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domenica 10 novembre 2019

Melanzane gratinate con noci e mele.



Ormai sapete che mi piace cucinare le verdure, e questa settimana ho preparato un sacco di piatti interessanti che inserirò presto nel blog. L’amore per le verdure c’è da sempre ma la voglia di cucinarle in sostituzione della carne è nata dopo aver letto il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, Possiamo salvare il mondo prima di cena. Ormai sappiamo tutti che un'alimentazione naturale influenza in modo decisivo il nostro benessere e quello del pianeta, e rappresenta un elemento fondamentale per migliorare la qualità di vita e che le nostre scelte si riflettono sul mondo. E poi la verdura è buonissima in ogni stagione e si presta a tantissime preparazioni, basta avere un po' di fantasia e osare qualche abbinamento ardito, come ho fatto con queste melanzane gratinate..andate a leggervi la ricetta e fatemi sapere se vi è piaciuto l’abbinamento dell’ortaggio con la frutta!

Ingredienti

  • 2 Melanzane
  • 4 Noci
  • 1 mela
  • 3 fette di pancarré tostate
  • 1 cucchiaio Formaggio grattugiato
  • q.b. Olio extravergine d'oliva
  • qualche foglia di maggiorana
  • q.b. Sale
  • q.b. Pepe


 Lavare le melanzane, asciugare e tagliare a fette di circa 1 cm di spessore , adagiarle su un piatto e fare spurgare per mezz’ora. Tagliare a coltello i gherigli di noce, raccogliere in una ciotola con il pancarré tostato tagliato a cubetti piccoli, il formaggio grattugiato, un pizzico di sale e pepe, le foglie di maggiorana e la mela tagliata a piccoli cubetti, mescolare il tutto e tenere da parte. Accendere il forno e riscaldare a 180° e rivestire la placca con la carta forno. Spennellare con l’olio extravergine d’oliva su entrambi i lati e disporle una accanto all’altra nella placca. Cuocere in forno già caldo per 10 minuti. Tirare fuori la placca, ricoprire ogni fetta di melanzana con il miscuglio alle noci, infornare di nuovo e continuare la cottura per altri 10 minuti. Sfornare le melanzane gratinate al forno alle noci, sistemare in un piatto da portata e servire.

Song: "A Pair Of Brown Eyes" The Pogues


Il mio compagno dice che i miei occhi hanno il colore del bosco, un mix tra giallo, verde scuro e marrone. In questi giorni riflettevo che , mentre ci sono un sacco di canzoni che celebrano la bellezza degli occhi azzurri e non mancano le ballate sugli occhi verdi , quelli che sono affascinati dagli occhi marroni hanno molto meno da scegliere. Ma Van Morrison ci ha reso giustizia quando ha cantato di non aver dimenticato la bella ragazza dagli occhi castani che gli ha rubato il cuore. E cercando tra i miei autori preferiti ho scoperto che non è l’unico. Anche quel genio maledetto di Sheane MacGowan  ha scritto qualcosa a proposito un paio di occhi marroni. A Pair Of Brown Eyes è contenuta in, Rum, Sodomy and Lush, il secondo disco dei Pogues, quello con la copertina ispirata alla Zattera della Medusa di Théodore Géricault. Rum, Sodomy e The Lash è ampiamente considerato come il miglior lavoro della band, assieme a If I Should Fall From Grace With God , con un’altissima qualità del songwriting di MacGowan . E la musica offre una controparte perfetta per i suoi testi quasi ringhiati, con ogni sorta di violini che rendono i cori ballabili. In A Pair Of Brown Eyes un ragazzo sta affogando il suo dolore per aver perso la sua ragazza bevendo in un pub ,  mentre Johnny Cash canta dal jukebox. Un vecchio ubriaco si siede con lui e inizia a vagare per la propria vita, per come è tornato dalla guerra, dove ha visto orrori, per scoprire che la sua ragazza dagli occhi castani se n'è andata con un altro. La reazione immediata del giovane bevitore è di disprezzare il vecchio  per aver rovinato la sua orgia di autocommiserazione e di inciampare fuori dal pub con rabbia. Ma poi, ripensa. Forse capisce che il vecchio ha avuto una vita molto più dura, e quindi sviluppa un senso di prospettiva sulla propria, pensando che nel suo cammino potrà incontrare di nuovo un paio di occhi marroni . O forse si lancia nel canale, disperato. Non sappiamo com’è andata a finire,  l'aria di dolore e vite intrecciate viene lasciata sospesa in una delle canzoni più belle dei Pogues.

domenica 27 ottobre 2019

Gnocchi di semolino alla zucca.


