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domenica 17 marzo 2019

Canederli in brodo.


Era molto tempo che volevo provare a fare i canederli, un piatto tipico del Trentino che utilizza pane raffermo e speck. Solitamente vengono serviti in brodo ma possono essere cotti nel brodo e ripassati in padella con burro e salvia. Io li ho preparati nella loro versione più classica, ascoltando uno dei miei gruppi preferiti..

Ingredienti:


  •  4 uova 
  • 400 gr di pane raffermo
  • 300 ml di latte parzialmente scremato 
  • 260 gr di speck tagliato spesso 
  • 100 gr di farina 00
  •  60 gr si pangrattato
  • olio extravergine d'oliva q.b.
  •  un pizzico di erba cipollina
  • noce moscata q.b.
  • pepe nero q.b.
  • sale marino q.b.
  • 1 lt di brodo di carne



 Tagliate il pane comune raffermo a dadini e lo lo speck a pezzetti. Sbattete le uova con il latte, 1 pizzico di sale, una grattata di noce moscata e una macinata di pepe, dopo di che amalgamate bene tutti gli ingredienti in una ciotola con la farina setacciata e un pizzico di erba cipollina disidratata. Lasciate riposare l'impasto per circa 20 minuti.
 Con l'impasto formate tanti piccole palline facendo roteare l'impasto tra le mani e passatele nel pangrattato. Cuocetele a fuoco moderato nel brodo in  ebollizione per circa 15 minuti e poi serviteli caldi.
Song: "Many Shades of Black" The Raconteurs


Ho una domanda per voi: c'è una canzone che cantate a squarciagola quando siete soli? La mia è "Many Shades Of Black" dei Raconteurs e la canto soprattutto quando sono in macchina, e magari c'è la coda..incurante delle persone che dalle altre auto mi guardano, non appena sento le prime note della canzone io divento Brendan Benson e parto..e poi, al momento dell'assolo divento Jack White e mi esibisco in una performance di air guitar degna di applausi. Perchè a me i Racounteurs piacciono tremendamente. Ho già scritto tempo fa di "Brocken Boy Soldier" il loro album d'esordio e ora ho avuto la fortuna di trovare in vinile Consoler Of The Lonley, il secondo lp, in una bancarella vicino casa. Consolers of the Lonely è uno dei dischi più emozionanti sentiti negli  ultimi 10 anni. Partiamo dalla copertrina: è un'immagine abbastanza drammatica, che rende bene il contenuto sonoro di questo doppio album.  La band è sul palco, sembrano pronti a suonare in una fiera di paese, mentre una donna abbastanza inquietante esce da una porta e una bambina resta seduta accanto a loro . Il palcoscenico raffigura tre stendardi con su scritto Tennessee , Michigan e Ohio . Questi segnali si riferiscono al fatto che i membri della band attualmente risiedono in Tennessee, ma Brendan Benson e Jack White sono originari del Michigan, mentre Patrick Keeler e Jack Lawrence sono originari dell'Ohio.Una volta aperto, il palco è vuoto e la grancassa nella parte posteriore dice "Sanitary Workers Band". Ti aspetti che da un momento all'altro appaia il venditore della pozione miracolosa che lenisce tutti i tuoi mali.  E poi quando tiri fuori i vinili ti accorgi che ci sono delle foto nascoste, un regalo inaspettato che rende il tutto ancora più accattivante.
Lo metti sul piatto e subito emergono le differenze con l'album d'esordio: Broken Boy Soldiers,  ha temperato il vigore di White con la dolcezza pop di Brendan Benson .Consolers of the Lonely , al contrario, è  più  vicino a White anche se a mio parere la canzone migliore dell'album è il capolavoro  di Benson, "Many Shades of Black", di cui vi parlavo all'inizio. L'album è un doppio, 14 canzoni in cui la band cambia generi prontamente, spesso nello spazio di una canzone, senza lasciare respiro all'ascoltatore visto che il gruppo ha deciso di non lasciare pause tra un brano e l'altro. Il carrozzone dei Racounteurs in questo disco ti porta a spasso tra sonorità blues, prog, rock, pop con Benson che tiene le redini con la sua voce squisitamente melodica e White che ti fa decollare ogni volta che entra con la sua chitarra , i suoi assoli potrebbero andare avanti all'infinito. Dunque una serie di riff graffianti, psichedelia, qualche ballata, in definitiva una sorta di bignami del rock moderno, nato dalle ceneri del rock anni ‘70.  I Raconteurs sembravano già a loro agio nel loro debutto,Broken Boy Soldiers , e qui la chimica è diventata ancora più forte. È un progetto parallelo che ha più intensità e impegno rispetto alla maggior parte delle band "ufficiali".







domenica 3 marzo 2019

Gnocchi di patate alle verdure con crema di zafferano.


Non amo molto lo zafferano infatti difficilmente lo utilizzo nelle mie ricette ma questa domenica ho provato a mescolarlo con la panna di soia per insaporire il condimento di questi gnocchi di patate con cavoletti di Bruxelles e champignon e ne è nato un abbinamento di sapori molto interessante, che ha meritato un posto tra le ricette di Soulktichen!

