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giovedì 24 novembre 2016

Vellutata di zucca e patate viola


La patata viola ha innumerevoli proprietà nutrizionali: il suo profumo ricorda la nocciola ma il sapore dolce si avvicina leggermente alla castagna. Io l’ho unità alla zucca e al porro per realizzare una vellutata che scaldare le vostre serate invernali..

Ingredienti

  • 10 patate violette
  • mezza zucca
  • brodo vegetale q.b.
  • olio extravergine di oliva
  • porro
  • pepe nero
  • Mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
  • Sale



Preparare la zucca: rimuovere dapprima i semi, successivamente la scorza, facendo estrema attenzione a non tagliarsi con il coltello. A questo punto, tagliare la zucca a dadini piccoli e sistemarla in una ciotolina. Preparare le patate. Con l’aiuto di un pelapatate, sbucciare le verdure e tagliarle a piccoli pezzetti. Unire i dadi di patata a quelli di zucca. Tagliare il porro a rondelle.Nel frattempo, mettere sul fuoco una pentola capiente e, quando sarà molto calda, rosolare patate, zucca e porro con un filo d’olio. Dopo che la zucca e le patate iniziano a formare una leggera crosticina dorata, aggiungere l’equivalente di 2 bicchieri di brodo vegetale  nella pentola delle verdure. Aggiungere il mezzo cucchiaino di curcuma e un pizzico di pepe, mescolare velocemente e portare ad ebollizione. Chiudere la pentola con il coperchio e portare a cottura, mescolando di tanto in tanto, per circa 15-20 minuti, fintantoché le verdure avranno raggiunto una consistenza piuttosto cremosa. A fine cottura emulsionante il tutto con il frullatore ad immersione..

Song:"No one knows " Queen of the stone age

Ho un debole per Johs Homme..lo ammetto e a mio parere “Songs for the Deaf”, terzo album dei Queens of the stone Age, è sicuramente uno degli album rock più importanti e riusciti degli ultimi anni. Josh Homme recluta intorno a sé, oltre al bassista Nick Olivieri, due grandi pilastri del grunge: Dave Grohl (finalmente di nuovo alla batteria) e Mark Lanegan. L’album si apre con i rumori di una persona che entra in macchina e, preparandosi per un viaggio attraverso il deserto californiano, si sintonizza su alcune frequenze radio: dopo qualche parola del dj irrompono subito le inconfondibili rullate di Dave Grohl e comincia "You think I ain't worth a dollar, but I feel like a millionaire", una martellante e urlata canzone in perfetto stile “robot rock”. Segue il singolo "No one knows" un pezzo battente, ritmato e forse uno dei più divertenti dell’album con un ritornello irresistibile tra rullate isteriche e violenti chitarre stoner. Il tiro dell’album sembra non voler calare nemmeno alla terza canzone, First it giveth, la cui chitarra raddoppia la velocità e gli efficaci intermezzi spagnoleggianti servono a spezzare la ripetitività insana dei riff. Uno dei momenti più esaltanti è però "Song for the dead": la chitarra di Homme ripete ossessivamente una nota sola, la batteria di Grohl sembra inciampare incerta per poi lanciarsi in un ritmo veloce ed eccitante. L’atmosfera poi si fa più adeguata per una “canzone per i morti” ed entra la voce graffiante e profonda di un Lanegan che sembra tornato ai tempi degli Screaming trees. La canzone si conclude con il solito martellamento schizofrenico che però non riesce mai a stancare e la velocità delle bacchette di Grohl sembra non avere più limiti. Prendiamo un respiro con "The sky is fallin' (anche se i suoi imprevedibili cambi di tempo non ce lo consentono molto) e, passando per l’urlante Olivieri di Six Shooter e per Hangin' Tree arriviamo al momento più orecchiabile ma anche più interessante: "Go with the flow" (“I want something good to die for / to make it beautiful to live. / I want a new mistake, lose is more than hesitate”). Mano a mano l’album si fa più intimo con "Gonna leave you" "Do it again" e il blues malato di God is in the radio. La vena più “mariachi” è esplicitata nella splendida ballata "Another love song" ma è solo il canto del cigno prima di sprofondare nell’abisso della tetra e spaventosa "Song for the deaf". Dopo averci condotto negli inferi, il dj ci saluta e ci augura buonanotte lasciandoci con l’acustica ballata "Mosquito song". Inquietante anche la traccia fantasma The real song for the Deaf.Un rock puro, volutamente non raffinato, diretto e bollente come le sabbie del deserto californiano.

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