Questa domenica mi è venuta voglia di preparare uno dei miei piatti preferiti, gli gnocchi di semolino,  uno di quei cibi che mi riporta all'infanzia: mia madre me li preparava spesso, condendoli con burro e salvia. La mia versione è arricchita con della zucca e priva di uova..una rivisitazione autunnale di un piatto semplice che riempie il cuore e lo stomaco!

Ingredienti:
  • 500 gr di zucca 
  • 100 gr di semolino
  • 40 gr di burro
  • 1 cipolla
  • Qualche cucchiaio di parmigiano grattugiato
  • Sale q.b.
  • qualche foglia di salvia.

Pulite  la zucca e tagliatela a pezzi, sbucciate e affettate la cipolla molto sottile. Trasferire tutto in un tegame con 30 g di burro e sale, unite poca acqua e cuocete col coperchio per circa 30 minuti, a fuoco basso.
Quando le verdure saranno morbide passatele al mixer direttamente nel tegame di cottura e rimettetelo sul fuoco aggiungendo mezzo bicchiere d'acqua e poi versate il semolino a pioggia, mescolando fino a formare un impasto molto sodo. Togliete dal fuoco fate raffreddare per 20 minuti.
Formate gli gnocchi e cuoceteli in acqua bollente salata, occorreranno pochi minuti, il tempo di farli venire a galla, raccoglieteli con una schiumarola e conditeli con il formaggio grattugiato e il burro rimasto, fatto fondere precedentemente con qualche foglia di salvia.

Song: "My Funny Valentine" Chet Baker.


Qualche giorno fa ho visto un film,  Born to Be Blue , in cui Ethan Hawke interpreta Chet Baker. Ok, ammetto di avere un debole per Ethan Hawke da quando l'ho visto recitare in Prima dell'Alba ma penso di essere obiettiva dicendo che si mette nei panni di Baker in modo molto convincente, restituendo al pubblico un ritratto del trombettista non caricaturale, come purtroppo accade spesso nei biopic. Born to Be Blue è ambientato al momento del pestaggio di Baker e affronta i tentativi del trombettista di imparare a suonare di nuovo liberandosi dalle droghe. Hawke, eterno adolescente, pieno di fascino, è una scelta perfetta perché ha la stessa simpatia ipnotica che Chet possedeva da giovane .Gran parte di Born to Be Blue riguarda il bisogno di Baker di essere accettato, e  rispettato, dal grande trombettista Miles Davis , il musicista più famoso, influente e alla moda della sua epoca.
Baker occupa una nicchia speciale nella storia del jazz non tanto per via della sua tromba, ma per la sua voce peculiare e disarmante in canzoni come My Funny Valentine e Let's Get Lost . Baker era un bravo trombettista, anche se non eccezionale. Ma la sua voce delicata e innocente credo sia unica in tutta la storia del jazz. Mezzo secolo dopo essere stati registrate le sue canzoni suonano ancora strane e ossessionanti .Nonostante tutti i suoi problemi causati dalla dipendenza dalle droghe, nonostante il fatto che le sue abilità siano costantemente diminuite fino alla sua morte  ad Amsterdam nel 1988, Baker ha continuato ad affascinare altri artisti musicalmente molto più dotati. Dopo il servizio militare nell'esercito entrò a far parte della band di Gerry Mulligan, tra il 1952 e il 1954, con cui interpreta la bellissima "My Funny Valentine"di Richard Rodgers. Ma i problemi di droga che affliggevano entrambi fecero sciogliere la collaborazione. Baker si dedicò alla carriera solista e incominciò a cantare sul serio. La sua voce delicata, quasi soffiata riscosse grande successo. Frequentò l'Europa e l'Italia, dove incontrò un giovanissimo Ennio Morricone con cui compose alcune colonne sonore rimaste pressoché sconosciute.
La dipendenza dall'eroina lo rese emotivamente instabile,  fu arrestato a Lucca e rimase in prigione per un anno, durante il quale si consumò per l'astinenza dalla musica. Gli fu concessa la possibilità di suonare la sua tromba 5 minuti due volte al giorno. Nel 1966 il trombettista perse i denti anteriori, il motivo ufficiale raccontato dal musicista stesso fu quello di una scontro fisico avvenuto durante una rapina. Ma si racconta anche che i denti gli furono estratti per via di complicazioni derivanti dall’eroina. Sta di fatto che Baker dovette utilizzare la dentiera e riabituarsi a suonare in modo diverso. Fu un colpo per lui. Nel 1988 morì lanciandosi da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Non è ben chiaro se si sia suicidato o sia stato ucciso, la sua morte resta un mistero. Ma ogni volta che metto sul piatto questo disco i brividi corrono lungo la schiena..