Ingredienti:
  • 300g di gnocchi di patate 
  • 150g di cavoletti di Bruxelles
  • 100 di funghi champignon
  • panna liquida di soia
  • 1 bustina di zafferano in polvere
  • Olio extravergine di oliva e sale q.b.


Pulite i funghi con una spazzolina per elimanare i residui di terra e tagliateli a fette, lavate i cavoletti e tagliateli in quattro parti. Sbollentateli in acqua calda per cinque minuti e mettete da parte.In un pentolino sciogliete 100 grammi di panna liquida di soia, aggiungete una bustina di zafferano e amalgamate il composto.  Scaldate l'olio in una padella, aggiungere i cavoletti e lasciar soffriggere, dopo qualche minuto aggiungere i funghi in padella. Aggiungere metà della crema di zafferano e lasciar cuocere a fiamma media.  Nel frattempo cuocere gli gnocchi  fino a quando non vengono a galla . Se il sughetto lo necessita aggiungere un mestolino di acqua di cottura degli gnocchi per addensare. Fate saltare gli gnocchi in padella, unire l'altra metà di crema, mescolate per qualche minuto e servite.

Song: "Lover, You Should've To Came Over" Jeff Buckley


..non è finita
Il mio regno per un bacio sulla sua spalla
Tutte le mie ricchezze per vederla sorridere
Quando le dormivo addosso
Tutto il mio sangue per la dolcezza del suo sorriso
Lei è la lacrima sospesa per sempre nella mia anima..

E’stata la mia amica Elisa a farmi scoprire Jeff Buckley: ci conosciamo fin dall’infanzia, abbiamo condiviso l’amore appassionato per i Doors da 15enni ma crescendo i nostri gusti musicali si sono differenziati..io mi sono data al rock’n’roll mentre lei a suoni più cupi e intimisti. Un giorno di parecchi anni fa mi ha chiesto: “Lo hai mai ascoltato Jeff Buckley?”..io ho subito pensato “Ecco, ora mi propina quella roba inascoltabile di 18 minuti a canzone che ascolta lei”..e invece ha messo su il vinile  di “Grace". E da quel momento, “Grace” è diventato uno degli album a cui sono più affezionata perché  non è solo uno dei più grandi debutti degli anni '90, ma secondo me uno dei più grandi dischi usciti negli ultimi 25 anni. In un momento in cui la scena musicale era dominata dal grunge lui esce con qualcosa di differente, difficile da definire o etichettare.
Grazie una delle voci più affascinanti e uniche della musica e un talento per trovare  melodie incrediblmente toccanti , Buckley permea le sue  canzoni con un'intuizione emotiva che a volte sembra quasi insopportabile. Il suo lavoro di chitarra è allo stesso tempo denso e leggero, pieno della bellezza scintillante di una giornata di sole. La sua voce è angelica e appassionata, il veicolo perfetto per questo tipo di impressionismo rock . È davvero una meraviglia permettere alla sua voce di arrivare nel profondo del tuo stomaco e dolcemente cullare la tua anima. E' naturale chiedersi quanto il suo talento provenga dal suo DNA..d'altronde è il figlio di Tim Buckley..ma in realtà Tim Buckley,  lasciò la moglie nel 1966 pochi mesi prima che il figlio nascesse, per andarsene a New York. Jeff lo incontrò in seguito e saltuariamente (lui ha dichiarato di averlo incontrato solo 9 giorni in tutta la sua vita). Fu il suo patrigno che lo avvicinò alla musica facendogli ascoltare Gli Who, Pink Floyd Jimi Hendrix, Queen,e i Led Zeppelin. Anche  la madre, musicista classica, ebbe un ruolo importante nella sua crescita musicale, introducendolo a Robert Johnson, Nina Simone, Billie Holliday. Se ne andò di casa a 17 anni e  iniziò la sua carriera suonando la chitarra in numerosi gruppi jazz, reggae, e heavy metal. Nel febbraio 1990, si trasferì a New York, dove per la prima volta sperimentò Qawwali, una forma di musica devozionale sufi dell'India e del Pakistan. Ma la svolta arrivò nel 1992 quando firmò un contratto con la Columbia : nell' agosto 1994 esce il primo e unico Lp "Grace", un disco di cui è stato detto "può cambiare l'approccio alla musica a 7 persone su 10".
E proprio in quel periodo una ragazza di nome Merri Cyr scatta la foto che diventerà l’immagine di copertina di “Grace”. Merry lavorava per Paper, una rivista di NY e le venne chiesto di seguire questo cantante ancora sconosciuto in tour. Di lui ha detto “Jeff Buckley non era solo molto bello ma  emanava un fascino e un’empatia così immediati che ritrarlo era fantastico. Fin da subito ho percepito in lui una propensione al gioco e alla sperimentazione che rendeva il servizio fotografico una specie di avventura…”. Nel 2016 da Ono Arte a Bologna , una delle mie gallerie preferite, sono state messe in mostra proprio le foto scattate da Merri Cyr in tanti momenti della vita on the road di Buckley.,,c’erano foto scattate al supermercato, al telefono in albergo, per strada..tutte  immagini che hanno tracciato la sua ascesa verso il successo e documentato la sua  carriera regalandoci una visione intima di una delle  leggende musicali più sorprendenti di tutti i tempi.
In Grace emerge il grande dono di Jeff Buckley: una voce versatile, ricca di sfumature e la capacità di utilizzarla in modi diversi  a seconda del tipo di canzone. Riesce a passare dal rock di Grace, So Real ed Eternal life alla delicatezza di Lover, you should’ve come over  e Last goodbye. Nell’album ci sono alcune cover ma la più famosa di tutte è sicuramente Hallehujia, canzone scritta da un amico di suo padre, Leonard Choen. Ma in realtà Buckley ha deciso di cantare questa canzone dopo aver ascoltato l’interpretazione che ne fece John Cale..e tutte le cover successive saranno della sua meravigliosa interpretazione.  Lilac Wine è un’altra cover presente nell’album, scritta da James Shelton ed interpretata  da Nina Simone ma ancor prima da Eartha Kitt, che Jeff interpreta trascinandoci nel languore della sua voce, e ancora Chorpus Christhi Carroll, una canzone che ha origini antiche , si dice che il testo provenga da un manoscritto trovato nel 1500..sicuramente è stata scelta da Buckley per dar prova della sua incredibile estensione vocale.
 E come non parlare  della canzone più tirata dell’album: Eternal Life in cui la voce di Buckley perde la purezza dei brani precedenti e si sporca per parlare della vita che è troppo breve e troppo complicata per farla rovinare da coloro che pretendono di prenderne il controllo, che giudicano per il colore della pelle, la classe sociale, per la religione..è una canzone che fa emergere la rabbia di un ragazzo poco più che ventenne che si ribella alle ingiustizie, ma che purtroppo morirà due anni dopo averla scritta..
Il 29 maggio del 1997 Jeff Buckley era a bordo di un furgone guidato dal roadie Keith Roti. Stavano andando a registrare delle nuove canzoni   quando passarono davanti a un affluente del Mississipi: Buckley chiese di fermarsi perchè voleva fare un bagno. Si buttò in acqua vestito e con gli stivali canticchiando Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. In quel momento passò un battello che, probabilmente, creò un vortice d’acqua e lo risucchiò. Il suo corpo fu ritrovato 6 giorni dopo, impigliato tra i rami di un albero..così ci lasciava un ragazzo di 30 anni e nasceva un mito..e con  Dream Brother si chiude il suo unico, incredibile album. Tra tutte le sue canzoni è forse quella che si avvicina di più stilisticamente alla musica del padre, che nel testo viene rappresentato come una figura quasi ingombrante..in realtà la canzone è dedicata ad un suo amico, e suona come un monito, quello di non lasciarsi morire, perché altrimenti i suoi figli avrebbero dovuto fare i conti con la pesante assenza di un padre, proprio come è accaduto a lui. "Grace" è un album  che ognuno di noi dovrebbe ascoltare ogni tanto per regalarsi un immersione sonora nel bellezza e nella poesia.

