petto di Henry con il suo piccolo coltello. Per cantare una storia di questo genere non potevano esistere artisti più indicati di Nick Cave e P.J. Harvey: le due voci, ricalcando in crescendo la dannazione dei due amanti, si inseguono per tutto il pezzo in uno spartito che sfugge alla prevedibilità della ballata per finire in un terreno sospeso, ultraterreno. Henry Lee è una canzone di odio e maledizione — il tuo amore aspetterà il tuo ritorno a casa per l'eternità — sibila l'assassina nell'ultima strofa, rivendicando il suo gesto...