Tu sei la mia divertente innamorata
dolce simpatica innamorata
fai sorridere il mio cuore
le tue espressioni fanno ridere
per niente fotogeniche
resti sempre la mia opera d’arte preferita
La tua figura non è all’altezza di quelle greche?
La tua bocca talmente sottile
che appena la apri per parlare sembra che sorridi
ma non cambiare un solo capello per me
Non farlo, se ti sto a cuore
resta la mia divertente innamorata
ogni giorno è il giorno degli innamorati
ogni giorno è il giorno degli innamorati.




domenica 29 settembre 2019

I caplèt.

 


Mio padre è un cuoco ma a cucinare mi ha insegnato mia madre. Ho fatto le prime crostate a 4 anni e quando ne avevo 6 mia madre mi ha insegnato a preparare la pasta fresca e i tortellini, quelli da cuocere in brodo..mi piaceva molto aiutarla a riempire i cerchi di pasta e arrotolarli intorno alle dita per dare forma a ciò che avremmo mangiato per cena.
Credevo di essere brava e veloce in questa pratica, ma poi è arrivata Marina, mia suocera, a sovvertire ogni mia certezza: prima di tutto, Marina è emiliana e lì non ci sono i tortellini ma i caplèt, che oltre ad essere farciti con tre tipi di carne diversi, vitello, manzo e maiale, sono piccoli. Ma proprio piccolissimi, non più grandi della falangetta del dito mignolo.Piccoli e perfetti come l'ombelico di Venere: la leggenda narra che Venere un giorno si svegliò affamata e chiamò un cuoco nella sua stanza da letto. Questi, vedendo quel magnifico corpo, rimase così sconcertato che si rinchiuse in cucina, deciso a riprodurre almeno un particolare della dea. Con fervore impastò la sfoglia, tagliò tanti quadratini, li farcì di carne e li richiuse arrotolandoli al dito. Così, "imitando di Venere il bellico, l'arte di fare il tortellino apprese".
Una domenica, a Collagna, il paese nell’Appennino emiliano in cui vive, Marina mi ha insegnato a fare i caplèt, ed è stata un’operazione veramente complicata dare una forma dignitosa a quei piccolissimi concentrati di bontà. Dopo vari tentativi ce l’ho fatta e a cena ho portato a tavola 4 piatti fumanti di caplèt in brodo e una grande soddisfazione!



Ingredienti:
  • 600 g Farina 00
  • 150 g Parmigiano Reggiano  grattugiato
  • 50 g Mortadella Bologna 
  • 50 g Carne trita di vitello
  • 50 g Carne trita di manzo
  • 50 g Carne trita di maiale
  • 50 g Burro
  • 6 pz Uova
  • Brodo di carne
  • Noce moscata
  • Sale

Prima di tutto rosolate la carne trita in una padella con il burro, dopo alcuni minuti versatela in una ciotola. Unite la mortadella tritata, il parmigiano, un pizzico di sale e di noce moscata. Versate la farina a fontana sulla spianatoia, unite un pizzico di sale poi rompetevi nel mezzo le uova; impastate ottenendo una pasta soda e liscia; copritela e fatela riposare per 30’.Tirate la pasta con il matterello in una sfoglia sottile, poi con una rotella ricavatene tanti quadrati (devono essere piccoli, 2 cm!) su ognuno appoggiate una piccola noce di ripieno poi ripiegate la pasta a triangolo. E ora la parte più difficile:  saldate i bordi quindi, girando il triangolo intorno al dito, fate combaciare le due punte; man mano mettete i caplèt su un telo. Cuoceteli in brodo bollente e serviteli con il parmigiano.