domenica 24 febbraio 2019

Here's come the sun..


Questa è stata una settimana molto difficile per la mia famiglia, c'è stato molto dolore e tristezza per la morte di mio suocero..quando se ne va qualcuno che amiamo muore un pezzettino di noi.
 E' stato necessario un momento di silenzio, di chiusura negli affetti più cari..ma la vita continua e il compito di chi "resta" è quello di godersi la bellezza della vita ogni giorno : una passeggiata al sole, giocare con i nostri figli, ricominciare a sorridere.
E prendersi cura di chi si ama.
Questa mattina ho preparato una colazione speciale  per la mia famiglia ascoltando uno dei miei dischi  preferiti, "Abbey Road" che apre il lato B con "Here's Come The Sun" una delle perle scritte da George Harrison .
 Harrison l' ha scritta nel giardino di Eric Clapton, imbracciando una delle sue chitarre acustiche. Brian Epstein era appena morto e la band dovette occuparsi di più della contabilità e degli affari, cosa che Harrison odiava perchè per lui la cosa importante era pensare alla musica. Quindi si rifugiò a casa dell'amico Eric Clapton per trovare un pò di pace . Era Aprile, i due scesero in giardino con le chitarre e iniziarono a improvvisare con le chitarre..George guardò il sole che splendeva e iniziò a cantare "Here's come the sun..and it's all right" . Sta arrivando il sole, e va tutto bene..


Here comes the sun (doo doo doo doo)
Here comes the sun, and I say
It's all right

Little darling, it's been a long cold lonely winter
Little darling, it feels like years since it's been here
Here comes the sun
Here comes the sun, and I say
It's all right

Little darling, the smiles returning to the faces
Little darling, it seems like years since it's been here
Here comes the sun
Here comes the sun, and I say
It's all right

Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes

Little darling, I feel that ice is slowly melting
Little darling, it seems like years since it's been clear
Here comes the sun
Here comes the sun, and I say
It's all right

Here comes the sun
Here comes the sun, and I say
It's all right
It's all right


domenica 10 febbraio 2019

Il Mago Del Nulla.




Un libro in cui ogni capitolo si apre con una canzone: come potevo non leggerlo?

1. The Doors - The End
2. Simon and Garfunkel - The Sound of Silence
3. The Beatles - The Magical Mystery Tour
4. Placebo - Rob The Bank
5. Rage Against The Machine - Killing In The Name Of
6. Beck - Sexx Laws
7. The Beatles - I Saw Her Standing There
8. Bruce Springsteen - Easy Money…e le altre le lascio scoprire a voi..

