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martedì 3 maggio 2016

Orecchiette con asparagi e caprino.

È iniziata la stagione degli asparagi e questa è una ricetta primaverile e sfiziosa per gustarli al meglio!

Ingredienti:

  • 400 gr di orecchiette
  • 200 gr di asparagi
  • 6 pomodorini perini piccoli
  • 50 gr di robiola di caprino
  • Olio extravergine d'oliva
  • 2 spicchi d'aglio
  • Timo fresco
Metti una pentola piena d'acqua sul fuoco, nel frattempo taglia gli asparagi in piccoli pezzi e quando l'acqua bolle aggiungi il sale e gli asparagi.  In una padella metti un filo d'olio, i due spicchi d'aglio affettati a pezzetti e i pomodori tagliati a pezzi. Fai saltare per qualche minuto e poi aggiungi un mestolo di acqua di cottura della pasta , gli asparagi cotti e metà robiola. Fai cuocere le orecchiette per 10 minuti, scolale e saltale in padella insieme al sugo. Impiatta e completa sbriciolando la robiola rimasta sopra ai piatti e aggiungi qualche fogliolina di timo fresco...

Song:"Love will tear us apart" Joy Division



17 Maggio 1980, 77 Barton Street, Macclesfield.
Ian Curtis ha appena litigato con la moglie. Lei non vuole ritirare la domanda per il divorzio. Ian la manda via, è notte tarda. Il cantante decide di guardare “La ballata di Stroszek”,  è ormai quasi mattina. Si alza e mette sul giradischi “The Idiot" di Iggi Pop.., ascolta e ascolta; ormai è arrivato in cucina e sa cosa deve fare.
18 Maggio 1980, Deborah Curtis torna a casa del giovane marito verso mezzogiorno. Lo trova impiccato ad una rastrelliera della cucina. Ian Curtis muore suicida a soli 23 anni.
La storia dei Joy Division inizia come quella di decine e decine di altri gruppi nati in Inghilterra a cavallo  dell’esplosione del punk. Inizia con tre ragazzi che mettono su un gruppo quasi senza nemmeno saper suonare. Terminerà lontanissimo da queste premesse, nel giro di neanche quattro anni. La molla che spinse i tre ragazzi a formare una band fu, ovviamente, un concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester, il 20 luglio del 1976. Ad assistere allo stesso evento quella sera c’è anche un altro ventenne, che già da qualche tempo i tre hanno avuto modo di conoscere: Ian Kevin Curtis, nativo di Macclesfield, che fin da giovanissimo vive per due passioni: scrivere poesie e ascoltare musica rock (fan appassionato di Iggy Pop, Davis Bowie e dei Velvet Underground).
Il nome Joy Division viene scelto nel 1978, è il nome che veniva dato nei lager alle prigioniere destinate all’intrattenimento sessuale degli ufficiali nazisti.
Dopo un primo periodo incentrato sulla musica Post-Punk  i Joy Division si dedicano ad un genere diverso; più cupo, introspettivo e decadente: il Gothic Rock.
La cosa veramente incredibile di questa band è che in soli quattro anni di attività e con soli due studio album sono riusciti a solcare profondamente la storia musicale, lasciando un’eredità inestimabile. Artisti come U2, The Cure e Moby non negano l’influenza che i Joy Division hanno avuto sul loro percorso musicale.
Ian Curtis soffriva di epilessia fotosensibile. La sua malattia, negli ultimi anni di vita, era diventata per lui un peso insostenibile, e fu per questo che, intorno ai vent’anni, iniziò a soffrire anche di depressione cronica. Spesso durante le esibizioni live il cantante veniva colpito da crisi epilettiche, si contorceva sul palco, soffrendo; ma il pubblico pensava fosse parte dello show non capendo il dolore che provava. L’attività live intensa e scandita sia da consensi sia da critiche sommata alla crisi con la moglie Deborah Woodruffe, ispira a Curtis un altro brano immortale: “Love will tear us apart"  Il difficile stato psicologico, fisico del cantante e la sua depressione crescente si riflette sul testo.
“Quando l’abitudine colpisce forte
e il desiderio è al minimo
e il risentimento è al massimo
da non far crescere le emozioni
e noi cambiamo i nostri percorsi
prendendo strade differenti
allora l’amore,l’amore ci farà a pezzi di nuovo
perchè la stanza da letto è così fredda
mentre rimango lontano dal tuo lato ..."
 Dolore, sofferenza, disperazione e rassegnazione. Ian Curtis rappresenta per me il vuoto dell’anima, il disagio umano reso reale e fisico. Sembra quasi che ogni parola pronunciata dal cantante sia uno spasmo di dolore, la profondità della sua voce è inquietante. È la sofferenza di Ian Curtis, e il modo in cui riesce a mettere in parole una tale sofferenza è realmente commovente: Curtis non interpreta canzoni, Curtis si confessa con il cuore in mano, racconta ai suoi ascoltatori che cosa ha in mente di fare e i motivi che lo spingono a farlo.

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