Song: "All My Loving" The Beatles



Un album dalla copertina “luttuosa”. Così venne definita dalla EMI e da Epstein la foto scelta dal fotografo Robert Freeman per “With The Beatles”. Ma i Fab Four non vollero sentire ragioni: quella foto secondo loro era perfetta e l’album venne pubblicato otto mesi dopo di” Please Please Me”. Ed è stato un successo immediato. L'album vendette 250mila copie in 4 giorni e, nel settembre del 1965 divenne il primo album inglese a vendere un milione di copie nel Regno Unito .Un sequel di primissimo ordine, che sviluppa il proprio tono e aggiunge profondità alle sonorità dell’album di debutto. Questo album è in effetti una ripetizione della formula e una continuazione del loro primo album: un brano originale in apertura, ed una cover in chiusura con in mezzo un  mix di brani inediti e di cover, con Lennon che si prende il ruolo di leader, McCarntey che sperimenta ritmi latineggianti e tutti e quattro, Ringo compreso, alla voce solista almeno per un brano. Ma un rapido ascolto delle melodie rivela una levigatezza più fluida in studio rispetto alla qualità leggermente più ruvida e simile al garage del debutto. Questa è davvero la prima volta che i Beatles iniziano a utilizzare i trucchi in studio come il doppio tracciamento della voce e  il songwriting fa un salto di qualità. "All My Loving" è tra i primi brani presentati da Paul McCartney che sembra adattato da uno standard pop di anni fa e lascia presagire che presto non sarà soltanto il più brillante dei comprimari di John Lennon, ma un suo concorrente alla leadership del gruppo. George Harrison per la prima volta canta da solista tre brani ,” Roll Over Beethoven” ,” Devil In Her Heart” e “ Don't Bother Me” di cui è autore.  Come nel debutto, questo album contiene sei cover tratte dal loro repertorio live. I Beatles adoravano la Motown e cercavano nel negozio di dischi NEMS di Brian Epstein i tesori nascosti dell'etichetta di Detroit, e in questo album ci sono dei veri e proprie gemme, come “You Really Got An Hold On Me” di Smokey Robinson & The Miracles e “Please , Mr Postman” delle Marvelettes. Ma anche le altre cover sono impresse con la loro personalità come se fossero tutti brani propri.  "Roll Over Beethoven" ha poco da invidiare alla versione originale, "Money" ringhia con il tipico tono acido di Lennon mentre McCartney mostra la sua inclinazione tipica per gli standard pop con "Till There Was You" e in "Devil In Her Heart" i  Beatles misero nel brano i cori come quelli delle Donays, ma con un andamento più fluido, senza gli staccato che caratterizzavano il pezzo originale. Insomma per me With The Beatles resta un album molto bello da ascoltare, che lascia presagire di cosa potevano essere capaci di fare quei 4 ragazzi poco più che ventenni.


domenica 1 settembre 2019

Plumcake al miele di castagno e noci.



Settembre è arrivato ma per me l’estate non è ancora finita: trascorro buona parte delle mie giornate in barca, raggiungendo le spiagge più belle del “mio” golfo assieme alla mia famiglia. Ma nonostante la vita un po' zingara di questi mesi non ho smesso di cucinare con passione e questa mattina al risveglio il mio compagno e mio figlio hanno trovato sul tavolo un plumcake molto profumato, con miele e noci. Abbiamo fatto colazione come piace a me, tutti insieme, ascoltando i fab four.. e ora siamo pronti per prendere la Niña e uscire in mare!

Ingredienti:

  • 50 gr farina 00
  • 180 gr gherigli di noce
  • 120 gr burro
  • 90 gr miele di castagno
  • 50 gr zucchero di canna
  • 2 vasetti di yogurt naturale
  • 2 uova
  • 1 bustina lievito vanigliato
  • q.b. sale

 Mettete le noci su un tagliere e tritatele non troppo finemente con un coltello a lama larga. Sbattete le uova con lo zucchero e il sale, finchè saranno chiare e spumose. Unite 90 g di miele di castagno alle uova e sbattete ancora per un paio di minuti. Aggiungete alle uova la farina setacciata con il lievito, alternandola al burro sciolto e tiepido, alle noci e allo yogurt. Dovrete ottenere un composto morbido e ben amalgamato. Versate il composto in uno stampo da plumcake e cuocete in forno già  caldo a 170°C per circa 50 min .