Di Alessandro Casalini avevo già letto “Fedeli Al Vinile” e mi era piaciuto talmente tanto che ho accettato con entusiasmo di organizzare assieme al mio amico  Gian Paolo Ragnoli la presentazione del libro da Purple, il paradiso vinilico spezzino. Due settimane fa ho incontrato Gian Paolo per un caffè e mi ha proposto un altro incontro con il simpaticissimo Alessandro, questa volta per una chiacchierata su un altro romanzo, “Il Mago Del Nulla”. Mi ha prestato il libro e l’ho portato a casa. Sabato mattina, mentre tutti dormivano ancora, ho iniziato a leggerlo e in due ore l’ho terminato: non riuscivo a staccare lo sguardo dalle pagine. Il libro inizia in modo quasi incomprensibile e per molte pagine non si riesce realmente a capire cosa stia succedendo ma piano piano Casalini ti fa entrare nel mondo si Wiz e delle sue voci e ti ritrovi seduto su una Ferrari in partenza per un viaggio che da Cesenatico ti porterà a Capo Nord e ti farà incontrare personaggi bizzari e situazioni surreali in cui Wiz, plurimiliardario, grazie all’invenzione di un social network, WizConnect, che supera il confine tra reale e virtuale, si troverà suo malgrado. E il tutto in dialogo continuo con le voci che Wiz ha nella testa , ispirate alla schizofrenia di Brian Wilson dei Beach Boys (che grazie a queste voci ha scritto un capolavoro chiamato Pet Sound).  Alessandro Casalini ti porta dentro alla vita di Wiz, per arrivare alla verità e  lasciare un messaggio forte sui pericoli dell’ossessione maniacale che oggi si ha per i social network, e a fin dove può portare l’attaccamento al denaro.
Ieri sera ci siamo incontrati in un posto magico, la libreria LIBeRI TUTTI di Gaia Fabbri, un luogo di una bellezza preziosa, in cui le pubblicazioni vengono scelte con attenzione e si respira tutto l’amore di Gaia per il suo lavoro. E’ stata una bella chiacchierata  di quasi un’ora  con Alessandro che come sempre ha saputo catturare il pubblico con la sua freschezza e simpatia. Spero di poter leggere presto il nuovo romanzo di Casalini ma intanto vi consiglio di leggere “Il Mago Del Nulla” e di seguire Wiz nel suo lungo viaggio verso la verità..




domenica 3 febbraio 2019

Patate ripiene con funghi, radicchio e scamorza.



E’ arrivato Febbraio e fa ancora molto freddo..qui serve un secondo che scaldi la pancia e il cuore e io ho preparato delle patate ripiene di funghi, radicchio trevigiano e scamorza, una ricetta semplice e molto gustosa!

Ingredienti

  • 6 patate
  • 200 g di scamorza
  • 400 g di funghi
  • Mezzo cespo di radicchio trevigiano
  • q.b di olio extravergine d’oliva
  • 1 spicchio di aglio
  • q.b di sale
  • q.b di pepe
  • q.b di emmental grattugiato


Le patate andranno lavate accuratamente sotto acqua fredda corrente così da eliminare tutti i residui di terra sulla  superficie e poi andranno lessate in abbondante acqua salata per 40 minuti. Per avere un risultato omogeneo scegliete delle patate che abbiano tutte più o meno la stessa dimensione così da avere una cottura uguale per tutte le patate. Una volta cotte le vostre patate andranno lasciate da parte ad intiepidirsi per una decina di minuti e poi tagliate in superficie e scavate con un cucchiaino o con uno scavino così da creare una conca al centro. Fate attenzione a non scavare troppo sia in profondità che ai lati la vostre patate altrimenti gli fareste perdere robustezza e questa potrebbe rompersi durante la farcitura. A questo punto i funghi andranno privati delle parti terrose e delle radici, lavati accuratamente e poi ridotti in fettine. Lavare il radicchio e tagliarlo a striscioline. Prendete una padella antiaderente ben capiente, aggiungete uno spicchio d’aglio e dell’olio extravergine d’oliva e fate andare per qualche minuto. Quando l’aglio inizierà a dorarsi potete aggiungere i funghi champignon e il radicchio, aggiustare di sale e pepe e fare andare la cottura per una decina di minuti fino a quando i funghi saranno cotti e il radicchio ammorbidito. Tagliate la scamorza a cubetti.. All’interno di una ciotola aggiungete i funghi champignon, la polpa di patate prelevata e ridotta in piccoli tocchetti, i cubetti di scamorza  ed amalgamate per bene il tutto, aggiungendo se lo desiderate anche del prezzemolo finemente tritato. Riprendete le vostre barchette, aggiungete all’interno della conca realizzata prima il condimento così da creare una cupola e continuate in questo modo fino a quando avrete realizzato tutte le vostre patate ripiene. A questo punto le barchette di patate ai funghi andranno messe in forno preriscaldato a 180°C per all’incirca 20 minuti dopo essere state abbondantemente spolverizzate con abbondante emmental grattugiato. Una volta terminata la cottura le patate andranno servite ben calde così da risultare ben filanti ad appetitose.

Song: "No Reply" The Beatles




Finalmente torno a parlare dei miei amati Beatles: "Beatles For Sale" è stato il secondo album da loro pubblicato  nel 1964 e, dopo 3 album di  rock and roll dominato da canzoni d'amore, qui si ha un improvviso cambiamento..Il titolo "Beatles For Sale" è di per sé un’allusione neanche tanto velata alla loro  sovraesposizione e commercializzazione. Accanto a questo, la copertina mostra tutti i Beatles che guardano, per la prima volta senza sorriso,  la macchina fotografica, incappottati  in una fredda giornata autunnale. Lennon e McCartney scrivono solo 8 canzoni in questo album, mentre le restanti sei sono cover, il che sembra un passo indietro rispetto ad "A Hard Day's Night”, l’album in cui per la prima volta c’erano solo canzoni scritte da loro e nessuna cover. “ No Reply” apre l'album, in diretto contrasto con il rock n roll che aveva riempito questo posto in precedenza, ed è la prima storia completa scritta da Lennon in una canzone, mostrando una descrizione coinvolgente della narrativa degli album precedenti. " I'm a Loser" enfatizza ulteriormente l'espressione di vulnerabilità di Lennon e la sua ricerca di una scrittura lirica più sostanziale. Canta "Sono un perdente e non sono quello che sembra" esprimendo le sue insicurezze nonostante la fama e la popolarità. In seguito lo avrebbe chiamato il suo periodo Dylan in cui diceva "una parte di me sospetta che io sia un perdente e una parte di me pensa che io sia Dio Onnipotente”.  Lennon qui scopre la sua anima in modi non ascoltati prima. Il pessimismo è continuato con " Baby's in Black ", che si ipotizza essere su Astrid Kirchherr, la ragazza fidanzata con l'ex bassista del gruppo Stuart Sutcliffe, morto di un'emorragia cerebrale nel 1962, che parla del lutto di un amore perduto con molti riferimenti funebri ed è un punto fermo dell'album. Lennon / McCartney l'hanno scritta insieme e volevano un suono blues più maturo. Le armonie sono meravigliose e scorre splendidamente. Anche i testi tristi hanno avuto un effetto comico quando sono stati cantati dal vivo mentre le orde di ragazze urlavano il loro amore per i Beatles come supporto per questa canzone all'Hollywood Bowl. “I Don’t Want to Spoil the Party”  è un risveglio ad alta velocità in cui Lennon piange l'assenza di una ragazza che non partecipa a una festa, mentre lui vorrebbe  dichiararle il suo amore. Lennon canta con una fragilità nella sua voce raramente ascoltata e aggiunge al tema dell'amore non corrisposto che attraversa la maggior parte dell'album. Mentre adoro le canzoni originali dell'album, le cover stonano in questo album, soprattutto dato il tono più pacato dei pezzi Lennon/McCartney. Questa è la prima volta che è davvero notevole la differenza tra la qualità delle canzoni di Lennon / McCartney e quelle di altri artisti. Le cover sono praticamente tutte tiepide ma salvate da un'incredibile voce che mette in risalto come i Beatles stavano migliorando e diversificando il loro canto con ogni nuovo album. Ad esempio " Rock n Roll Music " ha una grande voce di Lennon ma non si avvicina all'originale di Chuck Berry e sembra proprio messa qui per riempire la quota di rock n roll necessaria. La cover di Little Richard “Kansas City/ Hey-Hey-Hey-Hey!” non mi piace proprio e quindi tralscio per passare a John Lennon che canta " Mr. Moonlight " di Roy Lee Johnson è spesso considerata una delle peggiori canzoni che i Beatles che abbiano mai registrato. Tuttavia a me piace tantissimo, soprattutto quando John canta freneticamente, “And the night you don’t come my way, I pray and pray more each day” è difficile non amare ogni singola parola. Nonostante l'enorme influenza di Buddy Holly sui Beatles, McCartney ha anche detto che li ha ispirati a scrivere le loro canzoni, " Words of Love " è l'unica cover di Holly che hanno pubblicato ed è una partenza divertente per ascoltare i Beatles affrontare una canzone vecchia scuola. George e Ringo cantano due  cover di Carl Perkins, per Harrison “Everybody’s trying to be my baby” che è l'esatto opposto del suo stile timido e introverso dei dischi precedenti, mentre arrogantemente e umoristicamente dichiara  “Went out last night, didn’t stay late, ‘fore I got home, I had nineteen dates." Anche se è una cover, è probabilmente una buona rappresentazione di come fosse la vita dei Beatles in quei giorni. Dopo essere stato assente alle sessioni  vocali in "A Hard Day's Night” a causa di una tonsillite, Ringo canta " Honey Do Not ". Mi piacciono molto le canzoni di Ringo, non sono mai il fiore all'occhiello di un album ma aggiungono sempre qualcosa. C'è qualcosa di divertente e interessante su Ringo, quindi questo ha certamente un fascino ed è la sua canzone migliore fino a questo momento." What You're Doing " è una canzone basata sui dubbi sulla relazione di McCartney con Jane Asher al tempo e ha una bizzarra disposizione lirica che suggerisce la futura sperimentazione  che tenterebbero in seguito. La canzone preferita di George Martin nell'album è " I'll Follow the Sun " di McCartney ed è adorabile. Scritta sorprendentemente presto quando Paul era ancora a scuola, suona come una versione meno matura di "Here Comes the Sun". ' Every Little Things She Does '  è una delle migliori canzoni d'amore dei Beatles, che ogni fan vorrebbe ballare al suo matrimonio..La canzone più famosa dell'album è chiaramente " Eight Days a Week ", il cui nome  viene da una conversazione con un tassista che descrive il suo intenso programma di lavoro a McCartney mentre si dirigevano verso la casa di Lennon. Avrebbero scritto la canzone immediatamente quel giorno dopo l'arrivo di Paul. Le canzoni di Lennon / McCartney su questo album sono fantastiche, sebbene i Beatles fossero esausti dopo un anno follemente impegnato e questo letargo si mostra leggermente nella scrittura. George Martin avrebbe commentato che  questo disco suona come una pausa, un improvviso respiro profondo prima di sprofondare nella folle corsa di materiale originale che produssero da qui in poi. E come al solito, aveva ragione.