Song: "I'm The Walrus" The Beatles


Nel 1967, uno studente della Quarry Bank High School  inviò a John Lennon una lettera in cui gli diceva che il suo insegnante stava conducendo una lezione analizzando le canzoni dei Beatles. Questa lettera è stata la motivazione iniziale per John di scrivere una canzone che era al di là dell'analisi per la semplice ragione che non voleva che avesse alcun senso. L'intero scopo della canzone, secondo John, era di confondere. "Walrus sta solo raccontando un sogno", ha ricordato John più di un decennio dopo averlo composto.  "I Am The Walrus", la canzone senza rima o significato, è stata scritta in tre parti: la prima parte è stata scritta da John durante un viaggio acido, la seconda parte è stata scritta durante un altro viaggio acido la settimana successiva, e la terza parte è stata terminata dopo che incontrò Yoko, il trip più lungo della sua vita. Era quindi un composto di tre frammenti di canzoni con un testo completamente delirante, che faceva riferimento ad altre canzoni, a onomatopee , a filastrocche cantate da bambini condite da termini coniati appositamente da Lennon. Pare siano nascosti nel testo anche riferimenti a persone, come Allen Ginsberg che divenendo seguace di Hare Krishna si trasforma in uno degli “elemaentary penguins”, gli ingenui che pongono la propria fede in un solo idolo; a Erik Burdon, “the egg man”, soprannome affibiatogli da Lennon dopo che Burdon gli raccontò di una sua bizzarra performance sessuale sotto l’effetto di droghe (per i dettagli riguardanti l’uovo vi rimando a pag 276 de “Il libro Bianco dei Beatles”!) ; e ancora “semolina-Norman- Pilchard”, il sergente della polizia antidroga che aveva dato filo da torcere a molti artisti del periodo, compresi i Beatles e i Rolling Stones. E poi i riferimenti ad altre canzoni : la strofa iniziale “ I am he as you are he as you are me and we are all together” potrebbe essere stata ispirata da una vecchia canzone militare del 1800, Walking to Pretoria mentre” See how they fly like Lucy in the sky “ cita chiaramente la canzone dei Beatles. Il protagonista della canzone è stato ispirato dalla poesia di Lewis Carroll, " The Walrus and The Carpenter ". Through the Looking Glass di Lewis Carroll (uno dei libri preferiti da John quando era giovane) diede a Lennon il titolo della canzone e il testo ricorrente, "I am the walrus". In quel libro, Carroll includeva la poesia "Il tricheco e il carpentiere". John, da sempre il Beatle più politico, aveva "capito" che la poesia era il commento di Carroll sul "sistema capitalista e operaio". Fu solo dopo che John si rese conto che il tricheco era "il cattivo" nella poesia e che avrebbe dovuto chiamare la canzone "I am the Carpenter"...insomma questa canzone è un vero e proprio trip e come tale non richede troppe spiegazioni, meglio chiudere gli occhi, ascoltarla e partire..

I am he as you are he as you are me
And we are all together
See how they run like pigs from a gun
See how they fly
I'm crying
Sitting on a corn flake
Waiting for the van to come
Corporation T-shirt, stupid bloody Tuesday
Man you've been a naughty boy
You let your face grow long
I am the egg man
They are the egg men
I am the walrus
Goo goo g'joob
Mr. City policeman sitting
Pretty little policemen in a row
See how they fly like Lucy in the sky
See how they run
I'm crying
I'm crying, I'm crying, I'm crying
Yellow matter custard
Dripping from a dead dog's eye
Crabalocker fishwife, pornographic priestess
Boy, you've been a naughty girl
You let your knickers down
I am the egg man
They are the egg men
I am the walrus
Goo goo g'joob
Sitting in an English garden
Waiting for the sun
If the sun don't come you get a tan
From standing in the English rain
I am the egg man (How do you do sir?)
They are the egg men (The man maintains a fortune)
I am the walrus
Goo goo g'joob, goo goo goo g'joob
Expert, texpert choking smokers
Don't you think the joker laughs at you (Ho ho ho, hee hee hee, hah hah hah)
See how they smile like pigs in a sty
See how they snide
I'm crying
Semolina Pilchard
Climbing up the Eiffel tower
Elementary penguin singing Hare Krishna
Man, you should have seen them kicking Edgar Allen Poe
I am the egg man
They are the egg men
I am the walrus
Goo goo g'joob, goo goo goo g'joob
Goo goo g'joob, goo goo goo g'joob, goo goo

domenica 28 luglio 2019

La caponatina di Adelina.



“Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida. Canticchiandole, raprì la porta-finestra doppo avere addrumato la luce della verandina. Sì, la notte era frisca, ma avrebbe consentito la mangiata all’aperto. Conzò il tavolinetto, portò fora il piatto, il vino, il pane e s'assittò." (Andrea Camilleri “La gita a Tindari).
Era nato per raccontare storie Andra Camilleri. E lo faceva con quella voce roca, sicula, incantarice che non avrei mai smesso di ascoltare. Sarebbe stato bellissimo poter cenare con lui che di cibo scriveva con maestria nei suoi Montalbano. La passione che ha verso il cibo il commissario Montalbano è così prepotente da farlo diventare protagonista trasversale di tutte le storie. Per lui, il cibo è l’oggetto del desiderio e i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da Calogero, “un diavolo in cucina, mi costringe a peccare”, dal suo successore, l’oste Enzo e dalla “cammarera” Adelina, che lo nutre quotidianamente come una madre. Il piatto di oggi è un omaggio per un uomo che andandosene ha lasciato un vuoto enorme nella nostra vita.


Ingredienti:

2 melanzane violette tonde
4 coste di sedano
6 cucchiai di aceto di vino bianco
3 cucchiaini di zucchero
50 gr di mandorle tostate
1 tazzina di capperi sotto sale
2 tazzine di olive verdi
1 cipolla di Tropea
salsa di pomodoro
1 spicchio d’aglio
pinoli
olio extravergine d’oliva
sale.