domenica 27 gennaio 2019

Insalata multivitaminica.

L’insalata come piatto unico difficilmente si mangia in inverno, preferendo zuppe calde o piatti un po' più elaborati, che aiutino a sconfiggere il freddo..ma in queste ultime settimane ho accusato un calo di energia  e quindi mi è venuta voglia di preparare un piatto che concentrasse un buon numero di vitamine..e dove trovare le vitamine se non nella frutta e verdura cruda? Ho aggiunto a questa mega insalata del salmone crudo e dei semi oleosi, ottima fonte di omega 3 e la rapa rossa, ricca di sali minerali e di vitamina B.. e mentre la mangiavo mi ascoltavo questo fantastico disco..

Ingredienti:

  • Insalata mista a vostra scelta
  • 1 mango
  • 1 avocado
  • 1 cipolla rossa
  • 1 arancia
  • 1 mela
  • q.b di sale
  • q.b. di semi oleosi
  • 1 fetta di salmone crudo
  • 50 gr di semi di soia
  • Semi di sesamo tostati
  • 2 rapanelli
  • 1 rapa rossa


Questa insalata è molto semplice da preparare ma la prima cosa da tenere in considerazione è la maturazione del mango e dell’avocado che può essere valutata solo dal tatto. Quindi scopriamo quando sono maturi solo palpandoli, quando sono morbidi e le dita quasi sprofondando nella buccia, allora si possono utilizzare.  Una volta capito il grado di maturazione dei due frutti bisogna pelarli, togliere il grosso nocciolo e tagliarli a pezzetti, poi metterli in una ciotola.  Tagliate la cipolla rossa di tropea a rondelle, la rapa e i rapanelli a fette , la mela  pezzetti e aggiungetela . Scolate i semi di soia dal liquido di conservazione e aggiungeteli all’insalata, assieme al salmone tagliato a cubetti. Cospargete con un pizzico di sale, una manciata di semi oleosi e semi di sesamo tostati,  un filo d’olio, aggiungete il succo del limone, mescolate il tutto e l’insalata multivitaminica è pronta!

Song: “Is This Love” Bob Marley



 Io ho due sorelle più grandi, che probabilmente non ne sono consapevoli, ma hanno il merito di avermi introdotta nel meraviglioso mondo dei vinili. I primi 45 giri li portavano loro a casa e io mi avvicinavo incuriosita per guardare le copertine e ascoltarne il contenuto. Quando è morto Bob Marley avevo 6 anni e ricordo mia sorella Rosanna chiusa in cameretta che ascoltava di continuo il 45 giri di “Could You be Loved”..qualche anno dopo, Daniela portò a casa il vinile di “The Legend” e insieme cantavamo “Is this love” grazie alla quale ho iniziato a capire quanto fosse facile imparare l’inglese ascoltando le canzoni che ti piacciono. Alla fine quei dischi li hanno regalati a me…A volte è facile pensare ai "più grandi successi" come solo un tentativo ingannevole da parte delle case discografiche di mungere il più denaro possibile dai musicisti. E in molti casi è probabilmente vero. Ma  se un artista ha creato canzoni abbastanza grandi per pensare di formare una collezione, ha senso celebrare il suo miglior lavoro in un album definitivo. E questo è certamente il caso di questa raccolta. Sia come parte dei Wailers originali, come artista solista o come frontman, Bob Marley è un musicista che trascende ogni limite del genere o del gusto musicale. E quella qualità trascendente si trasformò in successo commerciale con “The Legend” l'album reggae più venduto di tutti i tempi. Tuttavia la tracklist di Legend è stata pensata appositamente per attirare il pubblico bianco. La Island Records aveva considerato Marley un rivoluzionario politico e Robinson considerava questa prospettiva come dannosa per la linea di fondo del disco. Così ha costruito un album di grande successo che mostrava solo una faccia del prisma di Marley, la parte che riteneva più vendibile alla periferia. Quindi l’album sceglie  di concentrarsi sul "One Love" Marley, il Marley che predica la compassione per il suo prossimo mentre quasi ignora il politico Marley, che si occupava di curare le ingiustizie sociali e aiutare i poveri. Le canzoni provengono principalmente dal lavoro dell’artista con Island Records, il che non sorprende, dal momento che Island ha prodotto The Legend . Ma la carriera di Marley è molto più di questo; alcuni considerano i dischi che lui e gli Wailers hanno realizzato con il produttore giamaicano Lee "Scratch" Perry come il loro lavoro più avvincente. I due album, Soul Rebels (1970) e African Herbsman (1973), sono assenti da The Legend . Invece, l'album contiene cinque tracce da Exodus (1977), la scelta di consenso del mainstream per il più grande album dei Marley; due di Uprising (1980); uno da Confrontation  (1983); due di Kaya (1978); due da Burnin '(1973); una dal Live (1975), anche se la traccia "No Woman, No Cry" proviene dall'album Natty Dread del 1974 ; e uno da Catch a Fire (1973).  The Legend non è del tutto apolitico. "Buffalo Soldier", sebbene criptico, affronta la crudele tragedia degli schiavi neri portati in America solo per poi combattere contro altri popoli indigeni vittime di colonialisti europei, nativi americani. L'obiettivo esatto di "Get Up Stand Up" tratta dell'idea radicale e non rara che i proprietari di schiavi usassero il cristianesimo per pacificare gli africani catturati con promesse di un paradiso eterno nell'aldilà in cambio della cooperazione terrestre. È chiaramente presente nei testi, poiché Marley chiede che gli oppressi si concentrino sul miglioramento della loro situazione mentre vivono ancora, invece di aspettarsi la ricompensa ultraterrena. "Exodus" è l'ultima canzone che evoca la politica dell'album. C'è una frase, "Mandaci un altro fratello Mosè", per portare presumibilmente i giamaicani in Africa. E ancora in “Redemption Song” in cui esorta a emanciparsi dalla schiavitù mentale perchè “solo noi possiamo rendere libera la nostra mente”.  Cosa manca a questo album?  I primi suoni delle canzoni di Marley e dei Wailers registrati in Giamaica, così come le sue canzoni più esplicitamente politiche. Ma se stai cercando il richiamo del mercato di massa per un'America progressista laica, non includi canzoni che invocano il senso di colpa collettivo sulla tratta degli schiavi, né affronti la scomoda verità del bucolico stile di vita giamaicano del reggae, delle spiagge sabbiose e la marijuana abbracciata da milioni di matricole del college, esiste solo a causa del brutale commercio di schiavi. La realtà della politica di Bob Marley è complessa. Ma un aspetto è chiaro: le canzoni di The Legend offrono solo un breve sguardo nella sua musica. L'album definitivo del più importante cantante reggae di tutti i tempi è una raccolta di canzoni d'amore, sentimento di benessere e semplici accenni all'attivista infuocata la cui politica ha attirato pallottole negli anni '70. Non è necessariamente una brutta cosa. Le canzoni in questo album sono innegabilmente ottime, ma The Legend è uno sguardo incredibilmente incompleto sulla musica di Marley - un enorme successo nel vendere un rivoluzionario alle masse (più di 15 milioni di persone lo hanno comprato) ma forse un fallimento nel catturare ciò che ha reso davvero grande Marley.

domenica 20 gennaio 2019

Fagottini salmone, robiola e peperoni.



Questi fagottini di pasta sfoglia al salmone sono un antipasto veloce con un ripieno morbido e saporito. Il peperone grigliato si abbina molto bene al salmone e la robiola rende il tutto avvolgente al palato.

Ingredienti:
 (per 12 fagottini)

  • 1 rotolo di sfoglia rettangolare
  • 4 fette di salmone affumicato
  • 50 gr di robiola
  • prezzemolo 
  • Un peperone rosso grigliato 
  • pepe nero
  • 1 uovo ( per spennellare)

Tagliate le fette di salmone affumicato e mettetele in una ciotola. Aggiungete la robiola, il peperone grigliato tagliato a cubetti il pepe nero macinato, il prezzemolo tritato. Mescolate e tenete da parte. Tagliate la pasta sfoglia in quadrati di circa 8 cm x 8 cm. Disponete 1 cucchiaino di farcia al centro di ogni quadrato. Chiudete ogni fagottino arrotolando le estremità dei 4 angoli della sfoglia. Spennellate la superficie con dell’uovo sbattuto. Infornate i fagottini in forno preriscaldato a 200 C per 15-20 minuti circa. I fagottini al salmone saranno pronti quando saranno dorati in superficie.