Per prima cosa lavare le melanzane, tagliarle a dadini e le lasciare riposare cospargendole con del sale fino per far loro perdere l`amaro. Dopo circa un’ ora  risciacquare le melanzane sotto acqua corrente per eliminare il sale e asciugarle. Tagliare il sedano e la cipolla. A parte rosolare in un tegame con poco olio d'oliva le olive denocciolate , i capperi e le mandorle tostate tagliate a scaglie . Aggiungere la salsa di pomodoro e condire con l'aceto e lo zucchero. Friggere separatamente le melanzane e il sedano . Versare nel tegame del sugo le melanzane e il sedano fritti e lasciarle insaporire a fuoco bassissimo, scuotendo di tanto il tegame per non farle attaccare e aggiungendo il sale se necessario. Servire fredda, meglio il giorno dopo della preparazione!


Song: Malarazza" Domenico Modugno


Questa canzone è legata a un mio viaggio a Stromboli : durante una gita in barca attorno all’isola ci siamo fermati a fare immersione e abbiamo trovato dei ricci. Nel tentativo di aprirli mi sono punta molte volte e ho iniziato a lamentarmi. Il mio amico Gioacchino ridendo ha iniziato a canticchiare “Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!”; non conoscevo questa canzone e lui mi ha spiegato che si trattava di una canzone popolare cantata da molti interpreti tra cui una delle sue cantanti preferite, Ginevra Di Marco. Da quel momento, ogni volta che mi capita di ascoltarla ripenso al quel magnifico pomeriggio..ma di cosa parla questa canzone?. E’ un dialogo tra un bracciante e un crocifisso di Gesù percepito come l'ultimo baluardo a difesa degli umili. Il bracciante, metafora del popolo siciliano da secoli abituato a subire soprusi e a chinare il capo di fronte all'ingiustizia, elenca le sofferenze patite a causa del suo padrone e invoca una punizione divina: «Signuri, ‘u me' patruni mi strapazza, / mi tratta comu un cani di la via; / tuttu si pigghia ccu la so manazza, mancu la vita mia dici che è mia. Distruggila Gesu sta malarazza » (Cristo, il mio padrone mi picchia, mi tratta come un cane della strada,si prende tutto con le sue mani, neanche la mia vita dice che è mia..distruggila Gesù questa razza infame) La risposta del Cristo è sorprendente, perché invece di predicare il perdono cristiano invita l'uomo a non rassegnarsi e a reagire: «E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza, / o puru l'hai ‘nchiuvati comu a mia? / Cui voli la giustizia si la fazza, / né speri ch'àutru la fazza pri tia» (forse si sono spezzate le tue braccia? Chi vuole la giustizia, se la faccia! Nessuno ormai la farà più per te ). Il lamento era stato riscoperto nella sua forma poetica originale negli anni '70 da Dario Fo, che la aveva inserita  nello spettacolo “Ci ragiono e canto”.  Fu incisa e pubblicata nel 1976 da Domenico Modugno, come lato A del singolo Malarazza / Né con te né senza te e ne seguì un’azione legale intentata da Fo. La causa per plagio fu persa da Dario Fo: non ne sussistevano le cause, in quanto si trattava comunque di un componimento popolare, anonimo e di pubblico dominio. Modugno considerava la sua versione di Malarazza un canto contro la mafia, un’esortazione alla ribellione.

Nu servu tempu fa d’intra na piazza
Prigava a Cristu in cruci e ci ricia:
“Cristu, lu mi padroni mi strapazza
mi tratta comu un cani pi la via.

Si pigghia tuttu cu la sua manazza
Mancu la vita mia rici che è mia
Distruggila Gesù sta malarazza!
Distruggila Gesù fallu pi mmia!
…fallu pi mia!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

E Cristu m’arrispunni dalla cruci:
“Forsi si so spizzati li to vrazza?
Cu voli la giustizia si la fazza!
Nisciuni ormai chiù la farà pi ttia!

Si tu si un uomo e nun si testa pazza,
ascolta beni sta sentenzia mia,
ca iu ‘nchiodatu in cruci nun saria
s’avissi fattu ciò ca dicu a ttia.
Ca iù ‘inchiadatu in cruci nun saria!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Un servo tempo fa dentro una piazza
pregava Cristo in Croce e gli diceva:
Cristo, il mio padrone mi picchia,
mi tratta come un cane della strada,

si prende tutto con le sue mani,
neanche la mia vita dice che è mia.
Distruggila, Gesù, questa razza infame!
Distruggila, Gesù, fallo per me!
… fallo per me!

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!