Song: " With A Little Help From My Friends" Joe Cocker


Joe Cocker era senza dubbio uno dei cantanti migliori tra la fine degli anni '60 e la metà degli anni '70. Oltre a quella voce ghignante e ricca di sentimento che spesso gli è valsa paragoni con Ray Charles, Cocker è stato forse il principale interprete delle canzoni di altri solisti del suo tempo. E va da sé che Cocker era un uomo che sapeva stare sul palco. Non si può distogliere lo sguardo da lui. Non stava solo davanti al microfono e cantava. No, si contorceva, gesticolava , ondeggiava, agitava le braccia in modo selvaggio, agitava le dita e in generale assomigliava a un uomo attaccato da uno sciame di vespe  impazzite. Cocker iniziò la sua carriera con gruppi sconosciuti come i Cavalier e Vance Arnold e gli Avengers, poi passò a The Grease Band nel 1966. Ma non passò molto tempo prima che iniziasse a registrare con il suo nome e poi si esibì a Woodstock in una delle performance più elettrizzanti del festival. In seguito è stato il front man del leggendario tour di Mad Dogs & Englishmen, che vantava più di 30 musicisti. Ma ciò che ha reso Cocker principalmente famoso erano le sue interpretazioni di canzoni di artisti come The Beatles, Dave Mason, Bob Dylan, Leonard Cohen, The Box Tops e Randy Newman, e innumerevoli altri - interpretazioni che spesso non stravolgevano gli originali. Sfortunatamente, Cocker era anche un alcolizzato, e le storie (non tutte vere) del suo salire sul palco, vomitare sul pubblico, e poi svenire sono tantissime.  Ho comprato questo disco (nonostante la foto di copertina assolutamente atroce) perché ho scoperto che tantissimi musicisti di altissimo livello si sono riuniti per realizzare l'album, inclusi Jimmy Page, Steve Winwood, Albert Lee, Matthew Fisher e BJ Wilson dei Procol Harum, Tony Visconti e due  grandi cantanti soul americane Merry Clayton e Madeline Bell. E questa è probabilmente la vera ragione per cui ho scelto di parlarvi questo particolare LP. L'apertura dell'album , la cover di Dave Mason "Feelin 'Alright" è uno dei brani più famosi di Cocker, e un funky rock'n'roller. Si apre con quel riff di pianoforte istantaneamente familiare di Artie Butler con maracas e tumba davvero fantastici. Poi Cocker arriva cantando e continua fino al coro  che presenta la chitarra di David Cohen e il back-up vocale delle Clayton e Holloway sister, Brenda e Patrice. Poi Butler suona un assolo unico, accompagnato da alcuni tamburi funkadelic di Paul Humphrey. E continua fino alla fine, quando Cocker fa uscire un paio di grandi strilli. "Bye Bye Blackbird" è un soul lento, con Cocker che tira fuori tutta la sua voce mentre Chris Stainton si getta al piano e Clem Cattini fa il suo dovere alla batteria. Il pezzo forte della canzone, a parte la voce soul di Cocker, è l'incredibile assolo di chitarra di Jimmy Page, che esce dal nulla e procede fino a farti venire i brividi. Cocker ha co-scritto "Change in Louise" con il pianista  Chris Stainton. Non è la migliore canzone dell'LP, ma vanta un coro caldo e Cocker diventa sempre più frenetico mentre la canzone va avanti e Stainton suona il piano da vero maestro, Henry McCullough si diletta su una chitarra sobria ma dolce, e le sorelle Wheetman forniscono la voce di supporto.  "Majorine" di Cocker e Stainton è la canzone che convince meno , in parte perché Cocker canta  con una strana voce acuta, e in parte perché la melodia non fa per me.  Cocker addolcisce "Just Like a Woman" di Bob Dylan, anche se io lo preferisco quando usa la sua voce in modo più arrabbiato.  "Sandpaper Cadillac" è l'ennesima composizione di Cocker-Stainton, e la voce di Cocker è tristemente trattenuta, di nuovo..e poi ancora l’ipnotica "Don't Let Me Be Misunderstood" di Nina Simone , forse uno dei brani che vanta il maggior numero di cover nel mondo ( la mia preferita resta quella degli Animals). "I Shall Be Released" con un meraviglioso Stewie Winwood all'organo . Ma "With a Little Help From My Friends" è sicuramente la mia interpretazione preferita. È una meraviglia, davvero:  Cocker e company trasformano quella che è essenzialmente una piacevole canzoncina in un'opera rock in piena regola. Si apre con un organo di Tommy Eyre, un violento crash di piatti di BJ Wilson e un riff di chitarra molto cool di Page. Poi si acquieta e Cocker canta quelle parole immortali, " What would you do if I sang out of tune? Would you stand up and walk out on me?" Poi arriva il potente coro, con Bell, Hightower e le sorelle Wheetman che  si uniscono al secondo verso quando fanno le domande “Does it worry you to be alone?” E lui risponde “No no”. Page suona un gigantesco riff di chitarra e i back-up si lamentano e Joe piange proprio insieme a loro. E la dinamica soft-loud continua con il forte predominio fino a quando Cocker scoppia in un urlo potente e la canzone diventa sempre più forte.., è una canzone incredibile, solo per questa è valsa la pena comprare l’album. Purtroppo Cocker alla fine ha scelto di abbandonare il rock  , sprecando il suo vasto talento su melassa pop. Ma ciò che conta è il Cocker nei suoi primi album , quel Joe Cocker che ha fatto esplodere Woodstock, che aveva una voce che poteva scuotere il mondo e ha avuto molto aiuto dai suoi amici. Se le sue interpretazioni su "The Weight" e "Feelin 'Alright" e "Let It Be" e "Let's Go Get Stoned" e "The Letter" e "Hitchcock Railway" non vi fanno venir voglia di urlare da quanto sono esplosive, c’è qualcosa che non va dentro alle tue orecchie!