E cristo mi risponde della croce:
forse si sono spezzate le tue braccia?
Chi vuole la giustizia, se la faccia!
Nessuno ormai la farà più per te.

Si tu sei un uomo e non una testa pazza
ascolta bene questo mio consiglio
perché io non sarei inchiodato qui
se avessi fatto ciò che ti dico.
Io non sarei inchiodato qui!

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!



domenica 30 giugno 2019

La pasta fresca di Marina.

 

Questo fine settimana siamo scappati in montagna, a Collagna, nell'Appennino emiliano, per trovare un po' di refrigerio. Lì vive Marina, mia suocera, a “casa Cotogno",  la casa di famiglia che è stata dei suoi genitori, dove un tempo sua madre faceva il formaggio con il latte delle capre che suo padre portava al pascolo ogni giorno. La vita nel paese sembra essersi fermata : esiste il buon vicinato, per cui il casaro regala la ricotta a Marina e lei in cambio gli prepara una sue buonissime torte; Otello che ha l'orto vicino a casa sua le porta spesso la verdura fresca in cambio di un caffè e quattro chiacchiere..insomma qui la vita è una roba che mica va presa di corsa, ogni cosa può essere fatta con il tempo e la dedizione che merita. Così ieri mattina sono scesa in cucina a fare colazione e ho visto Marina intenta a stendere la pasta fresca : era talmente concentrata nel suo lavoro che per molto tempo non si è accorta della mia presenza, e questo mi ha permesso di godermi la poesia della sua gestualità. Con le strisce di pasta ha preparato delle tagliatelle che abbiamo mangiato a pranzo,  condite con un ottimo sugo di funghi freschi. Questo è il cibo che nutre il cuore.

Ingredienti:

  • 500 gr di farina tipo zero
  • 5 uova e un tuorlo
  • 1 cucchiaino raso di sale

Prima di iniziare vorrei consigliarvi di impastare su una superficie ruvida, come una spianatoia di legno perché così farete meno fatica. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete un pizzico di sale e aprite le uova nel cratere. Con una forchetta, sbattete leggermente le uova e cominciate a impastare prendendo la farina dai bordi della fontana. Insistete per una quindicina di minuti, impastando energicamente e tirando la pasta in tutte le direzioni. Per aumentare l’elasticità, sbattetela di tanto in tanto sulla spianatoia infarinata. Una volta ottenuto un impasto elastico e omogeneo, avvolgetelo nella pellicola o copritelo con un panno umido e lasciatelo riposare 30 minuti. A questo punto, stendetelo sulla spianatoia e lavoratelo con il mattarello: proseguite fino a ottenere uno spessore di 3-5 millimetri. In alternativa, aiutatevi con una macchinetta per la pasta. Mettete le strisce di pasta a stendere per una mezz’mezza oretta e poi utilizzatele come preferite..

Song:" Aemilia" Francesco Guccini


Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso, una diga confusa, fanno tabula rasa
di noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa;
la casa ed i piedi in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane,
di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane
ed una strada antica come l' uomo marcata ai bordi dalla fantasie di un duomo
e fiumi, falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri...
Emilia sdraiata fra i campi e sui prati, lagune e piroghe delle terramare,
guerrieri del Nord dai capelli gessati, ne hai visti passare!
Emilia allungata fra l' olmo e il vigneto, voltata a cercare quel mare mancante
e il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante.
Lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d' uomo:
vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano... brutta razza, l' emiliano!
Emilia sognante fra l' oggi e il domani, di cibo, motori, di lusso e balere,
Emilia di facce, di grida, di mani, sarà un grande piacere
vedere in futuro da un mondo lontano quaggiù sulla terra una macchia di verde
e sentire il mio cuore che batte più piano e là dentro si perde...
passeggia un cane e abbaia al vento un uomo...
Ora ti saluto, è quasi sera, si fa tardi, si va a vivere o a dormire da Las Vegas a Piacenza,
fari per chilometri ti accecano testardi, ma io sento che hai pazienza, dovrai ancora sopportarci...




domenica 16 giugno 2019

Orecchiette al sapore di mare.



Abitando in un paese di mare è molto facile dopo una giornata di lavoro,rimanere in spiaggia fino a tardi per godersi la bellezza di una nuotata al tramonto. Vicino alla spiaggia dove mi piace trascorrere le mie giornate c'è un piccolo chiosco che vende frutti di mare dove spesso, prima di tornare a casa mi fermo a bere un bicchiere di vino accompagnato da un paio di ostriche del golfo..e poi compro muscoli e vongole, per preparare qualcosa di gustoso per cena!

Ingredienti
  • 400 gr orecchiette
  •  1 kg di muscoli
  • 1 kg di vongole
  •  1 mazzetto di asparagi
  • Olio d’oliva q b
  • 2 spicchi d' aglio 
  • 300 Gr di pomodorini 
  • Prezzemolo tritato q b
  • Mezzo bicchiere di vino bianco 
Pulire e lavare molto bene i muscoli e le vongole,  fare aprire i molluschi in due pentole separate con pochissima acqua, senza farli cuocere troppo, togliere il frutto dalle valve e recuperare l’acqua filtrandola bene. Pelare gli asparagi, eliminare la parte più dura e cuocerli in acqua con il sale. Pulire e tritare l’aglio e il prezzemolo. Lavare e  a pezzetti i pomodorini. In una padella mettere l’olio d’oliva e l’aglio, fare imbiondire appena rimestando con cura, tagliare grossolanamente la metà dei frutti di mare e versarli , mescolare e poi bagnare con il vino, aggiungere i pomodorini, le punte d’asparagi e un mestolino di acqua dei frutti stessi, fare bollire per cinque minuti. Cuocere le orecchiette, scolare molto bene e versarla nella padella della salsa, mantecare con cura, una presa di prezzemolo e un filo di olio d’oliva, servire guarnendo con alcuni muscoli e vongole interi e qualche punta d’asparago in evidenza.

Song:"My Generation" the Who


È difficile immaginare oggi  l'impatto che Live At Leeds ha avuto per chi lo ha ascoltato nel 1970.
Il disco era di sole sei tracce, tre delle quali erano cover: Shakin 'All Over di Johnny Kidd , Summertime Blues di Eddie Cochran e Young Man Blues di Mose Allison - insieme a Substitute, My Generation e Magic Bus . Non era breve,  My Generation era lunga 16 minuti e comprendeva frammenti di See Me, Feel Me, Listening To You, Underture, Naked Eye e The Seeker , mentre Magic Bus durava di sette minuti e mezzo.  Ma era semplice, crudo, brutalmente forte per il tempo , presentato in una scarna copertina marrone.  Tommy aveva cambiato radicalmente la vita del gruppo: per promuovere l'album nel 1969, gli Who avevano fatto un lungo tour mondiale e  deciso di registrare gli spettacoli per un album dal vivo. Quando sono tornati, Bob Pridden, il loro ingeniere del suono ha saggiato i nastri per tre settimane e ha riferito che erano tutti molto buoni, ma non sapeva da dove cominciare. Con una scadenza incombente, è stato deciso che il modo più semplice per concludere la cosa fosse registrare due spettacoli il weekend di San Valentino - a Leeds e Hull.
Dopo mesi passati a suonare un'opera rock, la band era al culmine e pronta a scatenarsi.
Hull avrebbe dovuto essere la registrazione dal vivo, con il Leeds come riscaldamento e back-up. E la band ricordava che Hull era il migliore dei due spettacoli, con il municipio che offriva un'acustica più calda. ma c'era un problema: il basso di John Entwistle mancava completamente dalla registrazione di Hull,quindi ripiegarono per il concerto di Leeds. Tutta la forza del gruppo è stata catturata su un disco, la loro ferocia e potenza non hanno eguali. Townshend e Entwistle brillano,Daltrey ha una gran voce ma la vera stella è Moon, che si schianta sulla batteria come fosse posseduto. Registrato come un bootleg, senza sovraincisioni, con suoni in presa diretta, rumori e dialoghi col pubblico, questo è uno dei pochissimi dischi da cui si può percepire l´energia di un vero concerto, e se le armonie slanciate dei membri della band non sono sempre assolutamente perfette, beh, è ​​un album dal vivo, e non dovrebbe  essere  perfetto. I punti salienti di questo album sono molti. "Heaven and Hell" spinge il disco con forza, con i potenti accordi di Pete Townshend, gli energici arpeggi di basso di John Entwistle e la batteria selvaggia di Keith Moon che si fondono perfettamente. Mi piace la versione leggermente rallentata di "I Can not Explain", il cambio di ritmo in "Fortune Teller" mentre la canzone accelera, passa da Townshend a Roger Daltrey alla voce in "Tattoo","My Generation" diventa un medley blues, con estratti di varie canzoni di "Tommy". Live at Leeds cattura una band nei suoi anni "affamati e arrabbiati",Young Man Blues, Substitute, Summertime Blues e Shakin 'All Over definiscono praticamente tutto ciò che il rock live dovrebbe essere.Un disco dove traspare l' affiatamento della band ,la loro energia strabordante e le improvvisazioni geniali,con un suono ignorante e purissimo allo stesso tempo. Chitarra, basso, batteria. Non serve altro.